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Full text of "Istoria della cittá e ducato di Guastalla"



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Digitized by the Internet Archive 

in 2012 with funding from 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://archive.org/details/istoriadellacitt03affi 



ISTORIA 

DELLA 

CITTÀ E DUCATO 

D I 

GUASTALLA 

SCRITTA DAL PADRE 

IRENEO AFFÒ 

MINOR OSSERVANTE 
BIBLIOTECARIO DI S. A. R. 

E PROFESSOR. ONORARIO DI STORIA NELLA R. UNIVERSITÀ 
DI PARMA. 

TOMO TERZO. 



¥*1? /^ 1t\ 



GUASTALLA 

NELLA REGIO-DUCALE STAMPERIA DI SALVATORE COSTA E COMPAGNO 
PER PRIVILEGIO DI S. A, R. 



MDCCLXXXVIL 



- " 1 * 



/\f 



GLI EDITORI 



V,3 

A CHI LEGGE. 



V^uando si avvisò il Pubblico , che data si sarebbe alla 
luce la presente Istoria di Guastalla , fu promesso di 
restringerla in tre Tomi; onde all'uscire di questo , alcuno 
terrassi forse burlato , e si lagnerà di doverne attendere il 
quarto^ . Non vogliamo già qui diffonderci in molte parole 
ad oggetto di liberarci dalla taccia di mala fede , che al- 
cuno mal pago di avere speso poche lire in procacciarsi 
quest'Opera volesse apporci : imperciocché non v'è chi non 
sappia , essere diffidi cosa l'assicurarsi della mole, cui ascen- 
derà una Storia nell'atto che l'Autor la distende, o la va 
rifermando per la stampa r avendo la Repubblica Lettera- 
ria sotto gli occhi suoi quotidiani esempj di Opere enun- 
ziate , che rare volte si terminano al numero de' Volumi 
già fatto sperare . Diremo soltanto , che in tre Tomi real- 
mente contenuta sarebbesi la Storia nostra, se nell'atto che 
si cominciò la stampa, non fosse paruto ad alcuni qualifica- 
ti Soggetti , da' quali ne dipendeva l'esecuzione , che ado- 

pe- 



83099 



perar sì dovesse un carattere più largo , e spazioso del già 
divisato . Questo miglior consiglio , onde si volle aggiun- 
ger vaghezza all' edizione , à cagionato air Opera maggior 
mole , della quale però siamo certi , che non si lagneran- 
no , se non se gì* ignoranti , de* quali punto non ci cu- 
riamo . 

In questo volume avranno gli amatori della Storia 
Italica una serie di fatti del 1558 sino al 17 14 appartenen- 
ti del tutto alla nostra Città , e alla Famiglia Gonzaga 
signoreggiarne . Se alcune co;e inutili pareranno agli estra- 
nei , piaceranno tuttavia a' Guastallesi , i quali vedran- 
no in quest' epoca rinascere la Patria loro , cangiar forma 
nel suo circondario, arricchirsi di nuove fabbriche , di Chie- 
se * di Monasteri . Magnificate osserveranno le Dignità £c> 
clesiastlche ; di più luminosi titoli decorata quella de' Sov- 
rani ; ampliata di altri Castelli , e poi nuovi Stati la lo- 
ro giurisdizione; e leggeran con diletto i fatti accaduti nel- 
la Patria in tutto quel corso di tempo da niuna penna si- 
no al di d 7 oggi pienamente descritti . Questo è pur lo sco- 
po delle Storie particolari , le quali tratto tratto non man- 
cano o di dar molta luce alla Storia gnerale , o di correg- 
gerne diversi punti . 

Per altro noi ci avvisiamo , che sebben F Autore stu- 
diato siasi di non imitare coloro , ì quali nel tessere sto 

ria 



V 

ria particolare scorrono ad un tempo per quella di tutta 
Italia , e poco raen che di tutto il mondo ; avendo egli 
posta la miglior cura nella sobrietà , e in contentarsi di 
narrare unicamente le cose Guastallesi , abbia giovato non 
poco anche a coloro , che non sono nativi di questa Pa- 
tria . Infatti per lasciar di ragionare di quella parte, che ri- 
guarda la Storia Genealogica di una Famiglia tanto celebre 
ne' Fasti d' Italia , com' è la Gonzaga , protraendo egli le 
sue narrazioni fino agli ultimi tempi , sino a' quali non v' è 
Città almeno fra le circonvicine , che vanti ancora una 
Storia : e dovendo egli alcuna volta toccar que' fatti , che 
anno ai nostri finitimi grandissima relazione > scorgesi chia- 
ramente quanto le Città a noi prossime abbiano a potersi 
giovar della Storia presente , sino a tanto che le cose 
loro non vengano più diffusamente dai nazionali trattate . 

E qui appunto è, dove noi comprendiamo esser dovuto 
riuscir malagevole all'Autore il condurre tant' oltre le sue 
narrazioni privo de' sussidj , che sempre apprestano le Sto- 
rie de' vicini Paesi . Ma dove mancati gli sono gli ajuti 
esterni, à egli procurato di usar bene de' domestici , secer- 
nendo specialmente dai Carteggi aulici , dagli atti pubblici , 
e da memorie particolari quel tanto , che abbisognava alF 
impresa . In questo volume si è il più delle volte dispensa- 
to dal citare i documenti , su cui si appoggia ; perchè se 

aves- 



VI 

avesse voluto religiosamente dar di ogni cosa ragione, non 
vi sarebbe pagina , ove non si citassero Lettere inedite , 
Istrumenti , Decreti , Consigli, Carte volanti , e cose simi- 
li, più atte a recar noja , che ad instruire . Ciò che gli à 
giovato anche meglio, è statj un Libro scritto a penna sul 
cominciar di qu. sto Secolo da ignoto Autore , intitolato : 
Descritiidne Geru^Jogica della Casa de Principi di Guastalla, 
nella Vi a del Duca Don Ferrando IIL suoi Antenati , e Po- 
steri ; di cui si vede essersi moltissimo servito il fu Canoni- 
co Don Giuseppe Negri nella sua Storia di Guastalla Mano- 
scritta , che in moltissime parti altro non fece , che mettere 
in più vago stile ciò che alla maniera de' Seccentisti avea 
scritto questo Anonimo , il qual per altro andò molto va- 
gando fuori del suo proposito . Ma più ancora gli anno re- 
cato soccorso i Diarj dei Mansionario Don Antonio Resta , 
e le Memorie del Proposto Don Innocenzio Resta , posse- 
duti in originale dal Signor Dottor Pietro Pavesi , uno de' 
Consiglieri dell' Illustrissima Comunità . Di tutte queste co- 
se à fatto uso , lasciando però addietro infinite minuzie , 
che potevano forse piacere a pochi , ma nauseare la mag- 
gior parte de' Leggitori. 

Nel Tomo quarto, dopo il compimento della Storia, si 
darà lo Statuto di questa Città non mai pubblicato , con 
cui verrà a togliersi l'incomodo a tanti , che avendone bi- 

so- 



VII 

sogo doveano farselo trascrivere colla spesa di più denaro 
che non anno sborsato nel pagamento di tutta quest'Ope- 
ra . Speriamo , che una tal Appendice tanto interessante 
abbia a soddisfare il Pubblico per maniera , che nuli' altro 
rimangagli a desiderare da noi* 



ISTORIA 

D I 

GUASTALLA 

LIBRO NONO. 



R 



imanendo Guastalla in pencolo per la vicinanza 
di tanti nemici , e per la debolezza delle sue fortifi- 
cazioni non ancor ben alzate , e assai mal condotte 
dagl'insulti sofferti, tennesi quasi perduta, sentendo 
l'inopinata mancanza di Don Ferrante suo valoroso 
Signore . Succedeva a lui nel governo il primogenito 
Don Cesare , giovane di gran cuore , ornato di mol- 
ta prudenza , e sagacità , da cui sperar dovevasi 
grandissimo vantaggio ,• ma egli era in Fiandra, né 
convenivagii in que' difficilissimi tempi tornar sì to- 
sto in Lombardia , senza provveder prima a se stes- 
so avanti di abbandonare la Corte . Premevagli di 
assicurarsi il compenso de' molti crediti del Genitore 
colla Corona di Spagna , di procacciarsi la successio- 

lom. 111. a ne 



2 ISTORIA 

ne nella general condotta d' uomini d' arme , ch'egli 
aveva da quella , e di guadagnarsi co* buoni nffi/j la 
protezione , e il braccio de' Grandi ; ad ottener le 
quali cose con tanto accorgimento , e destrezza si 
adoperò , che dove non venne si presto al .consegui- 
mento di tutte, dispose però si bene gli animi a suo 
favore, che in breve tempo interamente le consegui . 
Il Cardinal Ercole suo zio , che per le grandi cala- 
mità di Guastalla avrebbe voluto vederlo tornir di 
volo , mentre disapprovar non poteva i giusti mo- 
tivi del suo ritardo , cercò di mettere almeno a pro- 
fitto la stessa lontananza di lui , con farla servare a 
togliergli cjue' nemici , che avrebbero un giorno potu- 
to nuocergli. 

Don Ferrante avea professato di nudrire espres- 
sa inimicizia con Monsignor d'Arras, uno de' pili ce- 
kbii, e rinomati Ministri di Carlo V. Forse gli era 
stato questi contrario nel tempo delle sue già mento- 
vate disgrazie , e quindi era nato l'odio , che contro 
di lui mostrar volle • Comunque ciò fosse , venne 
Don Cesare esortato dallo Zio a secolui riconciliarsi 
mentre colà si trovava; imperciocché sebbene in quel 
tempo non fosse più tal. Ministro nel colmo della 
fortuna , come altre volte era stato , pareva al Car- 
dinale non convenire al figliuolo il voler esser erede 
de' pregiudizj del padre, e conservar avversione a 
chi per dovere cristiano , e per molti altri rispetti 

era 



L I B R O IX. 3 

era assai meglio professare amicizia . E perchè assai 
pili dovea premere il toglier l'altra nimistà tra la 
Casi Gonzaga , e la Farnese , la qual poteva riuscir 
dannosissima , specialmente in allora , che trovandosi 
alla Certe Margherita d'Austria Duchessa di Parma 9 
e il Principe Alessandro suo figlio , temer pctevansi 
dalla icr parte poco amorevoli uffizj,- prese il Porpo- 
rato sopra se il carico di procurarne la total estin- 
zione , e di far sì che ad un tempo in Lombardia 
ed in Fiandra il rappacificamento seguisse . 

Io so bene , che la gloria di aver trattato una 
tal pace viene da Natal Conci attribuita a Cosimo I. 
Duca di Toscana (a), che vien egli seguito in tal 
racconto da Luigi di Salazar (h) , e che la differis- 
cono all'anno ijéo . Ma non mi credo obbligato a 
seguir le narrazioni degli Storici anche coevi , allor- 
ché documenti incontrastabili m' insegnano diversa- 
mente. La pace, di cui essi favellano, non fu che una 
riconfermazione di altra succeduta due anni prima , 
ed è poi falso, che se ne debba il merito al Medici, 
il quale per ima semplice eventualità ebbe a trovarvisi 
testimonio . Il fatto è quale vengo ad esporlo . Il 
Cardinal Ercole assai prima della morte del fratello , 

avea 



(a) Nat. Comitis Histor. Lib. XIII. (b) Las Glorias de la Casa Farne- 

pag. %?6 . se P. I. Cap. 4 $ 3 p J . 

a z 



4 ISTORIA 

avea procurato per la sua parte di metter unione 
fra esso e i Farnesi , senza poterne riuscire . Ora de- 
funto lui , sperando poterne venir a capo , mandò a 
1558 Parma entro il 1558 un suo Cortigiano , il qual rap- 
presentasse al Cardinal Alessandro Farnese l'arden- 
tissimo desiderio suo di veder questa pace . Non ri- 
cusò il Cardinale di farne al Duca Ottavio parola , 
il quale per essere di molto benigna natura subita- 
mente rispose , che non avendo egli avuto mai ani- 
mo cattivo verso i figliuoli di Don Ferrante , come 
quelli , che per l'età loro non potevano aver avuto 
parte nelle cagioni ond' era nata l'inimicizia , non ac- 
cadeva praticar con essi di pace come cosa da farsi , 
bastando solo il metterla in uso come cosa già fat- 
ta . Quindi promise di scrivere in Fiandra al Ca- 
valier Ardinghello Governatore del Principe Alessan- 
dro , che se Don Cesare fosse ito per inchinarsi a 
questo Principe , glielo facesse accogliere , e accarez- 
zare come fratello , non altro piii desiderandosi , che 
il conservare perfetta e leale amicizia con tutta que- 
sta famiglia (a) . Tanto infatti eseguito fa , perchè 
dal Principe Alessandro , e dalla Duchessa sua Ma- 
dre vennero accolti umanissimamente Don Cesare , e 

Don 



ia) Lettera orig. del Card, Ercole a D. Cesare. 8 Gen. 1558 



L 1 B R O IX. ò 

Don Andrea , rimanendo cosi conchiusa la riconcilia- 
zione in Brusselles, entro il Gennajo (<z). Nel tempo 
mede simo avendo il Duca di Ferrara intimato guer- 
ra a quello di Parma , e rinovellandosi le scorrerie , 
ebbe il Duca Ottavio ad alloggiar colle sue armi 
per qualche tratto in Gjastalla. prima di pissar a 
Correggio ; e vedendo in che mal termine si ritro- 
vasse questa Fortezza, n' ebbe grandissima compassio- 
ne, e promise di far opera acciò fosse soccorsa. Qui 
ragionando col Capitan Bcttolia , che ne governava 
il presidio , mesti ò quali fossero i sentimenti del vir- 
tuoso animo suo, dicendo , che se potuto avesse con 
onor suo dar pace a Don Ferrante , avrebbelo fatto 
ben volentieri assai prima , tal essendo la sua natura 
di non sapersi alle ostilità accomodare ; ma che sen- 
do egli morto, voleva tener per buoni amici i suoi 
figliuoli , e far loro tutti que' piaceri, che avesse po- 
tuto (£) . Qual si espresse in parole , tale cominciò 
a dimostrarsi co' fatti questo magnanimo Signore , 
che senza esagerazione fu il pili grande , il pili 
gii sto , il più pio di quanti uscirono dal ceppo 
Farnese . 

Intollerabili erano intanto le angustie, cui ridotti 

ve- 



( a ) Ler-tera orig. dello setsso al ( h ) Lettera orig. del Bottolia al 

medesimo 31 Gen. Card. Ercole i Gen. 



6 ISTORIA 

venivano 1 Guastarsi da' Soldati Tedeschi , i quali 
mal provveduti dai Capi dell' Esercito, estorcevano 
giornalmente vettovaglie , 1 gna , e danari dal Pub- 
blico , e dalle persone private • S' impetrò a grande 
stento , che corressero loro le paghe ; e dopo molto 
pregare il Governator di Milano Gioanni Figueroa , 
mandò cinquecento Scudi da spendersi ne' ripari con 
altre munizioni necessarie , benché scarse al bisogno . 
Conciosiachè ogni giorno cresceva il pericolo di rima- 
ner sorpresi da' nemici , a' quali il nostro presidio 
non tralasciava di recar molestia , essendo passata 
sulla metà di Febbrajo una buona mano de' nostri 
col Capitan del Brigantino sotto Brescello per dar 
fuoco a sei Molini , e ad alquante barche ivi come 
in asilo ridottesi, sforzando le milizie, ch'erano in 
guardia del posto, a venire all'armi ( a J, e a far po- 
scia diverse scorrerie sul nostro territorio con mina 
delle campagne , morte e imprigionamento di uomi- 
ni, e danno universale di ogni cosa. 

Correndo avanti il tempo , e non cessando le 
brighe, rinovaronsi d'ogni parte le istanze a Don Ce- 
sare, perchè tornasse . Non aggiungevasi a tali bra- 
me soltanto quella de'Guastallesi , ma eziandio il più. 

VI- 



CO Lettera ong. del Capit. Eottolia x 8 Feb. 



I 1 B B O ÌX. j 

vivo desiderio delia Principessa sua Madre , cui Don 
Francesco, mandatogli dal Cardinal Ercole sino a Na- 
poli, condusse nel Marzo a Mantova . Ella bramava 
grandemente di rivederlo , di accordar quivi le cose 
della famiglia , e poi di ritornarsene sotto il natio 
cielo a morire . 

E giacche di Don Francesco fratello del nostro 
Principe è accaduto -di far qui ricordanza, sogghigne- 
remo , che occorsa poc' anzi la morte di Ercole To- 
relli Arciprete usufruttuario della nostra Pieve, se n'era 
egli dichiarato possessore assoluto in vigor della ri- 
nunzia , che fatti aveagli il defunto , non ostante un 
altra rinunzia anteriore fatta da lui a Vincenzo degli 
Agosti Cremonese , mosso da Bernardo Zaccaria già 
Castellano di Guastalla , e zio di questo Chierico . 
Passò il TcreUi a questa seconda rinunzia col prete- 
sta , che la prima fosse stata simoniaca , ma realmen- 
te per compiacere a Don Ferrante trovato fu da lui 
tal rifugio, bastando al Torelli , fomentator di lunga 
futura discordia, di godersi l'entrate della Parrocchia 
finché viveva . Degnissimo era per altro Don France- 
sco di questa , e di maggior dignità , che vedremo 
non essergli punto mancata . Allevato prima sotto la 
disciplina del Cardinal Ercole, passato era allo studio 
di Padova , facendovi grande profitto . Il detto Car- 
dinale raccomandandolo verso questi tempi al Con- 
fessore del Re di Spagna , acciò volesse compiacersi 

di 



8 ISTORIA 

d' impetrargli alcuni Benefuj in Sicilia , dov' era egli 
nato 5 così si esprime : 11 giovine sebben non passa 
ventilile anni e pero di costumi così gravi , ed o esti , 
e di creanza , e d* aspetto tale , che avanzano £ assai 
V Uà , e gli anni suoi : oltreché nelle Lettere così gre- 
che tome latine , e nelle cose di Filosofia , alla quale 
in abito di Prete ha dato , e da continua opera neVo 
Studio di Padova , e tanto introdotto 9 e va facendo tal 
profitto , che promette di se una riuscita veramente ds* 
gna del sangue suo (a) . Ora dell' Arcipretato di Gua- 
stalla si era già impossessato 9 e qui riguardavasi co- 
me capo del nostro Clero : se noti che l' Agosti gli 
sollevò lite acerbissima , nel cominciar della quale 
questi ebbe la peggio . Il Papa fu al Gonzaga con 
un suo Breve favorevole ; e i testimonj, che stava- 
no per la simonia dell' altro , cagion furono eh' ci 
fosse citato a Roma , e posto ivi prigione (£)• Ma 
non perdendosi di animo il Cremonese bravamente 
sostennesi , onde fu mestieri alle parti venire a patti 
nel 156T 9 accordandosi l'Agosti di cedere al Gon- 
zaga le sue ragioni , purché se gli rilasciassero i frut- 
ti decorsi , e si provvedesse di Benefizj Ecclesiastici 
sul Cremonese per la rendita di 300 Scudi (e). Cosi 

ri- 



(a) Lettera orig. del Card. Ercole 26 Apr ijfjr 
ulc- Feb. MS? (e) Lettere diverse dalle quali si 

( b ) Lettera orig. di D. Fisicesco rileva cjuelti maneggi Bj 



LIBRO IX. s 

rimase poi libero il nostro Gonzaga' nel possesso di 
questa Chiesa, che amministrò sino al termine de' suoi 
giorni per mezzo di un suo Vicario chiamato Don 
Antonio Maria Magistrelli . 

Intanto erasi indotto il Duca di Ferrara ad una 
sospension d'armi (a) , che fu seguita dalla pace 
concertata fra lui , e il Re Cattolico dal Duca Cosi- 
mo (£). Ciò rendette maggior tranquillità a Don Ce- 
sare , cui non conveniva passar in Lombardia senza 
aver condotto a buon termine gli affari suoi . Ri- 
corso all'Augusto Imperador Ferdinando per aver da 
lui qualche mezzo con cui poter pili agevolmente 
attendere a fortificar Guastalla , ottenne facoltà inte- 
rinale di poterne aumentare i Dazj sino a quella 
somma , che pagavasi a Borgoforte , e ne fu dato il 
rescritto nel mese di Maggio (e) . Poscia insignito 
dal Re Filippo del grado di Capitan Generale di 
tutte le Genti d'arme di Lombardia (d) , e della ca- 
rica di Gran Giustiziero del Regno di Napoli , sen 
venne a Mantova , dove la nostra Comunità indiriz- 
zò tosto alcuni de' Principali a rendergli testimonio 
della gioja universale , e de' voti di questo popolo 

per 



( a ) -Lettera orìg. del Card. Ercole ( e ) Appendice N. I. 

a D. Cesare 26 Marzo - ( d ) Pacente orig. data in Brusselles 

(J>) Muratori Annali d' Ital. z\V an- 21 Maggio 1558. 
no 1558. 

Tom. III. bb 



io ISTORIA 

per la sua felicità , e salvezza ( a ) . Sarebbesi deside- 
rato eli non veder piti armi in questa Terra , ma fu 
bisogno che ye ne tornassero per i tumulti insorti 
di bel nuovo tra i Francesi , e gli Spagnuoli ìq 
Piemonte , che rimasero però spenti neh' anno se- 



guente , 



1 5 J9 Le idee del nostro Principe sopra Guastalla era- 

no grandiose , e magnifiche . Voleva dietro i pensie- 
ri del Padre formarne un luogo di sicuro asilo , di 
bella popolazione, di util commercio , e di gradevole 
abitazione . Don Ferrante non ne avea che fissato il 
disegno capace ancora di miglioramento , ed egli bra- 
mava di darglielo corrispondente all'altezza delle sue 
massime , Solo non potea sostener tanto , però si vol- 
se agli uomini della Terra , esortandoli a concorrere 
a sì beli' opera . Veramente erano estenuati affatto 
per le sofferte calamità , e pieni di molti debiti ; 
nulladimeno si accomodarono alla prima richiesta lo- 
ro fatta di millecinquecento Scudi d' oro da impie- 
garsi nelle fortificazioni , che promisero di pagare fra 
un certo tempo (£) ; e si sforzarono in seguito di 
somministrare altre non lievi tasse , ora in denaro 
contante, ora in pietre , ora in opere a spese loro 9 

tan- 



ca) Lettera orig. della Comunità a ( b ) Spoglio de* Consigli della Co. 

D. Cesare 7 Luglio . munita in più luoghi . 



LIBRO IX. ti 

tanto era vivo il desiderio di veder questa loro Pa- 
tria ampliata, abbellita, e nobilitata . In questo men- 
tre avendo inviato Francesco Bibiena a giurar a suo 
nome fedeltà all' Imperadore, ottenne in seguito il Pri- 
vilegio, ove colla Investitura di Guastalla ebbe con- 
fermata anche la facoltà di battervi Moneta , e rista- 
bilito T aumento de' Dazj Guastallesi a tenor delle 
tasse di Borgoforte ( * ) . E mentre tutto era intento 
a voler porre le mani all'opera , fu trafitto dall'ama- 
ra novella della perdita della Madre . Questa Princi- 
pessa poich' ebbe il conte'nto di abbracciar il figliuo- 
lo, se n'era tornata a' suoi Feudi del Regno Napole- 
tano , guidando seco l'Ingegnere Domenico Giunta , 
acciò provvedesse a quelle Fortezze , e ne disegnasse 
delle nuove, siccome avea cominciato a fare (a) . 
Ma sorpresa dalle sue infermità con pili forza, volle 
ridursi a Napoli , dove abitava Ippolita sua figlia 
Duchessa di Mondragone , e dove tosto fu visitata 
dal figlio Don Francesco , il quale mai pili non si 
partì dal suo fianco , e la vide morire . Nel suo Te- 

sta- 



( * ) Il Diploma fu dato in Vienna sco . Per la medesima ragione tralascie- 
a' 2 di Maggio 1559- Noi non lo --i. rem d'ora innanzi le altre Investiture 
porteremo interamente come siamo soliti sempre concepite ne' termini delle prime 
di fare nell' Appendice , perchè non è in esse anche letteralmente inserite ; con- 
che una replica de' Privilegi già riferiti tentandoci unicamente di produrre i Do. 
nell'Appendice al secondo Tomo dati a cumènxi che parlano di coss nuove . 
Don Ferrante , e dell' altro già accenna- ( a ) Lettere varie originali di Do- 
to , e che diamo nsll' Appendice di que- menico Giunta . 

h x 



i% ISTORIA 

stamento lasciò tutte le Città , Terre , Castelli , e 
Feudi posseduti nel Regno a Don Cesare , volendo 
solo, che la Città , e Contea di Alessano , colla Ba- 
ronia di Specchia , e Scorano , fossero di Don An- 
drea , a condizione , che restituisse al maggior fratel- 
lo la Terra di Sanseverino lasciatagli dal Padre ; 
giacché Don Ferrante medesimo neh' arricchirlo di 
questa Terra, erasi espresso , che volendogli dar la 
Madre tale compenso, tornasse Sanseverino al primo- 
genito. Riconobbe del pari gli altri figliuoli , lascian- 
do a Don Ercole una perpetua rendita di duemila 
ducati annui , a Don Ottavio la Terra di Cerchia 
maggiori con tutte le sue giurisdizioni , e vassalli, a 
Don Francesco, e a Don Gianvincenzio Prior di Bar- 
letta cinquecento Scudi d' oro annui per ciascheduno . 
Fece varj Legati delle sue gioje , e varie istituzioni 
pie , tra le quali una fu di cinquecento Ducati a fa- 
vor delle Monache di Guastalla , acciò potessero edi- 
ficar la clausura , e rinchiudersi per loro maggior de- 
coro . Mancò di vivere la buona Principessa correndo 
il decembre . 

Alcuni mesi prima era morto anche il Pontefice 
Paolo IV., onde apertosi il Conclave, fu molto vicino 
ad esser Papa il più volte lodato Cardinal Ercole , 
il quale favorendo il Cardinal Gian Angelo de' Medi- 
ci, portollo al trono col nome di Pio IV. Questi era 
stato grande amico de Gonzaghi , e vedendosi col 

soc- 



LIBRO IX. i 3 

soccorso de' medesimi esaltato , stabilì di non essere 
loro ingrato . Gittò prima 1* occhio sopra i Borromei 
suoi nipoti, nati dalla propria sorella, e data la por- jj^o 
pora al celebre San Carlo , trattò il maritaggio del 
Conte Federico con Virginia figliuola del Duca di 
Urbino . Pensò quindi a voler dar marito anche a 
Cammilla sorella del detto Santo, e del detto Conte, 
né pili degno di lei , né a se pili caro soggetto eleg- 
ger seppe del nostro Don Cesare , che fortunatamente 
era stato fin qui sospeso sopra i varj partiti , che gli 
si erano offerti. Il giorno 12 di Marzo del 1560 nel- 
la camera del Papa comparvero il Cardinal San Car- 
lo , e il Conte Federigo quai Procuratori della Sorel- 
la , e Don Francesco Gonzaga come Procurator di 
Don Cesare a contrarre gli sponsali , promettendo il 
Papa di dar in dote alla Nipote quarantamila Scudi 
d'oro in oro ; e furono presenti all'atto il Cardinal 
Giulio dalia Rovere , e Monsignor Ippolito Capilupo 
da Mantova Vescovo di Fano (a) . Prima di unirsi 
alla Sposa voluto avrebbe Don Cesare visitar le sue 
Terre del Regno , ma il Papa scrissegli il giorno j 
di Aprile, essere suo desiderio , che avanti che si par- 
tissCì serica molte cerimonie volesse consumare il detto 

ma- 



( a ) Rog, di Alessandro Peregrini Romano in un Codice MS. in pergamena 
nell'Archivio segreto di S. A. R. 



i 4 ISTORIA 

matrimonio (a) . Al che ubbidito avendo il Principe , 
lasciata la Sposa in Arona , Fendo de' Borromei sul 
Lago maggiore, andossene a pie del Papa, affine di 
ringraziarlo de' suoi tanti favori. 

Accolto con grandissime dimostrazioni di affetto 
riscosse gli onori di tutta la Corte , e insiem del Se- 
nato , che il dichiarò con aureo diploma Cittadino 
di Roma . Diedegli anche il Pontefice il Governo di 
Benevento , ove pose suo Luogotenente il Giurecon- 
sulto Giustiniano Cignacchi Guastallese, uomo di mol- 
to sapere , e di gran destrezza nel maneggio degli 
affari \ e lasciandolo partire verso le sue Terre , pres- 
so di se ritenne Don Francesco , entrato fra la pili 
distinta Prelatura . Tanta distinzione verso questa fa- 
miglia eccitò alquanto 1' antico sdegno nel Cardinale 
Alessandro Farnese , che dopo aver tanti anni volte 
a suo talento le cose della Corte Romana , vedeva 
in trionfo un Papa contrario al suo partito , e pieni 
di autorità coloro , i quali erano stati nemici del 
proprio Casato . Quindi sendogli avvenuto di aver 
con Don Francesco a trattar certi affari , non sep- 
pe guardarsi da alcuni modi , che nascer fecero vi- 
cendevoli parole d' ingiuria , e risvegliarono la 

rug- 



(a) Lettera originale del Papa a D. Cesare 



LIBRO IX. io 

ruggine de' vecchi rancori , Ne fu molto dolente il 
prudentissimo Papa , il qual su di ciò parlando a 
Don Francesco nel mese di Ottobre , sì mostrò vo- 
gliosissimo di una vera e perfetta riconciliazione . E 
benché rispondesse il Gonzaga , non essere questa pun- 
to necessaria , e doversi lasciar i Farnesi nella ior 
passion che sofferivano di non aver potuto aver un 
Papa a loro modo (a) , si adoperò tanto il Pontefi- 
ce , che a' %y del mese di decembre ebbe il conten- 
to di veder alla sua presenza rinovata l'antica ami- 
sta , facendo egli le parti di riconciliatore , coli' in- 
tervento del Duca di Toscana , testimonio , e non 
autor di tal pace , e del Cardinale Sforza di Santa 
Fiora (*,). 

In 



( a ) Lettera orlg. di D. Francesco 
.a D. Cesare 19 Octob 1560. 

( * ) Servendo questo nostro raccon- 
to a confutar Natal Conti , che fa au- 
tor di tal pace il Duca di Toscana , 
non è fuor di proposito il comprovarlo 
con le Lettere originali di qué ; giorni . 
Il di 28 di Decembre Bernardino Pia 
agente del Cardinal di Mantova in Ro- 
ma cosi scrisse a Don Cesare : feri si 
compì il negozio della riconcilia\ione tra 
Farnese , che promise per se , e casa sua , 
* V Illustrissimo Signor Francesco nostro , 
che promise per se y e la Casa . Vi furon prer- 
senti il Duca dì Fiorenza , e Santa Fiora . 
// Papa fu quello che fece le belle parole , 
e si fecero gli abbracciamenti coli'' interven- 
to delti Illustrissimi Signor Andrea , e Si- 
gnor Priore . Più diffusamente ne scrisse 
al medesimo Don Francesco : Jersera fa- 
cessimo le belle parole della riconcdia\ione 



in ogni luogo , 
portiamo amore 



coi Signori Farnesi , e la cosa passò in que» 
sto modo alla presen\a di Sua Santità , del 
Duca di Fiorenza , e del Camerlengo ; e 
Sui Santità volse esser il primo a parlare , 
e disse queste parole , simili . Effendi 
nostro uffi\io il metter sempre bene , e pace 
e massimamente dove noi 
si come per molti rispetti 
siamo obbligati a portare a queste due Ca- 
se , essendo da un canto stato creatura di 
Paolo III. santa memoria , e dalV altro 
avendo parentado , e sempre avuta amici\ia 
eoa questi Signori G on\aghi , come tutti 
sanno , abbiamo voluto levar tutta quella 
ru t8 lne » c ^ s P er ^ e cose passate avesse po- 
tuto nascere fra voi ; e perù vegliamo , che 
essendo voi Monsignor Farnese amico , e 
servidcre del Cardinal di Mantova accettia» 
te anco questi per amici , figliuoli , e servi- 
dori , e così voi Francesco in nume del 
Cardinale vi preghiamo a promettere di es- 



sere 



rt ISTORIA 

In mezzo a tali successi tornato a Guastalla l'In- 
gegnere Domenico Giunti avea cominciato ad affret- 
tar il compimento della Fortificazione già disegnata 
da lui. Sul fervor del travaglio egli vi si ammalò 
neir Ottobre , e fu sì ostinata la febbre , che dopo 
averla sostenuta diciotto giorni, gli fa mestieri il soc, 
combere (a) . Questi è colui , che dal Vasari si ap- 
pella Domenico Giuntalocchio; dicendo egli, che dar 
tosi prima alio studio della Pittura sotto la scorta dì 
Nicolò Soggi, vi riuscì eccellentemente : ma abbando- 
nata poi l'arte per attendere all'Architettura milita- 
re, servì molto tempo Don Ferrante in Sicilia , e in 
Milano con gran fortuna , sicché divenne assai dovi- 
zioso . Poscia ridottosi novellamente in Lombardia a 
servire i figliuoli del detto Principe , vi mori, come 

il 



sere amico e servidore a Monsignor Farne- 
se y e a tu la la Casa sua , acciocché di- 
ventando tutti una cosa medesima ./' un 
V altro si facciano de'' servigi in ogni tem- 
po , ed in ogni occasione . Al che il Car- 
dinal Farnese rispose , che Sua Santità sa- 
peva quale sia stato già molti mesi V ani- 
mo suo verso questi Signori , ed essi mi 
saranno testimonio della risposta che feci al 
Cardinale di Mantova quando dopo la -mor- 
ie del Signor Don Ferrando mi mando i 
parlare per la pace con loro , quanto volen- 
tieri condescendessi ad ogni cosa , non te- 
nendi mi offeso da alcun de'' vivi , perciò 
ora tanto più facilmente comandandolo la 
Santità Sua prometteva in nome di fitti i 
suoi di essere amico e servidore a tutti noi? 



siccome gli .effetti lo dimostreriano . Poi 
voltandosi il Papa a me , io dissi , che 
non tenendosi V. S. Illustrissima ne alcun o 
della casa sua offeso dai Signori Farnesi , 
aveva sempre avuto (>uon animo verso loro , 
perciò ora tanto più facilmente noi promet- 
tevamo esser loro amici , e servidori, quan- 
to che la volontà di Sua Santità era legge 
a noi miti strettissima , e la cortesia loro 
ce lo invitava con quelle parole , onde non 
occorreva altro che rimettersi ai fatti : e con 
questo Sua Santità ci fece abbracciare dan- 
dosi la sua s trita benedizione . 

( a ) Lettere orig. del Podestà di 
Guastalla 27 Ottob. e dell' Aldegatti 29 
Ottob. Jjóo scritte a D. Cesare . 



L I B R O IX. iy 

il citato Scrittore afferma , e potè lasciare alia Co- 
munità di Prato sua Patria in testamento dieci mila 
Scudi da impiegarsi pel mantenimento di alcuni gio- 
vani Pratesi allo Studio (a) . A ìllnstrazicm dunque 
della sempre commendabile Opera del Vasari baste- 
rà l'aver qui accennato, ch'ebbe sua tomba in Gua- 
stalla questo valente Architetto , e Pittore . Rimase- 
ro i suoi disegni ia mano di uà certo Benedetto suo 
allievo , che per tre anni e piìi proseguì a metterli 
in opera, invigilandovi sopra Tommaso Filippi Gua- 
stasse , cui aveva il Principe addossata la cura di 
queste cose. 

Nel 1 5 6 t si aumentarono per opera del Papa*j6t 
gli onori alla casa Gonzaga , perchè volendo egli 
riaprire il Concilio , ne diede la presidenza al Cardi- 
nal Ercole, il quale a lungo la ricusò, e vi convenne 
il precetto per fargliela accettare ; poscia nella pro- 
mozione de' Cardinali fatta il giorno 16 di Febbrajo , 
decorò della Porpora anche il nostro Don Francesco, 
con molto giubbilo di tutta la Casa , non meno che 
della Chiesa Guastallese , di cui era Ordinario . Cari 
non gli parvero i vivi ringraziamenti , che dal Regno 
di Napoli a lui diresse Don Cesare , se non veniva 

egli 



( a ) Vasari Vice de' Pittori nella Vita di Niccolò Soggi . 

Tom. HI. e 



i8 ISTORIA 

egli personalmente a Rrma , e non vi chiamava an- 
che la Sposa a passar qualche tempo in dolcissima 
compagnia, come se n'espresse scrivendogli (a) . Pe- 
rò dato cenno alla Principessa , che se ne partisse 
rì'Arona, e lasciando esso pure Don Cesare il suo 
Stato venne a Roma , dove riscontrandosi colla Mo- 
glie, andò con essa a' piedi del Sommo Pontefice con 
vicendevole tenerezza , e fermatosi in quella Metro- 
poli munito di saggie istruzioni per farvi ottimo in- 
contro mandategli dal Cardinal Ercole , seppe guada- 
gnarsi l'ammirazione di tutta la Corte, e maggiore 
benevolenza dal Papa , che gli regalò in quelle circo- 
stanze alcuni bei pezzi di artiglieria tolti dalla For- 
tezza di Ancona spediti poscia a Guastalla, nell'atto 
che piacquegli d' instituir quivi una compagnia *di 
cento Soldati tolti dalle famiglie native : a' quali die- 
de per Capitano Giandomenico Filippi (&) • Abbiam 
da Muzio Manfredi , che in quel tempo che Donna 
Cammilla si trattenne in Roma , diede alla luce la sua 
primogenita Margherita (e). 

L Duca di Ferrara andava meditando di libe- 
rare dalle acque stagnanti parte del suo territorio di 



(a) Lettera orig. del Papa a D. Ce» Filippi \6 Agosro i«6i. 
s&re 18 Marzo 156 (e) Manfredi cento Madrigali 

( b ) Patente data da D. Cesare al 



L I B R O IX. i 9 

Reggio , e di Bresce.llo , ed aveva fatto moki dise- 
gni a tale proposito . Data prima commissione al Go- 
vernator di Pveggio , che facesse far le opportune 
perizie , onde poter incanalar il Crostolo a traverso 
la valle di Brescello , sentì le grida di molti ricchi , 
i quali aveano terreni in quelle bande , e mal soffe- 
rivano un tale divisamento ; il che lo tenne sospeso . 
Ma questi apparati misero i Guastallesi in appren- 
sione , ben conoscendo , che in mezzo agl'ideati la- 
vori potevano sopraggiugnere tali piene , che allagas- 
sero i loro terreni : per la qual cosa incominciarono 
a fare argini attorno a tutto il territorio con molta 
spesa , seguendo gf impulsi del Dottor G'anfranccsco 
Stanghellino da Mantova, succeduto sulla fin diquest* 
anno nella Podestaria a Niccolò de' Marchesi dell' In- 
cisa , passato ad altri governi n^llo Stato del Re- 
gno (a). Nel dubbio in cui era 1' Estense d'intra- 
prendere o no l'incanalamento del Crostolo , mischios- 
si in tal affare il Marchese Cornelio B^nti voglio , 
che circa questi tempi ebbe dal Duca in Feudo il 
Castello, e territorio di Gualtieri ,• e prendendo il ca- 
rico di condurre a fine il negozio , cercò d' interessare 
nell'idea della bonificazione anche il Duca di Man- 
te- 



ca) Lettera orig. dello Stanghellino a D. Cesare i Dee. i$6i, 

C % 



zo ISTORIA 

tova, il cui dominio stendevasi di qua dal Po sino a 
Luzzara , acquistata per la vendita fattane alcuni an- 
ni addietro da Massimi iiano Gonzaga ( * ) 5 il che 
fece acciò non potesse Don Cesare esimersi dall' ac- 
consentirvi egli pure , ogni volta che chiesta se gli 
fosse la servitù delle acque sul territorio Guastallese , 
ristretto appunto fra Gualtieri , e Luzzara . Guada- 
gnato il Duca di Mantova , si venne ad una capito- 
lazione stretta a' 20 di decernbre , in cui fatto arbi- 
tro il Duca d' Urbino sopra qualunque controversia 
potesse nascere fra i Duchi di Ferrara, e di Manto- 
va in questo particolare , si convenne , che l'Estense 
dovesse al di sopra di Guastalla incanalar per dritta 
linea il Crostolo al Po , e che quelle acque, le qua- 
li divertir non si potessero né dentro il Crostolo, né 
all'Enza, si avessero a far passar sotto il Crostolo 
stesso alla volta della Parmigiana . Così conchiuso , 
con altre circostanze *, che veder si potranno nelle 
Capitolazioni {a) , si stabilì , che ambici uè i Duchi 
scriver dovessero a Don Cesare, acciò volesse a quan- 
to 



(*) Avea Massimiliano Gonzaga fin similiano prese a trattar nel i??? la 

prima del 154* escluso dal dominio di Vendita di Luzzara a Guglielmo Duca di 

Luzzara il suo fratello Rodclfo Signor di Mantova , stamj.-o Luigi un Manifesto , 

Periglio . Questi pretendendo di esser pubblicando le sue ragioni , che nulla 

padrone d^lla meta di quel Feudo , do- gli valsero . La discendenza di questo 

nò le proprie regioni a Luigi suo figlio Lirgi terminò poi in una femina mari- 

per Ifttumento del g orno 8 di Gennajo tata nella discendenza di Massimiliano. 
del detto anno . Quindi allorché Mas- ( a ) Appendice N. II. 



L 1 B B O IX. 21 

to avevano essi determinato acconsentire , e di pili 
concorrere esso pure nella spesa alla rata , che fosse 
per limitare il Duca d'Urbino . I Guastallesi subodo- 
rando tali maneggi, fecero ben tutte le istanze che 
mai poterono al Padrone , affinchè non permettesse 
tal cosa , ben prevedendo il danno eh' era loro per 
avvenirne col tempo : tuttavia troppo era forte l'im- 
pegno de' Principi concordati, né gli fa lecito esimersi 
da questo aggravio. Si cominciò il travaglio l'anno ijé* 
seguente 5 ma poco andò avanti per la troppa escre- 
scenza delle acque . 

Intanto venne Don Cesare con tutta la famiglia 
a stabilirsi nel suo Palazzo di Mantova , e siccome 
delle Arti , e delle Scienze avea preso grandissimo 
gusto , cosi cominciò a formare un Museo sceltissimo 
di Pitture , di preziosi marmi , di antiche Statue , di 
Medaglie , e di altre simili cose rare , con grande in- 
dustria e spesa da varie parti raccolte , e special- 
mente da Roma , ove lasciato avea incombenza a 
Monsignor Girolamo Garimberti Parmigiano Vesco- 
vo di Galles 3 , di tali cose intelligentissimo , e in 
ogni sorta di Letteratura versato , che quanti antichi 
Busti rinvenir gli avvenisse , tanti ne acquistasse per 
lui. Cosi aperto nella sui abitazione un pacifico tem- 
pio alle Muse, volle anche radunarvi uno scelto coro 
di Letterati, fondandovi l'Accademia degl' Invaghiti 
composta da moki celebri ingegni di quella età , i 

qua- 



zz ISTORIA 

quali esercitandosi in leggervi elegantissime prose e 
poesie dolcissime, formavano il pili gradito sollievo , 
che tra le sue gravissime cure bramar potesse il no- 
stro Principe , il quale qualora da' suoi negozj fosse 
disoccupato non isdegnava eccitar gli altri con farvi 
gustare qualche bel parto del suo talento . Tale Ac- 
cademia divenne in breve tempo $i rinomata, che pia- 
cque al Pontefice di onorarla con Pnvilegj amplissimi, 
dando il titolo di Cavaliere a tutti gl'individui, che 
la componevano . Delle quali cose avendo io baste- 
volmente trattato nella Vita del Cavalier Bernardino 
Marliani, che a quel nobilissimo ceto fu ascritto, non 
ne dirò qui altro (a). 

L' ottima armonia , che passava tra il nostro 
Principe e il Duca di Mantova, fu cagione , che vo- 
1J63 lendo questi nel 1563 portarsi in Ispruch a far rive- 
renza all' Imperadore , bramoso si dimostrasse della 
compagnia di lui . Partì adunque con seco (b) , e 
presentatosi a Cesare incontrò tanta grazia , che me- 
ritò di ritrarne poco appresso un Privilegio , onde 
confermato venivagli per altri venti anni avvenire 
l'aumento de' Dazj , giusta le tasse di Bjrgoforte , la- 
sci an- 



ca) Vedi la V ! ta de! MarV.ani im- (h) Donesmondi Ist. Eccl. di Mas» 

pressa in Parma dal Carmi^nani nel tova P. il. Lib. 8 pag. 204 . 

1780 . 



LIBRO IX. 23 

sciandosi luogo a confermazione ulteriore (a). Ma 
giunto appena a quella Corte, seguito fu dal flebile 
annunzio di gravissima infermità , dalla quale era op- 
presso in Trento il Cardinal Ercole suo Zio . Die 
volta con molta sollecitudine, onde serbar, s'era leci- 
to, in vita chi tanto lu amava : ebbe nondimeno il 
cordoglio di vederlo morire il secondo giorno di Mar- 
zo (£); ne potè far altro, che prender cura del suo 
cadavere conduce^dolo personalmente con largo pian- 
to a Mantova (e) , dov' ebbe tomba. Comechè ri- 
manesse asseti addolorato e abbattuto , non tralasciò 
di mandar ad effetto un disegno , che avea concepito 
intorno al riformare il Consiglio di Guastalla , perchè 
sembrandogli scarso il numero di dodici , che lo com- 
ponevano , lo aumentò fin a trenta uomini , dando 
loro nuove regole spedite in questi giorni , ed accet- 
tate di buon animo (</) , Je quali però non so per 
qual cagione caddero in disuso , tornando in breve 
le cose come prima . Aveva ancora umido il ciglio 
per la narrata irreparabile perdita , quando altro fu- 
nereo messaggio gli venne da Napoli annunziator 
della morte della Sorella Ippolita Duchessa di Mon- 

dra- 



( a ) Diploma dato in Ispruch il gior« ( e Scip. Card Gonz. Commentarli 

no 3 di Aprile del 15*5 . Rerum suarum MS Lib. I. 

( b ) Afta Conciln Trid. Torelli Pho. ( d ) Spoglio de' Consigli della Co* 

1« apud Martene T. IH. col. iizC. munita ij Marzo j$6j . 



24 ISTORIA 

dragone ivi defunta il giorno 29 del mese istesso (a). 
Tante disgrazie lo immersero in cosi acerba tristezza, 
che se non erano sopraggiunte dal nascimento felice 
di un figliuol maschio partoritogli nel Luglio dalla 
Principessa Consorte , era per soffrirne grandissimo 
detrimento . I natali di Don Forante II. > di cui a 
suo luogo molto avremo che dire , rasserenarono 
l'animo di Don Cesare , e rallegrarono tutti i suoi 
Sudditi . 

Eransi inoltrati assai bene i lavori nel risarcimen- 
to e rìnoveliamento di Guastalla , ma parve che da 
questo punto meglio s infervorasse l'impresa . Ergen- 
dosi cortine , e baloardi , ragion voleva che si pie- 
parassero ancora le opportune artiglierie , Fu dunque 
invitato quivi Dionisio Buschi detto il Crochino fon- 
ditor dì metalli , il quale prese a fabbricar varj pez- 
zi di cannone , e una bellissima colubrina , che per 
essere andata male a! primo getto , fu rinovata . 
Stette in Guastalla il Buschi travagliando artiglierie 
da questo tempo sino al ijé8 , e munì di bellissimi 
pezzi le nostre mura , i quali furono poi sul cadere 
del passato secolo trasportati a Mantova dal Duca 
Ferdinando Carlo , vedendosi ancora inutilmente gia- 
cere 



t a) Vedi la Vi«-a dì questa Prìnci- paca in Guastalla nel 1781 . 
passa d* me brevemente descritta Siam- 



LIBRO IX. %b 

cere a terra nei cortile di S» Barbara . L' anno 1564 1564 
( in cui mori nel Regno di Napoli , benché di com- 
plessione molto robusta , e nella florida età di venti- 
due in ventitre anni Don Ercole altro fratello del 
nostro Principe (a) , ed il seguente furono impiega- 
ti nelle fabbriche civili , a diriger le quali fu desti- 
nato Francesco detto il Volterra Architetto stipen- 
diato da Don Cesare con 181 Scudi d'oro in oro 
all' anno . Questi diede opera ad innalzar il Palazzo 
del Principe a capo della Piazza , cominciato già 
dai Torelli , e piantò tutti i capi di strada, facendo 
che si andassero ergendo le case dove mancavano . 
Impedivano i lavori le fosse del vecchio castello ri- 
maste dentro il circuito della nuova fortificazione , 
specialmente a mano diritta della Strada Gonzaga 
verso il luogo, dove fra non molto vedremo alzato 
il Convento de' Padri Serviti (£) : però fu ordinato 
che si riempissero di terra, onde appianato rimanes- 
se tutto il suolo (e) , e in tal guisa si facilitò il la- 
voro , che andò crescendo a maraviglia . 

Gli uomini scienziati sono il miglior ornamento 

del- 



(a) Lettera ong. del Card. France- ( e ) Questo si a da un attestato dì 

•co a D. Cesare \6 Dee. 1564. Corradino da Canneto allora soprastante 

(i>) Ciò si raccoglie da Lettera di alle Fabbriche scritto poi a* 30 di Gen- 

Tommaso Filippi a Don Cesare 1 Nov. naj© del 157?. 

Tom. III. 4 



2<? ISTORIA 

della Patria loro y e siccome nel perderli questa non 
può a meno di non risentirsene , cosi le appartiene 
di serbarne memoria a' posteri per eccitamento alla 
virtii , e alla gloria . Non convien dunque tacere la 
morte accaduta quest' anno in Mantova dì Stefano 
Santini figlio di Girolamo, e nipote da parte di Fra- 
tello di quel Santino , che lasciò erede di tutto il 
suo la Comunità di Guastalla . Questi era ancor gìo* 
vane di età , ma così bene avanzato nelle Lettere 
toscane e latine , che avea pochi pari , e dav a spe- 
ranze grandissime di dover essere col tempo un uo- 
mo ben sommo . Caro a Scipione Gonzaga , che fi| 
poi Cardinale , avea luogo nella sua Accademia de- 
gli Eterei , nell' aprimento della quale fattosi in Pa- 
dova 1' anno antecedente recitò ima elegantissima 
Orazione latina , che fu data alle stampe . Non men 
diletto a Doi) Cesare , aveva ottenuto l'ingresso neh* 
altra sua Accademia degl' Invaghiti , e sì nel!' una 
che nell'altra recitò Poesie elegantissime, buona pa.rtg 
delle quali fu data alla luce . Ma nel pili bello del 
suo fiorire venne a morte con tanto sentimento dell' 
Accademia degl' Invaghiti , che non sapendo come 
meglio farne rivivere il nome , volle udirne celebrate 
}§ lodi in una eloquentissima Orazione detta dal fau 
noiosissimo Torquato Tasso . Perchè io spero di paiv» 
lar di questo beli' ingegno in altra occasione , e ad* 
durre allora le prove ch'ei fosse Quastallese , checche 

pa- 



LIBRO IX. zj 

parer ne potesse in contrario, non sogghignerò altro, 
se non quel che scrive il valorosissimo Signor Aba- 
te Pierantonio Serassi nella sua impareggiabile Vita 
del Tasso, parlando della citata Orazione : Chiunque 
legge quest Orazione non pub non concepire grandissima 
idea del merito del Santino , e non rammaricarsi altamen- 
te , eli ei sia stato tolto al Mondo così per tempo , e 
stn^a di abbia potuto , come bramava , lasciare tra gli 
nomini qualche onorato vestigio delle sue virtù (a). 

Così stando le cose morì il Romano Pontefice 
tanto alla Casa Gonzaga benefico : il qual colpo se 
dolorosissimo riuscisse al nostro Principe, non è a cer- 
carsi . E perchè non soleva avvenirgli disgrazia , che 
non fosse preludio di un altra pili acerba , ecco che 
recandosi a Roma a poste sforzate senza mai prender 
posa il nostro Cardinal Francesco , si debilitò così , 
che tosto ne fu preso da febbre (£). Sembratogli pe- 
rò il male da nulla, entrò in Conclave il giorno 21 
di decembre , e quivi si manifestò viemaggiormente 
Y infermità , accompagnata da esorbitante flusso di 
sangue . Il desiderio che avea di favorir le parti del 
Cardinal di Ferrara, lo trattenea dal non uscir di 

Con- 



( a ) Serassi Vica del Tasso Lib. I. lani a D. Cesare data in Roma 6 Gen. 
{b) Lettera orig. di Giulio Castel- 

i z 



xS ISTORIA 

Conclave , e intanto andò cosi peggiorando , che gli 
fu forza prepararsi a lasciare la vita , facendo il suo 
testamento l'ultimo giorno dell'anno , ricevuto dal P. 
D. Cornelio da Fermo Maestro di Cerimonie , e poi 
Vescovo di Osimo, chiudendo il corso degli anni suoi 
r 5 66 a' 6 di Gennajo alle ore 22 della sera in età di soli 
28 anni, sei mesi , e venticinque giorni , come sta 
scritto nel sepolcrale epitaffio postogli nella sua 
Chiesa titolare di S. Maria in Lucina . Questa morte 
affrettò l'elezione del Papa pel dì seguente , cadendo 
su la degnissima persona del Cardinal Michele Ghis- 
lieri nominato Pio V., dalla Chiesa annoverato fra i 
Santi ; ma lasciò pieno di stordimento il nostro Prin- 
cipe , che in mezzo a tanto dolore pensar non seppe 
maturamente a chi fosse meglio conferire il vacante 
Arcipretato di Guastalla , che senza considerar bene 
alle doti , e qualità della persona , fu dato subito a 
Lelio figlio di Girolamo Peverari Mantovano , da cui 
molta inquietudine sofferse il nostro Popolo , come in 
appresso vedremo (a). 

Nel travaglio eh' erasi fatto intorno le Bonifica- 
zioni non si era disceso ancora all'ideato cavo sotto 
l' alveo del Crostolo , per cui dirigere a traverso il 

no- 



(a.) Gli Atti della Chiesa Guastai- dell' Arcipretato fin dal Febbrajo di 
lese fanno vedere il Peverari in possesso quesc* anno . 



L I B R O IX. 29 

nostro territorio le acque naturalmente sorgenti , e 
piovane del territorio di Gualtieri , Brescello, Castel- 
nuovo, e Reggio, come si era divisato . Fu in quest* 
anno che il Marchese Cornelio Bentivoglio in nome 
del Duca di Ferrara ne fece espressamente la petizio- 
ne, chiedendo , che fessegli conceduto di aprire nella 
strada di Roncaglio una bocca di larghezza di otto 
braccia , ove le dette acque dirette per due grandi 
archi costrutti sotto il Crostolo passassero nel nuovo 
cavamento da farsi per linea retta sino alla Parmi- 
giana, il qual fu denominato la Botte. Un altra boc- 
ca fu chiesta sotto il Tassone alla Bresciana di lar- 
ghezza di quattro braccia , che portando acque simili 
superiori, le indirizzasse alla Parmigiana, d'onde sca- 
ricandosi nella Moglia , andassero poi tutte a metter 
capo in Secchia . Tali bocche in circostanza di pie- 
ne straordinarie, o di rottura di fiumi , chiuder pote- 
vansi lecitamente in vigor de'Capitoli, che nuovamen- 
te si stabilirono dai Guastallesi , e Novellarsi (a), 
perchè soggette non rimanevano a portare altre ac- 
que, che le piovane , e sorgenti spontaneamente dal- 
la terra . Furono in seguito intrapresi i detti lavori , 
da' quali fece poi il tempo conoscere non potere i 

Gua- 



(<r) .Appendice N. III. 



30 ISTORIA 

Guastallesi altro ritrarre che danno ; poiché aperti 
que' cavi , chi era superiore , vi scaricò sovente pili 
acque di quel che potessero portare , e convenne as- 
sai volte venire alle violenze per la conservazione de' 
patti dimenticati dai nostri vicini . 

Crede il P. Benamati , che 1' abitar di Don Ce- 
sare in Mantova, eccitasse qualche gelosia nel Duca 
Guglielmo , a toglier la quale deliberasse poi di par- 
tirsi da quella Città, per fissar in Guastalla l'ordinà- 
ria dimora . Io non trovo ombra di simili sospetti 9 
e parmi che se non avesse già assai prima nudrito 
il nostro Principe la massima di stabilirvisi una vol- 
ta, non avrebbe cercato di abbellir tanto questa sua 
1567 Terra . Il vero è , che nel 1567 vi trasferì la sua 
Corte, seco recando le pili preziose cose- raccolte ad 
ornamento del suo Palazzo . Ivi giunto , fece dise- 
gnar nel suo fabbricato una nuova strada appellata 
Cesarea , detta al presente Strada lunga , e mostrò 
piacere che le Case già edificate si dipingessero ,• la- 
onde furono chiamati varj Pittori , fra i quali ebbe 
luogo il valoroso Raffaelino Motta da Reggio, che per 
l'amicizia contratta con l'Architetto Volterra cominciò 
a prender fama, e ad essere conosciuto (a) . Non 

era- 



( a ) Carlo Valli Trattato della Vi- nel 163:7 , o ristampato dal Tacoli M<an. 
ta di detto Pittore impresso in Reggio di Reggio P. 3 pag. 678. 



LIBRO IX- 3 i 

eravi Convento alcuno di Religiosi : però il P f Giulio 
Borromeo de' Servi di Maria , che abitava nel Con- 
vento di S, Barnaba di Mantova , con Lettera che 
scrisse a Don Cesare il giorno d' Ognissanti , si offer- 
se a fabbricacene uno dell' Ordine suo , purché de- 
gnar si volesse d' impetrargli frattanto la Cappellata 
della Madonna di Castello . Replicò le istanze nel 
Gennajo, e Febbrajo dell' anno dopo , e ritrovò quel- 1568 
la condiscendenza di cui era bramoso . Interessandosi 
pertanto in questo affare i Superiori dell'Ordine , fu 
scritto all'Arciprete nostro dal P. Definitor Costanti- 
no Teriacca il giorno 25 di Aprile, acciò dar volesse 
il permesso al P. Giulio di venir qui , il che ottenu- 
to, munito fu quel pio Religioso di una Patente da- 
tagli dal Vicario Generale della sua Congregazione di 
Lombardia il primo giorno di Maggio (a) , e venne 
alla custodia della Madonna di Castello , 

A perfezionare Guastalla richiedevasi entro l'abi- 
tato anche il maggior Tempio , ma il luogo, dove 
avea destinato di ergerlo Domenico Giunti , cioè a 
mezzo della Strada Gonzaga, non pareva opportuno. 
Si era giudicato meglio di alzarlo a canto la piazza, 
e se ne stabilì finalmente J' idea , Il Volterra che 

n'eb- 



(a) Documenti nell' Archivio tic' Padri Serviti di Guastalla 



3Z ISTORIA 

n'ebbe Y ordine nel mese di Maggio , cercò di sape- 
re se vi fosse il permesso del Papa (a) : al che non 
essendosi , come appare , pria riflettuto, ebbesi tosto 
ricorso per ottenerlo , e ne fu incaricato il Dottor 
Giustiniano Cignacchi, allora dimorante in Roma con 
varie incombenze . Il Santo Padre al ricever le Sup- 
pliche stette alquanto sospeso , temendo che questo 
fosse un ripiego per ottener poi il giuspatronato della 
Chiesa medesima, e anche della maggior Dignità , 
che bea prevedeva volersi un giorno dalla Chiesa 
della Pieve trasferire a questa . Fece varie difficoltà , 
e dimandò fra le altre cose, qualdote assegnar intendes- 
se Don Cesare alla nuova Chiesa (£) . Fu mestieri 
dichiararsi , che per mera divozione , e maggior co- 
modo del Popolo si voleva intraprendere il sacro edi- 
fizio, che si sarebbe arricchito di 400 Scudi di entra- 
ta da erogarsi a varj Sacerdoti , che vi amministras- 
sero i divini misterj , aggiugnendolo all' Arcipretato , 
e che non si aveva in mira il giuspatronato per nul- 
la (e) • Allora il Papa lodò il consiglio , ed appro- 
vollo . In quel tempo morì il Podestà Stanghelli- 
110, succedendogli in vigor di Patente spedita il gior- 
no 



(a) Lerera orig. di Tommaso Fi- D. Cesare 26 Gingno i$6% . 
iìppt 1; Maggio 1568 a D- Cesare . (e) Lettere orig. dello «tesso I. I. 

( b ) Lettera ong. dei Cignacchi a zi Luglio 9 e u Sctt. %$$% . 



LIBRO IX. 33 

no 5 di Ottobre il Dottor Silvio Fiera Mantova- 
no (a). 

Frattanto il prelodato Padre Giulio Borromeo 
avea raccolto buone elemosine da' Fedeli, aggiugnen- 
dovi il colmo Don Cesare , il Cardinal S, Carlo , e 
Donna Diana sorella del medesimo Santo , ed erasi 
abilitato a poter cominciar la fabbrica di un Conven- j^ 9 
to del suo Ordine , cui diede mano nel seguente an- 
no , siccome prova una Lettera di Tommaso Filippi 
scritta a' 25 di Aprile, con cui ragguagliando il Prin- 
cipe di varie cose, soggiunse : Questa matvna sì e da- 
to princìpio a lavorar la Chiesa dellì Frati . Ecco la 
prima origine del deccroso Convento de' Padri Servi- 
ti , che fu in que' primi anni poca cosa , e la sua 
Chiesa fu molto picciola , come abbiamo dal P. Be- 
namati (£) , onde non è maraviglia se rapidamente 
sorgesse , talché a' 3 di Maggio dell' anno stesso po- 
tè il P. Giulio dar ragguaglio al Principe , essersi 
alzata sino a tre armature (e) . Ma in seguito la 
fabbrica sì della Chiesa , che del Convento ampiiossi 
moltissimo , tra per la pietà di chi vi conferì , tra 
per T industria di varj celebri Religiosi , che per dot- 

tri- 



( a ) Ada Pubiica Guast. die 6 Archivio de' Servi . 
OSob. ( e ) Lettera orig. del P. Giulio Boi> 

( b ) Memorie del Benamati MS. nelP romeo . 

Tom. III. e 



34 ISTORIA 

trina e sapere vi si distinsero , di modo che fra le 
Case Religiose , che in Guastalla poi sorsero , questa 
e per la decenza dell' edifizio , e pel numero dtgl' 
individui che vi abitano , e pel servigio indefesso 
che apprestano al popolo, e per l'esemplarità loro , 
viene giustamente considerata la prima , e la pili ri- 
guardevole di ogni altra. 

^Allorché quella prima Chiesa de' Servi fondata 
venne, l'altra da 'farsi presso la Piazza , di cui Don 
Cesare tanta premura nudriva , non erasi ancor co- 
minciata . La citata Lettera del Filippi al Principe 
diceva a proposito di essa : Fra otto giorni credo che 
si darà principio a fondar la Chiesa , e replicava , che 
il Volterra volea pur sapere, se occorresse altra li- 
cenza da Roma , prima di accingersi al travaglio ., 
Don Cesare risentitosi alquanto, cosi rispose a' 21 di 
Maggio : Mi meraviglio molto del Volterra , che per 
eseguir la volontà mia ricerchi piìi di quel eli io ordino. 
Perciò fate che si fondi la Chiesa , e che non mi si stia 
a domandare se io ho licenza o no , che io non ho a> 
darne conto a ninno , sapendo io molto bene quello eli io 
ho da fare in una Terra mia . Replicò lo stesso in 
altra de' 3 di Giugno (d) , onde non molto dopo la 

no- 



( a ) Lettere originali nella Filza della R. D. Computisteria di Guastalla 



L I B R O IX. 30 

nostra Chiesa di S. Pietro, ora Cattedrale, ebbe co- 
minc'amento. 

E^ notabile quanto si legge in altra Lettera di 
Don Cesare scritta in questi tempi , cioè che doven- 
dosi benedir la prima pietra della Chiesa , si chiamas- 
se a far tal cerimonia chiunque , fuori dell'Arciprete . 
Questo uomo si era tirato addosso lo sdegno di tutto 
il popolo per varj suoi tratti di poca prudenza. Ci 
rimangono ricorsi acerbissimi contro di lui fatti varie 
volte dai Podestà, e dagli Uomini del Consiglio, ove 
si dipingeva per soggetto inquietissimo, e turbolento . 
Si erano fatte pertanto replicate istanze a Roma dal 
Principe, e dalla Comunità, per ottenere un Visitator 
Apostolico ; ma si andava a rilento . In occasione , 
che T anno antecedente era stato mandato qui il 
Priore de' Domenicani di Piacenza per visitar questo 
Convento di Monache , siccome fra poco accennere- 
mo , ebbe incombenza di prendere su di ciò qualche 
informazione, ma la diede in maniera , che l'Arcipre- 
te potesse essere scusato . Rinovaronsi le istanze per 
parte della Comunità , cui egli intendeva di togliere 
T amministrazione de' beni del Consorzio , e di quelli 
della Madonna di Castello , non ostante una transa- 
zione contratta fra la Comunità stessa, ed Ercole To- 
rello Arciprete nel 1549? approvata, da Papa Giulio 
III. Ottennesi un Breve diretto al Vescovo di Man- 
tova incaricato a conoscere queste differenze ; e citato 

? ^ il 



36 ISTORIA 

il Peverari a comparire, si presentò al Vicario di lui 
a'io di Febbrajo di quest'anno, protestando di non ricono- 
scere punto quel Prelato per suo giudice competente , 
sendo la sua Pieve di ninna Diocesi , e riputando 
quel Breve surretizio , ed orretizio ( a ) . Credettesi in 
questo tempo , che per i contrasti , in cui si trovava , 
cercasse l'Arciprete di rinunciare la Chiesa a qualche 
persona di suo genio ; e però il Principe fece mettere 
in Roma tutti gli ostacoli, acciò non fosse accenna r 
quando cader non dovesse in persona sua confiden- 
te ( b ) . Ma 1' Arciprete non pensava a questo , e 
sempre più stabile ne' suoi capricci rinovò le vessa- 
zioni al popolo , e specialmente a coloro , che aveva- 
no parte nelle cose del Consorzio , e della Madonna 
di Castello . Proibì al P. Giulio Borromeo 1' nffiziar 
la Cappella di Maria Vergine sotto tal titolo , e tan- 
to a lui, quanto a D. Enea Araldi diede gravi accu- 
se presso l'Inquisizione di Mantova , talché se non vi 
si frammetteva D. Cesare , erano per passarla assai 
male. Questi e simili tratti delP Arciprete reiterar fe- 
cero gl'impegni contro di lui . Il Principe voleva 
assolutamente , che venisse un Visitatore Apostolico 9 

ne 



(a) Processo contro 1' Arcìp. Peve- ( b ) Lettere diverse originali di que- 

rari nell' Archivio del Consorzio di Glia- sti giorni . 



stalla 



L I B R O IX. 3y 

né tralasciava di farne premura ai Cardinal Alciati , 
e al suo agente Giustiniano Cignacchi . Dopo lunghe 
istanze fu delegato dal Papa a tal effetto il Santo 
Cardinale Carlo Borromeo , il quale ottenuto di po- 
ter sostituire uno in sua vece , spedi a Guastalla nel 
Mese di Luglio Monsignor Belvisi suo Vicario nel- 
le Cause Civili deli' Arcivescovado di Milano , da cui 
si fece la bramata Visita (a) 3 che mise qualche po- 
co di freno alle discordie , benché non estinguesse in 
veruna delle parti quel fuoco, che tornò fra non mol- 
to a manifestarsi . 

Durando tali controversie, procurato aveano i no- 
stri di render colto assai terreno delle valli , e ripu- 
liti i pascoli delle duecento Biolche , dove pose Don 
Cesare i suoi bellissimi cavalli a pastura (£). Il Cro- 
stolo si era dirizzato in Po , e munito di forti argini 
da mantenersi dalle Comunità di Brescello, Boretto , 
Lentisone, Gualtieri , e Meletolo giusta il comparto , 
che a' 1 3 di Giugno dei 1570 ne fece il Pretor di 
Gualtieri Vincenzo Navara da Brisighella . Rimaneva 
ai Reggiani il dare sfogo ad altre loro acque supe- 
riori al nostro territorio 9 che intendevano giusta le 

Ca- 



( a ) Lettere di D. Cesare a S. Car- nelle filze della R. D. (Gompimsteria di 
lo Borrom. 27 Luglio i%6? . Guastalla . 

( b ) Documenti varj di questo anno 



3 8 ISTORIA 

Capitolazioni del 1566 di scaricare sai Guastallese : 
però convennero con Don Cesare, acciò prendesse egli 
il carico di far l'altro Cavo lungo la via della Bre- 
sciana . Fu stabilito il capo di questo Cavo nel luo- 
go, dove fu costrutta la Chiavica detta della Casta- 
gnola, per cui passar doveano le acque provenienti 
dal Reggiano, la qual Chiavica chiuder non si dove- 
va che in occasion di rottura di argini superiori , 
onde cagionar si potesse inondazione sul nostro . Il 
Cavo poi venir dovea per retta linea sino alla Bot- 
te , ove piegando avea da proseguir piralello alia 
stessa Botte , e andarsi "a scaricar nella Parmigiana . 
Gì' interessati promisero di sborsar perciò a Don Ce- 
sare quattromila ducento Scudi d' oro in tre rate , e 
centosettanta staja di calcina a sua requisizione (a) . 
Pertanto i nostri diedero opera a questo nuovo ca- 
yamento , che dal luogo, lungo il qiul si condusse, 
denominato fa la Bresciana (b). 

Pensava ai vantaggi del nostro Principe nel tem- 
po stesso anche f Imperador Massimiliano II., il qua- 
le sentendo le dubbiezze insorte intorno all' interinai 
Privilegio dell'aumento de' Dazj conceduto, e confer- 
ma- 



ci) Rog. Dominici Cignacchi , Se Se David Pratonerium 17 Nov. 
Prosperi Giald ini 17 Oclobr. 1570. Icem ( b ) Appendice N. IV. 

Capicula accepea per Marcelli! m Cosca , 



L I B R O IX. 39 

mato dairimperador Ferdinando suo Padre , riguardan- 
ti i! punto , se il detto Privilegio si estendesse anche 
al Dazio del Sale, piacquegli non solo di togliere ogni 
ambiguità, dichiarando che anche il Sale era soggetto 
al Dazio nostro,- ma confermò a Don Cesare, a'suoi Ere- 
di, e a tutti que' Principi, ch'erano per succedere nel- 
la Signoria di Guastalla, l'aumento delle gabelle a nor- 
ma delle tasse di Borgoforte , protestando, che né da 
lui, ne da' suoi Successori sarebbe mai stato > abrogato 
tal Privilegio, se non occorrendo qualche urgentissima 
cagione (a), che mai non si credette avvenuta ; giac- 
che in tutte le Investiture Cesaree susseguenti fu sem- 
pre riconfermato . Tal dichiarazione riguardo al Sale, 
era conforme agli antichissimi diritti : perchè fin dall' 
anno 1159 vediamo essere stato questo genere di mer- 
ce soggetto al nostro Dazio (£)• 

L'anno dopo fu Podestà di Guastalla il Dottor 1571 
Quirino Frassetti da Correggio . Diessi eziandio prin- 
cipio a batter Moneta in vigor del Privilegio ottenu- 
to già da Don Ferrante , proseguendosi in appresso a 
tener aperta la Zecca , siccome in un pieno Trattato, 
che io ne ò scritto , e dato fuori in Bologna nella 
interessante Raccolta del Signor Cavalier Zanetti , si 
può vedere . Altra beli' opera compiè lo zelo di Don 

Ce- 

( a ) Appendice N. V. 

( b ) Vedi l'Appendice del Tomo I. N. XXXV. 



4 o ISTORIA 

Cesare, e fu quella d'introdurre in Guastalla la Reli- 
gione de' Minori Osservanti di S. Francesco", intorno 
a che non sarà discaro al curioso Lettore , eh' io mi 
diffonda alquanto; giacché sendo i Signori Guastallesi 
divotissimì del Santo Patriarca, che elessero poi a prin- 
cipal Protettore, e pieni di caritatevole amore verso 
i figliuoli di lui , che riguardarono sempre con occhio 
parziale, ameranno certamente di essere ben informati 
dell'origine di quest'Ordine nella loro Patria. 

Già nel Tomo antecedente mostrai , come si for- 
masse fuor di Guastalla , e come poi dentro passasse 
un sacro Ritiro di Monache dell'Ordine di Santo Ago- 
stino. Non aveano queste clausura , onde per la faci- 
lità, con cui trattavano i Secolari , succedeva in esse 
raffreddamento, e poca edificazione in altrui . Vedem- 
mo esser già stato desiderio di Donna Isabella di 
Capua , che si mettessero in clausura ; né fu questo 
minore in Don Cesare , che dopo averle a ciò fa- 
re incoraggite pili volte, né potendosi ottener di leg- 
gieri, ordinò nel 1564 , che la Comunità elegger do- 
vesse due Persone di probità soprastanti alle mede- 
sime , senza licenza delle quali niuno potesse aver 
ingresso nel Monistero , né cosa alcuna potessero le 
Religiose dar fuori senza saputa loro . Marcello Zano- 
ni , e Antonio Bonvicini scelti a tal incombenza ( a ) , 

non 

■■ .1, - 1 1 1. , 1 \m 

( a ) Spoglio de' Libri de' Consigi j 3 Giugno 1564 . 



L I B R O IX. 41 

non mancarono di far quanto dal canto loro si potè , 
ma il male non era sì poco , che il rimedio bastasse . 
Il Principe adunque vedendo il caso disperato, e co- 
noscendo che per lo scarso fondo di trenta biolche di 
terra, che possedevano, possibil non era alle Religiose 
il ridursi come conveniva , al che non era ne pure 
sperabile , che trovassero ajuto ne' Guastallesi troppo 
aggravati di spese , deliberò fin dal 1567 di provve- 
dere in qualche modo alla sussistenza loro , e di chia- 
mare m luogo di Monache un Ordine di Religiosi 
utile al popolo , e vantaggioso . Pose lo sguardo so- 
pra i Francescani , e su di ciò neh' Ottobre del detto 
anno scrisse a Roma , ove propose questo negozio col 
mezzo del Dottor Giustiniano Cignacchi , e di Mon- 
signor Niccolò Ormanetto , la cura de' quali fé sì che 
il Papa bramando di essere bene informato di tutto, 
delegò il P. M. Tommaso da Piacenza Domenicano 
Priore nel Convento di sua Patria a venir sul luogo , 
e prendervi le piti imparziali informazioni . Nel mese 
di Marzo deli' anno seguente , fu quel Religioso in 
Guastalla, e visitato il Monistero , partecipò al Som- 
mo Pontefice il bisogno, che aveano le Monache di ri- 
forma , e l'impossibilità di averla quivi per le circo- 
stanze sfavorevoli de' tempi . Pertanto fu convenuto , 
che non essendovi piii che cinque Religiose professe , 
si cercasse luogo ove collocarle come allo stato loro 
era decente, e che in luogo di esse si chiamassero L 
Tom. III. f Re- 



4 z ISTORIA 

Religiosi. Tosto Don Cesare si raccomandò al Vesco- 
vo di Reggio , perchè procurasse di farle accettare in 
qualche Monistero di Agostiniane della sua Città o 
Diocesi, ma ebbe in risposta, che non ostante le sue 
premure ritrovar non si potea chi le volesse. In que- 
ste ricerche s' impiegarono inutilmente quasi tre an- 
ni . Non ommettendo però il nostro Principe le pili 
calde istanze a Roma , e al Santo suo Cognato Car^ 
lo Borromeo per 1' ultimazione di questo negozio , fu 
conchiuso , che le nostre Religiose passar dovessero 
al Monistero di Castelnuovo della Diocesi di Reg- 
gio coli' annuo assegno di trecento Scudi d' oro , da 
sminuirsi a proporzione che il loro numero si an- 
dasse per morte restringendo, e annullando. Ivi adun- 
que passarono sulla metà di quest' anno regalate dal 
Principe^ libéralissimo di mobili , biade , vino , e al- 
tre cose ad uso della vita loro -, il che fatto corniti 
ciò a adattarsi T abitazion delle Monache a uso di 
Convento , e se ne chiese al Papa la formale erezio- 
ne , la qual si ottenne per Bolla spedita il giorno 7 
di Novembre (a) . Il P. Flaminio di Parma , che 
scrisse le Memorie di questo Convento, pensò che da 
principio non fosse punto offerto alla Provincia Os- 

ser- 



< « ) Appendice N. VI. 



LIBRO iX 43 

servante di Bologna ( a ) , ma s' ingannò . Don Cesa- 
re 1' offerse realmente al P. Cornelio Majavacca di 
Busseto in allora Ministro Provinciale della detta Pro- 
vincia , e questi delegò a venirlo ad accettare il P. 
Angelo de' L eccacorvi Piacentino Guardiano del Con- 
vento di S. Maria in Campagna di Piacenza , cui 
nel primo giorno di Giugno del 1572* ne fece il 1572 
piissimo Principe la consegna personalmente (b). Era 
però il Convento tutto in fabbrica, trovandosi nelle 
liste di Computisteria di quest'anno le note di spe- 
se fatte per tagliar alberi ad uso delle armature , 
nello scavar i vecchj fondamenti per alzar nuove mu- 
ra, e simili altre fatture fatte eseguire da Corradino 
da Canneto in questa nuova fabbrica , la quale da 
principio fu assai inferiore a quella che ammirasi 
oggidì , e però fu renduta in breve tempo abitabile , 

tal- 



( b ) Memor. Stor. dell' Osser. Prov. 
di Bologna T. I|. pag. 19 j . 

( e ) Nel Rogito sceso da Andrea 
Tolosa esitence nell'Archivio pubblico di 
Guastalla così si legge. Ibique /llus. & 
Excell. D. D. Casar Gon\agi Princeps Oc. 
& Dominus Guastalla virtute Brevis Apo- 
stolici sibi concessi a nunc R. Sancissimo 
Pio Papa V. scilicet Dat. Roma apud S. 
P.et. sub annulo Piscaioris die 7 Novem- 
bri* anni 1571 preteriti , ac licentia sibi 
concessa in dicHo Brevi erigendi seu mutan- 
ti Monast. quod olim erat Monialium S. 
Augustini Terree Guast. fundat. seu fonda- 
ti inctptum intus terratn pradiatam in 
alium Monasterium Monachorum seu Fra- 



trum Ord. S. Francisct de quibus fit men- 
ilo in diclo Brevi licentioe sibi concessa ad 
instantiam M. R, Patris Fratris Angeli de 
Lecacorvis de Placentia Guardiani seu Prio- 
ris Monasterii S. M. de Campanea diclct 
Civitatis Placentice agentis nomine & de 
mandato M R. Patris Ministri dicli Con- 
ventus Ord. S. Francisco Provincia Bono- 
nia, elegit nominavit , deputavit & acce- 
ptavit in Monachos , & prò Monachis & 
Fratribus supradicti Monasterii & Conven- 
tus S. Frane isei ut supra per eum erigendi 
in hac Terra Guastalla Monachos & Fra* 

tres ex Fratribus & Monachis dicli Ordinis 

6» Monasterii . 



/ * 



44 ISTORIA 

IJ7J talché il primo giorno di Ottobre del 1573 potè en- 
trarvi una competente famiglia di Religiosi condotti 
dal P. Silvio da Ferrara , che fu il primo Guardiano 
di questo Convento . 

Succeduto poc' anzi nel Pontificato il Cardinal 
Ugo Boncompagno , che si appellò Gregorio XIII., 1 
fu rinovato dai nostri il contrasto all'Arciprete Peve- 
rari, che non avea cessato mai di far guerra al Prin- 
cipe, alla Comunità, e ad ogni altra maniera di per- 
sone, e avea però dato luogo a sottilizzare su la pro- 
pria condotta , che parve difettosa , fino a sospet- 
tarsi , eh' egli avesse fatto ammazzare un tal Gi- 
rolamo d 5 Asola , che fosse macchiato di nefanda Pe- 
derastia, e che abusato avesse del sacro Tribunale di 
Penitenza, trattando impropriamente con donne one- 
ste, e vereconde fanciulle .Dopo la riferita visita non 
si era punto tralasciato di rinovare istanze al Cardi- 
nal San Carlo , acciò venisse alle necessarie delibera- 
zioni. La freddezza sua, come pur quella de'suoi cor- 
tigiani, andava mettendo ritardo (a) . Ma sotto il 
nuovo Papa staccossi un Breve diretto al medesimo 
Santo , accompagnato da una Lettera del Cardinal 
Alciati (&), che lo spinse ben tosto ad agire . Allora 

il 



( a ) Lettera Orig. di Bernardino Pia ( b ) Lettera orig. del Card. Alcia- 

a D. Cesare. Roma la Luglio 1572. ti alio stesso. Roma 28 Marzo 1573 . 



LIBRO IX. 4 5 

il Santo delegò Gianjacopo Panico suo Vicario cri- 
minale a procedere (a) , il qual venne a Guastalla 
nell'Aprile, e ritornò a Milano sul cominciar di Mag- 
gio col Processo informativo , spedito subitamente dal 
Santo Cardinale a Roma ( b) , d'onde venne ordine 
diretto al Santo , e a Don Cesare , che tosto l' Arci- 
prete fosse messo prigione , il che fu sseguito . Di 
ciò scrìtto avendo Don Cesare al Santo J ebbe questa 
risposta , che sola arreco in conferai azione di quanto 
vengo ad esporre , 

IlL mo & Ecc. mo $. or Cognato mìo hon. m * 

Ho inteso per la Lettera di V. E. ù per la rela- 
tione di M. Theopompo quello c/i è seguito circa la ca- 
ptura dell 9 Arciprete di Guastalla , il quale polche si 
truova nelle mani di V. E. resta c/i ella ne es seguiste 
V ordine di N. $. re conforme al mandato dell 1 Auditore 

r 

della Camera , perchè questa commissione e non tanto in- 
drì^ata a lei che a me . Et quando pure paresse a V. E. 
di mandarlo a Bologna in poter del Signor Governato- 
re intanto che le venga risposta di quel che dice haver- 
tue scritto a Roma doppo la captura sudetta , le manda 

a 



( a ) Lettera orig. di S. Carlo allo ( b ) Altra Lettera orig. di S. Carlo 

stefso . Milano 16 Aprile 1573 . allo stesso. Milano 6 Maggio 1573 . 



A G ISTORIA 

a questo effetto una Lettera per il dato Signor Gover- 
natore ; accioclib se ne possa servire , o non servire co- 
me le parerà . Che è quanto mi occorre , rallegrandomi 
haver inteso del ben essere di V. E. alla quale di tut- 
to cuore mi raccomando . Di Viboldone a XV IL di 
Giugno M.D.LXXIIL 
Di V. E. 

Ser. re et Cognato 
Il Car. u Borromeo* 

Così carcerato l'Arciprete , dovea secondo i pri- 
mi ordini avutisi condursi a Roma : nondimeno sendo 
con altro Breve stato abilitato San Carlo a giudica- 
re in questa Causa , non sembra che uscisse da Gua- 
stalla , ove di bel nuovo fu spedito il Vicario Pa- 
nico (a), e poscia l'altro sopranominato Vicario Bei- 
visi , i quali a nome del Santo Cardinale , e in vi- 
gor della commission pontificia esaminate meglio 
le cose , benché lo dichiarassero innocente dell' impu- 
tato assassinio , e di ave* abusato del Tribunale di 
Penitenza , lo condannarono però come sospetto di 
Pederastia , e di altre gravi mancanze, sentenziando- 
lo sospeso dall' Uffizio , durante lo spazio di cinque 

an- 



co Altra Lettera orig. di S. Carlo allo stesso. Milano 30 Giugno 1J7J 



LIBRO IX. 



Ay 



anni avvenire , per tutto il qual tempo vollero che 
fosse esiliato dal territorio di Guastalla , e dalla Città 
di Mantova ,- senza che potesse dalla sua Pieve perce- 
pir altro , che un congruo stipendio da somministrar- 
segli dal Vicario postovi a nome proprio del Cardi- 
nal San Carlo ( a ) , il quale fu Monsignor Vincenzio 
Guarini Dottore di Sacra Teologia , che molto esem- 
plarmente governò questa Chiesa , come da varj At- 
ti suoi rileviamo . Tale stipendio poi gli fu due anni 
appresso da Monsignor Alessandro Riario Patriarca 
Alessandrino e Auditor Generale della Camera Apo- 
stolica dì commissione del Papa fissato alla terza parte 
de' frutti , che in tempo della sua assenza sempre gli 
fu somministrata (£). 

!n- 



( a ) Ècco le parole contenute nella 
Sentenza . Quo vero ad reliqua crimina & 
presertim ad sodomiiicum sUspeclum , & ef- 
feclurn scandalosum diclo Populo Guastal- 
la , ideo ab administratione Archipresbitera- 
ius prediali per quinquenium suspendendum 
fore & esse prout per presentem nostrani 
suspendimus , 6- prò suspenso haberi volu- 
mus y & mahdamus , eundemque dialo tetri' 
pore dnrante a dieta Terra Guastallae , ac 
Givitate Mantuot earumque territoriis & 
diocesibus banditum fore & esse prout bari- 
dimus . Itaque ad eas nullo modo diclo tem- 
pore durante accedere debeat sub pena pri- 
vattonis dicli Archipresbiteratus in casa eon- 
traventionis , & hujusmodi tempore suspen- 
sìonis & banni durante , proviso prius ne 
dieta Ecclesia in divinis aliquod detrimenti 
patiatur\ de congrua & competenti portione } 
tx qua Vicarius modernus 6» prò tempore 



per Sanctissìmum C N. seu Illustrissimutn 
D, Cardinalem Borromeum deputatus com- 
modo vivere possit t & de aliis e idem Ec- 
clesioe necessaria ex redditibus , fruclibus , 
proventibus dicti Archipresbiteratus residuunt 
eidem D. Lelio relaxamus &c. 

( 6 ) Rog. di Francesco Maria Ci- 
gnacchi 5 Agosto 1575 d'onde costa , 
che a' 2Z di Gennajo Monsignor Riario 
spedì il Rescritto in favor dei Peverari , 
che a' io di Marzo San Carlo lo indi- 
rizzò al Vicario Guarini acciò gli desse 
esecuzione , e che a 9 5 di Agosto Orten- 
sio Arisi da Casalmaggiore Procurator 
del Peverari ricevette a nome di lui da 
Federigo Bapizio Fattore de' Beni della 
Pieve cento Scudi d' oro in oro , qua- 
ranta Ducati Veneti d'argento , e sedici 
lire Imperiali , valore delia terza parte 
de' frutti di tali beni . 



4 S ISTORIA 

Intanto il Cattolico Re Filippo II. desideroso di 
ridurre alla sua ubbidienza la Città di Tunisi tolta 
ai Barbari fin dal 1535 dal suo gran genitore Car- 
lo V. , e poi occupata da Ulacciali Re d' Algeri , 
meditava una impresa , di cui die il carico al celebre 
Don Gioanni d'Austria. Questi radunando l'Armata 
navale in Sicilia, invitò i Principi Cristiani a concor- 
rere a si beli' opera ; e Don Cesare ricordevole , che 
il suo gran Padre erasi in quelle parti valorosamen- 
te distinto , dispor si volle a passar anch' egli colà . 
Fatto avvertito della sua risoluzione il Santo Cardi* 
naie Cognato , ebbe da lui tal risposta il dì 30 di 
Giugno : Starò pregando Dio , che incamini al suo san- 
to servino il proponimento di V* E, & T esecuzione dì 
andare in Armata , Ù che ce la conseni > Ù riconduca 
sana a casa . Avea già mandato il suo equipaggio 
alla Spezia . Il giorno 14 d' Agosto partì da Guastal- 
la accompagnato dal tenero suo figliuolo Don Fer- 
rante, che fu assistente al suo imbarco eseguito a' 18, 
e abbracciato teneramente dal Genitore tornossene 
presso la Madre . Fratto vela a Livorno montò Doti 
Cesare su le preparate Galere , e a' 23 in giorno di 
domenica sciolse dal Porto . Navigando corse un gra- 
ve pericolo, perchè sclegatosi uno d^'Cavalli, che nel- 
la sua Galera si conducevano , e datosi a correre 
sfrenatamente per essa , cadde in quello scompiglio il 
Principe traverso i banchi , con rischio grande , se 

non 



L I B II O IX, 49 

noti lo salvava uno Schiavo Spagnuolo , che presolo 
in braccio, lo salvò dal pericolo. Il giorno 25 giun- 
se a Civitavecchia , e fatto posa qualche tempo, se 
ne passò a Messina , dove nel mese di Ottobre ar- 
mò a sue spese una Nave da guerra (a) . Cosi pas- 
sando alle coste di Barberia , e sorpreso alla sprovvi- 
sta il baldanza so Ulacciali , si riportò una segnalata 
vittoria , di cui essendo stato a parte il nostro Don 
Cesare, fu accolto con voci di giubbilo, e grande ap- 
plauso da' Sudditi suoi , allorché entrato il 1574 resti- 1574 
tuissi a Guastalla. 

Vedemmo fin ai tempi di Don Ferrante aperto 
quivi il Sacro Monte di Pietà : ma dotato era questo 
pio luogo di sì poche rendite , che non bastava ai 
bisogni della povertà . Gli Ebrei sempre soliti vivere 
di usure, apprettavano dell'altrui miseria, di che più 
volte ebbero a sentirsi gravi lamenti , non avendo 
tralasciato Don Cesare di castigar la insaziabilità lo- 
ro, che fin coli' interesse del venti per cento trovos- 
si aver prestato pili volte denari agli uomini di Gua- 
stalla . h x molto probabile , che i Frati Minori Osser- 
vanti qui venuti di fresco , al cui zelo dovevasi l' In- 
sti- 



( a ) Il descritto itinerario co' suoi Filze della R. P. Computisceria di Gua- 
accidenti raccogliesi da varie liste di stalla . 
spese allora occoise , che scanno nelle 



om< 



III. 



S 



óo I S T O R I A 

stituzione de' Monti di Pietà , eretti in varie Città 
d'Italia nel secolo antecedente (*^, stimolassero questi 
Fedeli ad aumentarne l'entrate per comun benefizio . 
Fu però concertato 7 che potendosi ottener facoltà di 
alienare una quantità di terreni lasciati da varj pos- 
sidenti alla Confraternita del Santissimo Saqramento 
detta del Consorzio , fondata da tempo immemorabile 
nelU Chiesa della Pieve , se ne impiegasse il riscosso 
nel detto Monte da erigersi novellamente , per la 
qual grazia il Principe , la Comunità , e i Confratelli 
del detto Consorzio supplicarono Papa Gregorio Xill. 
che benignamente con sua B>lla spedita da Frascati 
il primo giorno di Maggio , permise la vendita di 
que' terreni , e la fondazione del Monte , e diedene 
T amministrazione ai Confratelli dd Consorzio (<z), i 
quali non erano già un Corpo diverso da quello del- 
la Comunità , ma sibbene lo stesso C >rpo , riguar- 
dato in questa parte cerne una pia unione,- giacche re- 
golando i Beni di detto Consorzio, esercitavansij;, come 
anche oggidì fanno, in un opera molto pia, e cristia- 
na. Questi ben presto si accinsero all'opera , ed ordi- 
nato quanto occorreva, diedero per là prima volta la 

Pre- 



( * ) E 1 * cosa troppo nota che il B. per tacer di altri molti di Lombardia 

Bernardino Tomitano da Felcre Minor furono fondati per opeia sua . 
Osservante fu /1' Institutorc de' Monti di (a) Appendice N. VII. 

Pietà . Quelli di Mantova , e di Parma, 



L 1 B R O IX. òi 

Presidenza di tal Opera pia a! Signor Cesare figlio 
del Signor Giulio Caracci, persona molto accreditata, 
e rispettabile (a) , da cui discese la famiglia de' Si- 
gnori Conti Caracci (*), che diede alla Patria uomi- 
ni distinti anche a' di nostri ben valorosi, coiwe avrem' 
occasion di vedere, tra i quali non merito certamente 
di essere obbliato il Signor Conte Ferdinando , morto 
mentre quest'Opera nostra imprimevasi , che pel fino 
suo gusto di letteratura, per l'intelligenza squisitissima 
della Musica , e per le piti dolci maniere di tratto 
seppe obbligarsi quanti ebbero l'onor di conoscerlo, e 
trattarlo. Altri poi concorsero con elemosine ad arric- 
chir meglio questo Monte, pel quale fu eretta da' fon- 

da- 



( a ) A3a Publica Guastalla? 24 
Ocìob. 1574 . 

( * ) E' opinione che quefta Fami- 
glia sia un rarho de' Baroni Caracci di 
Nardo usciti dal Regno di Napoli in 
tempo delle fazioni degli Angioni e de- 
gli Aragonesi . Stabilita sul Mantovano 
ebbe quasi sempre 1' onor della Toga in 
casa per varj Giureconsulti , ed Avvo- 
cati di merito . Al predetto Cesale fu 
dato da Don Cesare I. Gonzaga il privi- 
legio di acquetare sul Guastallese , on- 
de trapiantò qui la' sua discendenza . 
Uuscì da lui Maicantonio, ch'io trovo 
mentovato in varj documenti , e special- 
mente in un Rogito di Giuseppe Sora- 
gna 28 Marzo i6u , ove si legge : Ibi- 
que constitutus Illustri* sirnus Dominus M.tr. 
cus Antonius f. q. Nob'lls Cxsaris Cnis 
Guastalla . Persio di lui figlio Avvocato 
celebre , e pe' suoi giorni Poeta egregio, 
Come appare dalle sue Rime , il cui 



originale sta presso di me , seguì la Cor- 
te Romana , e dopo di essere stato Ret- 
tore di Carpe ntr sesso, ebbe il Vescovado 
di Larino . Da Francesco suo Fratello 
scese la serie de' Conti Caracci onorata 
moltissimo alla Corte di Guastalla , e 
incaricata sovente di aifari di somma 
importanza . Ebbero questi in casa nobi- 
lissime Dame uscite dalle Famiglie Ba- 
ruffoni , Spitimbergo, Torelli, e Zanar- 
di . Il lodato Signor Conte Ferdinando 
ebbe in prime nozze la Signora Marche- 
sa Flaminia Cappi Pctrozz3ni , ed à la- 
sciala vedova del secondo letto la Signo» 
ra Contessa Teresa Arcelli . Ricordo con 
gratitudine querto Cavaliere , pel cui 
zelo 1' anno 1771 v : de le Stampe la Vi- 
ta di Monsignor Persio da me scritta , 
che fu la prima produzione della mia 
penna , dietro la quale presi poi corag- 
gio a tentar altre imprese . 



b% ISTORIA 

damenti una decente Fabbrica , sotto il dominio di 
Don Ferrante IL , su cui leggiamo questa marmorea 
Iscrizione. 

AEDEM HANC SACRI PIETATIS MONTIS 

VSIBVS DEDICATAM ADMINISTRATORES 

EIVSDEM MONTIS AERE A FVNDAMENTIS 

SVB FELICISS. FERDINANDI GONZ. IL 

GVASTALLAE DOMINI AVSPICIIS ERIGENDAM 

CVRARVNT ANNO SALVTIS 

MDLXXXIX. 

Gli Ordini di questo pio Instituto leggonsi alla stam- 
pa riformati l'anno 1676 sotto la direzione di Mon- 
signor Giacopo Quinziani Abate Ordinario, del P. D. 
Gioanni Morandi Chierico Regolare Teatino . del P. 
Vitale Gherla Guardiano de' Minori Osservanti , del 
Signor Canonico Dpn Francesco Bojani , del Signor 
Giacopo Pecorelli Soprintendente del Sacro Monte , 
del Signor Dottor Felice Gabardi Sindico dell' Illu- 
strissima Comunità , del Signor Francesco Barlassina 
Rettore , e del Signor Giuseppe Filippi Ragionato di 
detto Monte . 

Correndo il medesimo anno , fu messo la prima 
volta alla Torre della Rocca 1' Orologio pubblico a 
spese del Principe , che lo pago trentacinque Scudi 
d' oro all'Artefice Cesare Giacobini , e fu cominciata 

in 



L I B R O IX. 03 

in Camporaìnero la Chiesa di San Rocco eretta poi 
in Parrocchia nel 1585 da Papa Sisto V., e riedifi- 
cata nel 1641 . Eransi fatti da Don Cesare tutti i 
preparativi per ispedire il giovinetto Don Ferrante 
alla Corte di Spagna , ma certe febbri , onde fu sor- 
preso, impedirono tale viaggio. 

Il nostro maggior Tempio erasi in questo men- 
tre ridotto alla sua perfezione, stabilito giacche intito- 
lato fosse a S. Pietro Principe degH Apostoli . Scritto 
avea Don Cesare al Santo Cognato Carlo Borromeo, 
acciò si disponesse a venire a Guastalla per farne la 
solenne Consecrazione ; ma questi, che voleva prima 
soddisfare alla divozion sua di ritrovarsi in Roma 
all'entrare del prossimo Anno santo , risposegli l'ot- 
tavo giorno di decembre nell'atto di partir da Mila- 
lano in questi termini: Jncamlnandomi hoggi con V aju- 
to di Dio verso Roma per la strada piìi breve per tro- 
varmi all' aprire della Porta Santa , et vedendomi an- 
pu dato dal tempo , V. Ecc. mi /laverà per scuso se non 
posso divertire a Guastalla per visitarla , et goderla , 
massime in occasione di questo suo ritorno , riservando- 
mi a farlo poi con più comodità alla tornata mia di Ro- 
ma, al qual tempo potrò anco attendere alla Consecra- 
zione della sua Chiesa nuova di Guastalla (a). In at- 
ten- 



er) Leti ra originale di S. Carlo , Gentiluomo chiamato Paolo della Rove- 
«olla quale mando a Don Cesere un suo re, che presentar doveva nello stess© 



tem- 



04 ISTORIA 

tenzione adunque del ritorno del Santo , si mise il 
Principe a volere stabilire alla sua Chiesa la già pro- 
messa dote di 400 Scudi doro, e ne fece stender 1' at- 
1575 to solenne il giorno T3 di Febbrajo del 1575 , dichia- 
randosi, che tal rendita servir dovea pel mantenimento 
di dieci Sacerdoti da scegliersi da esso, e da' suoi eredi 
ad uffiziarla, i quali avrebbero dovuto regolarsi a tenor 
delle Costituzioni, che dato avrebbe loro S. Cirio, già 
pienamente informato delle sue pie intenzioni (a). 

Ma l'arbitro eterno delle umane vicende avea 
già stabilito di chiamare a se il nostro Principe , ed 
affrettargli la mercede delle sue opere buone . Poco 
dopo aver eseguito quanto abbiam detto, cadde in 
gravissima infermità , che gli tolse fino l'uso de' sen- 
timenti . Affrettaronsi i Medici per dargli soccorso, e 
fu chiamato da Parma Scipione Cassola annoverato 
fra i pili eccellenti , ma indarno . Il duolo fu grande 
in tutta la Corte . Un messo , che fu inviato volando 
alla volta di Roma per incontrare S. Carlo , trovollo 

in 



tempo a lui M. Aurelio Giosuè da Fo- per hoc per lllustrissitr.um , & Reverendis- 

ligno eletto per servigio di Don Fer- simum Dcminum Cardinaletlt . Borromeum 

xante . ipsius Illustrissimi Domini Principis Cagna*. 

( a ) Rog. di Domenico Cignacchi , tum , cui prxdictas Constitutioms prXscri- 

ove si legse espressamente , che i Sacer- bendi omnem facultatem dedit , & ad hoc 

dori da eleggersi al servigio di questa suprascriptum Dominwn Cardn dem tam- 

Chiesa avrebbero dovuto regolarsi juxta, quam mentis sua bene injtruclum elfgit & 

c--n -litiones & formas protscrihcnàas in Con eli£it . 
stitutionibus ac ordinalionibus a\u<x fient su. 



LIBRO IX. òò 

iti Bologna , e pria che da cavallo smontasse , ebbe 
il pio Porporato 11 funeste? annunzio , che rapidamen- 
te a Guastalla lo trasse. Giamo che fu , e conosciuta 
l'inutilità dc'rimedj terreni, ricorse il Santo all'Ora- 
li ne , e fatt ) esporre il Santissimo SagraiiEtttD, ve- 
gliò egli tutta la notte , supplicando la divina pietà 
a donar all' infermo tanto di posa , e lume tal d' in- 
telletto , che agli affari dell' anima potesse provvede- 
re . Furono esaudite le preghiere del Santo , e l'egro 
Don Cesare a se rivenne , tutto ricolmo di giubilo ? 
e tenerezza , vedendo al suo letto assistente il Cogna- 
to , che ben riconoscea per Santo . Confortossi adun- 
que co' Santissimi Sacramenti , e poscia contento di 
veder gingnere a se anche il fratello Don Andrea , 
volle stendere il suo Testamento, lasciando suo erede 
universale il primogenito Don Ferrante , e assegnan- 
do la dote alla figliuola Margherita , che fu poi mo- 
glie in terze nozze di Vespasiano Gonzaga Duca di 
Sabbioneta . Dal Testamento istesso apprendiamo aver 
egli avuto un figliuol bastardo chiamato Carlo , e 
una figlia pure illegittima chiamata Ippolita , a quali 
provvide bastevolmente . Ma se con qualche difetto 
era in gioventù vissuto , di che però non vediamo 
aver mai egli menato trionfo , come in molti accader 
soleva pur troppo , seppe nel rimanente della vita 
esercitarsi tanto nella virtii , che facilmente cancellò 
quelle macchie , delle quali avevalo V umana fragilità 

im- 



OS ISTORIA 

brattato . E aggiugnerò qui cosa , la qual merita di 
essere osservata , che il ramo de' Gonzaghi di Gua- 
stalla fu senza forse quello , che meno riuscì vizioso 
in genere di sensualità . Iu fatti non troviamo , che 
Don Ferrante I. avesse altro , che una bastarda chia- 
mata Livia (a) , e niuno forse ne avrebbe avuto 
Don Cesare , se a lui pili per tempo si fosse provve- 
duto di saggia moglie . Ma ritornando al letto del 
nostro infermo , dicQ che tre giorni dopo f estension 
del Testamento, ricordatoci dell'amistà già stretta col 
Duca di Parma , e desideroso che questa durasse a 
bene del suo figliuolo , far volle anche un Codicillo , 
in cui raccomandò questo alla protezione del Duca 
Ottavio (b) , Il che fatto, niun altro pensier più 
prendendo che della eternità , e abbandonatosi nelle 
braccia di S. Carlo , morì la sera de' 17 di Febbra- 
io (e), si contrito delle sue colpe , e pieno di senti- 
menti tanto cristiani, ch'ebbe il Santo ad asserir pub- 
blicamente , che finir non poteva i suoi giorni pili si- 
curo della grazia di Dio , se per più anni addietro 
vìssuto fosse ritirato nel Chiostro (</). 

Gran 



( e ; Questa fu da Don Cesare ma- ( e ) Memorie MSS lasciate dal P. 
ritara a G rolamo Negri tiglio di Lodo- Silvio de Ferrara Guardiano del Con- 
vico da Mantova Cavalitr dall'Ordine vento di S Francesco di Guastalla. 
d'Alcantaia, come dall' Istrumento do- (d) Carolus a B&silicapem de Vita 
tale sceso da Cintio Petrozani 3 Sete & rebus gest s S Caroli Lib. III. pag. 
1567 ì6: , e G lussano V'ita di S. Carlo Lib. 

( b ) Rog Dominici Cignacchi so & III. cap. 7 pag. 124 , 
13 Feb. J575 . 



LIBRO IX. òy 

Gran doglia sentirono iGuastallesi di una tal perdi- 
ta, perchè sebben questo Principe a gravi spese li aves- 
se costretti , le conoscevano tanto utili e vantaggiose, 
che volontari sofferte le aveano , e n'erano ornai con- 
tenti, incominciando a sperimentarne i buoni effetti. PiU 
di ogni altro ne rimase la Principessa afflittissima, cui fa 
gran sorte l'avere appresso in sì lugubre circostanza il 
Santo fratello, che solo potè a temprarle il cuore ad una 
rassegnazion virtuosa . Fu deposto il cadavere di Don 
Cesare nella sua novella Chiesa , che il Santo Cardinale 
preparossi a consecrar tosto solennemente , eseguendone 
la funzione il giorno 20 dello stesso mese, che cadde nel- 
la prima domenica di Quaresima , e dedicandola in ono- 
re del Principe degli Apostoli . Compartì allora ai fedeli 
ivi concorsi un anno e cento giorni d indulgenza, come 
nelle sue memorie lasciò scritto il P.Silvio da Ferrara, 
testimonio oculare (a)\ ed arricchì la Chiesa di Sacre 
Reliquie . Poscia eletti i Sacerdoti , che uffiziar la dove- 
vano ^ par che loro lasciasse, giusta l'intenzion del de- 
funto, alcune Costituzioni in iscritto conservate ancora, per 
quanto pare , ai tempi di Monsigaor Abate Vincenzio Loa- 
ni (£). Tuttavia sembravi ragione di credere, che tali 
Costituzioni non fossero composte mai . Imperciocché ri- 

man- 

(a ) Memorie MSS. sopra citate . scovo di Reggio /con altra sua de' 14 

( b ) Questo Abate rispondendo ad citò fra le altre cose anche gli Ordì* 

una Lettera de' 6 di Aprile del 1627 , ni fatti dalla gloriosa memoria di San 

scrittagli da Monsignor Coccapani Ve- Carlo. 



om< 



III. 



SCO- 



ò8 ISTORIA 

manci una Lettera scritta da D. Cesare II. a Monsignor 
Abate PoJecatero in Roma a' 2 di Sett. del 1619, ove 
fu detto : IL Signor D, Fernando mio Padre , e Monsignor 
Abate ani di Guastalla hanno gran desiderio di porger qual- 
che rimedio all' ' ,pfft ci atura , e modo di vivere di questo Clero, 
ma vorriano anco dar in persona che facesse il servigio di 
Dio scn^ altra mira , tanto più che quando fu fondata questa 
Collegiata circa 40 anni som il Papa ordinò , che il Capi- 
tolo insieme con l'Abate facessero le Constituiioni di tutto 
quello si doveva osservare , ne per ancora sono state fatte , 
sicché alcuno non sa quello sia obbligato di fare . Comun- 
que sia, consecrata ch'ebbe S. Carlo la Chiesa nostrale 
ne tornò a Milano . Di tal Consecrazione non vedendosi 
prima de'nostri tempi memoria alcuna in questo Duomo, 
il moderno vigilantissimo Abate Monsignor Tireili, la cui 
Famiglia aggregata alle Nobili di Brescia appunto circa 
i tempi di cui ora parliamo venne da Desenzano, dove 
possedeva molti poderi, a stabilirsi in Guastalla (*)•, fu 

sol- 



( •* ) Diversi documenri veder ci fan 
no stabiliti circa questi giorni in Gua- 
stalla i Nobili Signori G ini io , Alfonso , 
e Carlo figli del Signor Gian>ftatista Ti- 
relli venuti da Desenzano . La premura 
eh' ebbero Don Cesare I. e Don Ferran- 
te II di condurre a questa loro Terra 
Nobili abitatori s avrà cooperato a farve- 
li venire . E certamente troviamo essere 
stati i detti tre Fratelli da Don Ferran- 
te disti'.. a , come li furono anche Car- 
lo , e Giambatisca figliatali di Culto , 
allievi nelle buone Lectere di Jacopo 
Vezzano , che alcune voice li ricordo 
con onore nelle sue Epistole latine . A 
medesimi anche il Duca Ferrante III. fu 



liberal di/ favori . Oltre 1 Principi della 
Famiglia Gonzaga concorsero anche 1 
Farnesi Duchi di Parma , e quelli della 
dominante Casa di Borbone a distingue- 
re , ed onorare la .Famiglia de' Marchesi 
Tirelli congiunta di sangue colle nobi- 
lissime Case Donesmondi , Spilimberghi , 
e Torelli per femine maritate nelle me- 
desime ; e imparentate con varie nobilis- 
sime Famiglie , e specialmente colla Sua- 
rez originaria di Spagna , e stabilica in 
Venezia , colla Tndf pali , e Zibramonti 
di Mantova, colla Cusani d' Milano, e 
u!timaniin;e co' Marchesi Malaspina di 
Fosdinovo , e coi Coftti Garimberti di 
Parma . 



L 1 E R O IX. 3e> 

sollecito di perpetuarne la ricordanza colla seguente Is- 
crizione , ove epilogò gli altri pregi della sua Chiesa. 

D. O. M. 

TEMPI.VM . HOC 

A. MDLXIX 

CAESARIS . I. GONZAGAE 

GVASTALLAE . DOMINI 

PIETATE . EXTRVCTVM 

D. CAROLVS . BORROMEVS 

IN . HONOR. PRINCIPIS . APOSTOL. 

DIE . XX. FEBRVARII . A. MDLXXV. 

CONSECRAVIT. 

SIXTVS . V. P. O. M. 

IN . SVBVRBANA . D. PETRI . BASILICA 

GREGORII . V. DEDICATIONE 

VRBANI . II. ET . PASCHALLS . II. 

CONCILIIS . CELEBERRIMA 

ORDINARIA . ARCHIPRESBITERALI 

DIGNITATE . SVPPRESSA] 

ABBATIALIS . SEDIS . PRAEROGATIVA 

CONFIRMATA . TERRITORIO . NVLLIVS 

ATQ. INSIGNI . CANONICOR. COLLEGIO 

AVX1T . ILLVSTRAVITQ. 

A. MDLXXXV. 

Ne' giorni 2j , 26, e 28 dell'accennato mese cele- 

braronsi poi i solenni funerali al defunto Signore, 

concorrendovi tutto il Clero Secolare , e Regolare , 

h z è 



ffo ISTORIA 

e si conservò Y uso di replicarli negli anni consecu- 
tivi (a). 

La Principessa Cammilla preso avendo la tutela 
del Figlio, rivolse tosto il pensiero a procacciargli 
dall' Imperadore Massimiliano II. i Privilegi annessi a 
questa Signoria , onde dopo i Dottori Jacopo Feru- 
zio, e Lazaro Leonzio ambi da Sassuolo , che aveano 
tenuta la Podestaria , scelse di nuovo il Dottor Qui- 
rino Frassetti da Correggio (£) , e lo mandò alla 
1576 Corte Cesarea per tal effetto . Fece egli ritorno Tan- 
no seguente colla Investitura , e la confermazione dell' 
altre volte concedute grazie (e) . Con pari liberalità 
il Re Cattolica conferi al nostro Don Ferrante IL le 
cariche di Capitan Generale delle Genti d\arme di 
Lombardia (i) , e di Gran Giustizi ero del Regno di 
Napoli (e) , mentre in freschissima età dando opera 
alle buone Lettere , dimostrava quel ch'esser doveva 
col tempo . Aveva già il Padre cominciato a farlo 
ammaestrare , dandolo iti governo ad Acate Fiera 
Medico Mantovano , di cui rimangono Lettere in lo- 
de del perspicace talento di questo fanciullo < Ma la 

Prin- 



( a ) Liste di Spese nelle Filze di ( d ) Patente data il giorno 3 di 

Computisteria 1575- Maggio 1*75. 

( b ) Ada Publica Guast. 1 Jul. ( e ) Privilegio dato il primo di Ago- 

1575 . sto 1576 . 

(e) Diplom. dat. '3 Feb. 157*. 



L I B R O IX. 61 

Principessa volendo , che pari alle Lettere fosse in lui 
la bontà de' costumi , diedelo in cura ad un pio Sa- 
cerdote originario Spagnuolo , chiamato Costantino 
Henriquez, il quale oltre all'ammaestrar lui, prese an- 
che il carco di tener i giorni di Festa pubbliche le- 
zioni di Sacra Scrittura nella Chiesa di S.Pietro (a)} 
e gli assegnò per Ajo il Conte Gaspare Sessi Reggia- 
no, del quale scrivendo a S. Carlo ebbe a dichiarar- 
si molto contenta (£) . Sospetti di pestilenza scoperti 
dalla parte di Mantova , e poco dopo effettuati in 
Veneziane in Milano , mìsero quest'anno i Guastalle- 
si in una grandissima guardia y per cui niun danno 
ebbe a risentirsi. 

L' Arciprete Lelio Peverari dopo la morte di 
Don Cesare prese a maneggiarsi per ottener l' asso- 
luzione della sua condanna , ed impetrar il ritorno in 
Guastalla . Non approvava la Principessa , eh' ei lo 
tentasse ; però con lettere varie a S. Carlo , al Car- 
dinal Alciati , e ad altri tutto l'anno 1576 , e gran 
parte del 1577 , altro non fece , che combattere per 1577 
non avcrvelo . Si diede però un intreccio di cose 
molto strano . Per non potersi aver libero commer- 
cio 



(a) Ex Aftis Pub. Guast. 7 Jan. tere di Donna Cammilla 14 Maggio 
( b ) Dai registri originali delle Let» 



6% ISTORIA 

ciò con S. Carlo , il quale nella strage fatta dalla pe- 
ste in Milano esercitavasi in quegli atti di carità 
eroica assai noti nella Storia , si cominciarono a trat- 
tar le cose col solo Cardinal Alciati, il quale volen- 
do favorire la Principessa , e il Popolo Guastallese , 
e sentendo che Vincenzio Guarini più non sentivasi 
di far qui le veci dell' Arciprete , fece delegare un al- 
tro Vicario , affinchè il Peverari tolto fosse per or 
di speranza di rientrare al governo della Pieve . Nel 
tempo stesso però il Peverari trattando direttamente 
con Monsignor Riario Auditor della Camera Aposto- 
lica riportò la bramata assoluzione con il rescritto di 
poter liberamente ripigliar il governo della sua Chie- 
sa. Il giorno 13 di Luglio dell'accennato anno 1577 
comparve alle sbarre , che stavano alla Tagliata per 
i timori dell'influenza 1 , Don Gioanni de' Salarj Rettor 
della Chiesa di S. Andrea di Gualtieri , come Procu- 
rator dell'Arciprete , ed introdotto al Podestà , e al- 
la presenza del Guarino , spiegò il mandato che te- 
neva , ed in vigor delle lettere del Riario spedite il 
dì 28 del mese antecedente licenziò dal Vicariato il 
Guarino , che disse venerar moltissimo tali ordini , 
ma che per esser tutto il negozio passato per le ma- 
ni di S. Carlo , parevagli conveniente , che nulla in- 
novar si dovesse senza l'intelligenza di lui . Il Salarj 
proseguì gli atti suoi , e mise in possesso della nostra 
Pieve Don Antonio Manfredini come Vicario del Pe- 

ve- 



LIBRO VII. e 3 

verari (a) . Pochi giorni appresso ecco venirsene a 
Guastalla Antonio Petrucci Durammo Dottor d'am- 
be Je Leggi , Cappellano e Protonotario Apostolico , 
e Conte Palatino con lettere del Cardinal Alciati , 
che lo dichiaravano Vice-Arciprete in luogo dei Gua- 
rino. La Principessa- fortemente maravigliossi di ordi- 
nazioni si opposte venute dalla Curia Romana , e do- 
po aver rivolto mille pensieri nell' animo , scrisse all' 
Alciati , che s' era possibile , facesse sospendere la fa- 
coltà dall'Arciprete ottenuta , e volle che il Petruc- 
ci, il qual parevale uomo di valore , stabilito qui ri- 
manesse in qualità di Coadjutore , e si tenesse anco- 
ra il Peverari lontano , giacché non credevasi abile al 
governo delle anime, non aveva l'amore del popolo , 
e dava segni manifesti della sua avversione ai Gua- 
stallesi , ed alla Casa Gonzaga (b) . Furono intese 
queste ragioni , sicché fu al Peverari intimato di non 
tornare , ed il Petrucci fu confermato nella sua cari- 



ca 



( a ) B.og. di Geminiano Magnavac- tinentìa usque ad beneplacltum voluntatis 

ca 13 Luglio 1577 > ove %l * e 8g e tra * e prcedicìi Reverendi Domini Lelii Archipres- 

alcre cose , che il Salarj Eundem Reve- biteri principali! sui contulit , ac etiam con* 

rendum Dominum Antonium Manfredinutn cessit , ipsumque Referendum Dominum 

Vicariarti in fradicia Plebana. Ecclefia quo- Antonium Vicarium deputatim ut supra su» 

ed spiritualia deputava , consthuit , & or- per Cathedram Episcopalem imposua , 6* 

dinavit , eique plenam licentiam & liberam sedere fecit ipsum in possessionem Vicaria'- 

potestatem corrigendi , & reformandi ibidem tus modo & forma prjrmissis per actum hu- 

qux correzione & reformatione noverit indi- jusmodi imponendo , & immitendo &c. 

gere dedit ntque concessa , omniaque aiia. ( a ) Lettera della Principessa Cam- 

in didn Ecclesia, ad officium spirituale per- milla 29 Luglio 1577. 



6 4 ISTORIA 

ca , di cui prese il possesso nel mese di Agosto con 
molto piacere della Principessa , rimanendo obbligato 
il Peverari a pagare annualmente zoo Scudi di ono- 
rario, e altri 20 di viatico al detto Petrucci {a). 

Dall' Imperadore Rodolfo IL succeduto nel Tro- 
no impetraronsi intanto al giovane Principe i soliti 
Privilegi per Guastalla ( b ) ; ma trovandosi questa 
Casa di molti debiti carica , convenne incominciar 
d'altra parte a spogliarla . Mal volentieri discendeva 
Donna Cammilla a tal passo ^ pure la necessità , che 
prima l'aveva indotta ad impegnare, la trasse poi a 
vendere per cinquantatre] mila ducati nel Regno di 
Napoli il Ducato di Ariano (e), che fin dal 1532 
confiscato da Carlo V. ad Alberico Carrafa, era stato 
donato a Don Ferrante I. Il nostro giovane Don Fer- 
rante cresciuto poi in età provò gran doglia di que- 
sta alienazione , ed ebbe così a scriverne al Duca di 
Mantova : Ariano Città dì questo Regno fu venduta 
dalla Signora mia Madre per le necessità , nelle quali 
il Signor mio , che sia in gloria , lascio la Casa mia , 
essendo io di dodici anni , della qual vendita ho poi 
sentito sempre più dispiacere , poiché et per essere Du- 
ca- 



( «> Altre della scessa $ e 28 Ago- gus-:i 157-7. 
Sto 25 Sete. 14 Ottobre . ( e ) Altra- della medesima scritte a 

(£) Diploma dac. Vienna 27 Au- diversi il giorno 11 Maggio. 



LIBRO IX. 6b 

cato , et Terni grossa in queste parti m haurebbe ap- 
portato reputazione , et e modo infinito . Dapoichh fa 
uscita dal do niriio di Casa mia , piuttosto che stare 
sotto abw Si more si ricompero da se stessa , et si die- 
de al Re (a). 

L'anaci che venne appresso, fu apportatore di He- 1578 
ta novella , perchè nella promozione di Cardinali fat- 
ta da Gregorio XIII. a' 20 di Febbrajo sentissi anno- 
verato Gianvincenzio Gonzaga Zio paterno del nostro 
Dun Ferrante . Questi nato già in Palermo nel 1540 
era stato ancor fanciullino aggregato al Sacro Militar 
Or-dine di Malta, e arricchito dal Gran Maestro Gio- 
anni de Homedes col Priorato di Barletta (b) . Di- 
stintosi quindi molto lodevolmente in varj impieghi , 
e grandemente amato dal Duca di Mantova suo Cu- 
gino, fu innalzato a tanta dignità con moltissima al- 
legrezza della famiglia • 

In Guastalla fioriva molto a questi giorni la 
pietà si per l'esemplarità degli Ecclesiastici , come per 
lo zelo della Principessa tutta intenta a procurare il 
maggior culto di Dio . Quindi fu che ebbero origine 
due Confraternite Laicali , una sotto l'invocazione del 

San* 



( a ) Registro delle Lettere di Don ( b ) Diploma dato in Malta 2 Qt- 

Ferrante II. del 1588. 8 Agosto. tob. 1543 . 

Tom. Ili* ì 



66 ISTORIA 

Santissimo Sacramento , diversa dalla pili antica no- 
minata di sopra , come espressamente apprendiamo 
dai Consiglj della Comunità (a) , l'altra sotto il tito- 
lo di Maria Vergine immacolatamente concetta . En- 
trava in questo affare 1' impegno della stessa Comuni- 
tà , trovando noi , che il giorno 9 di Giugno Gian- 
francesco Cataneo, Antonio Giglio , Gianfrancesco Bat- 
taglia , Giuseppe Filippi , e Corradino di Cateto , 
tutti uomini del consiglio , alla presenza del Vicario 
Petrucci, fecero loro procuratore l'Architetto France- 
sco Volterra abitante in Roma , perchè dal Papa im- 
petrasse alle dette Confraternite le Indulgenze conce- 
dute alle Arciconfratermte di Roma (&) . Quella che 
si radunò sotto il titolo di Maria Vergine immacola- 
j-^ta, eresse Tanno dopo da' fondamenti l'Oratorio alla 
medesima dedicato , come .da memoria originale , che 
si à nell'Archivio del Convento di S. Francesco, pie- 
namente raccogliesi (e) . L'altra del Santissimo Sa- 
cramento ebbe lenti progressi , ma molto più fermi , 
e decorosi , perchè non ancor ben radicata , ebbe va- 
rj anni dopo eccitamento a meglio stabilirsi da Mon- 
signor Bernardino Baldi, ottenne nel 16 13 l'aggrega- 

zio- 



(b) Spoglio de' Libri de' Consigi; ca p Luglio 1578 . 
5 Gennajo 157? . (a) Vedi Antichità , e Pregi della 

(e) Rog, di Geminiano Magnavac- Chiesa Guasiallese . Cap. 20 pag. 143 . 



L I B R O IX. Gy 

zione all' Arcìconfraternita di Roma , e fondò contigua 
al Duomo la sua Cappella , che minacciando ruina 
fu poi l'anno 1670 riedificata sul disegno di Antonio 
Vasconi , con assai elegante architettura (£) . Felice 
intanto riputavasi questo Popolo , cui la magnificenza 
de' suoi Padroni aveva ingrandita , abbellita , e nobili- 
tata la Patria , cui 1' equità de' medesimi , l'odio del 
vizio , e 1' amore della virtii assicurava una dolce 
tranquillità , cui finalmente la pietà del loro animo 
agevolava i mezzi, onde fra i mondani tumulti atten- 
dere anche agli affari dello spìrito , senza un buon 
regolamento del quale erra chi crede poter gli uomi- 
ni bene e beatamente vivere , e la Repubblica con 
rettitudine governarsi . 



( b ) Il primo a dar notizie fonda- santamente erudito Diario Sacro perpetuo 
te dell'Origine di questa Confraternita di Guastalla P. IV. 30 Nov. pag. 101 
c stato Stefano Rodoni nel suo pio e impresso in questa Città l'anno 17*4. 



Fine del nono Libro* 



1 % 



ISTO- 



6-9 



ISTORIA 

GUASTALLA 



«KS- 



^r^= 



a* 



LIBRO DECIMO. 



E 



ntrando Don Ferrante IL nel sestodecimo anno 
dell' età sua uscì dalla tutela materna , e prese de' 
suoi Stati il governo . Dal fausto cominciamento pi- 
gliando ottimo augurio i Guastallesi concorsero molto 
lieti a riconoscerlo con pubblici donativi (a) ; né 
s'ingannavano punto nel ripromettersi sotto il domi- 
nio di lui giorni lieti , e sereni . Conciosiachè questo 
giovane Principe acceso di beli' amore verso le Scien- 
ze avea fin qui atteso ai dolci non meno, che ai gra- 
vi studj , tutti gustando i migliori parti de' latini , e 

to- 



( a ) Spoglio de' Libri de' Consigi j %6 Marzo 157? . 



yo ISTORIA 

toscani Scrittori , e a tutte le facoltà più necessarie 
la virtuosa sua mente applicando , prendcndu special- 
mente diletto della volgar Poesia , in cui già con 
grandissima lede valorosamente si esercitava ( * ) : ai 
quali ornamenti sì soavi maniere di tratto , e tanta 
umanità e prudenza veniva accoppiando , che non 
come giovane , ma come provetto , e consumatissimo 
Signore si riguardava . Per meglio andarsi istruendo 
propose di rendersi amici i pili celebri uomini dell' 
età sua , onde volendosi recar a Ferrara per esser 
presente alle Nozze di Alfonso IL d' Esce, celebrate 
in questi giorni con Margherita figlia di Guglielmo 
Duca di Mantova , volle fermarsi al Monistero di S. 
Benedetto di Polirone per conoscervi il P. Don An- 
gelo Grillo , uomo chiarissimo di quella età , e noto 
per le sue Rime (a) . Quindi giunto a Ferrara , e 
avuto il contento di vedervi arrivare il celeberrimo 
Torquato Tasso ( b ) , niun' altra cosa pili ebbe a 

cuo- 



( * ) Francesco Patrici nel dedicar- de età , e me , e molti altri empiuti di 
gli la Deca Disputata della sua Poetica stupore, e con Liriche d' ogn sorte Com- 
scrisse così : Genio celeste sino in età di positioni , e con Egloghe , e con D ramma~ 
fancullo hebbe nel vostro animo recato tìche Pastorali , che a molti d€ più fa- 
questa voglia di sapere e Teologia , e mosi Poeti date alta cagione di sospirar^ 
Morale per comporre i suoi desidey , e vi dietro . Molti altri Scrittori de' suoi 
Politica per lo governo de 1 vostri Popoli , tempi lo celebrarono , encomiandone spe« 
e Matematica per difesa > e utilità va- cialmente le Poesie . 
ria , e ornamento de* vostri Luoghi ; e ( a ) Lettere del Grillo . 
di XV. anni a Poesia vi spinse , nella (è) Serassi Vita del Tasso Lib. Ili» 
quale solo ricreandovi , havete in così ver» pag. 281* 



L I B R O X. yi 

cuore , che lo stringersi a lui della pili dolce manie- 
ra , chiedendogli premurosamente varj Componimenti 
suoi, che fece con diligenza trascrivere (a) . Da quei 
tempo amò poi egli il Tasso grandemente , e lo pro- 
tesse , e soccorse più fiate nelle sue disgrazie , talché 
meritamente a lui dedicò Aldo Manuzio la prima 
edizion dell' Ambita di sì valoroso Poeta , e il Tasso 
stesso a non altri che a lui indirizzar volle la sua 
Apologia . Ma saria cosa lunga , e fuor del nostro 
proposito il dire quanti uomini di lettere venissero 
all'ombra di questo dotto , e libéralissimo Signore, e 
quanti secolui carteggiassero continuamente ; e però 
basterà solo ricordare Muzio Manfredi , Angelo Inge- 
gneri, Diomede Borghesi , e tutti coloro che concor- 
sero a tener vegeta, e fiorente l'Accademia degl' In- 
vaghiti , cui ad imitazione del Padre proseguì a dar 
luogo nel suo Palazzo di Mantova , sostenendone an- 
che il Principato (b). 

Di Bernardino Marliani, che prese a suo Segreta- 
rio, leggesi da me descritta la Vita , come pur quel- 
la di Bernardino Baldi , che volle a suo Matematico 
in questi tempi trascegliere. Aveva impegnato il San- 
to 



( a ) Nelle Filze di Computisteria ( b ) Ascanio de' Mori da Cenò nel- 

del 1579 trovansi pagati alcuni denari a la Dedicatoria ddla decima tra le sue 

wn certo Messer Carlo , che aveva rico- Novelle a D. Ferrante . 
piato le Rime del Tasso . 



jz ISTORIA 

to Cardinal Borromeo suo Zio a trovargli un Mate- 
matico di valore , e questi lo andava cercando col 
mezzo di Angelo Papio , personaggio mMto autore- 
vole , e letterato (a) : ma appena intese di Muzio 
Manfredi chi fosse il B lidi , non tanto Matematico 
egregio, quanto Filosofo, Istorico, Poeta, e in tutte 
le pili dotte lingue versato , altri non volle che lui , 
godendo altamente di vederselo giungere appresso en- 
1580 tro l'anno 1580, dal qual tempo nella Corte diGua- 
stalia formossi quasi una delle più floride Accade- 
mie, cui i migliori ingegni gloriavansi di chieder giu- 
dizio su le opere loro, siccome leggiamo del rinomato 
Cavalier Batista Guarini , che qui sentir fece prima 
di esporla alla pubblica luce la sua Tragicommedia del 
Pastor Fido . E in vero se della Teatrai Poesia si 
parla, ninno erane miglior giudice di D)n Ferrante , 
che una Favola Pastorale intitolata Enone diedesi 
poi a scrivere , la qual meritò infinite lodi , benché 
non apparisse mai alla luce per non averle egli dato 
queir ultimo abbellimento , che avrebbe voluto , a ca- 
gion delle sue gravi occupazioni . Fu anche molto 
amante della Musica , e teneva presso di se egregj 
Cantori, all'armonia de' quali far soleva egli soven- 



te 



<«) Lettere orig. di s. Carlo 19 Sett. , e 3 Ottob. 157? 



L I B R O X, j3 

te dolce accordo col Gravicembalo , che valorosamen- 
te toccava. 

Ma per dir del governo] di Don Ferrante osser- 
vo, che ne segnò l'epoca primiera con due atti, am- 
bidue degni di Principe , cioè con uno di esempla- 
re giustizia , e con un altro di benigna clemenza . 
Quel di giustizia fu il voler condannato a morte il 
Notajo Geminiano Magnavacca Modenese , che seden- 
do al Banco della ragione , era stato scoperto , e con- 
vinto per falsario . La pubblica fede tradita da chi 
tiene obbligo di sostenerla incorrotta, non può vendi- 
carsi che con un pubblico esempio , e cosi volle il 
Principe che succedesse . La clemenza poi usolla di 
buon animo verso f Arciprete Peverari da questa sua 
Chiesa, come vedemmo, esigliato. A lui, che impetra- 
to aveva un Breve Pontificio di poter ritornare, ogni 
volta che il Principe non facesse ostacolo , e che una 
lettera piena di affettuosi sentimenti gli scrisse , così 
amorevolmente rispose. 

Molto Reverendo Signore . Ho preso molto piacere 
nel leggere il Breve di S. S. trattando del ritorno di 
V. S. a questa sua Chiesa , et sono rimaso molto sod- 
disfatto di quello che non pure ella mi scrive , ma che 
mi ha fatto dire per il mio Segretario intorno alla buo- 
na volontà che tiene verso di me : per il che assicuro 
V. S. che mentre ella continuerà nella medesima accom* 

Tom. III. k pa- 



/ 



34 ISTORIA 

pannandola con catoni conformi , troverà rispondenza per 
la quale potrà sempre promettersi di me in ogni sua oc- 
corretta . Venga dunque V. S. allegramente , eli io la 
vedrò volontieri, et Nostro Signore le doni prosperità . 
Di Guastalla li 23 d'Agosto iòSo . 

Al servigio di V. S. 
Ferrante Gonzaga. 



Fin due anni addietro , come abbiam dai Regi- 
stri delle Lettere della Principessa sua Madre , aveva 
il Principe Don Andrea Doria fatto proporre l'acca- 
samento tra Don Ferrante , e Donna Vittoria sua fi- 
glia , senza che se ne venisse a conclusione veruna P 
Ora Don Ferrante dispostissimo a tali nozze mandò 
a Genova il Conte Cammillo Gonzaga di Nuvellara 
con ampia Procura di poterne stabilire i preliminari , 
ne* quali restò determinato , che il vincolo matrimo- 
niale stretto sarebbesi a capo di due anni , e che 
Donna Vittoria avrebbe seco recato in dote centomi- 
15 81 la Ducati di Napoli (#) . Ciò conchiuso , attese il 
Principe a collocar là Sorella Donna Margherita, da- 
ta in terze nozze a Vespasiano Gonzaga Duca di 
Sabbioneta ( b ) : e poi mancar non volendo di servi- 



tti 



( a ) Capitoli autentici stipulaci il ( b ) Vedi la Vita di Vespasiani 

giorno io di Sett. 1580 . Gonzaga da me pubblicata . 



L I B R G X. yò 

tu verso la Vedova Imperadrice Maria , sorella del 
Re Cattolico , la quale per tornarsene sotto il patrio 
cielo, era per imbarcarsi a Genova, si recò a visitar- 
la , e postosi su le navi passò con essa nelle Spa- 
gne (a) : e visitato que' Regni , e il Portogallo , se 
ne tornò 1' anno 1582 a Guastalla , dove attendeva- I5 8z 
lo un colpo troppo al suo tenero figliai amore fu- 
nesto . 

Donna Cammilla sulla fine di Agosto gravemen- 
te infermò. L'assenza del suo Padre Spirituale fu ca- 
gione che si chiamasse dal Collegio di Novellara il 
P. Filippo Trivisano Gesuita , in cui ella aveva mol- 
tissima confidenza, il qua! venuto in compagnia del 
P. Rettore Antonio Valentini , la dispose all'estremo 
passaggio. Ricevuti i Sacramenti della Chiesa, fece il 
suo testamento in favor di Don Ferrante , lasciando 
di essere seppellita presso le ceneri del marito nella 
Chiesa di S. Pietro ,• e la sera del giorno stesso , che 
fu il 6 di Settembre , lasciò questa vita mortale • 
Tardi si era spedito l'annunzio della sua infermità a 
Milano , perchè non parve da principio molto peri- 
colosa ; onde S. Carlo Fratello di lei , non partì dì 
là se non dopo due giorni , ch'ella era già trapas- 
sa- 



(e) Vita del Marliani da me scritta, e pubblicata pag.29. 



yS ISTORIA 

sata (a), e venne solo a tempo di assistere all'ese- 
quie , che le furono fatte . Alla perdita della Midre 
1583 successe al Principe nel prossimo anno quella di Ot- 
tavio Gonzaga suo Zio , uomo valoroso nelf armi , 
che serviva da molti anni la Corona di Spagna in 
qualità di Capitano de' Cavalleggieri , e meritò di es- 
sere celebrato nelle Storie de' suoi tempi , e special- 
mente dalla dotta penna di Famiano Strada (£). Chi 
fosse colui , che ne scrisse tosto la Vita , non mi è 
noto: so unicamente , che presentata questa al nostro 
Principe, l'autore ne ottenne liberal ricompensa (e). 

Queste cagioni di lutto fecero differire la cele- 
brazion delle nozze di Don Ferrante , le quali giu- 
sta i Capitoli si sarebbero dovute solennizzare a' io 
p di Settembre di quest' anno . Però giacché conveni- 
va lasciar correre ancor qualche tempo , piacque al 
Principe d'impiegarlo nell'abbellimento maggiore del- 
la sua Guastalla, e nell' aggiugnervi fabbriche decoro- 
se . Già da qualche anno si era pensato ad ergere 
un Ospedale a vantaggio degl'Infermi, e de' Pellegri- 
ni , e si- era decretato , che la Confraternita della 
Morte, stabilito che fosse, dovesse averne la cura (d) . 

la 



( a ) A Basibcapetri De Vira & reb. 26 Giugno . 

gest. S. Caroli Lib. VI. pag. 306. ( d ) In un Libro di Decreti di Don 

( b ) De Bello Belgico Dee. I. Lib. ? Ferrante leggesi questo : Die V. Septetn- 

usquu ad Dee II. Lib 3 . èris LXXXI. Erecto Hospuali Società* 

( e) Filza di Computisteria del 1583 Morta Ulud perpetuo curet & custoditi . 



LIBRO X. 



yy 



In qualche modo si era intrapresa l'opera pia, ma 
non erasi ancor fatta la fabbrica opportuna . Donò 
egli pertanto alla Comunità il luogo su cui questa 
innalzar si potesse {a). Poscia veduti i disegni di 
Giuseppe Dataro detto Pizzafuoco Ingegner Cremo- 
nese , a norma de' quali allargar si poteva la fortifi- 
cazione , e rinchiudere nel recinto la Rocca , ordinò 
che si desse mano a metterli in opera , come si fece . 
Ma non parendo , che sotto la direzione del Dataro 
riuscisse troppo ben 1' edilizio , fu questi congedato 
nel 1584 con un regalo di cinquanta Scudi , incari- 1584 
candosi di questo travaglio Giamhatista Clarici spedi- 
to dal Duca di Terranova Governator di Milano , e 
poi Giacopo Antonio dalla Porta da Casale , coli' in- 
dirizzo de' quali il baloardo posto dietro la Rocca , 
intitolato di Santa Maria ( * ) , e f altro in seguito 

fu 



( a ) Rog. Francisci Bojani die 1 6 
Jun. j 583 . 

( * ) Oggidì presso a questo Baloar- 
do ve. lesi una ricca fabbrica di Tele . 
Vi fu lasciata sotto una Casamatta , la 
quale trovasi essere stata misurata in 
parte nel dicembre di quest' anno da due 
periti , accio dessero conto delle pietre , 
che la formavano. Alcuni pensano che 
questa Casamatta passi sotto Guastalla , 
e giunga sino al Palazzo Ducale : ma io 
credo che non debba passar oltre il luo- 
go dov' era la Rocca . Imperciocché non 
era possibile il farla traversar i fonda- 
menti di tutto t abitato , e condurla fin 
al Palazzo senza grandissimo sconcerto 



di ogni cosa . Qussta opinion del volgo 
si fonda nell' essersi trovate in alcune 
case certe sotterranee volte , e certi ar- 
chi , che si sono credati comunicare con 
detta Casamatta s ma tali volte , ed ar- 
chi non saranno che rimasugli dell'an- 
tico Castello coperti dalle nane , e dal 
terreno innalzato . Se si fosse voluto fare 
una via coperta dal Palazzo sino alle 
mura, che bisogno eravi di tener la via 
piti lunga tirandola sino al detto Baloar- 
do , quando poteva farsi più breve ver- 
so 1' altra parte ? Ma ognuno vede che 
la supposizione di questa via coperta dal 
Palazzo al detto Baloatdo non a verun 
fondamento , ne ombra di probabilità . 



j8 ISTORIA 

fu condotto a perfezione , togliendosi alla Rocca , già 
introdotta nel recinto , la controscarpa che la cinge- 
va . E mentre tali opere si andavano avanzando , 
piacque a Don Ferrante , che s' innalzasse anche il 
Campanile de' Minori Osservanti , i cui fondamenti si 
cominciarono a scavare a' 2 di Agosto , e s'impiaga- 
rono poi dodici uomini , acciò con prestezza lo ridu- 
cessero a compimento (a) . Determinò eziandio nel 
tempo stesso di richiamar da Mantova la sua Arti- 
glieria , impegnata dodici anni addietro dal genitore 
per quattromila Scudi ,- e perchè men grave gli riu- 
scisse ii ricuperarla, concorse la Comunità nella spesa 
per millecinquecento Scudi (&) . Quindi vedendo in- 
camminarsi bene le cose sue , destinò di passare a vi- 
sitare il suo Stato nel Regno di Napoli , dando pri- 
ma il governo di Guastalla a Carlo Ciria Cremonese, 
già sperimentato in tal carica anche l'anno scorso, e 
raccomandando gli affari suoi a Gian Jacopo Lugo 
da Pizzighìtone , il quale fatto già qui Podestà nel 
1577 da Donna Cammilla , era stato dal Principe di- 
chiarato suo Auditor Generale , con sostituirgli nel- 
la Podestaria un altra volta Quirino Frassetti da 
Correggio . 

Par- 



( <z ) Filze citate spettanti all'anno (b) Rog. Francisci Bojani 15 Sept. 

1584. . 1584- 



L 1 B R O X. y9 

Partitosi da Guastalla su la metà di Settembre , 
pissò a Napoli , e andò a Molfetta , a Giovenazzo , 
a Campobasso, e alla Serra Capriola, facendo risplen- 
der dovunque la sua benignità , con dar a tutti i 
suoi Sudditi facile udienza , e accordar loro quelle 
grazie , che richiedevangli . Ma stando appunto alla 
Serra Capriola ebbe l'avviso , che il Santo suo Zio 
Carlo Cardinal Borromeo era il giorno 3 di Novem- 
bre passato a miglior vita , di che provò quel ram- 
marico comune a chiunque perde le cose più care ; e 
fatto vestire a lutto il suo seguito , partì di là ben. 
tosto a* 22 dello stesso mese , recandosi con sei de' 
suoi Gentiluomini a Loreto , dove sparse lagrime , e 
preghiere per quella grand' Anima, che veder dovea 
pria di morire venerata su gli Altari , e proseguen- 
do il cammino , venne il giorno 7 di decembre a 
Guastalla. 

Passò quasi subito a Mantova per veder di li- 
berarsi dalle vessazioni, che que' di Dosolo, e di Cor- 
reggioverde aveano cominciato a dare a Guastalla . 
Correvano già pochi anni dacché a Desolo pian- 
tato si era un Dazio sul Po contro ogni costume » 
con pretendersi che le nostre barche dovessero ivi as- 
soggettarsi a gabella. Messo l'affare in giudizio, pro- 
vato fu per moki testimonj , che prima del 1563 
mai non eravi stato Dazio a Dosolo , e che le bar- 
che discendenti verso Guastalla , pagato il Dazio a 

Via- 



So ISTORIA 

Viadana , a Brescello , e a Gualtieri , non trovavano 
da Guastalla in giii altro Dazio , che a B^rgofor- 
te (a). Ciò non ostante i Traspadani andando oltre, 
cominciavano a pretendere diritto sul fiume , ed es- 
sendosi dopo la distriuion dell'antico Mezzano ( che 
già vedemmo da medesimi riconosciuto per cosa no- 
stra ) formato in Po una nuova Isola con un bosco , 
presero a farvi la caccia 5 sendo principal motore il 
pretendente Conte Federigo Miffci , interessato in 
Correggioverde . Per qualunque rappresentanza fatta 
da Don Ferrante , non rallentavansi le rappresaglie , 
onde vedendo di non poter colla ragione ottener l' in- 
tento , restituitosi a Guastalla 5 radunò nel Febbrajo 
1585 del prossimo anno un buon numero di Soldati , e fat- 
tili salire sulf Isola attaccò gli avversar) coli' armi , 
facendo una vera guerra , con morte di alcuni uomi- 
ni dall'una e dall'altra parte . Così ricuperati i dirit- 
ti 



( a ) Lìb. Deposit. Test, examminat. Barca alla lnnga del Po . Del pari To- 
si anno t$6z ad i j6j 9 in Arckiv. Gua- gnino Scudelari testimonio esaminato al- 
stallsz . Prima dell'anno 1563 non eravi I2 Banca di ragione, asserì con giura- 
Dazio di Desolo ; in fatti esaminato Cri- mento non essersi mai pagato verun Da- 
stoforo Bojano sotto gli H Marzo di zio né a Dosolo , né a Correggioverde , 
tal anno su tale proposito si ha la sua e tanto sapere anche per tradizione 
deposizione giurata , che da quarant* an- di Giovanetto suo Padre il quale aveva 
ni addietro non si era mai pagato verun sempre fatto il Conduttore di Mercanzie 
dazio a Dosolo , e tanto assicurava per alla lunga del Po ; e tanto si raccoglie 
averlo inteso dire .dal fu Uariolo suo da altri Testimonj esaminati , che tutti 
Padre , e dalli Batista , e Checco Fra- asseriscono lo stesso , aggiugnetsdovi le 
telli , e Cugini di detto fu suo Padre , circostanze da noi accennate . 
stati sempre conduttori di Mercanzie in 



LIBRO X, St 

ti suoi avanzò i proprii risentimenti ali' Imperadore 
Rodolfo IL , e intanto richiestosi il consulto de' mu 
gli. ri Legali «, venne tra gli altri sul luogo il celebre 
Dottor Batista Airni , che era molto rinomato per 
la sua opera poc'anzi pubblicata : De diluvio uum jurc 
universo , e prese a scrivere a favor nostro (a) . Al- 
trettanto fece il Dottor Zumalj Milanese (b). E ben- 
ché qualche poco tirasse a lungo la lite , il Duca di 
Mainava prese finalmente il partito di recederne , 
col pretesto di donare a Don Ferrante le sue ragio- 
ni , nel qua! atto così il nostro Principe protestò : 
Havendo il Serenissimo Signor Duca di Mantova dona- 
to ( motu proprio ) al Signor Don Ferrando Gonzaga 
Principe di Moffetta Signor di Guastalla ùc. tutte le 
pretensioni, clic sua Altezza haveva sopra V Isola o ho- 
sco nuovo esistente nel Po tra Guastalla , e Correggio- 
verde , come di ciò ri appare pubblico Decreto sotto il di 
cinque di Luglio del presente anno lòyi , sua Eccellen- 
za si contenta di accettare dette donazioni nelle parti a 
lei favorevoli solamente , e serica alcuno pregiudizio delle 
ragioni che essa ha nel Po dall'una ali 7 altra riva « non 

S0- 



(a) Mandato originale di Lire 28 gnato in Mentova io Ottob. 1585 perchè 

pagate a' 6 ài Agosto al Carrozziero , si paghino all'Aimi venti Scudi , da cui 

che condusse a Guastalla il S. Dottor tutto si raccoglie . 
Aimo Parmisano per andar sopra il Boscho ( h ) Enunciative diverse , 

eh) è in lite . Altro orig. di D. Ferr. se- 



Tom. III. 



Sz ISTORIA 

solo tanto quanto tiene la iurisdi^ione di Guastalla , 
ma anco in quello di piìi che se le accresce per ragion 
d'alluvione, così in virtù de suoi Privilegi. 6* £ al- 
tre Scritture , come per ragione del longo inveterato pos- 
sesso , nel quale Sua Eccellenza si ritrova dì esercire ogni 
e qualunque atto di giurisdithne in detto luogo &c. (a). 
Quello poi che pretendevano i Maffei nell'Isola , e in 
qualunque altra fosse mai per nascer in Po , affin di 
liberarsi dalle sempre nojose liti , giudicò meglio di 
comperarlo a denari, siccome fece nel 1598, rima- 
nendo per tal guisa libero dalle vessazioni di questa 
famiglia (£). 

Sempre piti infervoravasi il desiderio di abbellire 
Guastalla, e specialmente il Palazzo, dov'erano impie- 
gati Pittori , Indoratori , ed altri operaj . Bernardino 
Campi eccellente dipintor Cremonese era quegli che 
regolava il tutto, e sotto la direzion sua travagliava- 
no Marco Bonino , Giannantonio Morandi da Cremo- 
na, Orazio Lamberti d'Asola, e Messer Martire det- 
to il Sabbioneta nelle soffitte , e ne' fregi di varj ap- 
partamenti . Ma un decoro maggiore era ornai tem- 
po che si aggiugnesse alla Chiesa nostra , la quale 
desiderava di veder trasferita la sua principal sede 

en- 



ee) Rog. Alexandre Pecorelli 12 (b ) Rog. del zi Gennajo 1598 in un 

Julii 1591 . Cod. membranaceo deH'Arch.Sec.di S. A. K. 



L I B R O X. 83 

entro il recinto , e migliorata la sua condizione . La 
morte accaduta dell' Arciprete Peverari diede luogo 
ai necessarj maneggi ; perchè mancato egli appena di 
vivere, spedi Don Ferrante a Roma F Auditor Lugo 
con Lettere a Papa Gregorio XIII. , affin di trattare 
la traslazione della principal Dignità nella nuova 
Chiesa di S. Pietro , e di ampliarne le prerogative , 
bramando che il titolo di Arciprete si cangiasse in 
quello di Abate Secolare , di cui amava che insigni- 
to rimanesse il mentovato suo Matematico Bernardi- 
no Baldi , uomo che alla dottrina aggiugneva tale il- 
libatezza di costumi , da promettersene ottimo succes- 
so. Intrapreso appena questo trattato, morì il Pontefi- 
ce , onde convenne attendere 1' elezione del successor 
Sisto V. sotto cui discussa la faccenda pili mesi , 
come minutamente ò altrove dimostrato ( a) , duran- 
te i quali per Lettere Apostoliche resse gli affari no- 
stri Ecclesiastici Bonifazio Sigismondi Carpigiano , già 
Vicario Generale del Peverari ; ebbesi alfine la deside- 
rata risoluzione per Bolla data il giorno j di Novem- 
bre, in virtù della quale soppresso l'antico Arcipreta- 
to della Pieve , fu fondata nella nuova Chiesa la Di- 
gnità di Abate Secolare , co' Privilegi medesimi dagli 

Ar- 



( a ) Antich. e Pregi della Ch. Guast. Cap. XXI. Vita del Baldi Lib. IL 



8 4 ISTORIA 

Arcipreti goduti , e vi fu stabilito un Collegio di Ca- 
nonici , il qual fu in seguito di altre dignità decora- 
to . Nella Pieve fu lasciato un Rettore , che avesse 
cura d' anime fuor del recinto di Guastalla , e se ne 
institui un altro nella Chiesa di S. Rocco in Campo- 
rainero (a) . Giunte poi le Bolle al Baldi , nel pros- 
J 5 86 simo anno si mise al governo di questa Chiesa, e co- 
minciò in lui la serie degli Abati di Guastalla. 

In tale circostanza alcune rendite , che apparte- 
nevano già al nostro antico Ospitale di S. Lazaro , 
furono dal Pontefice devolute al suo Collegio di Mon- 
talto aperto in Bologna , ad utilità della Gioventù 
Marchigiana „ E perchè sembrò pure a' Guastallesi di 
poter goder del vantaggio di tal Collegio, col farvi 
educar alcuno de' nostri , onde non fossero inutilmen- 
te state distratte le dette rendite , non tralasciò Don 
Ferrante di adoperarsi, acciò la cosa avesse buon effet- 
to . Infatti dopo il maneggio di qualche anno riuscì 
di collocarvi nel 1598 Michelangelo figlio di Pellegri- 
no Banzolo : ma fu così mal accolto da que' Marchi- 
giani, che il povero giovane trovossi alcune volte in 
pericolo fin della vita . E benché impegnasse il Prin- 
cipe l'autorità del Vicelegato, non tralasciarono di 

far- 



( a ) Appendice N. Vili, 



L I B R O X. So 

fargli tutti i dispetti che mai potevano }. fino a noti 
volere alcun di loro accompagnarsi con lui nell'anda- 
re alle pubbliche lezioni , che gli era forza di perde- 
re. Stette oltre quattro anni in quel tormento (a), ed 
insegnò col suo esempio che non tornava conto a nis- 
sun Guastallese l' esporsi mai pili a cimento con simil 
razza di gente indiscreta, ed invidiosa * Laureossi poi 
il Banzolo in ambe le Leggi , e sostenne varie cari- 
che, sendo anche stato Podestà in Sassuolo, dove tro- 
vavasi nel i1$«5> (b)* 

Venne intanto a morte anche Don Andrea Gon- 
zaga zio del nostro Principe senza figliuoli . Avea mi- 
litato valorosamente sotto le bandiere di Filippo IL 
Re di Spagna $ specialmente all' impresa delle Ger- 
be nel 1560, ove fu Colonnello di duemila fanti , 
e poscia Mastro di Campo . Dichiarato quindi Capi- 
tan Generale di Marina , e decorato dell' Ordine di 
Alcantara, proseguiva nel servigio di quella Corona . 
Sentì con dispiacere Don Ferrante la perdita di lui , 
e dopo avergli fatto celebrar in Ottobre i solenni fu- 
nerali nel nostro maggior Tempio , giacché rimaneva 
erede della Contea di Alessano > e del Marchesato di 

Spec- 



( a ) Lettere diverse di D. Ferrante ( b ) Lettera di Don Cesare II. al 

ne' Registri originali. Principe di Modena itì Luglio itfi?. 



86' ISTORIA 

Specchiale gli premea di recarsi nel Regno, e prov- 
vedere alle cose sue, né parevagli bene di partire sen- 
za prima ultimare il suo accasamento , affrettati viep- 
1587 pili i suoi lavori di Guastalla, passò nel 1587 a Ge- 
nova, e celebrò con Donna Vittoria le nozze con 
grandissima pompa di feste , e torneamene , ne' quali 
egli stesso giostrando molto prode mostrossi . Assai 
belli preparativi si fecero in Guastalla mentre vi si 
attendevano , perchè le Porte vennero adornate con 
elegante architettura ; si alzarono neife"* strada Gon- 
zaga alcuni archi trionfali con bellissimi emblemi ; 
le case tutte di detta strada , e della Piazza si dipin- 
sero , e se ne adornarono le finestre di vetriata ; si 
preparò una sontuosa macchina di fuochi d'artifizio , 
e si pose in piedi una scelta compagnia di giovani 
ben allestiti a cavallo. Giunto l'avviso della parten- 
za degli Sposi da Genova, uscirono da Guastalla tut- 
ti i Cortigiani con molti altri Nobili ivi convenuti , 
e andarono loro incontro, guidando pel Po un nobile 
Bucentoro , nel quale accolti scesero lungo il fiume , 
e fecero la solenne loro entrata il giorno 29 di Apri- 
le con grande applauso del popolo spettatore (a). 

Ter- 



( a ) Tutte queste particolarità si ri- le liste di spese , che srnio nelle Filze di 
levano da varie Lettere originali , e dal- Computisteria sotto qucst' anno . 



L I B R O X. 8y 

Terminate ledeste , e preso qualche riposo, gui- 
dò il Gonzaga la Consorte a Mantova , la quale iti 
quella Corte fa molto riverita ed onorata : e volen- 
do quindi passar con essa la fervida estate in ioogd 
men soggetto agli ardori, scelse di villeggiar sul La- 
go di Garda , ove parmi che avesse una dolce visita 
del suo tanto amato e caro Torquato Tasso, il qua- 
le avendo avuto dai Principe di Mantova in questi 
tempi il permesso di gire a Bergamo , come scrive il 
Strassi (a) , passò certamente egli di là, giacche tro- 
viamo averne riportato in dono venti Ducatoni (b). 
Sopraggiunto poscia l'Autunno, si pose colla Consorte 
in cammino pel Regno di Napoli , e fissato l'albergo 
alla Serra Capriola negli Stati suoi, prese a trattare 
de' suoi affari, ne' quali conchiuse la vendita del Mar- 
chesato di Specchia , effettuata l' anno seguente con 1588 
molta sua utilità ,• mentre fu lieto di ottener dalla 
Sposa nel mese di Febbrajo una bambina primogeni- 
ta, che fu appellata Zenobia , e fu poi Principessa di 
singolare virtù. 

Quali contrasti avesse quest' anno il nostro Mon- 
signor Baldi col Podestà di Guastalla Francesco Per- 

so- 



(d) Vita del Tasso Lib. III. pag. 1587, 8 Luglio. Donati al Signor Tor* 
327 . quato Tasso a" ordine di S. Ecc. Ducatoni 

( e ) Nelle citane Filze si legge : venti . 



88 ISTORIA 

sonali dalla Mirandola, l'ó già detto altrove (a), Co- 
niche paresse al Prelato di ritrovare nel Personali 
eose degne di censura ecclesiastica , era nondimeno di 
lui molto contento il Pubblico, e la Comunità, che 
non ebbe difficoltà a darne un testimonio solenne (è), 
Chiarito però anche il Prelato dell'innocenza di lui, 
sì placò facilmente , e nel Principe , che molto di 
questo affare sollecito si mostrava ,, confermò il buon 
concetto meritato dal Personali , uomo veramente va- 
loroso e dotto , come appare da alcune sue Opere le- 
gali, che videro la pubblica luce (e). 

I lavori delle bonificazioni si continuavano con 
molto calore 9 e per meglio proseguirli si strinsero al- 

1589 cimi capitoli nel 1589 fra 1 Duchi di Mantova , e di 
Ferrara relativi alla Chiavica del Bondanello (d) . 
Piti ancora sarebbesi atteso a queste opere, se l'estre- 

1590 ma penuria cagionata dalla carestia dell'anno seguen- 
te, costretto non avesse ogni sorte di persone a pen- 
sar a tute* altro . Don Ferrante , che ritornò allora 
dal Regno, diede saggi provvedimenti acciò la povertà 
di Guastalla non pericolasse , e ragguagliato dall' Au- 
ditor Lugo intorno al divisato temperamento di far 

un 



(a) Vita di Monsignor Baldi. (e) Tiraboschi Bibliot. Modenese 

(J> ) Hog. Alcxandri Pecorelii die Tom: IV. pag. 92 . 
ài Maii 1588 . (rf) Appendice N. IX. 



5 



L I B R O X. 8 9 

un fondaco di grano per i soli Poveri , ove il fru- 
mento non si vendesse pili di venticinque lire lo sta- 
jo , cosi gli scrisse da Genova il giorno 25 di Otto- 
bre : Piacenti l" erezione del fondaco per i poveri de 
crani rusticali: ma state avvertito ben bene , che la robba 
sia veramente dispensata a poveri , et al pre^o , H fer- 
mento delle 25 lire , et gli altri grani alla rata , et voi 
medesimo rivedete spesso come passino le cose . rascia 
riflettendo esser differenza da poveri a poveri , eoa 
altra lettera de' 20 di decembre gli comandò , che 
divisa tutta la povertà in due classi , avesse cura di 
provvedere specialmente jl coloro, cui la miseria estre- 
ma recava danno maggiore (a) . Dal prezzo del fru- 
mento, che si credette molto mite per i poveri a li- 
re venticinque , le quali giusta le Tariffe da me pub- 
blicate erano il valore di due Zecchini e mezzo (£), 
argomentisi quanto fosse eccessiva la penuria di que- 
sti tempi, la quale, come da altre Storie si rileva, fu 
universale . 

L'amore verso i poveri , che nel nostro Principe 
vediamo per questi atti caritatevoli essere stato beri 
grande, volle dimostrarsi in questi tempi anche a be- 
nefizio di quelli , che per un eroico disprezzo delle 

ter- 



( a ) Registri originali delle Lettere ( b ) Trattato della Zecca di Gua- 

di D. Ferr. IL stalla Cap. IV. pag. 41 . 

Tom. IIL m 



9 o ISTORIA 

terrene cose abbracciano volontariamente la povertà 
apostolica , insinuataci dal nostro Dtv'm Salvatore . 
Era già qualche tempo dacché bramava dir luogo in 
Guastalla all'Ordine esemplarissimo de! Cappuccini, e 
allorché celebravano questi un lor Capitolo Generale 
in Roma , aveali fatto per mezzo di Monsignor Baldi 
pregare, acciò accettassero qui un Convento, che av- 
rebbe loro edificato (a) . Fatti i necessarj preparativi 
invitolli a Guastalla verso la fine del 1591 , e men- 
tre fabbricossi il Convento, e la Chiesa consecrata poi 
nel 1604 da Monsignor Francesco Gonzaga Vescovo 
di Mantova, abitarono questi Religiosi presso la Chie- 
sa di Santa Croce , appellata della Morte , passando 
quindi al luogo per loro costrutto , e terminato con 
elemosine somministrate anche dalla Duchessa di Sab- 
bioneta, che ivi si elesse il suo sepolcro. Questo Con- 
vento fu poi destinato ad esser luogo di Noviziato , 
e divenne fecondo di qualificati soggetti in bontà , e 
dottrina . L'epoca dell' introduzione di tali Religiosi 
in Guastalla segnò il fine della carriera de' virtuosi 
giorni dei Cardinal Gianviqcenzio Gonzaga ultimo de' 
figliuoli superstiti di Don Ferrante I. , la quale chiusa 
rimase a' 22 di decembre* 

In 



( a ) Vita del Baldi Lib. II. p. 73. 



L I B N O X. 9 i 

In seguito di tali cose piacque al Duca di Man- 1592 
tova di adoperar Don Ferrante nel governo del Mon- 
ferrato per alcuni mesi , tanto che gli era mestieri di 
star assente ; ed egli alla istanza fattagli contraddir 
non sapendo, vi si portò (a): dal qual impegno sciol- 
tosi poco dupo lodevolmente, andò colla Principessa a 
Mantova , dove sull* entrar di Settembre fu rendoto 
Padre di un Principino chiamato Cesate , per cui si 
fece in Guastalla molto tripudio (b). 

Non avendosi per questi tempi notizie pili inte- 
ressanti , diremo che a' 1 5 di Gennajo del 15 93 i Pa- 1593 
dri Serviti ebbero il dispiacere di perdere il P. Giu- 
lio Borromeo , piissimo fondatore del loro Conven- 
to (c) 9 mentre stavano essi edificando il Campanile , 
disposti a rinovar fra non molto anche tutta la Chie- 
sa. Da lungo tempo desideravasì di veder giungere a 
Guastalla il bel simulacro di bronzo di Don Fer- 
rante I. , che finalmente venne da Milano nel prossi- 
mo anno, e fu collocato su la piazza , come in fine 1594 
del Tomo antecedente accennai . Nel qual tempo sen- 
do passata a vita migliore Madama Eleonora Gonza- 
ga d'Austria, già figlia dell' Imperador Ferdinando, e 

Mo- 



(a) Lettera orig. del Duca di Man- nità , in ringraziamento 12 Sett. 1692. 
tova, ed ahri documenti. (e) Benamati Memorie MSS. 

( b ) Lettera di D. Ferr. alla Comu- 



m 



9 z ISTORIA 

Moglie di Guglielmo Duca di Mantova , volle il 
Principe trovarsi a' di lei funerali celebrati in Man- 
tova il primo giorno di Ottobre {a) . E giacché di 
morti parliamo, ricorderemo pur quella del P. Emerio 
de Bonis Guastallese accaduta in Napoli a' io di 
1595 Aprile del 1595 , la cui vita esemplare, e incorrotta , 
merita bene qualche distinta menzione . Era nato da 
Giampietro del Bono, e da una certa Lodovica, di 
cui ignoriamo il casato. Viene dagli Scrittori, che di 
lui parlano, appellato de' Bonis, ma veramente la sua 
famiglia era del Bono altrimenti de' Bonazzi. Mortogli 
il Padre nel 1540 rimase fanciullo sotto la tutela ma- 
terna con un fratello appellato Bernardino (£), e co- 
minciando fin da que' tempi a crescer la fama di S. 
Ignazio Lojola fondatore della Compagnia di Gesù , 
così rimase invogliato di seguirne gli esempj , che 
nel 1550 cercò di aver luogo tra i compagni di lui , 
e l' ottenne . Dopo aver atteso con molto zelo per 
a sette anni ad instruire la gioventù nelle Scuole , fu 
destinato alla Predicazione con gran profìtto delle 
anime , avendo faticato in tal esercizio ben trent' an- 
ni 



( a ) Donesmondi Istor. Eccl. di Man* Petri del Bono aVas de Bonatiis mater & 

tova P. II Lib. p pag. 317 . legitima administratrix Bernardini & Ame- 

( b ) Negli Atti pubblici di Guastai- rii fratrum & filtorum q. Jo: Petri Manti 

la sotto il ginrno 8 di Ottobre 1540 si sui Quindi abbiamo il nome de' Gen to- 

legge , che alla presenza del Podestà : ri di Emerio taciuti dagli Scrittori , che 

Comparuit Domina Ludovica auxor q. Jo: parlano di lui . 



L I B R O X. 93 

ni continui « Eccitò in varj luoghi la divozione verso 
il Santissimo Sacramento , fondando Confraternite sot- 
to tal titolo specialmente in Lavello , in Macerata , 
in S. Elpidio , e altrove . Il suo Trattato del Santissi- 
mo Sagrannento dell'Altare, stampato pili volte, è una 
delle piii divote Operette , che girino attorno su que- 
sto grande argomento . Un altro anche ne scrìsse so- 
pra la Confessione; e le traduzioni che se ne fecero in 
latino, in francese, e in albanese, qualificano l'impor- 
tanza di tali produzioni . Destinato ad essere Rettore 
della Casa di Noviziato nella Città di Sant'Angelo, 
scrisse ancora un Trattato della Religione , e del modo 
di cotioscerc la vera vocazione . Adoperato finalmente 
in altri gravissimi negozj , venerato da tutti per la 
sua molta pietà , zelo , e prudenza , finì la sua lode- 
volissima vita . Parlano di lui P Alegambe , e il So- 
tuello nelle loro Biblioteche degli Scrittori Gesuiti , il 
P. Sacchini negli Annali della Compagnia , il P. Pa- 
trignani nel Menologio , il Mazucchelli negli Scrittori 
d'Italia , gli Autori del Giornale de' Letterati di Ve- 
nezia, ed altri. 

Godea pace l'Italia, mentre le altre parti dì Eu-1596 
ropa, qual pili qual meno, erano lacerate da guerre , 
alle quali cercava il Pontefice Clemente Vili, di por- 
re coi buoni uffizj riparo : ma poiché fu morto a' 27 
di Ottobre del 159/ Alfonso IL d' Este Duca di Fer- 1597 
rara , lo stesso Papa ebbe quasi a suscitar ire mar- 
zia- 



94 ISTORIA 

ziali anche ne' contorni nostri , mentre si accinse a 
voler privare Don Cesare d' Este di quel Ducato . 
Gli avvisi che girarono attorno in simili circostan- 
ze , i quali parlavano di gente da guerra , che sa- 
rebbe stata mandata a Correggio , a Novellara , e a 
Guastalla , misero in apprensione la Principessa Donna 
Vittoria lasciata qui da Don Ferrante , che se n era 
andato a Molfetta . Egli avea prima di partire fatto 
scavar di nuovo le fosse , e ordinate sufficienti guar- 
die ,- ma ciò non bastava ad assicurare la timida Prin- 
cipessa, che ricorsa a Don Andrea Doria suo genito- 
re per consiglio , ebbe in risposta esortazioni di non 
pigliarsi fastidio, e di non esporsi alle spese che avea 
cominciato a fare nel riattar le mura , e nel ricerca- 
re da Brescia morioni , ed archibugi , perchè il Con- 
testabile Colonna , che avea la condotta delle genti 
del Papa , rispettata senza dubbio l'avrebbe a suo ri- 
guardo (a), la fatti così avvenne, poiché giunta 
l'armata Papale in Romagna , e dopo varj trattati 
mossi dall' Estense inutilmente , fu a lui di mestieri 
abbandonar nell'anno seguente quella Città , dove re- 
1598 catosi personalmente il Pontefice , fu da varj Principi 

vi- 



(«) Lettere varie originali di Donna Victoria , e di Don Andrea Doria 



L 1 B R O X. 9 ò 

visitato , ed anche da Don Ferrante , che dal Regno 
di Napoli avea fatto ritorno (a). 

Ivi si contrasse alla presenza del Papa il solenne 
maritaggio tra l'Arciduchessa Margherita d'Austria, per- 
sonalmente venuta d'Alemagna, e Filippo III. Monarca 
delle Spagne, che avea spedito per tal affare ilDucadi 
Sessa suo procuratore . E perchè i tempi sfavorevoli 
non permettevano alla novella Regina di tosto imbar- 
carsi, prese consiglio di fermarsi in Milano, e di lasciar 
passar tutto il verno . Intanto il nostro Principe al- 
lestendosi per farle compagnia , diede il primo giorno 
di Febbrajo del novell'anno ampia Procura alla Mo- j 59^ 
glie di governare i suoi popoli , anche riguardo all' 
amministrazione della giustizia (&). Indi seguendola 
a Genova, e in compagnia del Principe Suocero mon- 
tato su le galere , che in numero di quarantadue scor- 
tar la dovevano sino alle coste di Spagna , entrò egli 
pure nel Regno, ed ebbe parte nelle grandi allegrez- 
ze , ch'ivi si fecero, dal benignissimo Re ottenendo 
in circostanze si fauste 1' insigne Ordine del Toson 
d'oro (e) ; fregiato del quale ritornò a Guastalla , 
dove chiudendosi il secolo , fu incominciata la Chie- j^oo 

sa 



(a ) Lettera dì D Ferr. al Cardinal i$?? . 
Sauli 25 Giugno 15^8 ne' Registri . (e) Donesmondi Ist. Eccl. di Man- 

(b) Rog. Alixandri Pecorelli 1 Feb. tova P. IL Lib. ? pag. 552, . 



9<? ISTORIA 

sa moderna de' Padri Serviti , sul disegno di Antonio 
Filippi, che terminata nel corso di cinque anni, fu 
poi consecrata da Monsignor Francesco Gonzaga Ve- 
scovo di Mantova (a). 

Vedendo quanto gli fosse d'incomodo l'aver Feu- 
di nel Regno di Napoli, desiderava di farne vendita, 
e di acquistar in cambio dall' Imperadore alcuni luo- 
ghi nel Contado del Tirolo : ma benché tenesse in 
lóoi piedi questa pratica tutto l'anno i6or , col mezzo di 
Monsignor Sebastiano Lamberti Arciprete di Savona, 
che si trovava alla Corte Cesarea (b) , vide non es- 
sere agevole il riuscirne : il perchè agii affari , che 
piti da vicino lo interessavano, rivolgendosi , attese 
colla Comunità di Guastalla a liberarsi dalle preten- 
sioni , che aveano contro di lui , e contro tutti gì' in- 
teressati nella bonificazione i fratelli Preti di Manto- 
va , i quali vedendo tolta per i nuovi lavori l'acqua 

1602 al loro Molino di Reggiolo , aveano mossa una calda 
lite alla Camera di Mantova , e minacciavano anche 
di dare a noi vessazione ; ma acchetati collo sborso 
dì 200 Scudi, convennero finalmente di non mai in- 

1603 sorgere a molestarci (e) ; mentre il Duca di Manto- 
va comprando da' Cattanei l'altro Molino ivi esisten- 
te, 



(a) Benamati Memorie MSS. (e) Rog. Amilii Righelli ^$ Ajpr. 

(b) Lettere diverse dei ióqi . 1603 ia Cod. Membr. eie 



L 1 B R O X. 97 

te, cui erasi condotto l'uso dell'acqua, con molti ter- 
reni di ragion de' medesimi , s' indusse poi a venderli 
con aggiunta di altri , che formavano la quantità di 
2160 biolche di terra , compresovi anche il Moli- 
no, in prezzo di cento quattromila Scudi, a Don Fer- 
rante , che nel 1604 ne fece acquisto, col privile- 1604 
gio di ampie esenzioni (a) , e la speranza ancora di 
ottenerne titolo di Feudo , la quale andò col tempo 
svanita . 

Il Clero nostro avendo in quel tempo lite co' 
suoi Livellar] , e colla Comunità , era un poco in di- 
sordine , sicché al Principe sembrò necessario il ricer- 
car Visitatore di questa Chiesa il Vescovo di Man- 
tova , nominato poc' anzi , il quale venendovi potè 
colla sua esemplarità , e col suo zelo sedar le contro- 
versie già insorte . In tal circostanza compiacquesi 
quel Prelato di consecrar la Chiesa del Santissimo 
Rosario alla Pieve 7 e quella de' Padri Cappucci- 
ni (£). 

Al Duca di Modena premeva di proseguir le 
opere onde liberarsi dalle acque , sempre mirando a 
scaricarle addosso a' Guastallesi : quindi altre conven- 
zioni strinse col Duca di Mantova , con intenzione 

che 



( a ) Diploma del Duca Vincenzio 6 ( b ) Antichità e Pregi della Chiesa 

Giugno 1604. Guast. Gap. 21. pag. 156. 

Tom* III. n 



99 ISTORIA 

che Don Ferrante in tutto sottoporre vi si doves- 
se (a): le quali cose men di mal animo sarebbero 
state dalla parte nostra riguardate , se il Duca, e i 
suoi Vassalli avessero avuto per noi convenienza mag- 
giore • Ma il Marchese BentivogUo incominciando a 
pretendere di aver diritto nel Crostolo, prese a tur- 
bar le nostre giurisdizioni , e il fece senza voler ap- 
pagarsi della ragione : talché mentre fu a noi mestie- 
Té0 j ri mandar gente sul luogo a conservazion della giu- 
risdizione , ed altre dalla parie di Gualtieri ne spedì 
egli, venne cosi ingrossandosi la soldatesca , che furo- 
no in armi circa tremila persone da una banda e 
dall'altra , giovando a noi in quel tempo i Luzzare- 
si , e i Reggiolesi inviatici dal Duca di Mantova . 
Pertanto Tanno 1605 cominciò non senza ostili scara- 
muccie , durando le quali anche il Duca di Modena 
insorse a contrastarci il possesso delle ducento biol- 
che , con gran pericolo di peggiori successi . Allora 
il Duca di Mantova giudicò bene di frapporsi , ed 
operare la sospensione delle armi, insinuando alle par- 
ti il compromettere ad arbitri imparziali la decision 
della controversia : al che quanto di buon animo ac- 
comodavasi Don Ferrante , altrettanto ricusava di ac- 

con- 



( a ) Appendice N. X. 



L I B R O X. 99 

consentire l'Estense, che avrebbe voluto assolutamen- 
te ragione (a). 

Furono probabilmente notificate a Filippo III. 
Re di Spagna simili alterazioni , al quale piacendo 
che rimanessero spente , sovvenne un artifizio inge- 
gnoso alla consecuzion dell'intento. Era egli per man- 
dare al Duca di Modena , e ad Alessandro Pico Du- 
ca della Mirandola l'Ordine del Toson d'oro , e ri- 
manevagli di eleggere chi le sue veci facesse nel con- 
ferirglielo . Scelse pertanto il nostro Principe , e glie- 
ne spedi l'opportuno Mandato da Vagliadolid sotto 
il giorno 6 di Maggio ( b ) ; ed inviando ad un tem- 
po il suo Re d' arme per tal cerimonia , è facile che 
loro significar facesse t il desiderio suo di vederli paci- 
ficati . Infatti obbliatesi le discordie , ad altro non si 
pensò, che a compiere solennemente quella funzione. 
Il Vedriani , che ne fece racconto, scrive, che il Du- 
ca ridottesi a Modena , diede ordine che s* apparasse Li 
Chiesa di San Pietro regiamente , afine di celebrarvi la 
cerimonia del Toson d'oro mandato a lui , ed al Prin- 
cipe della Mirandola suo genero per uno Spagnuolo dal 
Re Cattolico . Preparate che furono tutte le cose speu 

tan- 



(a) Lettere ne' Registri di D. Ferr. <£) Originale nell' Arch. Sec. di 

? e 14 Feb. 4 e 6 Apr. e 14 Maggio S. A. R. 
ilo;. 

71 Z 



loo ISTORIA 

tanti a questa funzione , per veder la quale concorse 
grafi gente forestiera , fu invitato il Principe di Guastal- 
la a venire per porre la Collana ad ambedue , che arri- 
vo kon molti Gentiluomini benissimo alV ordine, e genti 
da servigio al numero di òoo , onde il giorno di San 
Luca andati tutti con moltissimi Signori alla detta C/re- 
sa, ove il P. Abate canto la Messa dello Spirito San- 
to a più cori di Musica , il Principe con maestà fece la 
e eri noma di porre la predetta Collana a ciascun di loro^ 
e perche la festa fosse pia solenne , tutte le botteghe stet- 
tero serrate quel dì ( a ) . Per tal mezzo ricomposti 
gli animi più non si parlò della passata lite , né cosa 
alcuna avrebbe ulteriormente dato molestia alla Corte 
j6o6 di Guastalla , se non accadeva i' anno seguente la 
morte del Principe Doria , che fu sentita con gran- 
dissimo dispiacere* 

Recò nondimeno allegrezza un illustre parentado 
contratto poco dopo con Don Gioanni D'Arragona 
Duca di Terranova , il quale richiese in moglie Don- 
na Zenobia figlia di Don Ferrante . I Capitoli furono 
conchiusi in Barcellona l'ultimo di Giugno tra il Du- 
ca, e Doncìdi Gioanna d'Arragona Pignatelli sua ma- 
dre , e il Protonotario Don Pietro Baruffoni Guastal- 

le- 



< a ) Vedriani Istor. di Modena P. II. lab. ? pag. 6i§ 



LIBRO X. tot 

lese Procuratore del nostro Principe (a) . Poi spedì il 
Duca in sua vece a Guastalla Don Gìannettino Spi- 
nola , che agli 8 di Fcbbrajo del 1607, nella Cappe!- 1607 
la del Palazzo, alla presenza di Don Gioanni Para lu- 
pi Arciprete della Cattedrale , fece la cerimonia dello 
sposalizio con grande allegrezza. Lo Sposo venne poi 
verso la fine dell' anno personalmente a pigliarli , e 
dopo diverse visite alle Corti circonvicine, seco a Na- 
poli la condusse (b) . 

Intanto se è vero quanto lasciò scritto il P. Be- 
namati , cioè che tra gli altri pregi di Dori Ferrante 
quello ancora si annoverasse di ben intendere i pre- 
cetti dell'Architettura , non soffriremo difficoltà a cre- 
dergli, che da lui medesimo fosse fatto un nuovo dise- 
gno per la Chiesa di S.Francesco, e che si cominciasse 
a porre ih opera nella riedificazione della medesima , 
qual ora si vede (e). Il che mentre eseguivasi, insor- 
sero alcune turbolenze , che funestarono la tranquillità 
del nostro Monsignor Baldi. Egli zelando grandemen- 
te la riverenza delle cose sacre , avea con Don Jacopo 
Antonelli Curato della Pieve fatto levare il Santissi- 
mo Sacramento dall'Oratorio della Confraternita del 

Ro- 



(« ) Rog. Michaelis Perez ult. Juniì della R D. Comput. all' anno 1^07. 
1606. (O Benamati Memorie MSS. 

( b ) Liste di varie spese nelle filze 



io! ISTORIA 

Rosario , parendogli inconveniente che in un Orato-* 
rio di Villa , tanto alla Parrocchiale vicino , dovesse 
con poca venerazione conservarsi l'Eucaristico Pane • 
Fu però soggetto ad una fiera persecuzione della Con- 
fraternita , che al solito di simili Unioni apparente- 
mente pie , e sostanzialmente sempre ai Parrochi , ed 
ai Prelati infeste, ricorse a Roma , e producendo un 
Privilegio, chi sa in qual modo surrepito da Sisto V., 
di poter nel detto Oratorio conservare il Venerabile , 
ottenne non solo ragione da Pier Paolo Crescenzi Au- 
ditor Generale in quella Curia , ma di pili operò , 
che egli citasse 1' Abate a comparire alla presenza 
sua per dar conto di quel ehe avea fatto . Di tanta 
vittoria così indiscretamente que' Rustici si vantare 
no, che giuntane novella al Prelato , eh' era passato 
ad Urbino , ne restò altamente amareggiato , e se ne 
lagnò scrivendo a Don Ferrante , mostrando insieme 
essere così stomacato di simili tratti , che per poco si 
trattenea dal non rinunziare la Dignità sua. Formò per 
altro da quel punto la sua altre volte ideata risolu- 
zione di rinunziare 1' Abazia , del qual danno alla 
Chiesa nostra fra non molto avvenuto non possiamo 
a meno di non incolparne l'inurbanità, e l'insolen- 
za di que' villani . Ma trattennesi alquanto dal così 
fare per un altro bisogno del suo Capitolo di Gua- 
stalla ., che dalla Camera Apostolica richiesto a paga- 
re un quindennio per l'erezione della Collegiata, e 

non 



L I B R O X. io 3 

non avendolo fatto subito , ma bensì addotte le ra- 
gioni, per le quali non si teneva obbligato a pagar- 
lo, vennero testo interdetti tutti i Canonici. Allora il 
Baldi si portò a Roma , e perorò con molto calore 
per la sua Chiesa , e sopravvenendo poi il Canonico 
Giannandrea Filippi spedito dai Capitolari , si (ccq 
tanto, che a' 19 di Febbrajo del 1608 l' Interdetto i^og 
fu tclto (a). 

Uscito il Baldi da questo intrico prese a tratta- 
re la sua rinunzia , la qual finalmente per compiace- 
re al Principe si ridusse a far in favore del Protono- 
tario Don Pietro BarufFoni entrato l'anno vegnente , 1609 
e si ritirò poi alla sua Patria sempre continuando le 
sue studiose fatiche sino alla morte , siccome nella sua 
Vita ò dimostrato ampiamente . Il BarufFoni era uo- 
mo profondamente versato nelle facoltà legali , prati- 
co delle cose del mondo , e delle Corti . Avevalo il 
Principe adoperato in ardui affari, e n'era sempre 
uscito onorevolmente • Aggiugneva a tali prerogative 
quella di una soda pietà , ereditata specialmente dal- 
la materna educazione , poiché Francesca sua geni- 
trice fu donna di santissima vita , com'egli stesso iti 
un monumento marmoreo , che le alzò nella Cappella 

del 



( a ) Vita del Baldi Lib. II. pag. 105 e seguenti 



io4 ISTORIA 

del Santissimo Rosario in Duomo lasciò perpetua me- 
moria col seguehte Epitaffio : 

D. O. M. 

FRANCISCAE BARVFFONIAE 

MVLIERI OB SVMMAM IN DEVM PIETATEM 

ET IN PAVPERES CHARITATEM INSIGNI 

QVAE 

INCOMPARABTLI INCENSA RELIGIONIS AMORE 

VIGILIIS ORATIONIBVS ET IEIVNIIS DEFATIGATA 

DEMVM VITAE CEDENS 

TERRENAM CVM COELESTI PATRIA ALACRITER COMMVTAVIT 

VIXIT AN. LI. MENS. VI. D. X. 

OBIIT MDLXXXVII. 

QVART. NON. MAH 

PETRVS FILIVS MATERNAE CVLTOR MEMORIA E 

MOE: P. 

Ora pigliando egli a governar saggiamente questa 
Chiesa , molto fu lieto di poter giovare al miglior 
bene spirituale delle genti del Contado , collaudando 
che ridotta a buon termine la Chiesa di S. Girolamo 

TÓIO 

delle Tomarole fosse finalmente destinata Parrocchia^ : 
il che era stato fatto poc'anzi anche di quella di San 
Martino riedificata in luogo pili acconcio degli uomini 
di quella villa. Indi vedendo, come il Principe deside- 
rosissimo che le buone Lettere fossero meglio coltiva- 
gli te in Guastalla , vi chiamò ad insegnarle il coltissimo 
Jacopo Vezzano da Reggio , facendogli dalla Comu- 
ni- 

< ■ ■ ■■ ■ -I- ■■ ' y 

(a) Rog. Alex. Pecorelli 18 Aug. 1610. 



L I B R O X toh 

luta assegnare cento Zecchini annui di stipendio , 
anch' egli acciò con tutto l'impegno istruisse i Chieri- 
ci delia Diocesi assegnar gli fece dal Collegio de' Ca- 
nonici altri ventiquattro zecchini ; troppo premendo- 
gli, che a rendersi degni del Sacerdozio, oltre la pie- 
tà, avessero i giovani 1' animo adorno della necessaria 
dottrina (a) . Né vano riuscì tanto zelo , perchè dal- 
la scuola del Vezzano uscirono Chierici valorosissimi , 
tra' quali Persio Caracci , che fu poi Vescovo di La- 
rino ; Virginio Ghisolfi giovane di singolare talento ,' 
che meritò di essere raccomandato caldamente al mae- 
stro dallo stesso Monsignor Baldi , assai dotto , benv- 
olle poi oh rei familìaris angustias , come dice il Vez- 

za- 



( a ) Il Vezzano scrivendo a Rodol- 
fo Arlotto a' 22 di Agosto del \6 u co- 
sì sì esprime . At de conditione ista Gua- 
stallensi inquier num aliquid novi ? Etiam : 
satis ampia tnessis tum publica tum priva- 
ta : & ad illam etiam nunc faafum est ali- 
quid accessisiius , Honorarium vigintiquatuor 
aureorum quotannis caplendum . Hoc mihi 
curavit Petrus Baruffonius hujus Ecclesia 
Antistes , qui me tantum amare profuetur , 
quantum ego ipsum , virurn integerrimum & 
splendidissimum , singulari animi studio co- 
lo ac veneror . Epist. Seleft. P. I. N. ni. 
pag. 346 . Non sarà inutile riferire un 
altra Lettera dello stesso diretta 1' anno 
161$ a Orazio Sabbadino , invitandolo a 
prender egli a moderar queste Scuole , 
la quale è molto onorevole a Guastalla . 
Videbis Oppidum , non Oppidulum , parva 
Urbis speciem referens , novsris Principem 
doctissimum , eruditorum amantem homi- 
num , ipsa vomitate benigniorem , cives hu- 

Tom. III. 



manissimos , & ut verbo dicam Principi 
quam sitnillimos , His autem quibuscum. 
libi res erit XII. Viris , quorum prudenti^ 
rcs publica admimstratur , nil quicquam 
per quadriennium & amplius sum exp'nus 
aut humanius aut suavius . Horum jussu 
ubi Quastor enumerabit quotannis cureos 
nummos centum publico are soivendos . Sat 
laxas otdes tibi conducent , easque ad tuum 
& contubernalium ( ita mos est , familia » 
velis nolis habenda ) commodum sat ido- 
neas . Hac a publico : a privato minore* 
ne expecles census . Numerosam habebis 
scolam ad amplius sexaginta auditores , ex 
quibus si quosdam exeipias tenuissimarum 
facultatum homines , qui paucissimi sunt , 
& Clerico* ad duodecim ( prò quibus ta- 
men Canonicorum Collegium vigintiquatuor 
aureos quotannis cudit ) centum alios corri- 
de* y & /orlasse plures , & piane certissi- 
mo* . Erit ficee annua messis . Ibid. N. 8 a 
pag. 253 . 



xoS ISTORIA 

zano , sì applicasse alla profession della Musica,- Jaco 
pò Soragna , che in Piacenza studiò poi anche le Lette- 
re greche , e fu quindi Arciprete di Barbasso; e Fran- 
cesco Tolosa riuscito alfine Arcidiacono della nostra 
Cattedrale, che varie opere in yersi e in prosa nell' 
una e nell'altra lingua lasciò. 

Per assicurar la succession della Famiglia si peti- 
so a dar moglie al primogenito Don Cesare , il qua- 
le quanto era prudente e sagace , e imitatore del 
Padre negli ameni studj , che felicemente coltivava ., 
era altrettanto gracile di complessione , e sovente in- 
fermiccio . Sembrava però che la salute cominciasse a 
favorirlo , specialmente dacché raccomandatosi calda- 
mente alla intercessione del Beato Carlo Borromeo 
suo Zio materno , era andato con molta divozione a 
venerar ]' anno addietro il suo sepolcro in Milano (a) . 
Si divisò pertanto di accoppiarlo ad Isabella figlia 
del Principe Don Virginio Orsino , fanciulla delle pili 
amabili qualità fregiata , e degna realmente di lui . 
ióii Quindi conchiusi i Capitoli a' 13 d'Agosto del lóri, 
mentre attendevasi il tempo pili opportuno alle noz- 
ze , passò il giovane Principe nel Regno di Napoli 
per visitare gli Stati paterni . E intanto che colà trat- 

te- 



( a ) Lettera di Don Ferrante a Don Cesare 2 Giugno 1610 . 



LIBRO X. ioy 

tenevasi, fu raggiunto sull' entrar del 1611 dall'Abate i6ia 
Baruffone , che per commissione di Don Ferrante era 
stato a complimentare i Principi di Toscana , e Dori 
Virginio Orsino , e doveva assistere in quelle parti 
col suo consiglio , e la sua destrezza Don Cesare . 
Ma infermatosi gravemente sulla fine di Febbrajo in 
Giovenazzo , benché Don Cesare avesse tutta la pre- 
mura di farlo curare , chiamando Medici valorosi ad 
assisterlo , eonvennegli tuttavia cedere alla forza del 
male , e soccombere , con molto rammarico della Ca- 
sa Gonzaga , che in lui perdette un soggetto utilis- 
simo (a}* 

Per esser ad un tempo mancato di vita anche 
Vincenzio Duca di Mantova , si trovò Don Ferrante 
impegnato in due cose di non lieve importanza . L' 
una era d'indurre il nuovo Duca Francesco a stabilir 
in lui l' infeudazione di quella parte di territorio di 
Reggiolo, che avea comperata, e poco prima ottenu- 
ta in feudo , comechè 1' Investitura uscita ancora non 
fosse : l'altra era di procurar alla Chiesa di Guastal- 
la un nuovo Abate . In quanto al primo negozio vi- 
desi ben presto il Principe cangiate in mano le car- 
te : perchè sebbene il defunto fin dallo scorso dicem- 
bre 



( a ) Lettere di Don Cesare a Don Ferrante date in Giovenazzo z e ? Mar- 
zo i4i2 . 

O % 



io8 ISTORIA 

bre avesse per pubblico istrumento conchìuso l' affa- 
re , non senza il consentimento del Figlio , che stando 
in Casalmonferrato confermò la paterna disposizione , 
tuttavia divenuto questi padrone , e prendendo la co- 
sa con molta serietà, fece uffiziar Don Ferrante, per- 
chè rinunziasse all'impegno della Investitura : il quale 
vedendo apertamente f animo averso del Duca , giu- 
dicò meglio di cedere , salve però le esenzioni , e i 
privilegi, che in quel territorio godeva (a). Ma non 
ebbe il Duca a compiacersi a lungo di questa sua 
durezza , perchè, dentro 1' anno medesimo finì i suoi 
giorni , e gli successe il Cardinal Ferdinando suo fra- 
tello . Circa l'altro affare, essendosi offerto a prender 
l'Abazia Monsignor Muzio Mainoldi Arcidiacono in 
S. Pietro di Mantova , operò il Principe che venisse 
da alcuni Cardinali raccomandato al Papa : se non 
che ritirandosi poi egli, venne proposto Monsignor 
Troilo Accorcini da Acquapendente Vicario del Ve- 
scovo Mantovano, che ottenne questa dignità (*). 

Es- 



(a) Rog. di Gio: de Rossi 30 Mar- Guastallese Cap. 23 pag. i$g , che sii 
20 Féi: in un Codice membranaceo di Baruffoni successe Marco Celio Arcelii, e 
molti istrumenti nell' Archivio Secreto a questi poi l' Accorsali; ma esaminan- 
di S. A. R. do poscia varie carte , mi avvidi dello 

( * ) Ingannato io da un Albero de- sbaglio , e fu per mia insinuazione cor- 
gli Abati , e Canonici di Guastalla esi- retto il detto Albero , come io al pre- 
stente nella Sagristia della Cattedrale sente correggo quanto già scrissi . 
scrissi nel mio Libro sopra la Chiesa 



LIBRO X. 109 

Essendo ornai tempo , che il maritaggio di Don 
Cesare si ultimasse, partì egli dal Regno, e nel mese 
di Giugno trovatosi colla Sposa in Bologna furono 
eseguite le cerimonie , dopo le quali vennero i lieti 
Consorti a Guastalla . Ma suscitavansi intanto fiamme 
di discordia tra la Corte di Savoja, e quella di Man- 
tova a cagione del Monferrato ; perchè volendo il 
Duca Carlo Emmanuele ,. che ne dovesse esser unica 
erede la Principessa Maria figlia superstite del morto 
Duca di Mantova, e di Margherita di Savoja , e po- 
scia per vedersi ciò contrastato mettendo in campo 
altre ragioni, per le quali poteva egli pretendere quel 
Marchesato , impugnò le armi contro Mantova . La i6*3 
Corte di Spagna si dichiarò favorevole al Gonzaga , 
onde il Marchese dell' Inojosa Don Francesco di Men- 
dozza Governator di Milano cominciò a far massa di 
gente , per opporsi alle armi de' Piemontesi . Don 
Ferrante scrisse nel mese di Marzo al Mendozza , che 
volentieri per servigio di Sua Maestà mandato avreb- 
begli Don Cesare , se non fosse stato troppo debole 
di complessione , ma che in sua vece spedito gli au- 
rebbe Don Francesco , altro de' suoi figliuoli molto 
alla milizia inclinato . Questo giovane signore era 
stato tre anni addietro istradato dal Padre per la via 
ecclesiastica , e mandato allo Studio di Perugia : non 
essendo però questa la sua vocazione , erasi dichiara- 
to di voler pigliar altro partito , e fu questa la pri- 
ma 



no ISTORIA 

ma volta , che se gli aperse 1* occasione . Ma perchè 
gì' impegni della Spagna , e dell' Impero] ottennero , 
che Carlo Emmanuele si ritirasse dal paese occupato , 
non ebbe Don Francesco carico alcuno se non Tanno 

161 4 seguente, in cui volendosi costringere il medesimo an- 
che a disarmar le sue truppe, e ricusando egli di far- 
lo, si pensò a voler combattere di proposito , e data 
venne a Don Francesco una compagnia di cento lan- 
de , fra le quali volle aver luogo Francesco Rinaldi 
Guastallese, qualificato dal Vezzano per giovane stu- 
diosissimo (#)• 

Mentre? il figlio sudava tra le armi , intento il 
Padre a pacifiche imprese concorse col Marchese e 

1615 col Popolo di Gualtieri a fabbricar sul Crostolo un 
ponte libero da ogni pedaggio, acciò questi due sì vi- 
cini Comuni potessero aver assieme un pili facil com- 
mercio. Tre archi furono alzati dai nostri , e due da' 
Gualtieresi (£) . Poi teneramente amando altri due 
suoi figlj Don Filippo , e Don Giannettino , che pas- 
sati a Napoli fin dal 1609 aveano ivi abbracciato 
l' Instituto de' Chierici Regolari Teatini , e bramoso 

161 6 di rivederli , fece risoluzione di dar luogo in Guastal- 
la a que' Religiósi , acciò conducessero quivi i due 

No- 



( a ) In Epist. Seled. P. I. 

( è ) Negri Istoria dì Guast. MS, Lib. Ve 



I 1 B R O X. m 

Novizzi a far la loro Professione . Ottenuto l'assenso 
da Papa Paolo V. destinò loro il luogo dove ergeva- 
si 1' antica Chiesa di S. Bartolommeo , e fece ad essi 
cedere la custodia della divota Immagine della Ma- 
donna di Castello . Quindi affrettando il P. Preposito 
Generale a mandargli sei Religiosi, e i figliuoli, ebbe 
appena ciò ottenuto , che Don Filippo prima di po- 
ter solennemente professare cessò di vivere nel Set- 
tembre del 1616 . Il solo Don Giannettino venne 
adunque in compagnia degli altri Religiosi , e rinun- 
ziato prima nelle pili valide forme a qualunque pre- 
tensione aver potesse ne' beni paterni , fece in Gua- 
stalla i suoi voti con gran consolazione ds' Genito- 
ri (a) . Chiamossi poi egli Don Gioanni , e crebbe 
molto in virtù , e sapere , sino ad essere poi eletto 
Preposito Generale del suo Ordine. 

Una strabocchevole inondazione del Po 1' anno 1617 
1617 mise frattanto in costernazione grandissima i 
Guastallesi , perchè sormontando gli argini vennero 
le acque fin a battere le nostre mura, minacciando 
di atterrarle , e di portar anche dentro quell' estermi- 
nio, che già recavano ai campi . Alle calde preghie- 
re de' novelli Religiosi , che avanti 1' Immagine della 

B. 



(a) Lett. di D. Ferr. al Gener. de' Teatini io Ott»b. i6if. 



uz ISTORIA 

B. Vergine loro consegnata oravano per la" comune 
salvezza, fu attribuita la grazia ottenuta di non sog- 
giacere al pericolo ; però il Principe venne in pen- 
siero di edificar loro la bella ed elegante Chiesa , che 
vedesi oggidì: onde atterrata l'antica già minaccian- 
te ruina, fu chiamato Monsignor Lodovico Gonzaga 
Primicerio di S.Andrea di Mantova a deporre la pri- 
ma pietra della nuova, su la quale furono incise que- 
ste parole : 

IESVS CHR1STVS FILIVS DEI. 

Sub invocatione Beatx Marine de Castello 
vetcri Ferdinandus Sccundus Gonzaga 

Prìnceps Melficti? & Comes Guastalle, ejusq; 

% PopuliiS) ut ipso, B. V. Ugem ponat aquis 

Padi ne transeant fines suos , sacrarti hanc 

cedem olirà sub nomine Sancii Eartholo- 

meei cedificatam , magni/ice extruendam cu- 

rarunt , primariumque lapidem fundarunt 

per Ludovicum Gon^agam ex Marchionibus 

Mamuce Primicerium S. Andreot die. 

xxn. Oclobris mdcxvii. sedente Paulo V* 

CUricis Regularibus ad eam anno preterito 

ab eodem Principe vocatis . 

Tal fu r origine de' Padri Teatini in Guastalla , eh' 
ebbero diverse volte 1' onore di aver tra di loro varj 
soggetti della Casa Gonzaga. 

La 



L I B R O X. 113 

La pietà del nastro Principe doveva esercitarsi 
non solo in opere buone volontarie , ma in quelle 
ancora , che importano rassegnazione alla divina vo- 
lontà; quindi non molto dopo volle il Signore morti- 
ficarlo togliendogli prima la sua dilettissima figlia Ze-j^jg 
nobia Duchessa di Terranova , che maltrattata ognor 
dal Marito, convella alcune volte ebbe a lagnarsi col 
Genitore (a), terminò seni* prole gl'infelici suoi 
giorni agli 8 di Febbrajo del t 6 1 8 . Poscia chiamò a 
se anche la sua dolce Consorte Donna Vittoria nel 
seguente Luglio. Furono a lui sensibilissimi questi due 
colpi , rattemprati però alquanto dalla nascita del Ni- 
pote Ferrante III. accaduta in mezzo alle due mento- 
vate disgrazie . E quasi che fosse poco tanto infortu- 
nio, altro ne avvenne per aver il Po rotto gli argini 
a Gualtieri; imperciocché non avendo i nostri potuto 
prontamente chiuder la Botte sotto il Crostolo , o co- 
me appare opponendosi a tal cosa que' di Gualtieri , 
contro ogni diritto , s' introdusse sul Guastallese molt' 
acqua , la quale scaricandosi sul Mantovano di qua 
dal Po , accese di fiero sdegno il Duca , che armate 
quattro compagnie di Fanti , e una di Cavalli venne 
sul territorio nostro, alzando per forza un riparo tra» 

ver- 



(«) Lece, di D. Zenobia a D. Ferr. 20 Maggio ifxi • 

Tom. IIL 



n 4 ISTORIA 

verso alla Chiavica della Botte (a) » Di ciò fecero 
grandi querele i Gualtieresi immemori delle capitola- 
zioni , ed eccitarono all' armi i Reggiani , discesi su 
le ducento Biolche , con gran pericolo di spargere 
umano sangue , se la prudenza somma di Don Fer- 
rante indotto non avesse i Duchi di Mantova , e di 
Modena a ridurre a termini civili questa differen- 
za , rimessa per opera di lui al giudizio di savie 
persone « 

L* aver egli altre tre figlie chiamate Isabella , 
Artemisia, e Vittoria , e il vederle molto inclinate ad 
abbracciar lo stato religioso , lo fece discendere alla 
risoluzione di fondar in Guastalla un Collegio o Mo- 
nistero , che intitolar si dovesse delle Verginelle di 
San Carlo , per dar con questo anche un attestato 
della sua divozione al già canonizzato suo santo Zio 
materno, da cui era stato amato teneramente . Alcu- 
ni Guastallesi convennero di concorrere nella stessa 
opera pia, perchè Orfeo Negri vi si obbligò per cen- 
to scudi , e per la condotta di venti migliaja di pie- 
tre, Giannangelo Paralupi per cinquanta scudi , Gioan- 
ni Longarino , ed Enea Roffi ambidue per otto mi- 
gliaja di pietre date, e condotte . Altri probabilmen- 
te 



( a ) Lett.dl D. Fcrr. a Ottavio Gonzaga i Nov. I0i8 . 



LIBRO X nò 

te mostrarono di volervisi apprestare : il perchè vie- 
maggìormente animato all' impresa volle far Testa- 
mento, disponendo di cinquantamila Scudi a moneta 
di Guastalla pel meditato effetto (<*)• Ed all'entrar 
del noveir anno diede 1' impresa della fabbrica a Mae- 1619 
stro Giammaria Banzolo , obbligandolo ad impiegar 
altri sette buoni periti lavoranti , onde sollecitamente 
r opera si avanzasse (Z>) . Tal esempio di zelo animò 
forse Elisabetta Ruggeri Vedova del Capitano Giu- 
seppe Abruzzi a edificare nell' anno stesso la Chie- 
sina a comodo dell' Ospedale , coli' Altare dedica- 
to a San Francesco d' Assisi , e a Santa Elisabet- 
ta (e). 

Monsignor Accorsini fin dall' anno Té té si era 
mostrato desideroso di rinunziar l'Abazia. Don Fer- 
rante , che ben conosceva il valore , e la prudenza 

del P. Maestro Francesco Canuti Servita Guastallese 
suo Teologo, s'invogliò di far cadere in lui una tal 
dignità , e lo spedì a Roma con grandi raccomanda- 
zioni ; ma l'esser egli Regolare servì di ostacolo : 
né valendo l'addur esempj di casi consimili a vincere 
la contrarietà sì del nostro Clero , come della Curia 

Ro- 



( a ) Istfum. de' 20 Ottob. \6x% Rog. sta nelle Filze della Computisterìa. 
Emilia Righelli Mantovano . ( e ) Rog. Jo. Bapt. Canuti 17 Apr. 

( b ) Scrittura de' 16 Gen. 161 9 fat- 161? . 



01 



ta dal Signor Marcantonio Caracci , che 

P * 



uff ISTORIA 

Romana, fu mestier di recedere (<z), e di indur l'Ao 
corsini a proseguire . Annojato nulladimeno più che 
mai a cagione de' disturbi, che nascevano per le con- 
tinue differenze tra il Clero, e la Comunità, volte as- 

1620 solutamente ritirarsi nel 1620 : talché fu promosso 
Monsignor Marco Celio Arcelli Vicario del Vescovo 
di Cremona, che per essere alquanto fastidiosetto non 
terminò i due anni del suo governo. 

Bollivano nel tempo stesso gravi discordie tra 
Don Cristierno Gonzaga 5 e la sua Comunità di Sol- 
ferino , alle quali volendo l'Imperador Ferdinando IL 
qualche rimedio apprestare , ingiunse a Don Ferrante 
di rilevarne la sostanza , e di sedarne 1' ardore . Egli 
ubbidientissio me segui la commissione lodevolmen- 
te (b) . Furongli intanto dal Cardinal Borgia Viceré 
di Napoli raccomandati i giovanetti Principi di Ca- 
stiglione Ferdinando , e Luigi , i quali gemendo sot- 
to la tutela tirannica di Cristierno, e del Conte Teo- 
doro Trivulzi, venivano danneggiati nell'educazione , 
e nell'interesse . Si aggiunsero aiche in questo parti- 
colare le premure di Cesare , laonde anche a ciò ap- 

Triplicando il pensiero andò al riparo, e ponendo fre- 
no 



( a ) Lett. di D. Ferr. all' Ab. Accor* ( a ) Lete di D. Ferr. all' Imperado- 

sini 25 Ap. 5 , e 20 Maggio, e ad Oc- re \6 Agosco , 20 Sete. 1610 , z$ Geo* 

tavio Marazzi 23 Maggio , 18 Luglio naro i6zi , 
16 16* 



LIBRO X. nj 

no alla ingordigia de' tutori , guidò seco a Guastalla 
i due Principi per dar loro in casa propria la conve- 
niente educazione , e le due figlie collocò in un Mo- 
nistero a Milano ( a ) . Tali cose accrebbero tanto il 
concetto di lui nell'animo deli' Imperadore , che vide- 
si egli tosto inclinato a maggiormente onorarlo , e di- 
stinguerlo . Quindi non pago di avergli l'anno avanti 
confermato con Diploma amplissimo tutti i Privilegi 
conceduti a lui , ed a' suoi antecessori dalla Imperiai 
Corte , quello aggiugnendovi 5 che il Feudo di Gua- 
stalla sempre di primogenito in primogenito discen- 
desse ( b ) , piacquegli di spedire sotto il giorno 2 di 
Lucrilo del 16 21 un altro cesareo Decreto , per cui 
eretta Guastalla in Ducato Imperiale , e dichiarato 
Don Ferrante Duca di questa così allora qualificata 
Città , lo splendore di questa Casa , e di questa Pa^ 
tria venne grandemente accresciuto (e). 

Fu in quel tempo , o poco dopo almeno , che 
tra le varie arti già industriosamente introdotte in 
Guastalla r volle il nostro Duca che avesse luogo an- 
cor quella della Stampa , la quale vi fu mantenuta 

poi 



(a) Lett. di D. Ferr. all' Jmperado- ( b ) Appendice N. XI. 

re 30 Occobre \6xo , a Aprile , il De- ( e) Appendice N. XII. 

ccmbre idai . 



3 

u8 ISTORIA 

poi sempre (*;. E intanto avuto il contento di ve- 
der rimperadore accoppiarsi in matrimonio con Eleo- 
nora Gonzaga figlia del Duca di Mantova , spedì co- 
i6zzlk Don Cesare per le solenni feste, che fatte vi fu- 
rono nel prossimo Gennajo , avendo questi avuto Ilio- 
go immediatamente dopo il Daca nell' accompagna- 
mento che fecesi dell' Angusta Sposa dal Monistero 
di S. Orsola , ove fu tolta , fin al Duomo , dove si 
rendettero a Dio le dovute grazie^ pel fausto avveni- 
mento prima di spedirla in Germania (a) . Da li a 
poco fecero passaggio in Ispagna in compagnia del 
Duca di Tursi Francesco, e Vincenzio figliuoli di Don 
Ferrante per istabilire all' ombra di quella Corona le ' 
loro fortune (&) ; mentre restò Don Cesare vicino al 
Padre, affine di sollevarlo dal peso de' domestici affa- 
ri , ne* quali mostrossi impegnatissimo , conducendo 
egli a buon termine in questi giorni la pratica di dar 
alla Chiesa Guastallese un nuovo Abate nella persona 
di Monsignor Vincenzio Lojani Canonico Bolognese, il 
padre di cui a questa Corte serviva , personaggio di 

mol- 



( * ) Il primo Stampator che trov'a- gli vediamo succeduto Lorenzo Taglia- 
mo in Guastalla fu Giampaolo Taglia- ferro , di cui abbiamo trovate diverse 
ferro . Eravi nel 1623 , quando per non stampe. 

so qual cagione fu carcerato . Si trova ( a ) Relazione di detto Sposai izio 

una Lettera de' \6 Gennaro 1624 di D. scritta da Gabriele Bertazzolo impressa 

Cesare al Fiscale Pecorelli , ove glielo in Mantova per gli Osanna lózz in 4. 
raccomanda dicendogli, che lo aveva (b) Lett. di L>. Ferr. a Gio. Stefano 

fatto venir a Guastalla D. Ferrante . Ab- Doria n e 14 Luglio 1621. 
biamo di lui memoria sino al 1616 , e 



LIBRO X. u 9 

molto sefrno, e di egual probità , da cui per pili an- 
ni furon gli affari del nostro Clero egregiamente di- 
retti . Ma in tempo che le felicità mostravano di es- 
ser nel colmo , eccole amareggiate nel 1623 dall' im- 1623 
matura morte della Principessa Isabella , che lasciò 
inconsolabile il vedovo Don Cesare , e cimentò la 
virtuosa costanza del Duca , il quale scrivendo al 
Gran Cancelliere Striggi , affermò , essergli spiaciuto 
ancor più questa perdita , che non l'altra della fi- 
gliuola Zenobia. La bontà di questa giovane ^ soggiun- 
se, V età , il non aver dato in undeci anni un sol dis- 
gusto a suo marito , ne a me , rende il caso più acer- 
bo a chi e restato . Io sono vecchio , e n ho già prova- 
ti diversi di questi colpi : ma chi vive assai e sop getto 
a simili avvenimenti . E in altra Lettera alla Duchessa 
di Tursi si espresse così : Con estrema afflizione scrivo 
a V. E. queste righe , come a Signora di questa casa , 
dandole conto della morte di mia figlici > e nuora la Si- 
gnora Donna Isabella che sia in Ciclo , la quale £ una, 
/et re maligna in nove giorni se ri e andata a miglior 
vita , lasciando suo marito sen\a consolazione alcuna , 
e me j sebbene averlo a maggior colpi) con sentimen- 
to incredibile . La bontà di lei , e V età di venticinque, 
anni , la condizione angelica che aveva , rende il caso 
piìi grave a chi e imperfetto come son io , che del re- 
sto 



ito ISTORIA 

sto il modo dclV infirmiti ed il passaggio è desiderabile 
a tutti (a) . 

Presa frattanto dall' Imperadore un altra prova 
della destrezza del Duc<i nostro in trattar ardui affa- 
ri coli' incaricarlo dell'esame di certe vertenze insorte 
Del Feudo di Vescovado , a cui suddelegò il Djttor 
Persio Caracci (b) ; e conosciuto abbastanza , niuno 
essere pili atto di lui al carico di General Commis- 
sario Imperiale per gli affari d'Italia ; gliene spedì 
1624 Patente da Vienna il giorno 23 di Marzo del 1^24 , 
dandogli per Sostituto il figliuolo Don Cesare. Fat- 
ta palese per lettere la sua delegazione al Governa- 
tor di Milano , al Gran Duca di Toscana , ai Duchi 
di Mantova , e Modena , al Cardinal Farnese tutore 
del Duca di Parma , e alle Repubbliche di Genova , 
e di Lucca (e) , si applicò alle incombenze laboriose 
rimesse alla sua prudenza , che furono molte , e da 
trattarsi tutte in un tempo . Imperciocché vi erano 
fieri tumulti in Castiglion delle Stiviere cagionati dall' 
irrequieto soprannominato Don Cristierno , dove per 
mezzo di due Sicarj era stato fatto assassinare in 
mezzo della piazza il Castellano Antonio Petrocini*, e 

pre- 



CO Lettere di D. Ferr. i8 Giugno cenzio Principe di Mantova 2? Ottobre 
( b ) Lett. di D. Ferr. a Don Vin- ( e ) Lettere varie del Maggio 1*24. 



LIBRO X. ni 

premeva moltissimo lo scoprir la fonte di tali scon- 
certi, e di andarne al riparo . Controvertevansi tra il 
Duca di Mantova , e il Principe di Bozzolo i loro 
confini . Si altercava dai Marchesi Malaspina intorno 
al Feudo degli Edifizj , ed altri luoghi sul Piacentino * 
In Correggio finalmente si avevano gravi querele) 
contro il Principe Don Siro d'Austria di Carreggio , 
mosse da Donna Claudia Vedova di Cosimo da Cor- 
reggio , e da Francesco Spinola Marchese di Garesio 
suo cognato : le quali cause già al tribunale Cesareo 
riportate , tutte furono a Don Ferrante rimesse . A 
tanto però sottoponendosi di buon grado , fu talmen- 
te in esteri affari distratto , che appena rimanevagli 
tempo di badare a Guastalla , e ai progetti che con- 
tinuavano a fare i nostri vicini intorno alla faccenda 
interminabile delle Bonificazioni (a). 

Offertosi il Duca di Bisaccia a comperare la Ser- 
ra Capriola nel Regno di Napoli , si recò a quelle 
parti munito degli arbitrii paterni il Principe Don 
Cesare nel seguente anno . Mentre però il trattato 162$ 
procedeva , si oppose Don Andrea altro figliuolo di 
Don Ferrante al negozio , pretendendo che il Genito- 
re dovesse a lui vendere quel Feudo . Presentò per 

que- 



( a ) Appendice N. XIII. 

Tom. IH. q 



n% ISTORIA 

questo un Memoriale al Duca d' Alva Viceré di Na- 
poli, e intimò al Padre una dura battaglia . A'terossi 
ragionevolmente il buon Duca , e così scrisse al P. 
Don Ojoanni; 

Intendo che Don Andrea si trovi a Napoli , e cH 
abbia fatto da se un Memoriale al Signor Viceré nel 
negozio della Serra sciocco e bugiardo , corn egli è pur- 
troppo svergognatamente . Io son in necessità di far co- 
noscere le sue mentite , e mi sarà facile di farlo con 
fede degli Officiali dello Stato di Milano, poiché intendo 
che abbia esposto cT aver servito con una Compagnia $ 
Infanteria Spagnuola , che mai non gli e stata mostrata , 
amj. della Compagnia de Cavalli eli ebbe , non ha dato 
conto quando fu riformato . Ha guadagnato costui sin 
adesso questo, che mia Sorella gli leverà li trenta mila 
Scudi che gli lasciava , ed io faro quello che dovrò con 
un figlio che ha perduto il rispetto a suo Padre . Sa- 
rebbe opera di gran carità per yoi , che sete Religioso , 
il procurar di esso si ravvegga , che se non seguirà mol- 
to presto , piangetelo per ispedito ; perché alfine è troppo 
grande la sua sfacciataggine, et è degna che se ne veg- 
ga dimostrazione ese ■ piare . Ne vedre'e con vostro e 
mio dispiacere gli effetti appresso (a). Di ciò , lagnan- 
do- 



ci) Lettera de' 16 di Luglio 1625. 



LIBRO X. 123 

dosi anche col Marchese di Corleto Capo del Regio 
Tribunale , io non so capire , diceva , come un figlio 
non emancipato, che ancora è in podestà di suo Padre , 
e the non ha, ne pub haver un Carlino di proprio, vo- 
glia col mio comprar la robba mia (a) . Ma questo 
giovane quanto era scioccharello , e leggiero, volendo 
far la scimia al Padre, ed al maggior fratello anche in 
lettere , delle quali non ne avea appena tintura (*J , 
altrettanto era intrapredehte , ed ostinato ne' suoi ca- 
pricci . Però tennesi forte , e comechè alcuni mesi 
appresso per timore che il Padre non gli facesse 
porre le mani addosso, si ritirasse a Palermo presso 
il Cardinal Doria (£.), perseverò tanto nella sua opi- 
nione , ed ebbe la sorte di prevenir cosi il Tribunale 
a favor suo , che il Duca amantissimo per altro de' 
suoi figliuoli dovette cedere , e vendergli nel 1626 la 1626 
Serra Capriola , Chieuti , e San Paolo . Pili volontie- 
ri avrebbe senza dubbio il Duca fatto con essolui il 
contratto , se immaginato si fosse doversi per lui con- 
servare la propria discendenza pili a lungo, che per 
Don Cesare , perchè maritatosi con Laura Crispani , 



(a) Lettera di D. Ferr. i) Agosto di Sabbioneta sua Zia , la quale non à 

1625 . come suol dirsi ne capo né coda , e in 

( * ) Volle anch* egli scrivere una cui non vi é verso , che non zoppichi . 
Favola Pastorale , che io tengo presso di ( b ) Lett. di D. Ferr. al Card. Do- 
me originale , intitolata La Fontana Vi- ria 6 Novembre itfzj . 
tale j e Mortale indirizzata alla Duchessa 



q x 



iz 4 ISTORIA 

generò poi Doh Vincenzio , il qual fu Duca di Gua- 
stalla, e padre di altri due Duchi, come vedremo. 

Intanto la fabbrica del bellissimo e molto nobi- 
le Monistero di San Carlo erasi ridotta a termine, e 
raccolte in esso alcune divote donzelle , che medita- 
vano di consecrarvisi perpetuamente al Signore , e at- 
tendevano a prepararsi al bel sacrifizio ( * ) , altro 
non si pensava, che ad instituirvi l'Ordine regolare , 
con animo di darne la direzione ai Chierici Regolari 
Teatini , avutone già discorso col P. Don Gioanni , 
che aveva qui cantato solennemente la sua prima 
Messa il giorno di San Carlo nello scaduto anno , 
nella qual circostanza accadde probabilmente la scel- 
ta fatta di quel gran Santo a Protettor di Guastal- 
la (**j . Qae' Padri nulladimeno vedendo farsi dif- 
ficoltà su questo negozio dalla parte di Roma, si ri- 
tirarono dal volersi mischiare in tal faccenda : onde 
non si pensò ad altro , che a decidere da qual Mo- 
nistero avessero a trarsi le prime fondatrici della nuo- 
va religiosa famiglia . Eransi offerte quelle di S. Bar- 

na- 



( * ) Dell' unione di queste pie Ver- ( ** ) Che San Carlo fosse disegna» 

ginelle prima della formai erezione del to Protettor di Guastalla, ne fa fede una 

Monistero si a notizia da un Breve di Lettera di Don Ferrante a Monsignor 

Urbano Vili, spedito a* 2 di Aprile del Persio Caracci io Feb 16^7 ove legge. 

i6h , con cui permise a istanza del si : Circa la festa del B. Luigi V Abate si 

Duca , che nel privato loro Oratorio si governerà conforme al Breve , siccome anco 

celebrasse una Messa al giorno, eccet- di San Carlo già eletto Protettore di que- 

tuati i più solenni «, sta Città . 



LIBRO X nò 

naba di Mantova , dove viveva la Madre Suor Mas* 
similla Gonzaga , e si erano avute a questo effetto 
raccomandazioni dal Duca di quella Città . In Roma 
però si chiedeva , che essendo già state in Guastalla 
anticamente Monache Agostiniane , si tornasse a ri- 
cevere un ceto dell' Ordine stesso 5 e fu conchiuso fi- 
nalmente di accettarvi Agostiniane , giusta la Regola 
osservata da quelle di S. Andrea di Napoli . Allora 
avutosi ricorso ad Urbano Vili, alla nostra Chiesa 
libéralissimo, come appare dai Privilegi conceduti poc 
anzi al nostro Abate Lojani (a) , da lui si ottenne la 
Bolla dell'erezione del Monistero , con facoltà di es- 
trarre da quello di S. Omobuono di Bologna quattro 
Religiose chiamate Ortensia Machelli , Maria Madda- 
lena Fabbri , Isabella Celeste Sangiorgi , e Antonia 
Machiavelli,- le quali fossero Maestre delle nuove Can- 
didate . In detta Bolla permise al Duca , e a tutti i 
suoi Successori di poter in perpetuo far entrar due 
Fanciulle senza sborso di alcuna dote nel Monistero 
medesimo (£)-. Ora nell'anno appresso le tre prime 1617 
delle nominate Religiose furono levate da Bologna , 
che pernottato avendo in Reggio in un Monistero del 
loro Ordine , giusta quanto avea prescritto la Sacra 

Con- 



( a ) Appendice N. XIV. ( b ) Appendice N. XV, 



i%6 ISTORIA 

Congregazione , arrivarono a Guastalla la sera de' 14 
di Giugno (fl), ed entrarono in Monistero con giubi- 
lo incredibile di tutti , dando ivi cominciamento al- 
la loro spirituale conversazione con grande esempla- 
rità 1 che invitò sovente anche diverse Principesse del- 
la Casa Gonzaga a rifugiarsi in quell'inclito Chiostro. 
Ma di pacifiche imprese si è parlato abbastanza , 
e conviene ora discendere a trattar di liti, e di guer- 
re . Morto già Ferdinando Gonzaga Duca di Manto- 
va senza prole , e succedutogli il fratello Vincen- 
zio li. dava anche questi manifestissimi segni di cor- 
ta vita , e di aver a lasciar tronca colla sua morte 
la retta linea della Casa Gonzaga . Ciò dava luogo a 
pensare a coloro , che pretendevano la successione in 
quel Ducato * che erano due , cioè Carlo Gonzaga 
Duca di Nevers iti Francia , e il nostro Duca di 
Guastalla . Il Duca di Nevers era pili prossimo al 
retto stipite , come colui che nacque da Lodovico 
fratel minore del Duca Guglielmo, il quale passato in 
Francia a cercar sua fortuna si maritò ad una Prin- 
cipessa , che gli recò in dote il Ducato di Nevers , 
di Retel , e d' Umena. Il nostro Duca vi era pili lon- 
tano di un grado , come discendente da Don Ferran- 
te 



(a) Lettere dì D. Cesare a Filippo Sampietri j e 15 Giugno 1627. 



I I B R O X. izy 

te I. , zio paterno del mentovato Duca Guglielmo . 
Il primo era sostenuto dalle ragioni del sangue , ma 
aveva in contrario l'esser figlio di un Padre, ch'era 
stato ribelle a Carlo V., e alflmperador Ferdinan- 
do I. , e l'esser tutto francese , il che bastava a con- 
citar contro di lui gelosia nella Corona di Spagna , 
che possedeva il Ducato di MiUno tanto vicino al 
Monferrato congiunto al Mantovano . Su queste ecce* 
zioni, che l'Impero , e la Spagna erano per fare al 
Duca di Nevers, gittava il Duca di Guastalla il fonda- 
mento delle sue speranze di poter succedere nel Du- 
cato di Mantova , sendo ei dopo quello il pili pros- 
simo alla ornai cadente linea del retto tronco , e quel 
che piìi pareva importante, molto ben veduto per la 
sua fedeltà , e lunghi servigi tanto alla Corte Impe- 
riale , quanto alla Spagnuola . Adunque sì erano co- 
minciati già da qualche tempo si dall'una che dall' 
altra parte gli opportuni maneggi , affla di riuscire 
nell'intento , i quali maneggi non potean che impe- 
gnare le migliori Potenze di Europa in una guerra . 
Scrive un curioso novellista di que' giorni , che quan- 
do Don Cesare fu in Roma nel 1625 , e ne voleva 
partire % gli fu da un Ebreo Cabalista presagito , che 
correa pericolo di morire : onde essendosi realmente 
fra due giorni infermato , e riavutosi , sentendosi dire 
dallo stesso Ebreo , che presto era per rimaner estinta 
la Casa di Mantova , e che però avrebbe fatto bene 

a 



j&£ l S T O R I A 

a prevenir cogl' impegni 1 tentativi altrui , prestata 
credenza a chi predetto avevagli la propria malattia , 
non fu si presto a Guastalla , che mandò a Vienna ., 
e poscia a Madrid Ottavio Villani suo Auditore , uo- 
mo di grande vivacità , e quanto altri mai sagacis- 
simo, il quale intraprendendo a disporre quelle Corti 
a favor della Casa di Guastalla formò ad un tempo 
la sorte sua , che lo condusse ad essere Senatore in 
Milano O). 

Il Duca di Neyers non istava però colle mani 
alla cintola. Spedito avea varie volte in Italia il suo 
primogenito Carlo Duca di Retel con diversi prete- 
sti, e con secretezza aveva dal Papa ottenuto questi 
la dispensa di potersi accoppiare in matrimonio colla 
Principessa Maria , nata da Francesco Duca di Man- 
tova (£), la quale pretendeva cotanto nel Monferra- 
to . Stabilitosi egli a Mantova a fianco del Duca , 
che a poco a poco andava mancando , usò di ogni 
arte per disporlo a far testamento a favor di suo Pa- 
dre . Conoscendosi che trattenevalo qualche propen- 
sione , che avea pel Duca di Guastalla , si adopera- 
rono tutti gli stratagemmi possibili , onde porlo in 

dif- 



(a) Fuggilozio MS. del P. Angelo (b) Capriata Iscor. P. I. Lib. i© 

E^.llacappa Min. Oss. Parmigiano Re- pag. 555. 
laz. 8. 



LIBRO X. t*s 

diffidenza di questa Casa • li Conte Striggt principal 
Ministro di quella Corte odiando all' estremo la Casa 
di Guastalla (a J, aiutava il Francese; ed essendo av- 
venuto che alenai m^rtaletti ., e codette ordinate da 
Don Cesare in Venezia , furono dal barcaiuolo porta- 
te a Mantova per errore, si eccitò dai malevoli gran 
diceria , e magnificando la cosa, creder si fece all'in- 
fermo Duca, che servir potevano per cinquanta pet- 
tardi , e che dalla pane nostra qualche gran cosa si 
macchinava ( b ) . Con ciò ottenutosi che facesse 
testamento conforme al desiderio , appena ei venne a 
morte la notte precedente a' 26 di decembre , che il 
Duca di Retel estratta la Principessa Maria dal Mo- 
nistero, ove era guardata, se la sposò , e consumò il 
•matrimonio . E perchè la Duchessa di Sabbioneta so- 
rella di Don Ferrante , che dalla Imperadrice era sta- 
ta posta alla custodia di quella Principessa ^ voleva a 
tal fatto opporsi , dicendo esser necessario il consenti- 
mento cesareo , fu maltrattata e vilipesa , ond'ebbe 
di grazia il partirsene , e venir a Guastalla pili mor- 
ta 



(e) Siri Memor. Recond. Voi. VI. stre Lettere originali dicono cinquanta 

pag. 307, Aggiugne che furono imprigionati in 

( d ) Lettere di D. Ferr. all' Impera- Mantova alcuni dipendenti dal Duca di 
dorè, e al Duca di Gromao 30 Novenv Guastalla, e che di ciò fu scritto ali* 
bre 3 , e 25 Decembra 1627 . Si noti , Imperadore , e al Papa , affine di mette- 
rne di questi pettardi fa menzione anche re questa Casa in discredito loc. eie. pag. 
il Siri, ma dice che furono cinque ( for- 308. 310. 
«e per errore di stampa ; quando le no- 



Tom. III. 



i 3 o ISTORIA 

ta che viva (a) , dove morì Tanno seguente a* T4 
. di Giugno (b ) . Così il Duca di Retel prese pel Ge- 
nitore il dominio dello Stato , e si fece dal popolo 
giurar fedeltà, 
1628 Ora tutto l'anno téli fu scena di mosse d'ar- 

mi, di maneggi ne' gabinetti , e di raggiri de' politi- 
ci . Il Duca di Nevers volato a Mantova con pen- 
siero di non cedere quello Stato a verun patto , co- 
mecché non ricusasse di volerlo riconoscere dall' Im- 
pero , incominciò a far gente , onde opporsi in qual- 
che modo ai preveduti contrasti . Don Ferrante altro 
non fece da principio, che spedire alla Corte di Vien- 
na il Principe Don Cesare , che vi entrò a' 13 di 
Febbrajo ( e ) , e a quella di Madrid il Conte Giam- 
batista Panjgarola munito di buone istruzioni (d) . 
Dalla parte di Spagna era però egli spalleggiato ba- 
stevolmente ; che 1' interesse di quella Corona era 
grande in voler congiungere allo Stato di Milano al- 
cune Città del Monferrato possedute dai Duchi di 
Mantova, aggiugnendovisi il Duca di Savoja già ar- 
mato per ricuperarne egli pur quella parte , su cui 
pretendeva diritto . Il Governator di Milano Don 

Gon- 



( a ) Lettere di D. Cesare all' Irnpe- ( e ) Lett. di D. Ferr. a D. Giannet- 

radore 28 Decembre i6ij , e a Monsig. tino Do^ia 28 Febbrajo 1628 . 

Zucconi j Gennaro 1628. (d) Istruzioni al Panigarola date a' 

( b ) Lett. di D Ferr. al Cardin. Lo- 3 di Febrajo . 
dovisio 15 Giugno 4628 . 



LIBRO X 131 

Gonzalo di Cordova lo assicurava di ajuto per occu- 
pare il Mantovano , e incoraggivalo alla impresa . 
Ma l'Lnperadore benché avesse molto disapprovata 
la violenta oecupazion degli Stati fatta dal Duca di 
Nevers , e non volesse da principio ricevere il Vesco- 
vo di Mantova Vincenzo Agnelli inviatogli da lui , 
abbonacciato nondimeno dagli uffuj del Papa , e del 
Gran Duca di Toscana , che setto colore di non la- 
sciar venir guerra in Italia favorivano iì Francese i 
non prese 1' affare con egual fuoco : ed unicamente 
voleva che il Duca rilasciasse in sue mani lo Stato i 
perchè si esaminasse poi se di ragione fosse a lui 
dovuto . In Vienna adunque non si parlava che di 
temperamenti , e fu dai fautori di Nevers proposto , 
che per soddisfazione del Duca di Guastalla cedereb- 
besi a lui in Feudo Reggiolo colle sue vaili , e che 
accomodata cosi la vertenza , volesse 1' Imperador 
compiacersi di dar a Nevers l'Investitura di Manto- 
va (a). Questi però guastava i progetti de' suoi me- 
desimi fautori-, imperciocché mentre forse l'Jmpera- 
dore inclinava all' accomodamento, rispose , che per 
compiacerlo vi mostrarsi sì affezionato al Duca di Gua- 
stalla gli cederebbe quanto bramava ? cioè Reggiolo col- 
te 



( a ) Siri loc. eie. pag. 458 . 



i 3 i ISTORIA 

te Valli contigue in feudo , purché impartisse autorità 
al Papa ed al Gran Duca impiegatisi in questa fac- 
cenda di terminare per via di giustizia , se le preten- 
sioni di detta Guastalla avessero alcun fondamento di 
ragione sopra la Stato di Mantova , affinché si sapes- 
se sotto qual titolo , o di dono o di transazione i det- 
ti beni si dovessero dare (a) ». Risposte di tal natu- 
ra non potevano che alterare il Monarca , il quale 
fisso mantennesi nel voler che gli Stati fossero depo- 
sitati: ma conoscevasi intanto dalla nosra Corte non 
potersi dall'Impero sperar troppo ajuto . In tal biso- 
gno si pensava a farsi degli amici in Germania eoa 
un maritaggio : ma Donna Artemisia figlia del nostro 
Duca desiderata dal Conte di Firstemberg volle in 
questi tempi medesimi ad ogni patto farsi Monaca nel 
Moneterò degli Angeli di Bologna con gran dolore 
del Padre , il quale però rassegnatamente fece a Dia 
sagrifizio della figliuola (b). 

Il miglior partito adunque per avvantaggiare 7 
quello parve di approfittar del favore di Spagna . 
Giacche il Duca di Nevers vantava di voler sor- 
prendere Guastalla , ed avea fatto intimare ai suddi- 
ti suoi dì qua dal Po di star attenti ad ogni cenno 

pel 



(a) Ivi pag. 469 . 

( b ) Leu. di D. Ferr. a D. Cesare 21 Marzo 5 6*8 



LIBRO X 133 

pel primo giorno di Quaresima (a) , fece Don Fer- 
rante murar la Porta di Guastalla verso la Pieve ,- 
armò i baloardi coli' artiglieria , e pose all'ordine le 
sue milizie (£); indi ricorrendo agli amici, ebbe un 
soccorso di 246 Tedeschi della Compagnia del Colon- 
nello Sciamburg , e cercò altri archibugieri a Caval- 
lo per difesa del territorio (e) . Questo bastò , perchè 
russano avesse coraggio di molestare questa Città , 
giacché al soldo di Nevers sta vana unicamente mili- 
zie deboli , e di poco valore . Nel mentre che le re- 
plicate ostinazioni di Nevers mossero l'Imperadore a 
spedir in Italia il Conte Gioanni, di Nassao in quali- 
tà di suo Commissario Imperiale , acciò avvocasse all' 
Impero gli Stati occupati da lui , fu anche destina- 
to Ambasciadore straordinario a Madrid il nostro 
Principe Don Cesare per i sponsali , che centrar si 
dovevano tra Ferdinando d'Austria Re d'Ungheria , 
e Maria Lifanta di Spagna . Vi andò egli insignito 
del titolo di Principe di Molfetta cedutogli allora dal 
Padre , con tanta magnificenza , e vi fu accolto con 
si straordinarie dimostrazioni, che a memoria d'uo- 
mo affermossi non essersi veduto giammai in quella 

Reg- 



( a ) Lete, dello stesso a D. Cesare comunicatami dal fu Dottor Girolamo 

6 Marzo 162% . Colkoni . 

( b ) Lettera scritta da Fabbrico al ( e ) lettere di D. Ferr. a D. Cesa. 

Principe di Correggio 6 Marzo \6z% re 3 , e 2,8 Marzo ió;3. 



i 34 ISTORIA 

Reggia cotanta pompa congiunta a tanti onori dal 
Re, dalla Regina , e da tutti i Principi , e Grandi 
compartiti ad altro Ambasciadore (a). Stando egli as- 
sente da Vienna , il Nunzio del Papa , e il Conte 
Orso inviato del Gran Duca, vedendo T Imperadore 
tanto risoluto contro di Nevers, insistevano pel desi- 
derato temperamento (£) : di che lamentassi acre- 
mente il nostro Duca scrivendo a Monsignor Ciam- 
poli, e al Principe Savelli , dicendo maravigliarsi del 
Papa, che avendo sempre vantato di voler essere in- 
differente, si riscaldava ora tanto in questi ufficj (e). 
Ma se i progetti , che ora si facevano, fossero stati 
abbracciati, non è a dubitarsi , che molto non se ne 
avesse avuto a chiamare Don Ferrante contento : 
conciossiachè vedendosi le cose di Nevers in sì gra- 
ve pericolo, si era dai medesimi alla presenza dell' 
Ambasciadore Spagnuolo proposto , che a Don Fer- 
rante si cedesse Viadana , Gazolo , e Dosolo , con 
tutto il Mantovano fra Po , e Secchia : 1' utilità del 
quale partito, conosciuta finalmente anche dal Du- 
ca nostro , lo mosse a scrivere a Don Cesare , ed 

al 



( a ) Lettera venuta allora da Ma- ( b ) Siri loc. cit. pag. 483. 

drìd registrata interamente dal fu Cano- (e) Lettere di D. Ferr. 11 , e 13 

nico D. Giuseppe Negri nel Lib. V. del- Aprile itfaB . , 
la sua Storia di Guastalla MS. 



LIBRO X. *p 

al Panigarola , che non potandosi aver altro , si ab- 
bracciasse ( a ) . 

Ma il Djca di Nevers , che te careggiava fino 
al poter ritrarre soccorso del Re di Fi cada impe^ 
gnato nell'impresa della Roccclla , non aveva in ani- 
mo né di ubbidire, ai monitor] dell'Imperadore , né 
di stare ai progetti de' suoi amici ; però sosteneva- 
si come poteva meglio , niente importandogli il ven- 
dere quanto aveva in Francia , salvo il Ducato di 
Nevers, e di R^tel , purché tenesse piede noli* occu- 
pata signoria . Sofferse adunque che anche T Impera- 
tore perdesse affatto la pazienza , e se gli dichiaras- 
se nemico ; e quando vide nel 1629 la Francia di- T ^ Z9 
sposta a mandar armi in Piemonte, anch' ei coli' ar- 
mi alla mano scorse fino a Casalmaggiore, menando 
tutta quella mina che potea ma . Tralasciando io 
di narrar quelle guerre , che lungi dai Paese nostro 
successero, dirò soltanto, che l'Imperadore vedendo 
l'Italia di Francesi ingombrata, radunò egli pure un 
florido Esercito , inviandolo in Italia sotto la condot- 
ta del Conte Rambaldo di Collalto , che strinse il 
Ducato di Mantova assai vigorosamente , e mandò 
soccorso di gente anche a Guastalla . E perchè in 

que- 



( a ) ^Lettera dello $t«sso 13 Giugno 162Z 



xyS ISTORIA 

questi tempi avvenne la depressione della Famiglia Aé 
Principi di Correggio ( Famiglia che già vedemmo 
aver dominato anticamente in Guastalla ), e fu il no- 
stro Duca istrumento,, benché involontario , della sua 
estrema caduta , non sarà inutile il narrarne il fatto.. 

Dissi , che fin dal 1624 eia stata data dail'Im- 
perador commissione al Duca nostro- di esaminare le 
querele date dai Parenti al Principe Don Siro dì Cor- 
reggio . Egli si era applicato a sedar quelle liti , ma 
sempre indarno . L'ostinazione del Principe in ricusa- 
re progetti di accomodamento aveva irritato così gli 
emoli suoi 9 che da una cosa passando all' altra., lo 
avevano alla Corte Imperiale accusato di aver fino 
adulterata la Moneta . Uno squarcio di Lettera scrit- 
ta fin dal giorno 8 di Novembre del 16 zG al Cancel- 
lier Federico Bosio dal nostro Don Cesare, metterà 
in chiaro l'affare. Saprà dunque V. S. diceva egli, che 
fin quando 5. M. honoro il Signor mio Padre della Com- 
missione Generale con grandissima premura ancora si la- 
mento del pubblico abuso che correva in alcune Zecche 
d? Italia delle falsità che vi si commettevano f ordinando 
vi si invigilasse con esquisita diligenza , e vi si rime- 
diasse con ogni rigore 9 poiché ne teneva duplicate istan- 
te da gli Elettori , e da tutti gli altri Principi a" Ale- 
magna , an^i dalV Ambasciador di Spagna medesimo . 
Contuttoab sebbene in alcuni luoghi si fece motteggiare 
il senso di S. M. non si venne pero ad alerò per allo- 
ra* 



LIBRO X lìj 

ra . Indi a pochi mesi venne un ordine particolare che 
si facesse sapere , come seguì , al Signor Duca della. 
Mirandola , tenesse beri custodito un tal A* ostino Riva- 
rota staro Z&cchìera a Corneggio , e mandasse copia del 
1 recesso in Corte , e nel medesimo tempo il Signor 
Duca Ferdinando , che sia in gloria ^ raccomandò qui la 
vedova moglie del già Cosimo da Correggio spogliata 
dal Principe £ ogni cosa , nel che si procuro d' usar 
tutti quei termini di urbanità , e quasi sommissione , 
che si pub veder da gli atti . Ma avendo il Principe 
mancato di parola , come appare dalle scritture , la po- 
vera Vedova ricorse di nuovo alV Imperatore > e da lui 
ottenne lettere al Signor mio Palre ajjettuo sissi me , 
onde si cominciò a procedere giuridicamente , così instan- 
do la parte : dal che ne nacque che alcuni Parenti di 
questa donna mossi da disperazione vennero a depone- 
te contro al Prìn.ipe molte cose in materia della Zec- 
ca , mettendo in chiaro , per dirla , cose bruttissime . 
E sebbene qui si trattenne un poco la relazione, ve- 
dendo pure di persuader il Principe ad acquietar la 
parte , non fu possìbile arrivarvi , onde si man lo V in- 
formazione , e venne ordine di esaminare altri , che fu- 
rono poi imbrogliati a Reggio -, e V inverno passato 
quando feci riverenza al Serenissimo Leopoldo in Bo- 
logna mi parlò con tanta collera della sua moneta nuo- 
va falsificata , e contrafatta in Correggio , che mi as- 
sicurò , se V Imperadore non vi rimediava , cK egli mede- 
Tom. III. £ SÌ» 



X3 g ISTORIA 

s'uno si sarta risentito . Li Spagnuoli stessi , che so>* 
gliono proteggere quelli f che li sono raccomandati, e lo 
mostrarono seco in occasion dell Inquisizione , che non 
si pub dir peggio, in questo non se ne vogliono intri- 
care . Sicché adesso V Auditore nostro scrive di Alema- 
nna , che con tutto V aver rappresentata mitemente la 
cosa , trova grandissima risoluzione di mortificarlo , an- 
£Ì persuade che non cerchiamo piìi di andarlo scusan- 
do , poiché si acquisteremmo pessima opinione, e perde- 
ressimo il credito in altre cose con sicurezza di non far 
frutto alcuno , essendo materia che ha alterata tutta Ale- 
magna . Da tutto il sudetto può V. S. considerare , se 
nel principio del suo dominio è ben che S. A. ( il Du- 
ca di Mantova ) cominci a favorir simil sorte di gente. 
Ora benché i tumulti nati in sequela avessero fatto 
tacere per qualche tempo i Tribunali su questo parti- 
colare , l'imprudenza di Don .Siro diede loro motivo 
di risovvenirsene di bel nuovo* 

Prima che giugnessero i Tedeschi in Italia stava- 
no gli Spagnuoli di quartiere in Correggio . Avven- 
ne adunque , che due disertori del Duca di Nevers 
fuggiti j o a bella posta fatti uscire da Mantova , si 
rifugiarono in Correggio , dove poco dopo spedì il 
Duca premurosissime istanze per averli nelle mani : 
onde fingendo il Principe di starsene fra due , mostrò 
di voler lasciar uscire i due disertori a loro talento , 
e manifestar poi al Duca di non poterli dare per 

non 



LIBRO X. i 39 

non averli piti nella sua Terra. Gli Spagnuoli ch'erano 
di questo avvertiti , rilevando l'inganno , che facil- 
mente covava sotto queste apparenze , e argomentan- 
do che i supposti disertori altro noti fossero che spie 
a bello studio inviate di là, li fermarono alle porte . 
In queir atto si alzò tosto rumore in Correggio , e 
vidersi ammutinati assai uomini colle armi alla mano, 
i quali pretendevano , che uscir si lasciassero i due 
Soldati . Fu tosto rappresentata simile ardita azione 
qual manifesta riprova di ribellione : onde all'arrivo 
degli Alemanni condotti a queste parti dal Marchese 
di Grana , che gli sparse in Bozzolo, in Guastalla, e 
in Novellara , fu per l'ultima volta tentato l'animo 
del Principe chiedendosegli quartiere .- Egli adducendo 
scuse su la povertà del suo Stato , ed allegando Pri- 
vilegi di Carlo V. , che lo esimevano dagli alloggi , 
irritò coloro , che avrebbe dovuto anzi mitigare con 
buoni uffizj : e sebbene mandasse Ubertino Zuccardi 
ai Capi dell'Esercito, sì per {scusarsi delle dategli im- 
putazioni , come per giustificare le sue ripulse , non 
era ancora tornato a casa il suo Inviato, che già ne* 
primi giorni dell'anno 1630 gli entrarono in Casa i 1^30 
Tedeschi, e si presero a posta loro gli alloggi . Poco 
appresso toltagli anche la Rocca , fu a' 5 di Febbrajo 
dal Colonnello Aldringhen spogliato anche delle guar- 
die, e del comando , comparendo ad un tempo il Fi- 
scale Parasacco , il qual da parte del Duca di Gua- 

s z stai- 



i 4 o ISTORIA 

stalla Imperiai Commissario lo citò a presentarsi avan- 
ti all' Imperadore , o vero alla presenza di detto Du- 
ca a discolparsi sul punto della falsa Moneta (a). 

Fatti intanto gì' Inventarj di tutte le cose ap- 
partenenti al Principe , sì in Correggio , che in Fab- 
brico (b) , si pensava di assegnargli per prigione la 
Rocca di Sabbioneta • Egli che stretto vedevasi a tal 
segno, impegnò i suoi piti fidi , e gli amici per otte- 
nere proroga, ma tutto fu indarno. La tristezza dell' 
animo lo rendette infermo ,• e tutto quel che ottenne 
fu di poter uscire nel Marzo da Correggio , affin di 
poter in San Martino d' Este attendere alla sua cor- 
porale salute (e). Ma la peste che dagli Alemanni 
era stata portata in Italia al chiudersi della fredda 
stagione , cominciava a far le sue stragi in tutta la 
Lombardia . Specialmente nelle Città chiuse , e presi- 
diate essa infierì : e Guastalla fra le altre non andò 
esente dal crudo flagello, perchè senza parlar de' mor- 
ti in Città , nella sola Pieve mancaron di vita bea 
duemila e centoquattro persone, come in quella Chie- 
sa fu lasciato memoria . I Tedeschi nondimeno pili 

fé- 



( a ) Tutto questo racconto è trar,- 1' originale clonatomi dal valoroso amico 

to dalla Cronaca Zuccardi , così deno- già presso ali* immatura moru , che in 

minata dal S'g. Dottor Girolamo Coi età verde ce lo rapì . 
leoni a me sempre di giata , e dolo- ( b ) Inventario fatto in Correggio 

rosa memoria, il qual ne fece men- 12 Febbrajo . Altro fatto in Fabbrico 17 

aione in fine delle sue Notizie degli Febbrajo 1*30 . 
Scrittori di Correggio. Io ne posseggo (e) Cronaca Zuzzardi MS. 



L 1 B R O X. t 4 i 

feroci che mai tutto occuparono il Mantovano , e 
al nostro Dica fecero venir finalmente I' Ordina 
Cesareo dato a' 17 dì Aprile di confiscare Correggia, 
e prenderne il possesso a nome di Sua Maestà . Ben- 
ché di mala voglia a ciò discendesse il Duca, come 
colui , che sendo naturalmente compassionevole , desi- 
derato avrebbe di ajutare Don Siro , onde gli ave'a 
sovente fatto dire all'orecchio , che irt vece di affi- 
darsi ai Capi dell'Esercito, andasse confidentemente ai 
piedi dell' Imperadore , eh' egli e Don Cesare mancato 
non avrebbero di ajutarlo (#) ; pure non potendo 
più metter dimora, recossi a' io di Giugno a Carreg- 
gio, ove non entrò per rimor della peste , ma fermatosi 
a' Cappuccini, e convocati i Principali, e il Popolo di 
quella Città, espose qual fosse la volontà dell ? Impera- 
dore , e sopra un palco alzato nella Chiesa di que' Re- 
ligiosi , ebbe da' Correggiesi il giuramento . Tre gior- 
ni appresso fece altrettanto a Fabbrico (è) : e in co- 
tal guisa mancò lo splendore dell' antichissima Casa da 
Correggio, di cui fu spenta in breve tempo la stirpe. 
Mentre che Don Ferrante in queste incombenze 
occupavasi , ardevano i Tedeschi di voglia di assalire 
la Città di Mantova .• O sapessero guadagnarsi i mal- 

COn- 



C-a ) Ivi. 

< b ) Ivi , come pure eia altri Documenti originali'. 



i 4 % ISTORIA 

contenti di Nevers per averne l'ajuto, come varj pre- 
tesero , o fossero così ben cauti nel prender le loro 
misure , il fatto fu , che condotti da Gioanni Aldrin- 
ghen, e da Mattia Galasso nella tacita notte pel lago 
sotto le mura , guadagnarono una porta , vi entraro- 
no , e s'impadronirono con molta furore di tutta la 
Città il giorno 1 8 di Luglio , costringendo il Duca 
di Nevers , che ritirato si era nella Fortezza di Por- 
to , a capitolare in breve la resa , e a partirsene mi- 
serabile con tutta la sua famiglia. Questa vittoria no- 
ta per tutte le Storie , e per una Relazione allora 
stampata , ricolmò di speranza il nostro Don Ferran- 
te , di aver finalmente a succedere nel Ducato Manto- 
vano • Sono però troppo fallaci i giudizj degli uomi- 
ni ; e Iddio permise in ogni età , che se ne avessero 
prove , onde apprendessimo a moderare i nostri insa- 
ziabili appetiti . Non arrischiando di entrar in Gua- 
stalla , dove quanto pili il caldo cresceva, tanto pili 
incrudeliva la peste , fermossi alla Campagna , men- 
tre i desolati Guastallesi privi di umano soccorso , 
oppressi da soldatesche , atterriti dal truce aspetto di 
morte , che passeggiava le loro contrade , altro scam- 
po non isperavano , che nella protezione di Maria 
Vergine invocata sotto il titolo della Madonna di 
Castello , avanti alla cui Immagine prostrati il gior- 
no 23 di Giugno i Capi della Comunità , cioè il 
Dottor Giuseppe Negri , Giambatista Barlassina , Mu- 
zio 



L I B R O X. t 43 

zio Enrici , Alfonso Delfini , Gioanni Bahzolò , Simo- 
ne Bertoluzzi , Carlo Mori , Alessandro Scara velli , 
Antonio Cignacchi , Batista Laurenti , e Gioanni Be- 
natti , coli' intervento di Gioanni Villani da Pon- 
tremoli Procurator Fiscale e Propodestà , fecero 
voto di terminar prima che finisse Y anno vegnen- 
te la Chiesa de' Teatini , e di digiunare ogni anno 
In perpetuo la vigilia della solennità consecrata alla 
Jtessa Maria Vergine sotto il predetto titolo venera- 
ta (a) • Ma neppure alla Campagna era minor Y in- 
fluenza , la quale crescendo ogni dì pili, non rispar- 
miò al nostro Duca i suoi tristissimi effetti ; perchè 
attaccato egli pure dal morbo , ebbe a terminar i 
suoi giorni nella Corte chiamata Y Aurelia il giorno 
5 di Agosto , abbandonato , come può credersi , da' 
suoi medesimi servidori , solendo ognuno in circo- 
stanze simili cercare unicamente scampo a se stesso . 
Il suo cadavere fu portato alla non molto lontana 
Cappella di San Venerio presso Reggiolo ( b ) , fin 
a tanto che stagion più propria permettesse il col- 
locarlo vicino alle ossa paterne nel Duomo di Gua- 
stalla • Fu veramente infelice il fine di questo buon 
Principe , i cui rari talenti , la soda virtù , la reli- 
gio- 



(*) Rog Alphonsi Pettinari aj Jun. 1*30 
( k ) Cronica Zuccardi MS. 



144 ISTORIA 

glorie illibata , il cui amore de' sudditi , attaccamen- 
to ai Monarchi de' quali era Vassallo , il cui candi- 
do genio , e incorrotto costume parevan b^n meri- 
targli sorte migliore . Lasciò egli i suoi sudditi nel- 
la maggior desolazione , in balia di straniere milizie , 
senza potere sperar soccorso dal Successore sequestra- 
to dalle aspre circostanze de' tempi in Alemagna . La 
sua perdita non trafisse soltanto i figliuoli 4 i suddi- 
ti, gli amici, ma spircjue ancora a tutti i Monar- 
chi , e fino a coloro , che nelle controversie presenti 
avevano l'animo piuttosto attaccato al suo competi- 
tore : imperciocché s' egli è vero , che negli inimici 
pur anche suol piacer la virtù * quanto pili doveva-^ 
si pregiare in colui , il quale anziché offendere alcuno 
erasi ognora a qualunque sorte di persone dimostrato, 
benefico, e cortese? 



Fine del decimo Libro * 



ISTO- 



14 3 

ISTORIA 

Z) I 

GUASTALLA 

LIBRO VNDECIMO. 



N, 



on erano state in ozio fra i tumulti delle armi 
le penne degli Avvocati , accinte quale a sostener le 
ragioni della Casa di Guastalla , quale a difendere i 
diritti di quella di Nevers . A prò di questa impiega- 
va tutto il suo talento il famoso Ciriaco ; ma poco 
alla Imperiai Corte sarebbero state considerate le sue 
Scritture, se altre mosse d^armi, ed altri politici rag- 
giri non insorgevano a far cangiar faccia alle cose : 
Il Cardinale di Richelieu , uno de' principali Ministri 
della Francia, gittato avendo semi di qualche discor- 
dia tra gli stessi Alemanni , e incitato il Re di Sve- 
zia a prender l'armi contro l'Impero, sforzò le parti 
a dar orecchio a' trattati di pace nella Dieta di Ra- 
tisbona. Fra le altre cose adunque ivi discusse, venne- 
Tom. III. t ro 



i A 6 l S T ORIA 

ro in campo le ragioni del nuovo Duca Don Cesa- 
re IL, il quale vedendo chiaramente non essergli pos- 
sibile l'ottener tutto ciò che aveva il genitore pre- 
teso , dispose l'animo a contentarsi di qualche ragio- 
nevole compenso ... Pretendeva il Signor di Lionne In- 
viato del Re di Francia , che il Duca di Neyers in- 
vestito fosse del Mantovano senza veruna condizio- 
ne , e che se il Duca di Guastalla avea delle ragio- 
ni , le facesse poi valere in giudizio ; ma opponen- 
dosi gagliardamente a simili ardite richieste i fau- 
tori di Don Cesare , si videro gli avversar) disposti 
a convenire , che il Duca di Nevers avesse a sbor- 
sargli una volta per sempre la somma di cento cin- 
quantamila scudi , e che rinuziasse poi questi alle sue 
pretensioni (a). 

Ascoltata non avendo tale proposta , perchè si 
bramava un compenso stabile , che signoria impor- 
tasse , fu stabilito , che 1' Imperadore smembrato 
avrebbe tante Terre dal Mantovano , che bastassero 
alla rendita di seimila scudi , e segnatamente nei luo- 
ghi di Dosolo , Luzzara , Suzzara , e Reggiolo , o in 

mag- 



(a) Lettera di Vincenzio Agnelli , guardano gli affari presenti, sì conserva- 
Vescovo di Mantova al Duca Carlo Con- no in Reggio presso S. E. il Signor Con- 
zaga 13 Dee. itf?o . Le Lettere di que- te Cristoforo Torello, 
sto Prelato MSS. in due Tomi j che ri- 



LIBRO XI. i 4y 

maggior o minor estensione , come giudicato fosse da 
parti confidenti , e specialmente^ dal Duca di Par- 
ma , che avrebbe delegato suo Commissario, e che 
ciò fatto , darebbesi al Duca di Nevers 1' Investi- 
tura per se, e per la sua discendenza mascolina (a) . 
A tal partito si accomodò il nostro Duca, riservando- 
si di succedere nel Ducato dì Mantova , spenta che 
fosse la linea maschile di Nevers» 

Sarebbe volontieri partito Don Cesare per Gua- 
stalla, d'onde venivano a ferirgli 1' orecchio i lamen- 
ti de' sudditi oppressi duramente dal Presidio Germa- 
nico (£) -, ma il timor della Peste restar lo fece in 
Vienna . Ivi sull' entrar del 1631 giunse il Marchese 
Luigi Primogenito di Federigo. Gonzaga , rappresen- 
tando a lui doversi Luzzara , immemore forse, che i 
suoi maggiori l'avevano per denaro venduta (e) . 
Poco si badò a questo Signore , e si andò trattando 
la effettuazione del compenso, giudicandosi , che Luz- 



za- 



( a ) Duci autetn Guastalla , ut otri- cessores Mantuce Duces possidehant , una , 

nìbus prcetensìonibus suis ad Ducatum Man- aut plures ex Terris sequentibus , nimirum 

tuanum in fav orem Ducìs Caroli , ejusque Dosalo, Lu\\ara , Su\ara , & Seggiolo , 

linea Masculinae- renun-tiet , Majestas sua usque dura redditus illarum supradiciam 

Ccesarea attribuii annuos redditus scuterum summam conficiant , ita ut si una Terra 

sex millium , unumquemque computando & non sutfìciat , successive duce, tres , vel 

reducendo ad justum valorem Florenorum omnes quatuor UH adsignentur &c. Pax 

Rhenensium , quorum singuli valent sexa- Ratisb. Artic. 4. 

ginta cruci/eros , sive caratitanos , prò quo- ( b ) Lettera dell' Agnelli al Duca di 

rum solutione UH assignabitur cum omni Mantova 28 Dee. 1^30 . 
superioritate , & jurisdiclione , uti Prcede- ( e ) Lettere diverse dello stesso . 

t z 



i 4 s ISTORIA 

zara , e Reggiolo bastassero a render la somma de' 
seimila Scudi . Il Duca nostro si ( dichiarò contento di 
quelle due Terre , onde 1' Imperadore comandò al 
Duca di Parma , che ritenute le altre due in depo- 
sito , desse di queste al Gonzaga il possesso (a); il 
che fatto riportò il Duca di Nevers l'Investitura di 
Mantova . 

Ampliata così la dizione Guastallese con due 
floridi Paesi, de' quali varie cose avendo già noi det- 
to, non occorre far parola della loro qualità , spera- 
vasi di veder cominciare un nuovo pacifico gover- 
no sotto un Principe saggio, qual era Don Cesare . 
Quando un colpo non preveduto di grave infermità 
prese di mira la sua. preziosa salute. Apprestò l'ar- 
te ogni rimedio, ma in vano. L'Infermo, che con- 
sapevole della sua gracilità non lusingavasi punto 
di lunga vita, mostrò col far subito il suo Testamen- 
to a' 3 di Gennajo del novell' anno 1632 di non 
pensar , che a disporsi ali' ultimo passo , cui giunse 
a' z6 di Febbrajo con rammarico di tutta la Cor- 
te Cesàrea , e desolazione grandissima de' suoi amo- 
revoli sudditi . Dannosa fu questa perdita quant' al- 
tra mai , perchè cessò di vivere un Principe di bel- 

lis- 



( b ) Lunìg Cod. Diplom. Itali* T. I. col. 1803. 1805. 



L I B R O X l M9 

lissime prerogative adorno, e coltissimo * Avrehb'egli 
protetto le Arti , che ben conosceva , essendosi nel- 
la Pittura non mediocremente esercitato ( * ) . Gli 
sarebbero state care le Lettere , che professò nobil- 
mente , composto avendo in que' suoi anni floridi 
due plausibili Favole Pastorali , ed altre Rime (**JU 
I Letterati che amato aveva e favorito , potevano 
in lui sperare un Mecenate: ma l' atra Parca tron- 
cò il filo di ogni concepita felicità . Il suo cadave- 
re fu seppellito nella Cappella della Beata Vergine 
di Loreto eretta nella Chiesa degli Agostiniani di 
Vienna , ove il successore mandò poi una ricca lam- 
pa- 



( * ) Si sa che fu opera del suo pen- 
nello un Quadro rapprestntante S. Anto- 
nio da Padova , che stava nella Chiesa 
de' Minori Osservanti , prima che all'Al- 
tare del Santo facessero porre la Statua 
di esso . Vedesi ora il Quadro in una 
delle Stanze del Convento . Ma per prò- 
var che fu Pittore , ecco ciò ch'ei scris- 
se a' 2 di ottobre dd iói? al Principe 
di Modena . Mi comando V. A. quando 
fui costì a farle ri\eren\a che li dipingessi 
alcuna cosetta di mia. mano , onde fiora, con 
la vicinanza della Festa di San Francesco 
mi è sovvenuto /' obbligo , e mi sono sfor- 
ato d' obbedirla , benché nelV opera non 
/labbia in minima parte a me stesso soddis- 
fatto . Pure supplico V. A. ad accettare con 
la sua benignità quello , che scusato dall' 
obbedienza la mia, poca abilità ardisce di of- 
ferirle ; che quando nel Quadretto sieno tut- 
te due queste egualmente da lei conosciute , 
resterò con infinito obbligo a V. A. Racco- 
mandando poi la spedizione del Quadret- 
to al P. Bertolotci gli scrisse : Presi i pc- 



nelli e colori così alV improvviso gettai in 
piedi una invenzione al mio sdito scn\d 
troppo pensarvi , né avervi pa\ien\A nel fi- 
nirla , come benissimo appare . Anche nel- 
le Lettere dei Duca Ferrante III. vi è 
di ciò argomento , scrivendo egli a'20 di 
Settembre del 1636 a Don Vincenzio suo 
Zio cosi : Qui non è cosa perfetta di ma- 
no del Signor Duca Padre &lo. mem. in ge- 
nere di Pittura ; onde, mando il Ritratto 
della S. D. Artemisia , che fu fatto da 
Guido Reni , come V. S. Illustrissima sa . 
( ** ) Nelle sue Lettere , di cui ci 
rimangono i Registri , parla alcune vol- 
te di sue Poesie, e specialmente della 
sua Procri , Favola Pastorale per musica, 
che il Canonico D. Giuseppe Nrgri cre- 
dette fattura di D. Ferrante II. e V ag- 
giunse in fine della sua Storia di Gua. 
stalla MS. Ma è opera di D. Cesare , 
che scrisse altra Favola Pastorale intito- 
lata La P'nga felice , che io conservo 
presso di me originale . 



zòo ISTORIA 

pana di argento , somministrando un fondo di mille 
fiorini , acciocché sempre dovesse tenersi accesa (a). 
In Guastalla gli si fecero solenni esequie , in mezzo 
alle quali recitò un funebre Elogio al defunto il Pro- 
tonotario Apostolico Girolamo Filippi , dato quindi 
alle stampe. 

Rimasero di lui due giovani figliuoli , cioè Don 
Ferrante III. , e Vespasiano secondogenito . Il primo 
sotto la tutela degli Zii , e assistito dai due princi- 
pali Segretarj del Padre , Alessandro Donesmondi 
Mantovano f e Pomponio de' Conti di Spilimbergo , 
originario del Friuli , uomini di grande sperienza , 
prese il governo dello Stato , che ritrovò desolatis- 
simo dai due pili atroci flagelli guerra , e peste . 
L'altro passò fra non molto a' servigi della Corte di 

1633 Spagna . Ora mentre studiavasi il novello Duca di 
riparare i danni , che aveano sofferto i Sudditi suoi 
nelle passate circostanze , e tutto era intento a mette- 
re le cose nel sistema migliore , furono^ dal Fisco Ro- 

t 63 4 mano suscitate le vecchie pretensioni del Quindennio 
contro il nostro Clero, sopite già fin dall'anno ióo3, 
le quali accompagnate da minacele di censure , au- 
mentarono T afflizione de* Capitolari danneggiati ab- 

ba- 



(O Lettera del Duca Ferrante III. a Monsignor Zucconi 14 Agosto I<?j4» 



L I B R O XI. ibi 

bastanza dalle sofferte vicende ; onde fu duopo al 
Duca prendere la difesa loro, e far sapere ch'egli ve- 
gliava alla indennità degli Ecclesiastici, né sofferiva dì 
vederli indebitamente aggravati (a). 

Morì frattanto a' 3 di Ottobre del 1634 Monsi- 
gnor Vincenzio Lojani , ed essendo necessario di venir 
alla scelta di un altro Abate , volse il Duca il pen- 
siero a Monsignor Persio Caracci , lusingandosi che 
sebbene quattro anni prima fosse stato da Urbano 
Vili, creato Vescovo di Larino , non fosse per ricu- 
sare di accettar in Patria 1' Abazial Dignità , a tito- 
lo anche di venir a provvedere ad alcuni bisogni 
della sua famiglia . Scrissegli dunque , che sendo sem- 
pre stato desiderio del Duca Cesare di aver la sua 
persona in Guastalla , continuava egli nelle brame del 
Genitore , ed era conseguentemente cupidissimo di 
averlo Pastore in questa Chiesa (b) . Ma non paren- 
do al Caracci l'offerta degna di lui, e scusandosi dall' 
accettarla, cadde poi l'elezione sopra Monsignor Giam- 
batista Gherardini , già Segretario de' Nunzj spediti 
dal Papa a Vienna, ed agli Svizzeri (e) , il qual en- 
trò nel seguente anno a reggere spiritualmente questo 153 5 

pO- 



Ca) Lete di Ferr. III. al Co. Fabio racci $ Ottob. 1634 . 
Carandini , e al Card. Barberino io. 17 (e) Lete dello stesso al Carandini 

31 Agosto 1634 . 28 Dee. 1*34 » 25 Gen. 1^35 . 

( b ) Lett. dello stess o a Mons. Ca- 



i5z ISTORIA 

popolo non senza grandissima risoluzione di metter 
freno a qualunque abuso vi ritrovasse . Il suo zelo 
lo espose ad alcune contrarietà , ma non isgomen- 
tossi giammai . Al Vescovo di Reggio , che insorse a 
contrastargli la libertà della sua Chiesa, tenne fronte 
con gran coraggio , né punto sofferse di essere pre- 
giudicato. 

16}6 Avvertito nel i6$6 dallo Zio Don Vincenzio , 

che prossime erano altre discordie fra le principali 
Corone , ordinò il Duca la ristorazione delle nostre 
fortificazioni (a)- y mentre il Papa sperando, che l'ora- 
zion de' fedeli potesse movere Iddio a ispirar desio 
di pace nel cuor de' Regnanti , intimò 1' universale 
Giubileo ., che fu dal nostro Abate pubblicato il gior- 
no 30 di Luglio {b) . In mezzo a tal divozione si 
distinse la pietà del Popolo di Reggiolo , che non 
avendo nella sua Terra alcun Ordine Religioso, deli- 
berò di volervi quello de' Minori Osservanti , ap- 
provandolo il Duca , che non mancò di favorir que- 

1637 sta loro buona volontà; cui fecero poi l'anno appres- 
so tanto contrasto i Carmelitani di Gonzaga , e po- 
scia 



( a. ) Lett. dello «cesso a D. Vincen- paco in Guastalla pes Bartolommeo Bus. 
510 Gonz. 3 Apr. %6\6 secci . 

( b ) Edicco dell' Ab. Gherardini stani. 



LIBRO XI. 1Ò3 

scia lo stesso Arciprete di Reggiolo , che fu mestieri 
abbandonarne l' idea ( * ) . 

Per la morte dell' Imperador Ferdinando IL ven- 
ne esaltato Ferdinando III., cui fu spedito dal Duca 
il Marchese Giambatista Aribertì affla di riportarne , 
come segui , rinvestitura di Guastalla , Luzzara , e 163S 
Reggiolo , Ma perchè intanto era questa Casa som- 
mamente aggravata dai debiti contratti nelle circo- 
stanze de' suoi fedeli servigi specialmente verso la 
Spagna , convenne terminar di vendere tutte quel- 
le Signorie , e diritti che rimanevano ancora nel Re- 
gno di Napoli . Il Re Cattolico volendo usare per- 
ciò qualche riconoscenza al nostro Duca , gii spedì 
la Croce di S. Jago , conferendogli la Commenda 
di Villhermosa della rendita di quattromila Scudi ^ 
le cui decime assegnò questi al fratello Vespasia- 
no (a) . 

Degno parve di eterna memoria a' Guastallesi 
Tanno 1640 > per aver ascoltato le zelantissime pre- 1^40 

di- 



("-*') Il Duca a' 9 di Dccembre del Convento dì Gonzaga, ed ebbe la nega- 
la j 6 scrisse al Vescovo di Reggio di tiva , come raccogliesi da altra lettera 
Aver ottenuto da Roma ii consentimento scritta dallo stesso Duca a* 12 di Marzo 
richiesto per la fondazion del Convento , al Cardinal Barberino . Veggendosi na- 
eosi ricercato dalla Comunità di Reggiolo . scer difficoltà da tutte le parti , conveti- 
Dimando anche il suo. Indi a' 1 2 di ne deporre il pensiero di questa fab- 
Gtnnajo del 1637 scrisse al Vicario Gè- brica . 

nerale de'Carmelitani, perchè volesse con- ( a ) Da Rogito di Fabio Marignanì 

tentarsene a cagione della vicinanza del 5 Maggio 1666 . 

Tom. III. u 



ib 4 ISTORIA 

Creazioni del P. Giambatista d' Este Cappuccino * 
-chiamato prima Alfonso III. Duca di Modena . Oltre 
a!!' esercitare il suo ministero apostolico, eccitò queir 
illustre personaggio il nostro popolo ad una Comu- 
nion generale , diretta e amministrata da lui con in- 
credibil fervore , convenendovi non solo tutte le per- 
sone del contado , raccolte sotto le insegne delle loro 
Parrocchie , ma altresì gran numero di forestieri . E 
perchè in quel tempo J' Abate di S. Pietro dì Mode- 
na donò al Duca le Teste de' Santi Martiri Germa- 
no e .Faustino ., si deliberò di farne la traslazione al- 
la Chiesa de' Padri Cappuccini ; il che fu eseguito 
con somma pompa di macchine , e di archi trionfa- 
li , con iscrizioni ., ed elogi composti da Francesco 
Tolosa nostro Arcidiacono, che nella sua puerizia era 
stato paggio di quel Principe Religioso (a).. Il detto 
Religióso instituì pure qui la Confraternita de' Sac- 
chi, il cui primo Priore fu il Duca (£). 

Ebbero in questi tempi origine i disgusti fra i 
Barberini , nipoti del Papa , e il Duca Odoardo Far- 
nese, che impegnarono le armi dell'una, e dell'altra 
Famiglia a disputarsi il dominio di Castro . Neil' ar- 
ma- 



co Lettera d?l Tolosa diretta al ( b ) Memor. MSS. Meli' Archivio di 

Sig D. Vespasiano Gonaaga a Madrid , Padri Cappuccini di Guastalla • 
allora stampata . 



LIBRO XL ibò 

mata Pontificia morto restò sotto Nonantola nel 1643 *^43 
Don Francesco Gonzaga zio del nostro Duca , onde 
i Barberini riputandosi molto obbligati alla Casa di 
Guastalla , offersero di maritarvi una Principessa del 
loro sangue, la qual cosa non ebbe effetto, si per la 
morte del Papa succeduta Tanno seguente , come per 1644 
le note disgrazie de' suoi nipoti . Altre Principesse fu- 
rono esibite al Duca , ma egli erasi ornai deliberato 
di non voler moglie , dacché il fratello Vespasiano 
erasi maritato in Ispagna con Maria Agnese Enri- 
quez Contessa di Paredes, e cominciava ad aver pro- 
le . Era un poco spiaciuta al Duca da principio la 
risoluzion del fratello , ma calmatosi facilmente pel 
suo naturale tranquillo , pili non pensava che a dar 
luogo alla successione di lui , e meditava quasi di 
farsi ecclesiastico . Tal cosa non piacea troppo agli 
Estensi, che non avrebbero voluto vicino Vespasiano, 
ligio alla Spagna , tornando loro pili conto l'avervi 
Ferrante , il quale per non posseder pili nulla nel 
Regno di Napoli , avrebbe potuto facilmente in occa- 
sione di guerra dichiararsi per la Francia . Comincia- 
rono quindi a tentarne T animo , affin di rimoverlo 
dalla risoluzione accennata, e non senza buon effetto: 
perchè deposto Ferrante il pensiero di esser uomo di 
Chiesa , volle procacciarsi la Cittadinanza Veneta , 
accordatagli dopo le prove con Decreto di quel Se- 
nato a' 15 di Maggio del 1645 , e poscia diede orec- 1Ó4J 

u % chio 



ibG ISTORIA 

chio a trattati di matrimonio con Margherita d'Este 
sorella di Francesco Duca di Modena , e figlia del 

1647 prelodato P. Giambatista , effettuati a' 23 di Giugno 
del 1547? nel qual giorno spossila in Modena con 
somma allegrezza. 

L' Estense frattanto negl' insorti tumulti fattosi 
pmigian de' Francesi , sperando col favor loro di to- 
gliere Correggio dalle mani degli Spagnuoli * accettò 
da quelli il Generalato delle armi in Italia , e spinte 
le sue genti oltre Po, si tolse Casalmaggiore, ed altri 
luoghi , altro non facendo Guastalla , che guardar se 
medesima , disposta a neutralità . Mentre così stavano 
le cose, adunato si era un congresso in Westfalia per 
trattar pace , ove niuno trovandosi , che sostenesse i 
diritti del nostro Duca , coachiuse furono nell'ottobre 

1648 del 1648 certe capitolazioni a lui grandemente disfa- 
vorevoli. I Francesi , che agivano pel Duca di Mar&- 
tova , preso il carico di accomodarlo essi per gli af- 
fari del Monferrato , indussero 1' Imperadore a pro- 
mettere di concedergli l'Investitura di Mantova, com- 
presa Luzzara, e Reggiolo , con rimaner egli giudice 
delle pretensioni , che avea Guastalla contro Manto- 
va per seimila scudi d' entrata (a) . Tal conclusane 

con- 



ca) Nani Istor. Ven. P« II. Lib. 4 pag. 127 



LIBRO XI. iby 

contraria al trattato di Ratisbona , e alle convenzio- 
ni già stabilite con tanta solennità fra il Duca di 
Guastalla , e quello di Mantova , alterarono assai 
r animo di Ferrante , dolendosi gravemente , che gli 
Spagnuoli sempre ben serviti da questa Casa non 
avessero aperto bocca a sua indennizzazione . Io cre- 
do p^r altro y che gli Spagnuoli non lo riguardassero 
in questi tempi per troppo amico a cagion della 
sua parentela coli' Estense , e per qualche segno da- 
to prima di animo pieghevole alla Francia , come 
può rilevarsi dalle Lettere del Cardinal Mazzari- 
no (a)\ onde se noi curarono, credettero di aver mo- 
tivo di farlo. 

Ma prima che le novelle di que' trattati a noi 
giungessero , e s'intimasse la sospensione dell'armi f 
era venuto il Marchese di Caracena Governator ; di 
Milano sul Cremonese , per isforzare 1' Estense a dar 
volta . Riuscì nel disegno, scacciandolo da Casalmag- j^ A « 
giore, e da Pomponesco ,• né contentandosi di averlo 
sforzato a tornare di qua dal Po 9 s' innoltrò egli 
coli' armi a Castelnuovo , a Boretto , e a Gualtieri : 
cosa che parve strani al Cardinal Mazzarino, il qua- 
le così gli scrisse da San Germano a' 14 di Marzo t 

Che 



( a ) Lettera MS. del Card. Maszar. a Francesco Bonsi Residente in Mamova 
»2 G en. I647 . 



i58 ISTORIA 

Che il forte di Pomponesco dovesse perdersi con faciliti 
era cosa assai fa:ile da persuadersi . Ma che gli inimici 
dovessero o potessero nel mese di Febbrajo , e in una 
stagione delle più aspre , che siati state da molti anni 
in qua , avventurarsi a passar il Po , ed entrare ne Sta i 
di V. A. che non confinano con i loro , mi é arrivato 
così nuovo , che non so ancora comprenderlo , e Dio 
voglia die la troppa applicazione alla difesa di Pompo- 
riesco non abbia causato questo disordine * 

Mentre il sentor delle paci maneggiate oltre i 
monti indusse il Caracena , e l'Estense a venir pre- 
sto a concordati amichevoli, giunse a Guastalla l'an- 
nunzio , che colpito in Roma da improvviso colpo 
di apoplesia , il giorno ì6 di Aprile del presente an- 
no 1649 , il P. Dm Gioanni Teatino , già eletto 
Proposito Generale della sua Religione sin dal 1646 , 
era il dì appresso passato a miglior vita nella Casa 
di San Silvestro a Monte Cavallo . Il nostro Duca 
suo nipote n'ebbe grandissimo rammarico , non mino 
che tutta questa Città , la quale molto riputavasi 
onorata da così egregio soggetto, che colla bontà 
della vita , e singolarità de' talenti rendeva la sua 
Patria illustre . Si era nella pili verde età esercita- 
to con lode nella predicazione , ed erano state rice- 
vute con applauso alcune sue Orazioni Panegiriche , 

pub- 



LIBRO XI. i^ 

pubblicate colle stampe fin dal 1621 (a): onde fra 
i molti soggetti , che abitarono in Roma ai tempi di 
Urbano Vili. , e meritarono però gli elogi del cele- 
bre Leone Allacci, nel suo Libro intitolato: Àpes Ur- 
lane? , anch' egli annoverato si vide con distinzio- 
ne (£)» Speravjsi di vederlo fregiato di miglior di- 
gnità , ma rendette la morte inutili tutti i voti de' 
buoni . Frattanto avendosi a confermare i già detti 
trattati dalle Corti guerreggianti , parve , che il Maz- 
zarino volesse favorire il Duca di Guastalla , o in 
grazia degli Estensi , o perchè Io scorgesse aderente 
a' Francesi dopo il disgusto , che immaginavasi di 
aver avuto dagli Spagnuoli . li giorno 6 di Ago- 
sto scrisse quel Porporato al Cardinal d' Este in tal 
guisa : Non sarà se non bene che S. A mandi il Po- 
tere , e V Instinotene al Signor Camicelli per il Trat- 
tato ddla Pace colli Spagnuoli , e il medesimo faccia 
il Signor Duca di Guastalla per servirsene secondo ri- 
cercarli V occasione , usando di quelle precauzioni che si 
sono comunicate . 

Il Duca non tacque sul torto fattogli nella pace j^- 
di Westfalia , rappresentando alla Corte Cesarea di 
essere assai maravigliato , che senza citarlo si fosse 

con 



(e) Vezzosi Scricc. Teatini 'Tom. I. (£) Allaccili» Ape? Urbana £>a#. 

r 2 S- 4°*- 158 . 



tSo ISTORIA 

con tanta facilità aderito a chi avea proposto cose a 
lui pregiudìcievoli : e quantunque paresse dovergli 
fruttar poco le sue lagnanze per aver l'Irnperadore 
1651 nel 165 1 sposato Eleonora sorella del regnante Car- 
lo II. Duca di Mantova, nulladimeno le cose andaro- 
no in modo, che posto l'affare in silenzio , restò paci- 
fico possessore di Luzzara , e Reggiolo , benché a se- 
me di lunga discordia fossero poi queste due Terre 
nominate nell'Investitura di Mantova. 

Erano ben otto anni , che rifugiatasi in Guastal- 
la Suor Lucia Ferrari da Reggio vestita dell' Abito 
del Terz' Ordine di San Francesco , ottenuto per di- 
spensa particolare a intercessiohe del P. Giambatista 
d' Este Cappuccino , avea qui formato un piccolo 
Monistero detto del Santissimo Crocifisso . Il luogo di 
tal Monistero era in quella Case presso l'Oratorio 
della Concezione di Maria Vergine , che riguardano il 
Monte di Pietà , e la Casa de' Padri Teatini . Ivi 
dopo non lievi opposizioni dell' Abate , aperse un 
piccolo Oratorio , che per impegno del P. Don Gio- 
anni Gonzaga fu poi solennemente benedetto dallo 
stesso Abate a' 25 di Luglio 4el 1645 «» Desiderava 
di mettersi in clausura , ma il Prelato faceva ostaco- 
lo s ed ordinò al Dottor Giaimbatista Gherardini lo 
stendere una Scrittura per provare , che tollerar non 
si dovevano queste Donne . La; sua durezza fece au- 
mentare i prptettori a Lucia 9 qade scrissero in favo- 
re 



LIBRO XI. iGt 

re di lei il P. Zaccaria Pasquaiigo , e il P. Tomma- 
so del Bene ambidue Teatini , e il celebre P. France- 
sco ^Bordone del Terz' Ordine {a) . Lo stesso Duca 
guadagnato dalle sante qualità di Lucia, se le dichia- 
rò protettore, e le donò il luogo dove fondar potes- 
se un Monistero pili ampio , sperando bene , che dis- 
sipar si dovessero quelle nubi , onde impedita rima- 
nea per allora la diffusione di cosi bella luce. Infatti 
morto nel iéjr ri Gherardini , e succedutogli Mon&i-iéja 
gnor Jacopo ■Quin.ziani da Reggio , furono tolti gi' 
impedimenti , che ne' Tribunali di Roma erano stati 
posti dal defunto; sicché vinto ogni ostacolo, si dise- 
gnò il nuovo Monistero , e la nuova Chiesa sotto la 
perizia di Antonio Vasconi , deponendosi la prima 
pietra a' 5 di Ottobre del 1653 per mano del tenero 1^53 
fanciullino Don Cesare , nato al Duca poc'anzi, as- 
sistito dall'Arciprete Girolamo Filippi . Per opera del 
detto Vasconi , condotta al fine in quel tempo f ele- 
fante Cappella del Santissimo Sacramento , . fu fatta 
comunicare col Duomo , gittandosi a terra il muro ^ 
-che dividevate da esso. 

Cessò di vivere 1! anno dopo l'Arcidiacono Fran-j^^ 
Cesco Tolosa Dottore in Filosofia e Teologia , che 

avea 



( a ) Queste Scritture si conservano ael Monistero delle Madri Cappuccine dì 
Guastalla . 

Tom. III. x 



MS* I S T O R I A 

avea studiato sotto la disciplina di Gio: de Lugò , 
che fu poi Cardinale . Coltivatore però delle Lettere 
pili amene, nelle quali aveva avuto maestro il.yez- 
zano , frequentò in Roma le Accademie de'Fantastici , 
e degli Sterili , e pubblicò ivi alcune opere sue in pro- 
sa e in verso , latine e volgari , che di memoria de- 
gno lo rendono . Perdette anche ad un tempo il Du- 
ca una picciola Principessa sua figlia chiamata Isa- 
bella , co^la qual occasione volle eseguir 1' idea già 
concepita di eleggere alla sua famiglia il sepolcro biel- 
la Chiesa de' Padri Teatini , avanti l'Altare di San 
Luigi Gonzaga, dov' è un bel Quadro dipiato dal ri- 
nomato Guercino • Fatto pertanto costruire detto se- 
polcro , trasferir vi fece dal Duomo le ossa de' suoi 
antenati , che vi si trovano ancora in varie casse ; 
avendone io avuto una esatta descrizione dal Signor 
Dottor Fisico Carlo Andreoli , il quale sendosi trova- 
to presente quest'anno 17 86 all' apertura di esso , 
compiacquesi di mandarmene il disegno con tutte le 
Iscrizioni sulle medesime casse disposte . 

Tolti non erano ancora i semi della discordia tra 
le due Corone , e si vedevano ogni giorno cangia- 
menti di cose . Non fu minor dell' altre la scena del 
Duca di Mantova , che volte le spalle a' Francesi si 
pose in lega colla Spagna ,. Mandò i suoi articoli al 
Re Cattolico , il quale tutti li approvò , trattone uno 
che cancellò di mano propria, e diceva, che Sua 

Mae- 



LIBRO XL 163 

Maestà ajutar lo dovesse a trar di mano del Duca 
di Guastalla , Luzzara , e Reggiolo (<z) . Insuperbito 
tuttavia il Mantovano per averlo Y Imperadore di- 
chiarato suo Vicario in Italia , cominciò a molestare 
i nostri confini y e i nostri diritti nel Po , togliendoci 
a' 9 di Maggio il Porto solito stare a fronte di Cor- 
reggioverde ( b ) , e volendo costringere le nostre bar- 
che alle sue leggi • Alla forza che mancava al nostro 
Duca , al qual per essere neutrale non conveniva te- 
ner in piedi soldatesche pili del bisogno , supplì il 
Duca di Modena suo Cognato 1 perchè facendo fron- 
te a nome di Francia , sotto pretesto di non vole- 
re che il Mantovano si allargasse pili del giu- 
sto j fece al Duca di Guastalla restituire il mal 
tolto . 

Tra queste bravure dell'Estense , ecco innoltrar- xé j 5 
si fin a Brescello , e poi fino a Reggio le armi Spa- 
gnuole j di bel nuovo guidate dal Marchese di Cara- 
cena . In tanto pericolo di guerra , che sarebbe stata 
al nostro paese inevitabilmente dannosa , scorse il no- 
stro prudentissimo Duca , e colle persuasioni , e le 
dolci maniere procurò sì di mitigare gli animi infieri- 
ti, 



(a) Memorie MSS. de» Duchi di (*) Negri Istor. dì Guastalla MS, 

Guastalla compilato da incerto Autore , Lìb. VI. 
che si trovano presso di me • 

x Z 



i<?4 ISTORIA 

ti , movendo il Caracena a ritirarsi di là dal Po , 
che n' ebbe mille benedizioni dai nostri popoli già 
presaghi di un sicuro esterminio , se queste armi non 
recedevano. L'Estense però , che non conosceva pau- 
ra, andò in Piemonte a unirsi col campo Francese , 
venuto di nuovo , e rinforzato dal Principe Tomma- 
so di Savoja . Passò coli' armata a battere Pavia , 
dove restò ferito . Senza punto sgomentarsi corse egli 
in Francia per trame altre milizie , colle quali prose- 
guì a stringere gli Spagnuoli nel Milanese , togliendo 
, s loro Valenza nel 1656. 

Caduta quella piazza in man de Francesi , par- 
ve ai Tedeschi , mandati già dall' Imperadore in aju- 
to degli Spagnuoli , di aversi a rifare di ogni loro 
danno a spese de' Feudatarj : onde il Generale Echen- 
IÓ -.fort inviando sul principio del nuovo anno qua e là 
suoi messi per imporre e ripetere tasse gravose , in- 
dirizzò a Guastalla il Colonnello Andrada , che pre- 
sentatosi al Duca , non lo trovò punto disposto a 
condescendere all' inchiesta . I regali che inviò al Ge- 
nerale, in vece di assicurarlo del buon animo che 
aveva il Duca , il quale non per altro che per im- 
potenza negava di porgergli il richiesto sussidio , fe- 
cero maggiormente ostinarlo a voler quanto piaceva- 
gli: ma venne a morte in quel tempo l'Imperadore , 
onde calò ben presto al Generale l'autorità , e l'or- 
goglio . Tal morte tolse una pungehtissima spina del 

cuo- 



LIBRO XI. i65 

cuore a Ferrante , perchè temeva che il Monarca 
stimolato ogni giorno dalla Consorte per la resti- 
tuzion di Luzzara , e Reggiolo al Duca di Manto- 
va , non si arrendesse una volta alle lusinghe di 
una moglie , che amava . Però a calma composto 
P animo , prosegui a reggere la sua Città nella ma- 
niera pili saggia . Una delle sue provvidenze in 
questo tempo fu il segregare le abitazioni degli 
Ebrei da quelle de' Crisciani , instituendo per i pri- 
mi il Ghetto (a) co' suoi portoni , che si chiudevan 
la notte , benché col tempo fossero tolti , né rimessi 
mai pili. 

Assai pili plausibile ancora fa quella di far , che 
terminasse P affare della elezione del Serafico Padre 
San Francesco di Assisi a principal Protettore di 
Guastalla, Fin dall'anno 1654 erasi proposto in 
pubblico Consiglio dalla Comunità , che a questo 
Gran Santo raccomandar si dovesse il commi padro- 
cinio (b) . Ma opponendosi poi dall' Abate , che sen- 
za osservar le ordinazioni stabilite dalla Sacra Con- 
gregazione de' Riti 5 non era lecito solennizzar la Fe- 
sta del Santo col titolo che dare gli si voleva , e 
intendendo bene il Duca tali ragioni , ordinò che ap- 

pun- 



( a ) Benamati Istoria di Guastalla ( b > Spoglio de' Consigli della Com* 

pag. 106. 35 Giugno 1654. 



i66 ISTORIA 

punto si dovessero tali regole attendere (a) , perchè 
fosse quindi pili ferma e stabile !a scelta ; nella qua* 
le concorreva egli sì volontieri , che cominciò a far 
nelle sue Monete rappresentar San Francesco col ti- 
tolo di Protettor di Guastalla (b) . Inoltrate a Roma 
le convenienti Suppliche , e ritardatone il rescritto 
pe' dispareri del Clero , furono costantissimi i Gua- 
stallesi , ed il Duca nel volere a Protettore il detto 
Santo (e) • Finalmente piegatosi anche il Clero ad 
accettarlo , siccome dagli Atti di quest'anno racco- 
gliesi (ci) y non ritardò molto a staccarsi da Roma il 
bramato Decreto segnato il giorno io di Febbrajo 
i é| 8 del 1658 (e ) , ove confermandosi la pia elezione , 
venne assegnato il metodo con cui solennizzarne ogni 
anno la Festa , che suol essere molto pomposa : im- 
perciocché r Abate pontificalmente vestito suole con 
tutto il Clero venir processionalmente dal Duomo si- 
no alla Chiesa di San Francesco , per assistere ai sa- 
cri riti, convenendovi il Sindico della Città , e tutto 
il ceto del Consiglio ; a cui fu in quella circostanza 
dal Duca conceduta la grazia di poter in perpetuo 

per 



(a) Ivi 18 Settembre 16$ $ . («i> Ivi »5 Maggio \6$J . 

( b ) Vedi il mio Trattato della Zec- ( e ) Decr. origin. in Archiv. Ab- 

ea di Guastalla Cap. XX. pag. 7? . bat. Guast. & in Archiv. Conv. $. Fran- 

( e ) Spoglio de* Consigli 20 Dee. cisci . 
ió$6 9 5 Gen. 1^57 . 



LIBRO XI. iffy 

per la solennità di San Francesco chiedere la libera- 
zione di un Condannato , da condursi vestito di bian- jl 
co alla Chiesa del Santo , come in dono al munifico 
Protettore (a), la cui intercessione suole sperimentar- 
si molto valevole presso Dio in tutti i bisogni di 
questa Città, 

Il poco vantaggio , che al Duca di Mantova ri- 
sultava dall' essersi unito alle armi di Spagna , ed il 
pericolo , in cui era , di soggiacere allo sdegno de 7 
Francesi , e di essere danneggiato dall' Estense suo 
confinante , cagion fu che , sospese le armi sue , amò di 
ridursi a neutralità , mentre l' Estense passò a batte- 
re Mortara , logorandosi tanto sotto il peso delle fa- 
tiche, sino a perdere la vita . La qual morte se recò 
doglia specialmente alla Corte di Guastalla per la 
stretta parentela ohd' era legata a quel magnanimo 
Principe , fu nondimeno foriera di giorni più sereni ; 
poiché succeduto nel governo di Modena Alfonso , 
piegossi facilmente alle persuasioni del nostro Duca , 
il quale mosselo ad una vantaggiosa riconciliazione 
colla Spagna , che a contemplazion del Gonzaga ri- 1659 
lasciò all' Estense l'importantissimo Principato di Cor- 

reg- 



( a ) Flaminio di Parma Meni. I«t. de' ConTenti dell' Oss. Prov. di Bologna 
T. I. pag. $93 • 



i6S ISTORIA 

seggio (a ) . E da un tal atto ebbero cominciameli* 
to i trattati di una più subii pace universale , di cui 
rallegrassi Papa Alessandro VII. col nostro Duca , 
scrivendogli un Breve il giorno 26 di Aprile del 

1660 *^S9 • ^ terminò Tanno vegnente, che composta 
ogni differenza, videsi ornai compiuto T universal de- 
siderio . 

Quest* ozio delle armi parve opportuflissimo al 

Duca di Mantova per ricorrere al novello Imperador 

Leopoldo, e rinovar le sue istanze contro il Duca di 

j Guastalla per le pretese due Terre . Con tale effica- 

1661 c * a procedettero i maneggi , che Cesare nel 166 1 
delegò Scipione Gonzaga Principe di Bozzolo , a ri- 
cuperar Luzzara , e Reggiolo , e rimetterle in balia 
del Mantovano . Ma il Duca buon maestro nell'arte 
politica, il quale spiava ogni cosa , fingendo un gior- 
no di andar a caccia, passò a Modena secretamente 
e informando di quanto accadeva il Duca Alfonso <, 
cui premeva di non aver più gagliarde a' suoi confini 
le forze del Mantovano , lo indusse agevolmente a 
porsi in armi affin d'impedire ogni novità . Ottenuto 
ciò, inviò messi al Governator di Milano, <e alla Cor- 
te di Spagna , dove il suo Zio Don Vincenzio , e il 

fra- 



<«) V$dri*ni 165. di Modena P. II. lab. z<è pag. 710 



LIBRO XI 169 

fratello Don Vespasiano erano in grandissimo credito, 
rappresentando, che per le risoluzioni prossime a dar- 
si dall' Imperadore , nate sarebbero nuove guerre in 
Lombardia , giacche l'Estense non intendeva di ve- 
derle effettuate senza spargimento di sangue : il che 
avrebbe impegnato Potenze maggiori , quando inter- 
ponendo a tempo la Corte Cattolica la sua autorità , 
perchè le cose stessero nel pie di prima , non ne ve- 
nisse al riparo . Il giuoco fu mosso a maraviglia % 
giacché in mezzo a tali ambascierie 1 ? Estense facea 
mettere in armi le sue genti di Garfagnana , e spar- 
gea voce di volerle condurre ad assistere il Duca di i&6% 
Guastalla (a) . Tal arte indusse adunque gli Spa- 
gnuoli a prender parte in questo negozio ,• onde ben- 
ché non si potesse impedire * che nella nuova Inve- 
stitura del Ducato di Mantova non si dichiarassero 
le due Terre comprese , sì fece almeno , che non si 
venisse all'atto di volerle staccar da Guastalla . Eb- 
be in simili trattati buona parte anche il Conte 
Giambatista Torresini Residente in Vienna pel no- 



stro 



( « ) Una Lettera dì Pompilio Rai- milizia delio Stato per assistere aW Alte\\& 

mondi data in Reggiolo a' 3 di Gennajo dì Guastalla per le cause stimo a lei òenis- 

j66z diretta a Fulvio Palazzi, la qual simo note. Ma però nostro Signore vi metm 

vai fu già comunicata dal fu Sig. Dottor terà la sua santa mano . Dicono d\ invitare 

Girolamo Colleoni , diceva : Hanno fatto li Garfagnini a Reggiolo . 
comandare tutta la Garfignana e gente di 



Tom* III. 



ijo ISTORIA 

stro Duca , la cui perdita fu riparata colla surroga- 
zione alla stessa carica del Conte Marcantonio suo 
lé6 3 nipote nel 1663 ; giacché sendo questi allievo di lui , 
assai prudente e assennato , ben di succedergli me- 
ritava , 

1665 ^a accaduta la mcrte di Carlo IL Duca di 
Mantova , 1' Arciduchessa Isabella Clara sua moglie 
tutrice del figlio Ferdinando Carlo , ripigliò il tratta- 
to della ricuperazione, e per ottenere l'effetto, coli' 
occasione di spedire un ambasciadore in Ispagna nel 

1666 l6éó a condolersi colla Regina della morte di Filip- 
po IV. , fece colà render noti i suoi diritti , volendo 
far nascere impegno in quella Corte a suo vantag- 
gio (a) . Il Duca però accomodati in questo tempo 
gl'interessi con Don Vespasiano suo fratello venuto 
due anni addietro a Guastalla , cui per vigor di una 
transazione seguita cedette un fondo di circa venti- 
cinque mila scudi ne' terreni della Battistona (&) , 
non tralasciò d' impedire col mezzo di lui , e dello 
Zio , che si desse orecchio in Madrid all' Arciduches- 
sa. Il che mentre operava , perduti già prima gli al- 
tri figliuoli maschj, ebbe il dolore di vedersi tolto da 
morte anche il superstite figliuoletto Don Cesare , 

cui 



(a) Amadei Aggiunte al Fioretto (b) Rog. di Fabio Marignani 5 

delle Croniche di Mantova pag. 134 . Maggio 1666 . 



LIBRO XI. iyt 

cui era appoggiata tutta la speranza della propaga- 
zione del retto stipite della Casa . Sepolto il buon 
Principe in un profondo cordoglio , non trascurò pre- 
ghiere , elemosine, e pellegrinaggi specialmente alla 
Santa Casa di Loreto , per ottener altri maschj : ma 
conoscendo che Iddio non voleva dargli questa con- 
solazione, pose l'animo in calma. 

Non mancavano eredi nella successione di Don 
Andrea suo cugino , ed egli ben lo sapeva , ne pen- 
sava punto a far loro torto per favorire le sue fendi- 
ne , alle quali pur anche non poteva competere 
l'eredità . Ma se tali mire furono da prima lontane 
dall'animo integerrimo del Duca, vennero ben in pen- 
siero ai Confinanti , i quali speravano di poter col 
mezzo del maritaggio della Principessa Anna Isabella 
Primogenita di luì acquistar diritto al Guastallese . 
Laura Duchessa di Modena tutrice del figlio una si 
fu delle prime a mostrarsene bramosa : e in vero niu- 
na meglio di lei poteva sperar quest' esito , si per la 
stretta parentela con questa Casa , come per la poca 
intelligenza , che passava tra la nostra Corte e quel- 
la di Mantova , tra le quali non pareva probabile 
che fosse per accadere nuovo legame dopo tanti dis- 
gusti insorti, e tante ostilità . Tuttavia la poca poli- 
tica di Laura guastò la tela , eh' ella medesima cer- 
cava di ordire , per aver colla maggiore improprietà x ^7 
osato di far commettere a' suoi Sudditi di Gualtieri 

y z al- 



ij* ISTORIA 

alcuni atti d'innoltrata giurisdizione nel Crostolo, nel 
tempo stesso eh' ella venuta amichevolmente a Gua- 
stalla stava co' nostri Principi banchettando. 

L'ingiuria che fatta videsi il Duca , bastò ad 
alienar l'animo suo da qualunque proposizione, e pie- 
gollo anzi a non chiuder l'orecchio ai partiti ,' che si 
proponevano dalla parte di Mantova . Il desiderio 
della ricuperazione di Luzzara , e Reggiolo , la qual 
vedevasi per tanti capi difficile ; la speranza di po- 
ter ottenere col mezzo della Imperadrice Eleonora 
un Decreto favorevole alla Primogenita di Guastalla , 
acciò potesse recar seco in dote il Ducato , face- 
vano all' Arciduchessa Isabella Clara bramar que- 
sto accasamento pel suo figliuolo Ferdinando Carlo : 

\66% P er ^ s * cominciarono i maneggi con molto impegno . 
Il nostro Duca non volle far egli presso l'Imperiai 
Corte le parti che si bramavano per assicurare la 
figlia nella successione al Ducato , ma ben si intra- 
presero dai Ministri di Mantova , confidati di otte- 
nerla , dacché né il Conte di Paredes fratello del 
nostro Duca aveva figliuoli maschj ; nò dava segno 
di poterne ottenere Don Vincenzio nato da Don An- 
drea Conte di San Paolo , e cugino dello stesso Du- 
ca , la cui moglie Teodora da Bagno era sterile . 

J669 Uscito intanto di minorità Ferdinando Carlo nel 16699 
non vedea l'ora di legarsi alla Principessa, di cui si 
era fortemente invaghito ; e si venne però allo sta- 
bi- 



LIBRO XI. ij 3 

bilimento de' Capitoli segnati in Goito a' 13 di Ago- 
sto dell'anno appresso, in vigor de' quali promise il 1670 
nostro Duca di cedere in circostanza; dell'accasamen- 
to i suoi diritti sopra Luzzara , e Reggiolo , prote- 
stando quello di Mantova di volergliene lasciar gode- 
re la giurisdizione , e la metà delle rendite sua vita 
durante» Poco appresso assegnò il Duca alla figlia la 
dote di ducentomila Scudi , e convenne di contentar- 
si , che si spiccasse dalla Corte Imperiale il non an- 
cora ottenuto Decreto , perchè dopo la morte sua 
anche il Ducato di Guastalla seguisse in dote la fi- 
glia , sempre a condizione , che mancando essa senza 
maschil prole , ritornasse agli Agnati : la qual conces- 
sione pel grande impegno , che aveane l' Imperadrice 
Eleonora, finalmente si ottenne. 

Fra gli altri preparativi fatti in Guastalla per 
le prossime Nozze , annoyerossi quello della costru- 
zion del Teatro incominciato e ridotto a quella fog- 
gia , in cui si vede ancora, nel 1671 a spese di alcu- ié7I 
ni particolari (a) : nel qual tempo con pompa de- 
gna di ambedue queste nobilissime famiglie fu con- 
tratto in Guastalla il desiderato matrimonio tra il 
Duca di Mantova , e la nostra Principessa , correndo 

il 



(a) Benamati Istoria di Guastalla pag. 108 . 



ij4 ISTORIA 

il mese di Aprile . Passata quindi la novella Sposa a 
167% Mantova , fu 1' anno seguente visitata dai Genitori , 
accolti con grandissime dimostrazioni di gioja (a) ; 
ma non andò molto , che assai le duolse di essere di- 
venuta Duchessa di Mantova, trovandosi legata ad un 
marito il pili stravagante, il pili scostumato, e disco- 
lo, che dar si potesse ,• cosicché cadde in mala dispo- 
sizion di salute , qualificata poscia dagli sciocchi per 
effetto di sognata fattucchieria . E perchè morì in que- 
sto tempo la moglie del prenominato Don Vincenzio 
Gonzaga , il qual' era ancor di buona età , e avreb- 
be potuto passar a seconde nozze , ed aver prole , 
cui decader poi dovesse il Ducato di Guastalla , si 
procurò per parte della Imperadrice Eleonora d'inva- 
ghirlo di farsi Ecclesiastico , dandoglisi speranza di 
Cardinalato , tanto che non pensasse ad ammogliarsi . 
In tal pensiero convenne pur volontieri il vecchio 
Don Vincenzio Gonzaga Zio del nostro Duca, il qua- 
le in caso che il Duca di Mantova mancasse di suc- 
cessione , meditava di far opera , acciò succedesse in 
Guastalla, e forse in Mantova l'altro suo nipote Don 
Vespasiano ; e però volontieri cedette a Don Vincen- 
zio il giovane la Badia di Lucedio in Monferrato , 

eh' 



( a ) Amadei loc. eie. pag. 136 . 



LIBRO XI. ijò 

ch'ei possedeva ♦ Ma oh come spesso errano gli uo- 
mini ne' loro consigli ! Questo Don Vincenzio gio- 
vane esser doveva egli il Duca di Guastalla, e lo ve- 
drem fra non molto. 

Dopo diciannove anni, dacché fu messa la prima 
pietra della Chiesa e Convento destinato alla buona 
Madre Suor Lucia Ferrari , e Compagne , terminata 
erasi finalmente la bella fabbrica , ove si volevano 
rinchiudere le pie Religiose , Avevano elleno già fat- 
to i loro voti semplici : ma la Sacra Congregazione 
con Decreto del giorno 30 di Settembre ordinò , che 
all'atto di mettersi in Clausura li facessero solenni . 
Ora nel 1673 deliberassi di conchiudere ogni cosa j^ 7 j 
all'occasion della Festa di Santa Chiara , sotto la cui 
Regola intendevano di militare col nome di Monache 
Cappuccine . Fu magnificamente addobbata la Chiesa, 
aggiugnendovi al di fuori un grand' atrio , che tene- 
va tutto il piazzale che le sta innanzi , in cui si en- 
trava per un gran portone di vaghissima architettura 
ornata di verdeggianti festoni , emblemi , ed iscrizio- 
ni adattate . Al detto atrio conduceva il resto della 
via , ornato a foggia di sala tutta coperta di arazzi 
rappresentanti il trionfo della Fede . Dato segno della 
bella funzione la sera innanzi col suono festivo di 
tutte le campane , e sparo di artiglieria , comparve 
la mattina del giorno 12 di Agosto alla Chiesa tutta 
la Corte . Il Duca si pose nel suo Gabinetto , e la 

Du- 



lyG ISTORIA 

Duchessa Madre, colla Duchessa di Mantova, la Prin- 
cipessa Maria Vittoria , e loro Dame entrarono nel 
Monistero , e furono assistenti alla solenne Messa 
cantata coli' accompagnamento di scelta Musica dall' 
Arciprete della Cattedrale . Il dopo pranzo andarono 
al Monistero varie Dame , e Gentildonne con dieci 
Carrozze a levar le Religiose , e le fanciulle educan- 
de dal Monistero guidandole al Duomo , e facendole 
entrare nella Cappella del Santissimo Sacramento per 
la porta laterale , giacche a tal uopo si era chiuso 
l'ingresso anteriore , onde comunica colla Chiesa . 
Ivi ridottasi la Corte in gala , radunatosi il Clero, e 
immenso popolo , uscirono ordinatamente le Religiose 
di Cappella , venendo in Chiesa colle Dame che le 
servivano : e recatesi tutte avanti f Aitar maggiore , 
udirono un breve Ragionamento fatto da un Reli- 
gioso Teatino . Dopo ciò intonato l'Inno dello Spiri- 
to Santo , s'inviò la Processione di tutte le Confra- 
ternite , Ordini Regolari , e Clero , chiusa dal Reve- 
rendissimo Capitolo , e da Monsignor Abate , dopo 
il quale veniva la Madre Suor Lucia tenendo in 
mano la Croce, cui stava a destra la Duchessa , e a 
sinistra la Principessa . Dietro lei seguiva la sua Vi- 
caria , alla cui sinistra stava la Marchesa Elena Gon- 
zaga Maggiordonna della Duchessa di Mantova : e 
cosi di mano in mano venendo appresso le altre Re- 
ligiose , e pie fanciulle accompagnate da Dame , e 

Gen- 



LIBRO XI. iyy 

Gentildonne , e circondate in largo da Carabinieri , ed 
Arcieri della Guardia Ducale . Si fece il giro di Stra- 
da Gonzaga , della via di S. Carlo , e de' Teatini , 
ove fermatesi le Religiose , cantaronsi in musica le 
Litanie avanti la Beatissima Vergine di Castello . Po- 
scia alla Chiesa loro portandosi , fatta ivi breve ora- 
zione , entrarono in Monistero , assistendo alla Porta. 
la Duchessa di Mantova , e il Duca nel suo Gabinet- 
to , mentre l' Abate fece pubblicamente leggere la 
Bolla della Clausura . Così compiuto il desiderio del- 
la piissima Madre Suor Lucia , fu solennemente can- 
tato in Chiesa l'Inno ambrosiano . Il giorno appres- 
so , che fu in Domenica , andò Monsignore a celebrar 
ivi la Santa Messa, dopo la quale ricevette dalle Re- 
ligiose i voti solenni della Profession loro (a) . Chi 
amasse di saperne i nomi delle pie seguaci della Fer- 
rari, li potrà leggere tutti encomiati con bizzarri Ana- 
grammi e Poesie del gusto di quel Secolo in una 
Raccolta di componimenti scritti , e pubblicati allora 
da Giambatista Bonoldi , impressa in Guastalla da 
Alessandro Giavazzi . La Madre Suor Lucia poi , che 
mentre il Monistero di Guastalla si fabbricava , ne 
avea fondato altri in Mantova, in Trevigi , e in Ve- 

zia 



( a ) Relazione MS. nel Monistero delle Madri Cappuccine ,' 

Tom. III. t 



xj8 ISTORIA 

zia, si fermò in questo, e stettevi molti anni fin a tati, 
to che non fu invitata ad ergerne un altro in Par- 
ma, dove santamente fini di vivere. 

1674 A sì bella funzion di allegrezza un altra ne suc- 
cesse l'anno prossimo di universal penitenza per una 

, Missione eseguita dal celebre Padre Paolo Segneri se- 
niore, nel mese di Giugno poco lungi da questa Cit- 
tà , ove concorsero ben diciassette mila persone (a) . 
Nel qual tempo sotto gli auspicj del nostro Duca , fu 
dal P. Giambatista Benamati de' Servi di Maria pub- 
blicata l'Istoria di Guastalla . Il non aver avuto egli, 
come ben si vede , gli ajuti necessarj a tal uopo, ca- 
gionò che l'Opera riuscisse assai breve , e digiuna .. 
E ben se ne accorse in progresso il buon Religioso , 
perchè non avendo tralasciato di novellamente inda- 
gare notizie patrie , rifece l'Opera in altra guisa mol- 
to pili ampia , e notò cose diverse in un voluminoso 
Manoscritto di suo pugno conservato neh' Archivio 
del suo Convento , con animo probabilmente di rino- 
varne l'edizione; ma le vicende che seguirono, furon- 
gli senza dubbio d'impedimento al disegno. 

1675 In Roma poi il giorno 7 di Luglio del 1675 
venne a morte uno de' pili celebri Personaggi , di cui 

Gua- 



< a ) Diarj MSS. del Mansionario D. Antonio Resta 



LIBRO XI. iy 9 

Guastalla possa gloriarsi , cioè Monsignor Persio Ca- 
racca Vescovo di Larino . Egli dopo lo studio delle 
Lettere latine, greche, e toscane, avea nell'Universi- 
tà di Bologna dato opera alla Giurisprudenza ; e si 
distinse nell' Avvocatura con molto grido . Protetto 
ed amato dal Cardinal Maffeo Barberino, poiché que- 
sti divenne Papa Urbano Vili., assai p r u l'onorò . 
Fattolo prima Luogotenente del Governatore di Ro- 
ma , poi mandatolo Rettore a Carpentrasso , diedegli 
il Vescovado di Larino , dove fece assai buone ope- 
re. Rinunziò poi quella Chiesa nel 1656, e stabilissi 
in Roma a vita tranquilla , standovi sino all'estremo 
de' giorni suoi molto onorato e riverito . Del suo 
valore , e delle qualità sue io ne dissi a sufficienza 
nella Vita , che quindici anni sono ne pubblicai . Un 
volume delle sue Poesie spirituali , e morali original- 
mente scritto, venne poi in mia mano, e lo conservo 
tra i Libri di mio uso pili cari. 

Il nostro Duca, benché non molto vecchio, e 1676 
della persona robusto, cominciò intanto ad essere sog- 
getto a varie indisposizioni , che preveder fecero non 
dover troppo a lungo campare . Ciò diede occasion 
di pensare ai Politici . Il Duca di Modena suo Co- 
gnato stava pensoso a prò della Sorella , cui avrebbe 
voluto assicurato il governo sua vita durante in Gua- 
stalla , e macchinava come potesse riuscir di ottener- 
lo . Il Duca di Mantova all'opposto assicurandosi di 

\ z do- 



tSo ISTORIA 

dover entrar in possesso del Ducato , morto che fosse 
appena lo suocero , in vigor de' suoi capitoli matri- 
moniali , meditava di mettere per tempo in Guastalla 
un presidio di sue milizie. Don Vincenzio il vecchio, 
che non avrebbe voluto ne l'uno né l'altro , e tene- 
va per fermo essere detti capitoli lesivi delle ragioni 
di Don Vespasiano nipote suo , e fratello del Duca 
Ferrante , benché nulla si fosse a' medesimi potuto 
opporre per essere stati fatti col prepotente impegno 
della Imperadrice Eleonora , sperava qualche benefi- 
zio dal tempo : laonde convenendogli passar in Sici- 

1677 Ha per servigio del Re Cattolico , venne a Mantova, 
ed a Guastalla , e procurò di dissuadere Ferdinando 
Carlo dal mandar presidio in Guastalla , facendogli 
riflettere , che un tal atto riuscito sarebbe all'infermo 
Duca di troppo cordoglio , e avria potuto accelerar- 
gli la morte . In mezzo a tai contrasti di politiche 
mire , che risolvevansi in una total inazione del- 
le parti , aggravossi il male del Duca scoperto idro- 
pico, che finalmente morì l'undecimo giorno di Gen- 

1678 najo del 1678 . 

Assai lo amavano i Sudditi per la sua bontà , 
e per la giustizia , che sempre loro incorrottamente 
amministrò ; laonde fu gravissimo il duolo de' Gua- 
stallesi nel perderlo . Fu pio , caritatevole, uffizioso . 
Non ebbe ornamento di lettere , ma apprezzò chi ne 
iacea professione , e se applicato si fosse, non sareb- 
be 



LIBRO XI. isi 

be statò inferiore a' suoi maggiori , avendo sortito 
dalla natura una tenace memoria, per cui aveva pre- 
senti le vicende varie de' secoli apprese dalla lettura 
degli Storici . Amò assai la caccia , e gli altri eserci- 
zi ginnastici 5 e benché fosse molto pingue , era non- 
dimeno della persona agilissimo , e destro . Dopo le 
convenienti esequie fu seppellito il suo cadavere nel se- 
polcro da essolui preparato alle ossa de' maggiori nel- 
la Chiesa de' Padri Teatini , terminando in lui la di- 
scendenza primogenita del celebre Don Ferrante L 
Gonzaga . 

Volò appena la novella della sua morte a Man- 
tova, che il Duca Ferdinando Carlo spedì a Guastal- 
la il Conte Romoaldo Vialardi , persona di molta au- 
torità , e suo Segretario di Stato, a prendere un as- 
soluto dominio a nome suo: poscia venendo egli stes- 
so in persona il giorno 13 di detto mese con molto 
seguito di Nobiltà, e di Soldati, e prendendo posses- 
so del Ducato , volle il giuramento di fedeltà presta- 
togli solennemente il giorno 17 a nome di tutta la 
Comunità , Cittadini , e Popolo dal Dottor Lorenzo 
Gatti Sindico della Città . Fece altrettanto in Luzza- 
ra , e in Reggiolo , e formando intanto una compa- 
gnia di Fanti di fortuna , diede loro in guardia le 
porte , e la Rocca di Guastalla , ponendo quivi Go- 
vernatore a suo nome il Marchese Baldassar Casti- 
glione . Il vecchio Don Vincenzio , eh' era in queste 

cir- 



isz ISTORIA 

circostanze venuto qui, perchè, come dicemmo, avreb- 
be voluto , che al morto Duca succedesse il fratello 
Vespasiano Conte di Paredes , fu spettatore di que- 
ste scene, eh' egli impedir non poteva . Pieno di mal 
umore se ne partì a* 25 dello stesso mese ritornan- 
do in Sicilia, ov' era Viceré , con animo di reclamar 
contro il Duca di Mantova (*) , siccome fece ben 
tosto presso il Governator di Milano , a cui contem- 
poraneamente giunse un foglio di Francesco II. Duca 
di Modena fattogli presente per mezzo del Conte Vi- 
taliano Borromeo , ove manifestava lo stato miserabi- 
le, in cui si era lasciata cadere la Duchessa Marghe- 
rita Vedova , che di padrona , e dominante in Gua- 
salla era divenuta privata , e quasi schiava di chi 
spogliata l'aveva di ogni diritto ,- esponeva, che ostil- 
mente coli' armi alla mano era stato preso il possesso 
di questo Ducato , contro la sicurezza data varj mesi 
addietro dallo stesso Governatore , che niuna, cosa sa- 

reb- 



(*) Quasi tutti gli Storici anno nel Regno di Napoli , dove la sua linea go* 

equivocato in queste racconto , ed anno deva i nobili Feudi di Melfi, e d y Ariano , 

confuso Don Vincenzio il vecchio Zio credendosi egU chiaramente chiamato dalle 

dei morto Duca, con Don Vincenzio il Investiture Cesaree al Ducato di Guastalla 

giovane Conte di San Paolo , cugino del coir esclusion delle Femmine . Questo pas. 

medesimo . Il Muratori negli Annali di- so contiene una farragine di errori , chi 

ce che il Duca di Mantova volò a pren- rimangono tolti dal contesto della nostra 

der il possesso di questi Stati , reclamando Storia , per cui correggasi ancora il Fo- 

indarno Don Vincen\o Gon\aga Cugino del scarini dove crede , che il Conte di Pa- 

defunto Duca , che era Viceré in questi redes fosse Don Vincenzio , quando era 

tempi di Sicilia, ed ordinariamente abitava Don Vespasiano fratello del morto Duca. 



LIBRO XI. i8 3 

rebbesi innovata accadendo la morte del Duca ; met- 
teva in vista il pericolo degli Stati suoi , e della li- 
bertà godutasi sempre in Po , che ora veniva per sì 
gran tratto a possedersi da un solo ; e conchiudeva 
infine di avere stabilito nell' animo suo di sostener i 
diritti della Duchessa vedova sua Zia , e della Princi- 
pessa Cugina , conservandole nel possesso del Ducato 
fin a tanto che Sua Maestà Cesarea giudicato non 
avesse in questa importantissima Causa. Nel tempo 
stesso fece istanza alla Corte Imperiale , chiedendo 
che Guastalla fosse messa in deposito in mano a un 
terzo iisquc ad jus cognitum , cpme avvenuto era poc 
anzi del Principato di Castiglione , benché fosse cosa 
di assai minore importanza . 

li Governatore affin di spegnere il nascente fuo- 
co, inviò a Mantova il Marchese Gallerati , acciò te- 
nesse ragionamento col Duca-, ma non avendovelo ri- 
trovato , giacché si tratteneva in mezzo a' soliti suoi 
trastulli in Venezia , tenne colloquio col Marchese 
Carbonelli suo primo Ministro , la somma esponendo- 
gli della sua ambascieria . Procurò il Carbonelli di 
persuadere T Inviato , che il possesso di Guastalla , ol- 
tre all' essere stato preso ragionevolmente in vigor 
de' Capitoli matrimoniali del Duca, approvati da Im- 
periale chirografo , erasi tolto eziandio colla maggior 
moderazione , e in maniera tale , che niun Principe 
d' Italia potea lagnarsene , o prenderne gelosia . Ag- 

giun- 



is 4 ISTORIA 

giunse , tanto esser lungi che il Duca volesse recar 
pregiudizio al Conte di Paredes , che anzi aveva in 
animo di dargli l'equivalente delle sue pretensioni so- 
pra il Ducato: e che nudrendo somma parzialità ver- 
so la Duchessa vedova di Guastalla sua suocera , e la 
Principessa Cognata, voleva trattarle l'una come ma- 
dre , T altra come sorella , assicurando loro le rispetti- 
ve doti , e quanto fosse disposto nelle testamentarie 
ordinazioni del defunto . La somma di tali risposte 
volle il Carbonelli che il Gallerati la notificasse per 
lettera al Conte Borromeo , pel cui mezzo significata 
al Duca di Modena , sentissi egli ripigliar tosto , co- 
me non si poteva qualificare per troppo moderata 
V occupazion di Guastalla , sendosi fatta colle armi 
alla mano, e con fissarvi presidio : che giusto motivo 
egli avea d' ingelosire , per aver il Duca di Manto- 
va fatto un tal passo senza dargliene alcuno avviso : 
che la Duchessa Vedova , e la Principessa figlia spo- 
gliate di tutto non si potevano chiamar trattate se- 
condo il grado loro, e che a verificar ciò, conveniva 
lasciarle nel libero dominio sino a decisione Imperiale, 
nel qual caso poi pensato si sarebbe alla indennizza- 
tone delle doti loro : che il Chirografo Imperiale al- 
legato dal Duca di Mantova in suo favore non pre- 
giudicava ai chiamati alla successione di Guastalla 
dovuta in vigor delle Investiture a' maschj , ne devo- 
luta alle femine se non in caso di estinzione di quel- 
li: 



LIBRO XL i85 

li i che il Duca di Mantova non avendo beni li- 
beri, che pagar potessero lo stato di Guastalla, van- 
tava inutilmente di voler dare al Conte di Paredes 
l'equivalente delle sue ragioni ; e che quando avesse 
voluto darglielo con beni feudali, non era in suo po- 
tere il farlo , richiedendosi su ciò il permesso dell' Im- 
peradore ^ che non consentirebbe a simili novità . 
Queste ed altre ragioni mossero il Governo di Mi- 
lano a far proporre al Duca gli articoli seguenti * 
cioè , che lasciasse il governo di Guastalla e dello 
Stato in balìa della Duchessa Vedova ,• che rimettesse 
la decision dell' affare sul punto della successione a 
chi venisse a ciò delegato dall' Jmperadore ; che, ri- 
chiamasse il Presidio , rimettendo le fortificazioni nel- 
lo stato di prima, se mai avesse fatto intorno alle 
medesime qualche nuovo rinforzo ; e che finalmente 
non si facesse negli affari del Po sorte alcuna di no- 
vità (a). 

Non era possibile, che un Principe già fatto pa- 
drone di questo Stato , e assai abile a difendersi , 
volesse badare a simili proposizioni. Il Gallerati ebbe 
dal Ministro di Mantova tali risposte , che giudicò 
essergli meglio il ritornarsene a Milano. Intanto rap- 

pre- 



( a ) Mem. MSS. del Proposto Innoc&nxio Resta . 

Tom. IIL a a 



iSS ISTORIA 

presentate alla Corte di Vienna le lamentanze del 
Duca di Modena , e le pretensioni del Conte di Pa- 
redes, che ricercò francamente per mezzo del Dottor 
Palazzolo suo Inviato rinvestitura di Guastalla ; sa- 
sebbesi al Duca di Mantova mossa gran lite , se il 
favore della Imperadrice Eleonora amantissima del 
Duca Nipote non ne avesse troncato il corso . Il ri- 
sultato di tanti ricorsi fu questo , che in Vienna fa- 
cevansi le maraviglie , come volesse il Duca di Mo- 
dena intricarsi dove non entrava •, e che per quanto 
apparteneva al Conte di Paredes , non ritiravasi Tlm- 
peradore dal farlo ricompensare delle sue ragioni , ma 
che stabilmente voleva , che ottenessero il loro vigo- 
re i Capitoli accordati dall'ultimo Duca di Guastalla 
a quello di Mantova , quando a lui maritò la figliuo- 
la . Così si scriveva in .Italia dal Marchese Carlo Va- 
lenti , e dal Conte Archinto Residenti alla Corte Ce- 
sarea; perchè volevasi, che così fosse, dalla Imperadri- 
ce predetta . Non erano per altro decise le cose an- 
cora in tal modo , che i pretendenti non ne sperasse- 
ro cangiamento -, mentre pendeva irrisoluta la mente 
di Cesare, il <j naie conosceva l'equivoco incorso nelle 
capitolazioni njatrimoniali a detrimento delle invio- 
labili Investiture ; e non alieno dall' aver in considera- 
zione le ragioni de' maschj superstiti , stava in forse 
di spedir in Italia persone integerrime , che s' infor- 
massero chiaramente del tutto, 

A 



LIBRO XI. iSy 

À eludere questi tentativi a danno del Duca di 
Mantova , suggerì un mezzo bellissimo la cortigiana 
destrezza . Già il Conte di Paredes non aveva figliuo- 
li maschj, ed era in età da non poterne piti sperare . 
Sicché se da altra parte suscitata si fosse una lonta- 
na speme di dar successione alla famiglia de' Gonza- 
gbi di Guastalla , seguivane , che riserbandosi il Du- 
cato air adombrata discendenza , conveniva al Conte 
sospendere le sue pretensioni, e dar luogo al tempo , 
durante il quale nuove circostanze potevano insorge- 
re favorevoli al Duca di -Mantova . Si pensò adun- 
que di chiamar Don Vincenzio Gonzaga Conte di 
San Paolo cugino del morto Duca , incamminato * 
come vedemmo , sulla via ecclesiastica , e di fargli 
sposare la Principessa Donna Maria Vittoria secondo- 
genita di Guastalla . Periglioso rassembrava il partito 
da un canto , perchè metteva il Duca all' azzardo di 
perdere un giorno il Dominio Guastallese ; giacché 
non avendo figliuoli dalla Consorte , invano avrebbe 
tentato di ritenerlo , morendo ella così , e rimanendo 
eredi da Don Vincenzio : ma dall'altro era necessario 
a debilitar le. ragioni del Conte di Paredes , e a pie- 
gar r animo dell' Imperadore ad aver pili riguardo 
alla futura prole del Conte di San Paolo , che il Du- 
ca si lusingava non dover nascere . Chiamato Don 
Vincenzio , se gii propose l'affare, eh' egli accettò vo- 
lentieri ; ma non l'intese già bene la Duchessa Vede- 
rti z va 



i88 ISTORIA 

va di Guastalla, cui partecipata simil cosa dal Conte 
Matteo Quinziani, rispose, aver ella pronto per la fi- 
glia altro accasamento onorevolissimo , che trascurar 
non voleva . Al Padre Morandi Teatino suo Confes- 
sore , per di cui mezzo il Duca le fece offerire un 
nobile Palazzo in Mantova , dove con maggior lu- 
stro e diletto avrebbe potuto vivere , francamente 
disse di non voler uscir da Guastalla , tenendo ivi la 
ragioni della sua dote , e quelle della Principessa fi- 
gliuola. 

Questa resistenza della Duchessa intorbidava l'esi- 
to dell'intrapreso consiglio : ma concertandosi meglio 
le cose, si venne a conchiudere , che bisognava con- 
discendere dir ambizione di questa Donna , e farla 
Governatrice di Guastalla ; giacché abbastanza si co- 
nosceva procedere tutto il corrucciamento di lei dall' 
esser priva di comando . Infatti le fu appena offerto 
questo specioso titolo , eh' ella si contentò de' medita- 
ti sponsali; onde richiamato nel 1679 il Marchese 
1679 Castiglione , e dichiarata essa Governatrice perpetua 
di questo Stato , rinunziò Don Vincenzio la Badia di 
Lucedio a Monsignor Grimani , che fu poi Cardina- 
le , venne a Guastalla la notte de' 24 di Giugno, e 
il giorno 30 di detto Mese nella Cappella di Corte 
in presenza di Monsignor Abate Jacopo Quinziani 
sposò la Principessa Maria Vittoria , prendendo stabi- 
le albergo in questa Città . 11 Duca però temendo , 

che 



L 1 B R O XL 189 

che non troppo volesse la Duchessa Governatricc 
stendere il suo potere , ajutata specialmente dal Ge- 
nero , mandolle a' fianchi un Governator dell' armi , 
e un Segretario di Stato . Fu il primo il Marchese 
Gioanni Striggi , che aveva in gioventù militato nel- 
lo Stato di Milano in qualità di Capitano di Caval- 
leria ; e f altro il Conte Lodovico Porta . Inceppata 
così la Duchessa rimuse Governatrice di puro nome ; 
mentre Don Vincenzio uomo prudentissimo , nulla in- 
tricandosi negli affari pubblici, viveva tranquillamen- 
te, e meritar sapevasi Tarnore del Duca, che mai non 
potè averlo sospetto . Con tale artifizio sedato l'ani- 
mo del Duca di Modena , troncate le richieste del 
Conte di Paredes , che si ristrinse unicamente a chie- 
dere alcuna ricompensa per le sue ragioni , fu assicu- 
rato il Duca Ferdinando Carlo nel possesso j pacifico 
di Guastalla,, 

Intanto cominciò a mostrarsi feconda la Princi- 
pessa Maria Vittoria , dando alla luce in Marzo dell' 
anno appresso una bambina . Ma perchè a tal parto i&% 
successero nel di lei individuo varj sconcerti , ecco 
spargersi tosto le sciocche voci , eh' ella fosse stata 
per malivolenza stregata. Infinite pazzie dicevansi dal 
volgo ignorante, che ripeteva tal fatto da invidia del 
Duca di Mantova , del Conte di Paredes f e del vec- 
chio Don Vincenzio . I Pseudoesorcisti , nati per con- 
fermar nell'infima plebe i pregiudizi pili vani y giura- 
va- 



i 9 o ISTORIA 

vano che il diavolo vi avea la sua parte , e replica- 
vano inutilmente i loro stridori. Un illuminato Sacer- 
dote venuto da Parma , il qual fu spedito dal Duca 
Ranuzio ad istanza di Don Vincenzio , sostenne che 
il male della Principessa era del tutto naturale: ma gli 
Scongiuranti se gli scagliarono contro con tanta rab- 
bia , eh' ebbe assai che fare a salvarsi . Don Vincen- 
zio abbastanza filosofo , veggendo chiaramente che co- 
storo volevano fargli impazzire daddovero la Moglie, 
cacciosseli un giorno tutti di casa , e postala in ma- 
no di saivj Medici, cominciò a vederne ottimo effetto. 
Una stranissima convulsione la prese il giorno 24 di 
Settembre in martedì , mentre se ne stava ad una fi- 
nestra verso il Giardino , e sì violentemente la scos- 
se, che la balzò fin a basso con gran pericolo di ri- 
manere sul colpo . Tramortì la Madre , che vide 
Tatto inopinato , e s'alzarono pietose strida in tutta 
la Corte . Ma lo stupor fu poi grande, osservando 
nòn.,aver ella da tal caduta rilevata la benché mini- 
ma offesa, e fu ciò attribuito a grazia speciale impe- 
tratale dal glorioso S. Antonio di Padova , cui ven- 
nero appresso rendute solennemente le grazie . Anche 
su questo avvenimento fu detto assai dagli uomini 
pregiudicati : se non che un aborto accadutole nel 
16 81 ^ enna J° del i6 8t , il quale bastò ad equilibrare gli 
, sconcertati umori della Principessa , e a ritornarla al- 
la primiera salute, fece conoscere essere stati tutti ef- 

fet- 



LIBRO XI. i 9 i 

/etti naturali que' che volevansi originati da sognate 
fattucchierie. 

Rilevasi chiaramente dalle Lettere del Cardinal 
Giulio Mazzarino , come fin dalla tenera età nud.risse 
il Duca di Mantova un genio grande per la Coro- 
na di Francia. La Madre, ch'era Austriaca, cercò be- 
ne di moderarlo ,• ma indarno sovente accade che i 
primi affetti vogliansi spegnere o sradicare . Ei non 
sapea darsi pace , che il Monferrato dovesse cader in 
mano del Duca di Lorena , che avea sposato la fi- 
glia della Imperadric.e Leonora -, e i Francesi che 
avevano altre volte amoreggiato Casale, godendo di 
questa sua amarezza , l'andavano fomentando , e sì 
servivano de' mezzi piti acconci , onde si risolvesse a 
chiamarveli . Il Conte Ercole Mattioli Bolognese gran 
confidente del Duca fu quegli che incautamente io 
trasse a iilaquearsi co' Francesi , e prometter loro l'in- 
gresso in Casale; e comecché si avvedesse poco dopo 
il Duca, che costui cercava di .rumarlo , e lo punis- 
se qual meritava (a) , non potè disimpegnarsi con 
quella possente Corona dal non mantener le promes- 
se . A coonestare pertanto la vicina chiamata de' 
Francesi in Casale , fu di mestieri fingere ciò che non 

era, 



( a ) Foscarini Storia di Venezia Lib. III. pag. $7 e seg. 



i 9 z ISTORIA 

era , facendosi credere fra le altre cose , che il Conte 
Carlo Vialardi Governator della Cittadella di Casale 
tenesse intelligenze segrete col Duca di Lorena, affin 
di accordargliene l'ingresso, vivente ancora Ferdinan- 
do Carlo . Videsi imprigionato il Vialardi scendere 
incatenato per il Po , e passar in faccia a Guastalla 
il giorno 13 di Maggio, scortato da milizie , che Io 
condussero a Mantova , perchè se gli facesse proces- 
so. Ma ben conobbesi, essere queste mere apparenze, 
dacché surrogato prima il Marchese Poggiolino alla 
carica di Segretario di Stato in Guastalla , mandato 
videsi qui lo stesso Vialardi in qualità di Governato- 
re dell' Armi in luogo del vecchio , ed impotente 
Sxriggi . Sotto questi due allora congedati Ministri 
alro non troviam che di notabile accadesse in Gua- 
stalla, se non il duro gravame imposto alla Comunità 
di pagar essa varj debiti contratti dal morto Duca ,- 
e la connivenza usata agli Ebrei di togliere i Portoni 
dal Ghetto , e di cancellar le parole sopra essi Porto- 
ni scritte , le quali altro non dicevano, fuorsolamente 
che ivi stavano gli Ebrei. 

Ora pressato il Duca dagli ardenti Francesi , 
troppo invogliati da lui medesimo di cosa divenuta 
per essi interessante , e lusingato con larghe promes- 
se di contribuzione , e di premio , convennegli sotto 
certi capitoli accordar loro in fcasale l'ingresso : la- 
onde scese le truppe, ed ingrossatesi a Pinarolo, chie- 
sto 



LIBRO XI i 93 

sto alla Duchessa di Savoja il passaggio i vennero 
condotte dal Signor di Bouflers a' 30 di Settembre 
sotto quella Città , ceduta tosto dal presidio italiano 
che la guardava . Appresso ai quattromila Cavalli 
condotti dal Signor di Bouflers vennero ottomila Fan- 
ti guidati dal Signor di Catinat , che a nome del Du- 
ca ivi rimase Governatore . Questi passò tosto a 
Mantova per complimentare il Duca , e ritornando- 
sene venne in Guastalla il giorno 1 1 di Ottobre , 
dove fu accolto , e grandemente onorato dal Conte 
Vialardi . 

Questo strepitoso fatto diede molto che dire , e 
che pensare a diverse Potenze. Il Duca che volea far 
credere seguita questa facenda senza intelligenza sua , 
e per colpa de' suoi Ministri , non trovava fede pres- 
so di alcuno , e cominciò a venire in discredito gran- 
de : tanto più che la vita licenziosissima e turpe me- 
nata da lui rendevate ad ogni sorta di persone abbo- 
minevole . In tale stato di cose non era irragionevole 
il sospetto, onde si cominciò a vivere in questi Paesi, 
temendosi di ogni minima mossa . Se ne vide l' effetto, 
quando saputosi che i Serenissimi di Parma voleano 
venire a Guastalla , per visitare la Madre Suor Lucia 
fondatrice delle Cappuccine , raddoppiaronsi alle Porte 
le Guardie , ai Baluardi le Sentinelle , e su la Piazza 
della Rocca si tennero pronte all'armi le schierate Mi- 
lizie. La Duchessa Vedova uscì allora di Città, e re- 
Tom. IIL bb cos- 



7 9 4 / STORIA 

cossi a Luzzara, e il Principe Don Vincenzio portossi 
alle sue Caccie. Non ostante tali indizj di animo sos- 
pettoso, il Duca di Parma colla Consorte, colla Prin- 
cipessa sorella , il primogenito , e la figlia recaronsi il 
giorno 9 di Novembre a Gualtieri , e pranzato che 
ivi ebbero vennero a Guastalla, accompagnati da as- 
sai Nobiltà Parmigiana . Visitata la Madre Suor Lu- 
cia , fatte ricche offerte alla sua Chiesa , e sciolti i 
voti loro tornarono la sera a Gualtieri , e vi pernot- 
tarono , ridendo probabilmente de' militari apparec- 
chi nostri , e della cortigiana politica quivi regnante. 
La Duchessa Vedova, restituitasi al suo Palazzo, spe- 
dì la mattina seguente il Conte Alessandro Lcjani a 
Gualtieri per complimentare quelle Altezze , ma esse 
erano già in viaggio alla volta di Colorno . 

Se non si fosse temuto , che il Duca poco dell' 
onor suo curante potesse anche in tutto il Mantova- 
no introdurre Francesi , avrebbero le Corti di Vien- 
na e di Spagna fatto risentimento dell' accaduto : 
ma per ischivare .un mal peggiore si tacquero . Il Re 
di Spagna indusse per fino il Conte di Paredes a de- 
sistere dalle sue pretensioni di ricompensa , circa il 
Ducato di Guastalla , ampliando egli verso di lui le 
sue munificenze ; ed in tal modo lasciando correr le 
cose cominciò ad aspettarsi quel tempo , che avrebbe 
fatto pentire il Duca delle sue imprudenti risoluzioni . 
i6$i ^S^ frattanto invece di rendersi amorevoli i Sudditi 

co' 



LIBRO XL i 9 ò 

co' benefizj prese ad aggravarli , togliendo specialmen- 
te alla Comunità di Guastalla gli antichi suoi diritti 
su i Dazj dell' Olio , e Sapone , su la Macina , sul 
Porto del Po , con altre rendite, unite dal suo Presi- 
dente alla Camera Ducale (a) . Sul qual punto non 
tacendo i Cittadini costrinsero la Camera ad ascolta- 1683 
re le ragioni loro , per le quali ottennero la restitu- 
zione delle usurpate Regalie , benché a condizione di 
sborsar alla Camera ogni anno sessanta Doppie di 
Spagna (£) . A tali aggravj imposti dal Principe si 
aggiunsero quelli , che le stagioni di volta in volta 
ci arrecano , perchè dopo un aridissima estate succe- 
dendo uno de' pili rigidi verni, che fece durar in ter- 
ra un' altissima neve sino alla Pasqua del 1684, si 1684 
ebbe grandissima carestia di biade inaridite dai soli 
cocenti, e di vini sperati indarno dalle viti mortifica- 
te dal gelo. 

Pure in mezzo a tante miserie i Guastallesi non 
tralasciarono di compromettersi di costituire un deco- 
roso tributo all' Ecclesiastico loro Pastore , ogniqual- 
volta fosse avvenuto , che il Sommo Pontefice avesse 
dato un Vescovo alla Chiesa nostra , come fu lo- 
ro esposto dal Conte Ferrante di Spilimbergo essere 

pen- 



( a ) Libri di Consigi j i Dee. 1682 . 

{b ) Ivi io Apr. , 6 Magg. , 5 Lugl. 1683 . 

bb % 



i 9 <? ISTORIA 

pensiero già maturato del Duca , e come appariva 
per lettere di Don Giuseppe Varano de' Principi di 
Camerino , le quali manifestavano essere il Papa dis- 
postissimo ad accordarci il Vescovo , purché dal Du- 
ca , e dal Popolo fosse arricchito di congrue rendi- 
te (a). Il Signor Giuseppe Filippi Sindico , e gli al- 
tri del Consiglio inteso eh' ebbero voler il Duca as- 
segnar al Vescovo ducento Scudi sull'entrate di Ca- 
sale, convennero di dargli anch'essi sessanta^ doppie 
l'anno (b). Ma non si fece poi altro, forse perchè il 
Duca pentissi della risoluzione; o pel riflesso, che sen- 
do la Diocesi di Guastalla di assai stretto circuito , 
non parea degna di tanto onore* 

Quel poco di freno che rimaneva al] Duca Fer- 
dinando Carlo nella persona dell'Arciduchessa madre , 
la quale ritiratasi nel Monistenx di S. Orsola di Man- 
tova, piangeva ogni giorno su le dissolutezze di lui , 
1685 v ^esi t0 ^ to 2 giorno 24 di Febbrajo del 1685 , al- 
lorch'ella cessò di vivere • Prevedendo vicine le irru- 
zioni delle armi, viemaggiormente si strinse alla Fran- 
cia, e nuovi trattati facendo col Re Luigi XIV., per- 
misegli di venir a fortificar a proprie spese Guastal- 
la. Senza riflettere allo stato deplorabile di questa in- 

fé- 



( a > Vedi Antich. e Pregi della Chiesa Guascallese Gap. 24 pag. 170 
( b ) Consiglj dell' Illustr. Comunica , 



LIBRO XI. i 9y 

felice Patria priva affatto di vettovaglie , per cui po- 
chi giorni addietro erasi veduto nascere una solleva- 
zione , cagionata dai Soldati del Presidio , che privi 
di pane erano andati per forza a svaligiare i Fornai ? 
lasciò che nuove genti qui si recassero , cioè che ve- 
nissero altri settanta Fanti di fortuna del Capitan 
Antonio della Porta a rinforzar il presidio , oltre a 
piti altre soldatesche in varj tempi del presente anno 
da varj Paesi e Villaggi di qua dal Po radunate in 
questo luogo ; mentre il Signor Du-Plessis Ingegnere 
Francese , e Ajutante Generale delle Truppe Manto- 
vane disegnò la nuova Fortificazione , la quale comin- 
ciata a' 13 di Marzo fu proseguita alla gagliarda • 
Presso alcuni Storici di que' giorni leggesi essere cor- 
sa fama , che questo lavoro si facesse col denaro di 
Francia ; ma non occorre metterlo in forse , giac- 
che Don Antonio Resta , informatissimo di quanto an- 
dava accadendo , celebrò ne' suoi Diarj Manoscritti 
la gran Fonema di Guastalla , fatta fabbricare dal gran 
Luigi XIV. Re di Francia a sue spese > con la coper- 
ta , che fosse fabbricata dal Duca di Mantova allora 
Padrone. Ampliata allora, e in ordine migliore dispo- 
sta alla moderna, fu ridotta a sette baluardi regolari 
colle corrispondenti cortine , e mezze lune , gittandosi 
a terra le fabbriche, onde nasceva impedimento. Dai 
vapori esalanti dallo smosso terreno nascendo nell' 
aria qualche alterazione , credettesi che qui avesse 

ori- 



i 9 3 ISTORIA 

origine un poco d'infermità sopraggiunta alla Duches. 
sa Vedova , onde fu consigliata a passare a Manto- 
va , dove le fu dato splendido albergo nel Palazzo 
Ducale. 

Invecchiato di molto il nostro Monsignor Abate 
Jacopo Quinziani fece rinunzia di questa Chiesa a 
Monsignor Cesare di Spilimbergo suo Nipote , che a* 
1686 19 di Settembre del 1686 fece il suo ingresso , e ot- 
tenne non molto dopo da Papa Innocenzio XI. il 
privilegio di usare la Cappamagna, il Faldistoro, e il 
Baldacchino, concedendogli anche il Duca varj onori, 
e specialmente quello, che al suo passare dovessero le 
milizie fargli spalliera . Ma il Duca intanto prosegui- 
va a regolarsi a capriccio , disgustando ogni sorta di 
persone , e fabbricandosi da se medesimo la propria 
mina . Aderente com' era alla Francia si rendette agli 
stessi Francesi sospettò , recandosi a Roma , ove ten- 
ne lunghi , e secreti ragionamenti col Papa , il qual 
era poco affezzionato a quella Corona (a) . Sostenu- 
to per quanto potevasi dalla sempre a lui parziale 
Imperadrice Eleonora, non sapeva dell'amore di lei 
approfittarsi, anzi faceva di tutto per mostrarsene in- 
degno . L' arresto eh' ei fece in Mantova del Marche- 
se 



( a ) Muratori Annali al i6%6 



LIBRO XI. i 99 

jse Paleotti Capitano de' Cavalleggieri, e del Marche- 
se Luigi Canossa Proveditor dello Stato, per gì' indi- 
zi avuti , che ragguagliata tenessero 1' Imperadrice 
delle sue stravaganze, amareggiò l'animo di lei , che 
veggendosi disprezzata da un Nipote tanto benefica- 
to, chiuse piena di grave disgusto il corso de' giorni 
suoi a' 5 dì Decemhre in età di cinquantotto anni * 
Così rimase privo di protezione, e di appoggio, sen- 
za però che tal colpo gli facesse aprir gli occhj , se 
non allora , che tutte le ragioni del non mai ricom- 
pensato Conte di Paredes sopra il Ducato di Guastal- 
la vennero a cadere in retaggio di Don Vincenzio 
Conte di S. Paolo suo cognato , il qual pili da vici- 
nò potevagli mover lite. 

Il Conte di Paredes Don Vespasiano , di cui si 
è già parlato , coprendo in Ispagna la carica di Ge- 
neral dell'Oceano, e della Costa di Andaluzia, anda- 
vasi da una lunga etisia consumando , che trasselo a 
morte il giorno 5 di Maggio del 1687 ^el Porto di 1687 
S. Maria vicino a Cadice , senza lasciar figli maschi . 
Ebbe sepoltura nella Chiesa de' Cappuccini di Xeres . 
Capo della Casa di Guastalla rimase pertanto il 
Conte di S. Paolo , cui lo stesso Duca di Mantova 
procurato aveva il maritaggio da cui aspettavasi in 
breve la mascolina prole : laonde conobbe il Duca 
quanto fosse necessario il volgersi alla potenza Impe- 
riale, e il cercar di coonestare le sue passate irrego- 
la- 



200 ISTORIA 

lari azioni . Portatosi in Ungheria , accompagnato da 
molta Nobiltà Mantovana, visitò in Ispruck la Du- 
chessa di Lorena sua Cugina pretendente del Monfer- 
rato , e fece mille proteste di essere stato contrario 
alla occnpazion di Casale fatta dai Francesi . Passò a 
complimentar f Imperadore , che accogliendolo amore- 
volmente il tutto dissimulò . Segui poscia T Armata 
Cesarea a Buda coi Duchi di Lorena , e di Baviera , 
e fu spettatore della memorabile rotta ivi data all' 
Esercito Ottomano con tanta gloria delle armi Cri- 
stiane . Credeva egli che ciò bastasse a farsi riputar 
fedelissimo ; ma non eravi pili uomo , che gli prestas- 
se fede , sendo troppo pubbliche le opere sue . Torna- 
to di là venne ad affrettar la Fortificazion di Gua- 
stalla, poco pensiero avendo di quanto meditar sapes- 
se Don Vincenzio privo di forze , e di aderenze , e 
suo Suddito. Ma nacque intanto a questi il primoge- 
nito Antonio-Ferdinando, venuto in luce a' 9 di de- 
cembre , dopo grave pericolo corso dalla Principessa 
Maria Vittoria, che intimorita da un incendio eccita- 
tosi nel Ducal Palazzo di Guastalla la notte del ip 
di Settembre, sofferse grandissimi incomodi. 

Fece tal nascita crescer nel Duca il bisogno di 
tenersi in grazia dell' Imperadore , però nel mese di 
jz g g Luglio del 1688 staccò da Mantova molti Nobili , e 
mandolli in Germania, seguendoli ei stesso per rinfor- 
zar T assedio , che i Tedeschi portavano a Belgrado 

con- 



LIBRO XI. 201 

contro le resistenze del Turco {a) , a prò del quale 
ad- peravasi pur troppo a que' giorni un mal consi- 
gliato Guastallese, che immemore della Religione Cri- 
stiana, aveva dispettosamente abbracciato la setta del 
falso Profeta Maometto . Fu costui Girolamo Galop- 
po, che non ignaro dell'Architettura militare, e de- 
sideroso di farsi onore fra le armi, passò prima ne* 
Dragoni del Reggimento Carbone sotto le Insegne 
Veneziane, e trovossi all'assedio di Napoli di Roma- 
nia . Ma inasprito per uno schiaffo ricevuto , come fu 
detto, da Daniele Dolfino Provveditor dell'Armata , 
disertò dall' Esercito , e insiem dalla Fede , e unitosi 
ai Turchi, dopo aver empiamente rinegato Gesìi Cri- 
sto , cominciò a servirli in qualità d' Ingegnere , for- 
tificando sì bene , e di artiglieria munendo l'impor- 
tante asilo di Carababà , che ebbero a perirvi sotto 
molti Cristiani . Parlano di costui il Foscarini , e il 
Garzoni nelle Storie loro , come pure Alessandro Lo- 
catelli nella sua Storia della Guerra Veneta in Levan- 
te fatta dal Doge Francesco Morosini . E* fama eh' 
egli ottenesse poi molti onori dai Mussulmani . Ma 
non ostante gli sforzi di quella formidabil Potenza 
ebbero finalmente le armi cristiane vittoria , e cadde 

an- 



( a ) Amadei , Aggiunte al Fioretto delle Croniche di Mantova . 

Tom. III. CC 



%o% ISTORIA 

anche Belgrado preso dall'Elettore di Baviera, che 1! 
giorno 6 di Settembre in compagnia del Duca di 
Mantova vi entrò per la breccia . 

Tornò poco dopo il Duca allo Stato, per affret- 
tare specialmente i nostri lavori , che anche nel se- 
16Ì9 § uente anno con incredibile spesa furono proseguiti ♦ 
Ma quella sua chiamata de' Francesi in Casale , p 
questo fortificare Guastalla con tahta sollecitudine non 
potevasi ornai più tollerare dagli Spagnuoli , a' quali 
molto probabilmente raccornandossi il Principe Don 
Vincenzio Conte di San Paolo : giacché avendo fi- 
gliuoli , e vedendo che il Duca di Mantova pensava 
a tutt' altro fuorché a rendergli giustizia , e tendeva 
a ruinar se stesso, e tutta la famiglia , non poteva a 
meno di non cercare protezione e soccorso a jina 
Corona sempre alla Casa di Guastalla propizia, Adua., 
que deliberatosi di rompere questo giuoco , e comin- 
ciando lì Conte di Fonsalida Governator di Milano a 
metter le sue truppe in ordinanza , partì anche Don 
Vincenzio da Guastalla il giorno y di Settembre, e 
andò a stabilirsi in Ven^ia , risoluto d' intimar lite 
al Duca sopra Guastalla , Luzzara , e Reggiolo . Po- 
spa comparsa a Casalraaggiore la milizia Spagnuola , 
e scesa per il Po, occupando Viadana , ed altri Pae- 
si, diede la notte degli n di Ottobre segni eviden- 
tissimi di voler venire a Guastalla . Il Marchese An- 
tonio Gozani da Casale , che fin dalio scorso Agosto 



era 



LIBRO XI. 203 

era qui venuto in qualità di Governatore dell'Armi , 
mandò tosto guastatori a rompere il Ponte del Cro- 
stolo , e a troncar gli altri passi : rinforzò le guardie 
al Brigantino del Po, espose l'artiglieria su la Roc- 
ca , e su i baloardi , e fece prender l'armi a tutte le 
milizie urbane, volendole pronte ad ogni comando * 
Nel punto di tali novità riscosso il Duca di Manto- 
va , ed accorgendosi eh' era inutile il resìstere , man- 
dò per le poste il Du-Plessis a Guastalla con ordine 
al Gozani di deporre le armi, sperando con questo at- 
to di guadagnarsi benevolenza 9 e di far tornar indie- 
tro il Fonsalida contento* 

Ma di sì poco non appagavasi lo Spagnuolo, il 
quale senza curarsi dell' animo o piacevole , o irato 
del Duca , dicea di voler condurre ad ogni modo le 
sue genti in Guastalla , destando in cuore a Ferdi- 
nando Cdrlo un grandissimo timore , che inducevalo 
a maledir mille volte l'ora ed il punto, in cui co ? 
Francesi intricandosi, avea se stesso in tanto imbaraz- 
zo avviluppato. Ora il partito migliore , che il Duca 
credette di poter prendere, quello si fu di fingere in- 
differenza , e di lasciar , che gli Spagnuoli volendo 
pur venire a presidiar Guastalla il facessero , senza 
opporsi loro , per non offendere il Re Cattolico , e 
senza mostrar di accoglierli volontieri , per non con- 
citarsi lo sdegno del Re di Francia . L' ultimo giorno 
del mese vennero adunque da Casalmaggiore il Te- 

cc z nen- 



ao 4 ISTORIA 

nente Generale del Mastro di Campo , e un Ajutantc 
Generale a chieder Quartiere per le armi di Sua 
Maestà Cattolica . Il Conte Ferrante di Spilimbergo 
Presidente , e il Marchese Gozani li accolsero con 
buon viso , e diedero le necessarie disposizioni . Invi- 
tati i due Uffizioli a pranzo dallo Spilimbergo vi an- 
darono, trovandovisi il Governatore , il Gozani, e il 
Du-Plessis ; e mentre apprestavansi le vivande , e si 
beveva alla salute del Duca di Mantova , ecco recar- 
si la nuova, che si sentiva dal Po il battere de' tam- 
buri, e il suon de* pifferi, e delle trombe spagnuole . 
Stupefatti gli Ufficiali Mantovani, che non credevano 
dover essere tanto precipitosa la venuta di coloro , 
abbandonaron la mensa , e batter facendo la marcia 
radunarono i Soldati , e mettendosi a cavallo alla te- 
sta delle Compagnie , con moschetto alla spalla , e 
miccia morta , senza strepito uscì il Presidio dalla 
Porta di San Francesco , che per non incontrarsi ne- 
gli Spagnuoli andò alla Pieve , e piegando ver- 
so i Cappuccini calò alla Tagliata , e tornò a Man- 
tova . 

Giunti frattanto gli Spagnuoli alla nostra riva 
del Po sbarcarono con gran convoglio di picconi , 
zappe , cestoni da trasporto , ed altri argomenti per 
demolire, e fin da fondamenti sradicare la nuova For- 
tificazione di Guastalla . Ed accostatosi il Lovigni 
Mastro di Campo Generale , che incontrato con car- 

roz- 



LIBRO XI. xob 

rozza dal Conte di Spilimbergo fa condotto a far vi- 
sita alla Principessa Maria Vittoria , spedi tosto a 
Mantova il Regio Segretario di Milano Carlo Fran- 
cesco Gorrani , perchè al Duca manifestasse , essere 
mente di Sua Maestà , che la Fortezza di Guastalla 
spianata fosse . Il Duca assalito d' improvviso , ri- 
chiese tempo a rispondere , fin a tanto che non aves- 
se scritto le sue ragioni a Vienna , ed a Madrid : 
chiamò eziandio il Du-Plessis co' disegni della vecchia, 
e della nuova Fortificazione , studiandosi di persua- 
derlo , che altro non si era fatto fuorché ristaurare 
T antico: ma ritrovò T Ambasciadore inflessibile , onde 
gli convenne di cedere alla necessità . Il dì seguente 
per atto di gentilezza tornò il Mastro di Campo a 
ritrovar la Principessa Maria Vittoria , chiedendole il 
permesso d' introdurre in Guastalla i Soldati . Rispose 
ella , che facesse pur il piacere di Sua Maestà , ma 
che pregavalo a vietar lo sparo di artiglieria , per 
non recare spavento ai suoi teneri figli . Ei la com- 
piacque cortesemente , e dalla Porta di San France- 
sco, guidò a bandiere spiegate le sue genti , che fat- 
to il giro della Strada Gonzaga, e della Piazza gran- 
de , piegarono a squadronarsi sulla Piazza della Po- 
sta , ed ebbero quindi i quartieri . Il Beretta Inge- 
gner Generale , ed il Sireni celebre Architetto , che 
aveva in parte fabbricato il Molo di Genova, visita- 
rono la Fortificazione levandone il disegno , e molto 

ne 



ioG ISTORIA 

ne lodarono l'inventore, dicendo essere stata cosi ben 
ordinata , che in supposizione di essere ben vettova- 
gliati i difensori , avrebbe per tre mesi potuto resi- 
stere ad un Esercito di cinquanta mila combattenti i 
tanto pili che sendo le fosse profondissime con dieci 
braccia d'acqua , che asciugare , o scolar non poteva- 
si, inutile rendevano il ripiego della mina. 

Sì bello edifìzio adunque condannato ad essere 
distrutto , videsi in preda d' innumerabili guastatori , 
a incoraggir i quali Venne personalmente il Fonsali- 
da , moltiplicando gente , e pagando profusamente un 
immenso numero di villani a tal effetto . E perchè ri- 
i6$q tornando il primo giorno dell'anno 1690, parvegli 
che non fosse ancora abbassato com' ei voleva il ter- 
rappieno , sgridò fieramente i soprastanti , e special- 
mente il Beretta ; e fattosi egli comandante dei gua- 
sto , volle vederlo ripigliar in tale guisa , che mura e 
porte sino da' fondamenti fossero demolite. 

Con qual rancore mirasse tali cose il Duca di 
Mantova, ognuno lo immagini» L'interno fremito deli' 
animo combattuto non poteva a meno di non dimo- 
strarsi talvolta anche all'esterno, e creduto ne fu evi- 
dentissimo segno l'aver mandato Governator in Luz- 
zara a' 15 di Gennajo il Conte Carlo d' Allers, con 
ordine a' suoi Capitani di riformar le squadre , esclu- 
dendone i giovani inesperti , e tenendole composte di 
soli veterani , che pronti voleva ad una impresa. Ma 



LIBRO XI. zoy 

gli Spagnuoli jT dì appresso mandando /uori seicento 
fanti condotti dal Tenente Generale Donj Pietro Zul- 
mer, e scortati da ottanta Cavalli del Conte di Mon- 
castello , fecero scorrer le campagne^ di lleggiolo , e 
di Gonzaga , mettendo paura ne' Mantovani , sul cui 
paese fermatasi la detta fanteria , fecero i Cavalli ri- 
torno, con aver imprigionato l'Abate di Croisi , e il 
figlio del Segretario del Re di Francia , che spediti 
furono a Milano . Dalla demolizione de' baloardi si 
passò intanto a voler distruggere anche l'antica Roc- 
ca di Guastalla , edificata già al tempo de' .Visconti , 
asilo un tempo fortissimo de' Correggeschi , e de' To- 
relli, Il Duca ragguagliato che ne fu', mandò a leva- 
re le sue artiglierie consistenti in diciotto pezzi di 
Cannone , cinquantatrè Spingarde , cinquecento Mo- 
schetti, ottocento pesi di polvere , centotrenta casset- 
te di palle da Moschetto , oltre molte palle da Can- 
none, ducento Picche , molte armature antiche , tren- 
tacinque Archi colle loro freccie , e tre carra di mic- 
cia: le quali cose non permisero gli Spagnuoli, che si 
trasportassero , fin a tanto che non venne ordine dal 
Governatore di Milano di lasciarne ai Duca un libero 
uso* Abbandonata però la Rocca dal Castellano Car- 
lo Misura da Mantova , vi entrarono gli Spagnuol? 
a* 4 di Febbrajo ; e poco appresso fu ordinato a Se- 
bastiano Castiglione Tenente Generale dell' Artiglie- 
ria, che a forza di mine intraprendesse a farne volar 

in 



2o8 ISTORIA 

aria le gagliardissime Torri . Mentre con tant* furia 
struggevansi le opere di molti secoli , il Fonsalida vii 
era tornato oltre Po, volle restituirsi a Guastalla, on- 
de fu costrutto un ponte di centodieci barche sul Po 
in faccia a Correggio verde , su cui passò egli a' io 
del detto mese , accompagnato da moki Signori , e 
guardato da trenta Dragoni, e ducento Cavaìleggieri. 
Lodò l'ardore de' Guastatori , ma perchè in memoria 
di tanta mina aveano lasciata in piedi la Torre del 
Pubblico , e la facciata di una Porta , ch'era di as- 
sai vago disegno , disapprovando tal cosa , anche a 
tali reliquie volle che estesa fosse la fatale sentenza 
di demolizione . Così ridotte le fortificazioni tutte di 
Guastalla ad un mucchio di sassi, partì quel Ministro 
contento verso Casalmaggiore , seguendolo poco dopo 
le truppe, che andarono ad unirsi al resto del campo 
vicino a Pomponesco. 

Se provassero dolore i Guastallesi nel vedere la 
Città loro a tal miserabile forma ridotta , non è a 
cercarsene . Piansero cotanta desolazione , e ancor piti 
allora che il Duca indispettito mandò nel Marzo vil- 
lani a fendere coli' aratro le spianate trincèe , e a se- 
minarvi biade. Una Città piccola sì, ma leggiadra- 
mente costrutta , circondata non pili di mura , ma di 
zolle ignude , fu spettacolo miserabile a' passaggeri; e 
parve sdegnarla di un guardo solo la Serenissima Do- 
rotea di Neoburgo , la quale passandovi il giorno 21 

di 



LIBRO XL 2o 9 

di Aprile, andando Sposa di Odoardo Farnese Princi- 
pe di Parma , non volle fermar il passo che a Gual- 
tieri . In tali circostanze funeste aveva il dì avanti 
la Principessa Donna Vittoria partorito quivi il se- 
condogenito al Principe Don Vincenzio , che si chia- 
mò Giuseppe Maria , ma con tanto pericolo di se 
stessa, e del bambino, che il nascere parve bene pre- 
ludio della sua futura infelicità . Il Duca sentendosi 
crescer l' ira nel petto al veder nascere nuova prole 
a Don Vincenzio , accinto a contrastargli il dominio , 
non sapendo come altrimenti sfogarla , mandò il suo 
Teologo a Guastalla ad intimare lo sfratto al Padre 
Don Luigi Gonzaga Teatino , che cugino era al pre- 
detto Don Vincenzio . Questo buon Religioso se ne 
partì nel Maggio con rammarico de' Guastallesi , che 
lo amavano fin dal 1683 , quando con sommo ap- 
plauso predicò loro una Quaresima ; e si portò presso 
Don Vincenzio a Venezia . 

Compiuta almeno per questa parte la tragica 
scena dalle armi di Spagna , parve ornai tempo ali' 
Imperadore Leopoldo di far anch' ei la sua sortita 
per castigar il Duca dell' aver dato ricovero in Casa- 
le ai Francesi . Sul cominciar però del 1691 spedì 1691 
cinquemila Cavalli , e gran copia di Fanti nel Mon- 
ferrato , i quali condotti dal Principe Eugenio di Sa- 
voja occuparono Moncalvo , Grana , ed altri luoghi . 
Avendo sempre il Duca protestato , che contro sua 

Tom. III. dd vo- 



zw ISTORIA 

voglia era stato dai Francesi presidiato Casale , do- 
veva in questa circostanza starsene cheto , e lasciar 
che i Tedeschi ne li cacciassero a piacer loro, e rin- 
graziandoli di tal favore, confermarli nell'opinione eh' 
ei si sforzava di spargere . Ma perchè T animo suo 
realmente di doppiezza ricolmo, era legato alla Fran- 
cia , fatta correr voce che il Principe Eugenio aves- 
se detto, non appartenere a lui punto il Monferrato, 
fece prender le armi a' suoi Sudditi , unì soldatesche 
straniere , munì la Città di Mantova di ripari * e di 
artiglieria , spedì presidj in Viadana , in Gazolo, ed 
altrove . Sotto pretesto poi della peste scopertasi nel 
Regno di Napoli , mandò a far palizzate intorno a 
Guastalla , e a porre i rastelli : indi ordinò che di 
qui si estràesse gran quantità di biade per mandar 
vettovaglie alle sue milizie oltre Po . La plebe, che 
già era infastidita del suo governo , mal soffrendo tal 
cosa , radunossi coli* armi alla matto il giorno 5 di 
Febbrajo, e con grande schiamazzo, e tumulto si op- 
pose a coloro, che procuravano l' estrazione de' grani. 
Accorsero per calmar la sollevazione il Colonnello 
Carlo Valligiani , il Capitan Domenico Giorgi Sindi- 
co della Comunità , e Antonio Delfino Giudice della 
Puzza; ma non poterono ottenere , che il popolaccio 
deponesse le armi; che dividendosi anzi per la Città, 
e postosi alla custodia delle imboccature delle stra- 
de , risoluto era d'impedire Testrazion comandata . 

Ma 



LIBRO KL zu 

Ma siccome i rumori popolari non durano , se non li 
fomenti 1' appoggio de' ricchi , videsi ben presto di- 
sciolta la plebe, e i grani passarono a sfamar i Presi- 
dj posti in Viadana, e in Gazolo. 

Il Valligiani frattanto giusta gli ordini avuti ra- 
dunò le quattro Compagnie della Fanteria di Campa- 
gna, e fattane la mostra , le pose in marcia sotto il 
comando del Tenente Colonnello Manfredini . Questi 
buoni contadini marciarono sino al Po , precedendoli 
il predetto Colonnello Valligiani , senza sapere cosa 
da loro si pretendesse . Ma poiché giunti al fiume in- 
tesero , che doveano passar a Viadana per rinforzar 
quel Presidio , tutti di sentimento concorde abbassa- 
rono l'armi contro i loro Uffiziali , francamente pro« 
testando <li non voler combattere contro Tlmperado- 
re, né contro la Spagna ; e in questo modo sbanda- 
tasi la massa de' Guastallesi , tornò ognuno alla pro- 
pria casa , restandone al Duca scorno grandissimo , il 
quale presago della sua ruina abbandonò Mantova , 
e rifugiossi col Residente di Francia in Venezia • Gli 
Spagnuoli intanto passati a Casalmaggiore , e a Sab- 
bioneta, andarono a battere Gazolo, e poscia Canne- 
to , costringendo que' due Forti ad arrendersi a dis- 
crezione . La Duchessa lasciata dallo scioperato mari- 
to alla testa degli affari, comandò che si disarmasse 
Viadana , e prese a trattar di pace molto prudente- 

di z men- 



%i% ISTORIA 

mente , conchiudendosi nel mese di Luglio onorevoli 
accordi colla Spagna. 

Ma i Tedeschi , che non erano paghi di scorre- 
re il Monferrato, incominciarono ad avanzarsi , e col 
pretesto di prender quartiere d* inverno , sì prefissero 
di volersi mantenere alle spese del Duca sul paese di 
lui . Innoltratisi a Modena , si videro a' 20 di No- 
vembre pigliar posto in Gualtieri ducento Cavalli 
del Reggimento di Lorena , ed altre milizie spargersi 
in Castelnuovo , e Montecchio . Due giorni appresso 
il Marchese Visconti , e il Tenente Generale Prainer 
entrarono in Mantova chiedendo arditamente al Duca 
quartiere , e mantenimento per le truppe cesaree in 
Viadana, Dosolo , Gazolo, Acquanegra 9 Canneto, ed 
altre Terre , ne potè ritirarsi dal non conceder loro 
ciò eh' erano pronti a togliersi colla forza. In Gua- 
stalla , Luzzara , Suzzara , ed altri luoghi entrarono 
nel Decembre a loro posta gli Alemanni senza rispetto 
del Duca , e con aggravio notabilissimo del Pubblico 
sforzato a provvederli di quanto al mantenimento lo- 
ro credevasi necessario. 

Caldissime fin qui erano state le rappresentanze 
del Principe Don Vincenzio alla Corte Cesarea per 
far conoscere quanto diritto avesse sopra il Ducato di 
Guastalla . Fortissime erano le sue ragioni , e da' pro- 
£22, tettori assai autorevoli venivano esposte , specialmente 
dal Conte della Torre Ambasciador Cesareo presso la 

Re- 



LIBRO XI. 213 

Repubblica di Venezia , e dall' Ambasciadore pur an- 
che del Re Cattolico • Aveva spedito a Vienna il Pa- 
dre Don Luigi suo cugino uomo di molta destrezza 
e prudenza a trattar la sua causa , la quale aveva 
preso forza nel comune disprezzo, con cui il Duca di 
Mantova si riguardava . Questi accorgendosi bene del 
vicino suo danno, avea fatto offerire al Principe certe 
convenzioni ; ma non furono pur degnate della mini- 
ma considerazione . In Vienna si esagerava la durez- 
za del Duca , il quale portato dall' Imperiai favore 
anche contro i diritti del sangue a posseder il Ducato 
di Guastalla, mai non avea voluto dar la convenevo- 
le ricompensa al Conte di Paredes , alle cui ragioni 
succedeva il Principe Don Vincenzio . Si perorava la 
causa de' teneri figli di questo Principe , a' quali in 
difetto di successione nella Casa di Mantova , ritor- 
nava il diritto di riavere Guastalla . Ricordavano i 
meriti del gran Ferrante Gonzaga , e de' suoi suc- 
cessori ognora fedelissimi all' Impero , la cui di- 
scendenza tradita vedevasi ornai costretta a vivere 
pri vagamente nel piti vile abbandono . Tali cose, che 
ragionevoli erano, mossero T animo pietoso dell' Im- 
peradore a sentenziar in favore di Don Vincenzio , 
dichiarando con suo Decreto segnato in Lucembur- 
go il giorno 4 di Maggio del 1691 , eh' ei si doves- 
se metter in possesso di Guastalla , Luzzara , e Reg- 
gio- 



2i 4 ISTORIA 

gielo, e che qae' Sudditi Io dovessero riconoscere per 
loro Signore ( a ) . 

Tal Decreto fu consegnato al Conte Aldobrandi- 
no Turco Capitano Comandante , e Commissario de- 
legato delflmperadore , il quale da cento Cavalli , e 
da cento Fanti accompagnato venne a Guastalla il 
giorno ir di Agosto, e dichiarò la mente di Sua 
Maestà, licenziò tutti i Ministri del Duca di Manto- 
va , facendo lo stesso il dì seguente in Luzzara, e 
Reggiolo , de' quali paesi impadronissi a nome dell' 
Impero. I] Duca pieno di rabbia trovò qualche seiau- 
rato suo aderente , che affisse in Guastalla una Pro- 
testa del suo Patrimoniale, significante l'animo avver- 
so a tali atti , e eh' ei non intendeva di cedere fuor- 
ché alla forza , dichiarandosi particolarmente di rino- 
var le pretese sopra Luzzara , e Reggiolo • Fu lace- 
rata dovunque si ritrovò tale Protesta , e confutata 
poi con una Risposta a stampa del Patrimoniale di 
Don Vincenzio ^ e perchè i Luzzaresi mal contenti 
della mutazion del governo, sparlarono del Turco, eb- 
bero la mala sorte di vedersi addosso un Reggimento 
di Cavalleria , che a discrezione si prese nelle case lo- 
ro gli alloggi. 

Ghia- 



< e > Appendice N„ XVI. 



LIBRO XI. zt5 

Chiamato da Venezia il novello Signore giunse 
la sera del giorno 28 a Guastalla fra gli applausi del 
Popolo , e due dì appresso radunati nel Salone del 
Ducal Palazzo tutti i Corpi della Città , e dello Sta- 
to, comparve egli sotto il suo Trono, e fu pubblica- 
mente dal Commissario Turco a nome dell' Imperadore 
.dichiarato Duca di Guastalla , e padrone delle due 
annesse Terre , facendo eco una triplicata salva delle 
milizie, e gli evviva del popolo giubilante, non me- 
no che i versi de* Poeti, soliti rallegrarsi in ogni fau- 
sta occasione (*). Ricevuto il giuramento dalle tre 
Comunità, fu messo in possesso dello Stato, e segnata- 
mente del Po, come abbiamo ne' Diarj manoscritti di 
Don Antonio Resta , ov'egli scrisse : Ed io Don An- 
tonio Resta Mansionario nella Collegiata fui presente ai- 
li Istromemi del possesso , non solo dello Stato , ma 
anche del Po dall' una all'altra riva , et della Galera 
che e in detto fiume . Ed è a notare , che in queste 
circostanze d' inimicizia pretese bene il Duca di Man- 
tova di sturbarci il possesso del Porto , ma il Com- 
missario Turco decise a favor nostro , e furono resti* 

tui- 



( * ) Trovasi a!!a stampa Eìegiaeum dem Illustrissime Civitatis Didascah . 

Carmen in reditu Serenissimi Vincentd Guastalla: typis Alexandri Giavatii lùyz , 

Gon\ìgx Duvs Guastalla , Lunaria , & in qiureo . 
KeggioU t éuclore Silvestro Fabianio ejus- 



zi$ ISTORIA 

tuite le cose a tenore del giusto (a) . Da tali noti- 
zie, confermate pur anche dall' Amadei (b) , correg- 
gasi il Muratori , il qual suppone, che acquistando il 
Duca Vincenzio Guastalla , non potesse ottenere se 
non pili tardi Luzzara , e Reggiolo (e) . Il gior- 
no 4 di Ottobre dedicato al Protettore San Fran- 
cesco , replicarono i Guastatesi le dimostrazioni di 
giubilo con feste , e fuochi di gioja . Poco dopo 
si ebbe nuova della morte della Serenissima Mar- 
gherita d' Este Duchessa Vedova di Guastalla , e 
Suocera del Duca di Mantova , e del nuovo Duca 
Vincenzio , succeduta il giorno 12 di Novembre * 
Abbiam veduto un suo Codicillo steso due anni pri- 
ma , da cui risulta quanto avess' ella perduto l'amo- 
re a Guastalla , avendo in esso ritrattato tutti i le- 
gati pii già fatti prima a favore de' nostri Teati- 
ni , de' nostri Poveri , e del nostro Ospedale . Vol- 
le essere seppellita nella Cappella di Santa Margheri- 
ta di Mantova ( d ) . Poco calse v a' Guastallesi tal 
perdita , godendo solo di aver guadagnato un no- 

vel- 



( a ) Consiglj della Comunità i$ , e ( e ) Annali d' Italia al 1691. 

24 Settembre 1692. . ( d ) Codicillo consegnato in Manto* 

( b ) Aggiunte al Fioretto delle Cro- va 12 Maggio i6?o e 
niche di Mantova pag. 145 . 



L I B R O XI. 2tj 

vello padrone del sangue de 9 loro antichi Signori , 
allo stabilirsi del quale nella Città nostra , partì sul 
finir deli' anno il Presidio Tedesco , e risero belle 
speranze di futura tranquillità. 



Fine dell'undecima Libro. 



Tom. Ili e e ISTO 



a*9 

g§ 5«i ii if H '4 ,1 n» ri " l i" ■■■(T-Trr 'n-ii- t i - ir - n l -g --ir -ir; & 



ISTORIA 

GUASTALLA 



LIBRO DUODECIMO. 



Ei 



ibbro di collera il Duca Ferdinando Carlo , innol- ié$3 

trò le sue ragioni alla Corte di Vienna , lite intiman- 
do al Duca Vincenzio , cui ciò non ostante furono 
spedite le Investiture del Ducato , mentre parve che 
anche il Cielo arridesse al buon principio del suo go- 
verno , per le moltissime grazie 9 che all'entrar della 
Quaresima del novell'anno cominciaronsi a dispensare 
ai veneratori di una divota Immagine di Maria Ver- 
gine, già dipinta per mano di Damian Padovani so- 
pra un muro della Porta di S. Francesco , che nella 
total demolizione delle fortificazioni era stato lasciato 
in piedi. Al moltiplicarsi de' prodigj anche segnalati , 
che a rigoroso esame chiamati furono da Monsignor 
Abate , il quale a giudizio di Medici, e di Teologi 

e e % li 



zxù ISTORIA 

lì ritrovò indubitabili , si deliberò di porre in venera- 
zion maggiore la detta Immagine, a benedir la quale 
recossi l'Abate il giorno 19 di Aprile processionalmente 
accompagnato da ogni ceto di persone . Il Duca pi- 
gliando occasione da ciò di segnar l' epoca del suo 
principio di governo con un opera degna della sua 
pietà , stabilì di erigere una superba Chiesa , dove a 
tal Immagine si desse culto ; e partecipatone alla Co- 
munità il disegno (a) , cominciò a far iscavare la 
fossa , e alzar terreno a questo fine appunto nel luo- 
go a detto muro contiguo , cosicché gittati i fonda- 
menti del vago Tempio , denominato ora della Ma- 
donna della Porta , e depostane la prima pietra a' %o 
di Agosto dalla Duchessa Maria Vittoria assistita da 
Monsignore , venne a lasciarsi nel suo luogo primiero 
l'Immagine prodigiosa , che anche ai nostri giorni ri- 
scuote grandissimo onore « 

Si accinse del pari a voler di nuovo alzar le 
smantellate mura di questa Città , e sul disegno istes- 
so del Du-Plessis , che dalle ruine risultava, incornine 
ciò l'opera veramente dispendiosa e grande , ma ne- 
cessaria: imperciocché quieti non erano i tumulti del- 
le Potenze armate % e s * videro entrar in Brescello 

nel 



(fi) Consigli della Comunità ? Maggio 1691 



L I B R O XII. zzi 

nel Maggio i Francesi , o i loro partigiani , contro ì 
quali armatosi un Tenente Colonnello Tedesco, che al- 
loggiava in Gualtieri , dopo aver saccheggiato Bore ir- 
to, e tutte le Ville circonvicine strinse Brescello met- 
tendolo a mal partito . L' odio eziandio che covava 
in petto il Duca di Mantova esigeva lo star in guar- 
dia , perchè non potendo far altro cercava di mole- 
starci nel dominio del Po . Egli per una parte roso 
da' suoi rancori , dall'altra perseguitato dalle sventu- 
re , e perfin dalle miliaecie del cielo ( che in Coito , 
dove a' 6 di Luglio si tratteneva , per isfuggire i 
pericoli del terremoto che in Mantova fieramente sen- 
tivasi, gli fecero veder vicina la morte per T improv- 
visa scossa , che gittò a terra la metà della Rocca 
ov' ei abitava , e spaccò quindi una Cappella della 
Chiesa de' Cappuccini , ove fuggendo in camicia rifu- 
giato si era ) sempre pili diveniva inquieto , e fu- 
rente . A esaminar quali ragioni potesse avere nel 
Po, fu delegato dall' Imperadore il Marchese Orazio 
Sessi di Rolo , il quale con un suo Auditore , e varj 
Uffiziali venuto a Guastalla, prese le pili esatte infor- 
mazioni , che ritrovate a noi favorevoli spedite furo- 
no a Vienna, 

Credettesi che per lo stesso affar di confini si 
recasse a Guastalla nel giorno 6 di Aprile del 1 694 i£o 4 
il Generale Prainer ; ma è assai più probabile che 
questo Commissario Cesareo venisse unicamente per 

as- 



zzz ISTORIA 

assicurarvi il quartiere alle truppe , giacché andò con 
simili richieste anche a Mantova , cT onde fu mestieri 
a quel Duca licenziare il Signor Duprè Inviato del 
Re di Francia , come pure il Conte Canossa , Don 
Giuseppe Varano , e il Marchese Amorotti geniali , e 
stipendiati de' Francesi , perchè tenessero proclive il 
Duca a quella Potenza . Intanto scesero dal Piemonte 
gli Alemanni , e dopo aver tenuto a bada i Francesi 
senza venir ad alcuna giornata , vennero il primo 
giorno di Novembre sul Guastallese , e sul Mantova- 
no . Il Conte di Castelbarco recatosi in tal tempo in 
Mantova , aveva istruzione dall' Imperadore di ascol- 
tar le ragioni del Duca Vincenzio , il quale oltre le 
altre cose pretendeva dal Duca di Mantova la re- 
stituzione di tutta r Artiglieria , già da Guastal- 
la sottratta . In così giuste ricerche era egli sostenu- 
to da ragione , e favorito dai Re di Spagna , e di 
Portogallo mediante i meriti del vecchio Don Vin- 
cenzio suo zio , il quale pago di aver cooperato alla 
restituzion di Guastalla a chi ne aveva giusto dirit- 
to, attendeva a far sì , che il legittimo Signore fosse 
anche de' sofferti danni reintegrato . Fra tutti i Gon- 
zaghi del nostro ramo , che ebbero o un breve o uà 
limitato corso di vita , parve che la Provvidenza ri- 
serbasse questo fin all' età di 92 anni, perchè di so- 
stegno servisse alla propria Casa , che non sarebbe 
mai pili risorta senza il suo braccio , Ma sendosi già 

ot- 



LIBRO XII. ZZ3 

ottenuto l'intento principale , era ben giusto , che la 
robusta vecchiezza di questo Signore coronata restas- 
se da sicuro premio delle sue virtù lassù in Cielo , 
ove certamente lo trassero le circostanze del suo feli- 
ce morire* Correva il giorno 23 di Novembre del 
presente anno , quando per soddisfare alla sua pietà 
recossi alla Cattedrale di Salamanca , ed ivi con gran 
divozione , com' era solito , fatta la sua confessione si 
.accostò all'Eucaristica mensa, Partendo da quella pie- 
no di tenerezza , e ponendosi in ginocchioni colle 
braccia incrocicchiate sul petto , in mezzo ai fervidi 
ringraziamenti che al suo Dio rendeva per tanto 
benefizio, placidamente spirò* Una morte cosi invidia- 
bile rendette men grave alla nostra Corte la perdita 
di un tanto padre, e protettore. 

JMentre una gagliarda* scossa di terremoto acca- 
duta il giorno 25 di Febbrajo del 1695 > 1* q ua ' 1695 
sentissi anche nella Marca Trivigiana, danneggiò mol- 
te nostre fabbriche , e specialmente il Convento de* 
Serviti , e il Palazzo Ducale , attendevano i Tedes- 
chi , gli Spagnuoli , e i Savojardi a unirsi per far 
uscir una volta da Casale i Francesi . Il Duca di 
Mantova , che dicea sempre averlo i Francesi occu- 
pato contro sua voglia , invitato da' Tedeschi a re- 
carsi egli pure a quella impresa , non solo ricusò di 
andarvi , ma chiamò in Mantova a' 5 di Aprile la 
sua fanteria , e cavalleria in atto di difendersi da 

chi un- 



224 ISTORIA 

chiunque avesse voluto sforzarlo , e prender f armi 
contro Francesi. Di qui avvenne, che il Principe Eu- 
genio lasciò scorrere il suo Reggimento sul Mantova- 
no di là e di qua dall' Oglio mettendo i popoli ia 
contribuzione , chiamando poi quelle genti sulla fine 
di Giugno a portar con le armi della Lega P assedio 
a quella Piazza . Battuta dall'* artiglieria validamente 
la Cittadella, convenne al Marchese di Crenant capi- 
tolarne la resa il giorno 1 1 di Luglio . Tra le condi- 
zioni che volle la Francia, questa vi fu, che il domi- 
nio restituito ne fosse al Du.a di Mantova , il che 
accordandosi , quantunque éi mal animo , si vollero 
però distrutte affatto le fortificazioni interne , ed ester- 
ne di Casale . Così partiti i Francesi rimase il Duca 
di Mantova privo di appoggio s e delle sue contro- 
versie che avea con Guastalla ottenne sentenze sem- 
pre a' suoi desiderj contrarie. 

Siccome sul cominciar del governo del Duca eh 
Mantova , lusingandosi i Guastallesi di goder anni di 
pace, avevano institùito nel ié/8 un Accademia Poe- 
tica solita radunarsi ogni anno il giorno dedicato all' 
Immacolato Concepimento di Maria nella Chiesa di 
S. Francesco , così caduta quella, per le circostanze 
1696 da' tempi, un altra ne instituirono nel 1696 col titolo 
di Accademia degli Odiosi , aperta il giorno 23 di 
Marzo nel Palazzo del Conte Marcantonio Torresini, 
sotto la protezione temporale del giovanetto Principe 

ere- 



LIBRO XII. zzò 

ereditario Antonio Ferdinando , e la celeste del Beato 
Luigi Gonzaga . Avea tal Accademia per impresa una 
pianura guardata dall'occhio del Sole col motto Fot* 
curila sub ipso, come si trae da una Lettera stampata 
dagli Accademici quest' anno al Protettore diretta , 
ccn un Sonetto in fine , che sebben senza nome, si 
sa però essere parto di Alessandro Pegolotti, essendone 
stato in alcune copie aggiunto il nome ., che dalla 
stampa si tacque . Il detto Pegolotti , di cui parlere- 
mo altrove , il suo fratello Padre D. Niccolò Teati- 
no , il Conte Persio Caracci , ed alcuni altri spiriti 
ingegnosi componevano questa assemblea , la quale 
ebbe anche ad oggetto la ristorazion del Teatro . Il 
Conte Caracci prese il carico di far in esso recitare 
le Opere migliori , cui interveniva la Corte , e la 
Nobiltà } e la soprintendenza di quanto alle rappre- 
sentazioni era necessario fu data al Sacerdote D. An- 
tonio Resta , i cui copiosi Dìarj Manoscritti ajutano 
mirabilmente la mia presente fatica. 

Mentre in questi ameni pensieri passava tranquil- 
li Guastalla i suoi giorni, prendeasi cura del comun 
bene il Duca di Savoja Vittorio Amedeo , cui riu- 
scì di pacificar seco la Francia , e poi d' indurre 
Francesi e Tedeschi a uscire d'Italia. E 1 vero, che ad 
ottenere tal fine fu mestieri ai Principi nostri il pa- 
gare a' Tedeschi trecentomila doppie , cinquemila del- 
le quali ebbe a sborsarle il Duca di Guastalla , ma 

Tom. III. ff l'ai- 



zz<? ISTORIA 

l'allontanare il pencolò di nuove guerre , e il liberar- 
si da continue contribuzioni valeva ben molto pili a 
Per fare la detta somma , costretto videsi il Duca il 
giorno 20 di Ottobre a mettere un pesante tributo 
sopra i beni de' Sudditi , obbligandoli a pagare lire 
17 per ogni biolca di terreno , ed aggravando anco- 
ra i censuari , i negozianti , e i possidenti di ogni 
maniera : la qual esazione si prese a fare con tanta 
celerità , che nove giorni appresso furono spedite a 
Milano duemila doppie . Tali provvidenze assicuraro- 
no la comun quiete per i capitoli di universale con- 
iò 5>7 cordia , che l'anno appresso furono tra le Potenze 
principali accettati. 

Intanto pensando Y Imperador Leopoldo a voler 
dar moglie al suo primogenito Giuseppe Re de' Ro- 
mani , avea rivolto 1' occhio su la Principessa Maria 
Isabella ( non già Leonora Luigia , come il Muratori 
chiamolla ) figlia del nostro Duca * Gran sorte sareb- 
be stata per la Casa di Guastalla se conchiudevasi 
tale trattato . Certamente andò avanti l'affare , e il 
giorno 31 di Marzo venir si fece a Guastalla il Si- 
gnor Benedetto Gennari Pinor Bolognese a farne il 
!69§ ritratto , che fu spedito a Vienna. Fin al 1698 s * 
tenne in piedi la pratica , e convenne al Pittore me- 
desimo ritornare il giorno 3 dell' altro Marzo per di- 
pingerla tutta in piedi al naturale . Fosse però che 
questa Principessa desse qualche segno di poca men- 
te, 



LIBRO XII. zzy 

te, o che il partito della Principessa Amalia Gugliel- 
mina di Brunsvich figlia di Gianfederigo Duca di 
Hannover paresse migliore, troncati i nostri trattati , 
fu preferita la seconda , che a 1 15 di Gennajo del 
1699 passò alle auguste Nozze . La grande appren- 1699 
sione che ne pigliò la nostra giovane Principessa , ser- 
vì ad immergerla in una fiera malinconia , che termi- 
nò nella pili deplorabile stupidezza con dispiacer gran- 
dissimo del Genitore, 

In questo tempo medesimo bolliva gagliarda- 
mente la lite fra il Duca di Mantova , ed il nostro, 
ristretta a Luzzara, eReggiolo, pretendendone il Man- 
tovano la restituzione . La Causa del Duca Vincen- 
zio' troppo bene spalleggiata , videsi pienamente so- 
stenuta in due ragionate allegazioni pubblicate in 
Vienna , e in Guastalla, in vigor delle quali ritras- 
se favorevol sentenza portata da un Corriero il gior- 
no 23 di Aprile , di che si fece molto tripudio . 
Successe però a tal gioja motivo di somma tristez- 
za per la gravissima infermità , onde fu assalito il 
Principe ereditario Antonio Ferdinando , a risanar il 
quale parvero inutili gli umani rimedj . Ricorrendo- 
si alle orazioni de' buoni , il Duca mandò alla Mi- 
randola per il P. Bonaventura da Pasitano del Re- 
gno di Napoli Minor Osservante , il quale , come 
scrive il Resta in questo luogo , riputàvasi uomo ve- 
rumente di santa vita , e morì in fatti quattro anni 

ff * a P- 



228 ISTORIA 

appresso con fama grandissima di bontà (*). Que- 
sto Religioso, in cui aveva il Duca assai fede, si pose 
ad assistere l'infermo . Si aggiunsero le preghiere del- 
la venerabile Serva del Signore Pudenziana Chiappi- 
ni , di cui parlerò pili a basso , che allora era diret- 
ta nello spirito dal P. Maestro Angelo Maria Gherli 
Teologo Servita Guastallese (a) ; e fermamente ere- 
dettesi , che i voti di queste anime buone gì' impe- 
trassero la guarigione . Poco appresso ricadendo egli , 
e conchiuso dall' arte medica , che procedesse il suo 
male da pravo nutrimento avuto nell'infanzia, fu con 
ottimo successo curato coli' uso di miglior latte. 

Non so qual torto pretendesse di aver sofferto 
il Conte Gioanni Vatielli dal Conte Francesco Ca- 
racci , per cui il giorno io di Agosto avanti la por- 
ta del Palazzo Ducale sfidollo alla spada . Il fatto 
fu, che succedendo la sfida in presenza di molti Si- 
gnori parte amici dell'uno, parte dell'altro , si vide- 
ro in un momento sguainate ben trenta spade , che 
però tutte innocenti ritornarono al fodero. Tutti que- 
sti spadaccini rimasero sequestrati per ventotto gior- 
ni, dopo i quali un Chierico de' Talenti da Gualtie- 
ri, 



(* ) Morì il P. Bonaventura da Pa- mor. Istor. della Prov. di Boi. pag. i8|3 
sitano , nel Convento della Mirandola in ( a ) Cinti Vita di Suor Pudenziana 

gran pregio di uomo di santa vita , co- Chiappini Lib. I. cap. 7 pag. 81 . 
me sdisse il P. Ferrando nelle sue Me- 



N 



LIBRO XII. zz 9 

ti , riputandosi dal Vatielli offeso , perchè trovandosi 
egli in compagnia del Caracci , non aveagli chiesto 
licenza di seco battersi > venne a Guastalla accompa- 
gnato da' suoi fratelli , e sfidò il Vatielii , che senza 
smarrirsi lo costrinse armeggiando a rinculare , ed a 
nascondersi nella Chiesa della Concezione . Il Duca 
temendo, chele risse non si facessero pili forti, seque- 
strò di nuovo i due Cavalieri , che presto divennero 
buoni amici. 

Un' altra scena curiosa videsi nella Quaresima 
dell' anno 1.700 tra la Corte , e Monsignor Abate 1700 
Cesare di Spilimbergo . Soleva l'Abate assistendo alla 
Predica alzar baldacchino, costumando però di abbas- 
sarlo ogni volta che i Principi intervenissero . Ora 
avvenne , che il giorno delle Ceneri la Duchessa fe- 
ce intendere di voler quella mattina trovarsi alla Pre- 
dica . Il maestro di ceremonie Don Sante Cani recò 
varie ragioni all'Abate , mostrandogli che venendo la 
sola Duchessa, non occorreva osservare il costume , 
tanto pili che sendo già congregato il popolo, sareb- 
be stata cosa di scompiglio, e di ammirazione il met- 
tersi allora ad abbassare il baldacchino. Al che aveiv 
do l'Abate sconsigliatamente aderito , ne restò la Du- 
chessa corrucciatissima 9 e se ne lagnò col Duca , il 
quale fingendo di non prendersene gran pena, ricorse 
tacitamente ai Tribunali di Roma . Siccome però di 
questo accidente dicendosi varie cose tra il popolo $ 

eb- 



23o ISTORIA 

ebbe a riscaldarsi a favor dello zio Abate il Conte 
Antonio di Spilimbergo , il Duca lo fece imprigiona- 
re la sera de' 3 di Aprile : dal qual atto argomen- 
tando T Abate cosa volgesse il Duca nell'animo, pre- 
se partito di ritirarsi alla Gorna , che era una sua 
Villeggiatura su quel di Luzzara . La Sacra Congre- 
gazion de'Riti, intesi i ricorsi del Duca, commise l'in- 
formarsi all'Eminentissimo Dada Legato di Bologna , 
cui spedi il Duca il suo Avvocato Fiscal Camerale 
Luigi Mantova • L'Abate andò personalmente a Ro- 
ma affin di sostenere le ragioni sue , e difendersi dal- 
le opposizioni a luì fatte dagli Avvocati del Princi- 
pe , i quali affermavano non esser antico il costume 
del Baldacchino nella Chiesa di Guastalla , per esservi 
stato introdotto dall'Abate istesso litigante, sotto il 
governo del Duca di Mantova ; e adducevano , che 
altre volte era stato decìso non competere tal onore 
agli Abati Secolari, come si dimostrò allora in alcune 
Scritture su questo punto stampate . Benché l'Abate 
producesse i suoi Privilegi datigli da Innocenzio XI. 
ebbe il torto, e per tornar colla buona grazia del pa- 
drone , convennegli rovesciar tutta la colpa sul Mae- 
stro di ceremonie . Intanto perchè il Duca non aveva 
fatto ancora la sua comparsa pubblica in Guastalla, 
destinò per tal pompa la domenica fra l' ottava dell' 
Ascensione , facendosi in tal giorno vedere in piena 
gala al suo amatissimo popolo. 

Spe- 



L 1 B R O XI L 231 

Sperandosi indarno successione da Carle IL Re 
delle Spagne , e veggendosì quel Monarca da lunga 
infermità consumato avvicinarsi alla morte, stendevan- 
si sopra quel vasto Reame i desiderj e le mire dell' 
Imperadore, e della Francia . Questa però meglio usar 
seppe dell' arte , e facendo riflettere , che sebbene le 
due Regine mogli dei Re Luigi XIII. e XIV., uscite 
dalla Casa di Spagna , avessero nel maritarsi rinun- 
ziato solennemente al diritto della Monarchia Spa- 
gnuola, convalidando i detti Re, e il Parlamento con 
giurate proteste simili cessioni, invalide nondimeno ri- 
putar si doveano per sentimento di gravi Teologi : 
onde con queste ragioni il Cardinal Portocarrero Ar- 
civescovo di Toledo indusse il languente Re Carlo a 
dichiarar suo successore Filippo Duca d'Angiò secon- 
dogenito del Delfino di Francia , il quale, morto ap- 
pena il Re Carlo sulfentrar di Novembre, s'imposses- 
sò pacificamente delle Spagne , del Regno di Napoli , 
e Sicilia, e del Ducato di Milano,- e fu riconosciuto , 
e salutato col nome di Filippo V. Mirata con gelosia 
questa rapida estension di potenza nella Casa di Fran- 
cia, apparvero tosto segni di prossime fierissime guer- 
re. L'Imperadore, che pretendeva a quel Regno, tras- 
se l'anno seguente in sua alleanza Massimiliano Elet- 1701 
tor di Baviera , e Vittorio Amedeo Duca di Savoja , 
e diessi a fare grandi preparativi . Trovandosi il Du- 
ca di Mantova in Venezia, protestava di volersi ad 

im- 



%3% 1 $ T R I A 

imitazione di quella saggia Repubblica serbar neutra- 
le (a); ma il Signor Àudifret Inviato straordinario 
del Re di Francia ., e il R-sidente del Re Cattolico 
Don Isidoro Casado Marchese di Monteleone , inco^ 
trinciarono a persuaderlo , che l'interesse proprio esi- 
geva, che per /a Francia si dichiarasse : imperciocché 
trovandosi Je armi Gailispane a' suoi confini, e in nu- 
mero e forza tale , che in un momento potevano in- 
vadergli lo Stato ., ^ trattarlo da nimico ognivoka 
eh' ei ricusasse di allearsi alle medesime , il miglior 
partito era quello di accettarle amichevolmente . Gii 
dimostrarono , che grande utilità potevasene promet- 
tere, giacché sendo evidente il vantaggio, ch'erano i 
Gallispani per aver in Italia, era sicuro che, avanzan- 
dosi eglino a Guastalla, glie l'avrebbero facilmente con 
le due annesse Terre ricuperata , vendicandolo dei 
torto fattogli dall' Imperadore , il quale glie le avea 
tolte. Potevano assai ragioni simili nell'animo del Du- 
ca ; ma ondeggiante ed incerto non azzardava di ri- 
solvere , comecché il Cardinal d'Etrè gli facesse am- 
pie esibizioni per indurlo a decidere . Disposto a neu- 
tralità mandò il Marchese Beretta suo Consigliere a 
JRoma , affin di ottener dal Papa un Presidio Pontifi^ 

ciò , 



( a ) Garzoni Istor. Veneta P. II. Lib. ^ pag. 7? 



LIBRO XII. z 33 

ciò, che non sarebbe all' Impera dorè s piaciuto; il che 
vedendo i Francesi , presero partito di ottenere colle 
minaccie quanto veniva loro contrastato , perchè nel 
Febbrajo il Principe di Vaudemont Governator dello 
Stato di Milano, e il Conte di Tessè Tenente Gene- 
rale del Re di Francia , entrarono in Castellucchio , 
Castiglione 9 Volta, Canneto, ed altri luoghi del Man- 
tovano; e poiché intesero , che il Papa faceva gente 
•per ispedire il Presidio inchiesto , allo spuntar dell' 
alba de' 5 di Aprile vennero con dieci o dodici mila 
.soldati , e con artiglieria alle Porte di Mantova , mi~ 
cacciando mina, se loro non si concedeva l'ingresso , 
come fu forza di fare (a)» 

Scrive il Muratori , che comunemente venne dete- 
stata questa viltà del Duca , essendo Mantova Cittì 
die anche fornita di soli miliziani si poteva difendere ., 
oltre al potersi credere , che i Francesi non sarebbero 
giunti ad insultarlo se avesse resistito (b) . Chi però 
vorrà senza passion giudicare 9 confesserà , essersi tro- 
vato il Duca in un caso da non poter operare altri- 
menti . Non erano in Italia Alemanni , che lo soste- 
nessero , vedeva i suoi Sudditi esposti al furore di 
due fortissime Potenze , lo Stato già occupato , se 

stes- 



( a ) Perroni , Disegno delle Ragioni di Ferdinando Carlo ec. 
( b ) Annali d' Ital. al 1701. 



Tom. III. g 



cr 



z 34 ISTORIA 

stesso in pericolo di tutto perdere: onde non sembra, 
che operasse, giusta fumana politica, tanto impruden- 
temente-, giacché, come osserva il P. Giacomo Sanvi- 
tali coperto sotto il nome anagrammatico di Agostino 
Uinicalici) appoggiossi al piti potente partito, che fos- 
se in Lombardia (a) . E* ben vero , che tal azione 
non potea non incontrare lo sdegno Serissimo dell' 
Imperadore, il quale in fatti con due Decreti dati in 
Lucemburgo il giorno 20 di Maggio citò il Duca a 
.comparire alla sua presenza , e sciolse i suoi Sudditi 
dal giuramento di fedeltà . Cercò il Duca di raddol- 
cirlo , ma indarno 5 onde pago del Generalato delle 
Armi del Re Cattolico , sperò sostegno dalla formida- 
bile Gallispana alleanza» 

.Rifletta ognuno al pericolo in cui trovossi allora 
il Duca di Guastalla,, per essere vicino ad un irrecon- 
ciliato nemico , il qual coli' armi di due nazioni bra- 
mose di gloria poteva d'improvviso scacciarlo di qua. 
E forse tentato l'avrebbe subito il Mantovano , se i 
Francesi risoluti di serbar l'armi a miglior uopo, spe- 
rato non avessero di facilmente indurre questo Princi- 
pe a cedere Luzzara, e Reggiolo , per solo timore di 
non soffrire maggior molestia . Concertarono un con- 
gres- 



( a ) Guerra della Monarchia di Spagna Lib. i cap. 5 pag. 66 



LIBRO XI L 235 

gressò da tenersi presso Viadana fra il Cardinal d' 
Etrè , e il nostro Duca , ed alcuni Ministri Francesi T 
e Mantovani, ne punto egli se ne sottrasse. Nel gior- 
no 11 di Maggio il Signor Àudifret , e il Conte di 
Tessè vennero a Guastalla , e partendo col Duca fu- 
rono incontrati dal Cardinal d' Etrè , venuto ivi iti 
bucentoro . Dopo alquante ceremonie andarono tutti 
a Brescello , e varcato il Po a Viadana vi trovarono 
il Marchese Beretta Ministro del Duca di Mantova , 
e Don Ercole Varano , co' quali si cominciò il parla- 
mento . Espose il Cardinale , come avendo il suo Re 
onorato il Duca di Mantova del Generalato delle sue 
armi , era anche in impegno di sostenerlo , e difender- 
lo ne' suoi diritti : che però avendo questi tante ra- 
gioni sopra le due Terre di Luzzara, e Reggiolo T 
consigliava il Duca di Guastalla a fargliene restituzio- 
ne , prima che si venisse ad altro espediente .- A tali 
parole, cui feron eco i Ministri Francesi, e Mantova- 
ni, persuasi di poter pel maggior numero loro con- 
fondere o avvolgere il Duca , rispose questi con mol- 
ta franchezza , che avendo egli ricevuto lo Stato suo 
dall' Imperadore, non poteva senza delitto cederne un 
palmo affinchè vi si annidassero Francesi , i quali 
sendo nemici dell' Imperadore , erano da lui conside- 
rati anche per suoi nemici , e soltanto avidi di pri- 
varlo di que' diritti , ne' quali volevasi a tutta forza 
mantenere • Tal diversità di sentimenti cagionò un 

gg % fan- 



z 3 <? ISTORIA 

lungo dibattimento sino ad un' ora di notte . Il Car- 
dinale vedendo di non poter vincere la costanza del 
Duca, terminò in aspri risentimenti, cui pien di fuoco 
rispose il Duca , non mai solito a. soffrire di essere 
sopraffatto neppur in que' tempi , che vita privata 
condusse . Sciolto il congresso, il Cardinale iaviossi a 
Modena , e il Duca a Guastalla , ove giunse alle tre 
della notte . Ora considerando i Francesi non essere 
agevol cosa l'atterrir Don Vincenzio con apparati 5 e 
minaccio , attesero che si calmasse il suo fuoco f e a 
replicare le istanze loro condite di promesse e lusin- 
ghe , gli mandarono l'Audifret solo agli 8 di Giugno . 
L' abboccamento tra esso , e il Duca successe nella 
Chiesa di San Giorgio di Luzzara, ove soletti si rin- 
chiusero , attorniando frattanto quella Chiesa i nostri 
Cavalleggieri . Cosa conchiudessero nel loro colloquia 
di ben quattr' ore , niuno lo seppe : ma le apparenze 
insegnarono non aver il Francese ricavato cosa favo- 
revole alla Corona, talché fu richiesta un altra confa- 
bulazione da tenersi la sera de' 19 nel Casino del bo- 
sco vicino al Po, ave preparatasi lauta cena, mentre 
attendevasi l'Audifret, si ebbe novella, che giunto egli 
appena a Borgoforte , era stato per una staffetta ri- 
chiamato a Mantova. 

Mentre tali cose succedevano, radunossi a Trento 
la grande Armata Imperiale condotta dal Principe 
Eugenio , dal Principe di Commercy , dal Principe 

Car- 



LIBRO XII. z 3 y 

Carlo Tommaso di Vaudemont figlio del Governator 
di Milano aderente ai Gallispani , e dal Conte Guido 
di Staremberg . Difficoltato il discendere nelle pianure 
d' Italia per 1' occupazione che i Gallispani aveano 
fatto di tutti i passi , fu mestieri ai Principe Eugenio 
adoperar le Iraccia d'infiniti guastatori per farsi stra- 
da tra i più orridi menti, onde a sbucar venne inos- 
servato sul Veronese, e Vicentino, ove passato l'Adi- 
ge a Castelbaldo , e superati alcuni ostacoli per venir 
anche di qua dal Mincio , siccome fece a' 18 di Lu- 
glio , scacciò i nemici da Solferino , da Castelgiffre- 
do, e daCastiglion delle Stiviere, il cui Principe fug- 
gì a Milano, prigioniera rimanendo la moglie, che fu 
condotta in Germania . Messo in detti luoghi Resi- 
dente per rimperadore il Conte di Castelbarco , già 
cacciato da Mantova, quando vi intervennero i Fran- 
cesi, prosegui a porre in contribuzione il Mantovano, 
e a tentare avanzamenti. Recedendo adunque da quel- 
la parte assai Francesi , e volendo eglino coprire Cre- 
mona chiesero il passaggio per Guastalla , e bisognò 
accordarglielo a 19 di Agosto, alloggiandoli in S.Fran- 
cesco , Andarono questi a Cremona ; ma i Tedeschi 
ad un tratto innoltratisi a Casalmaggiore , fecero slog- 
giare due Reggimenti di Cavalleria, che a' 24 varca- 
to il Po cercarono il passo a Guastalla, rifugiandosi a 
Mantova, mentre gli Alemanni in Viadana, e ne' con- 
torni fecero grandissimo danno , Varie altre scorrerie 

sue- 



z 3 S ISTORIA 

successero , e diversi passaggi di Gallispani , che ne' 
seguenti mesi andarono tirando un cordone, per cui 
fossero a' Tedeschi impedite le mosse . Ma nel cader 
di Novembre sendosi ridotti tutti sul Cremonese , po- 
tè il Principe Eugenio avanzar la sua marcia, e pre- 
so Canneto scese fino a Borgoforte , dal qual posto 
il giorno 13 di Decembre inviò due Uffiziali a com- 
plimentare il Duca , e a ricercargli quartiere . Pron- 
tissimo ai comandi dell' Imperadore , servì i detti Uf- 
fiziali nel visitar che fecero la Città , specialmente 
verso il Po , dove bisogno aveva di molto risarci- 
mento ; e nel medesimo tempo inviò il Marchese 
Giambatista Tirelli con carrozza , e livree di Corte 
al detto Principe , significandogli la prontezza sua in 
ogni cosa, che al buon servigio dell' Imperador con- 
cerneva. 

Avvertiti di tutto questo i Gallispani, e peren- 
dosi allora di non aver tolto Guastalla a presidiare 
per forza , mentre il potevano , gittarono un Ponte 
sul Po a Colorno , disposti di venirla ad occupare 
avanti Y arrivo de' Tedeschi . La qual novella spedi- 
taci il dì appresso dal Governator di Brescello , tutta 
mise in apprension la Città . Il Duca si fece ben ve- 
dere ai Sudditi esortandoli a star di buon animo, e 
a non temere, ma questi osservando com'egli intanto 
caricava un grosso bagaglio , e inviava la Duchessa , 
e i Principi a Carpi , non sapevano darsi pace . Av- 

ver- 



LIBRO XII. z 39 

vertito il campo cesareo del nostro pericolo, mandò 
lo stesso giorno duemila e ottocento Fanti tedeschi 
a presidiare questa Città , ove ad un tempo si prese 
ad alzar terreno all'intorno, dove piti abbisognava ; 
e venne poi a visitarla due dì appresso il Principe 
Eugenio, che dopo averla attorno attorno osservata , 
entrò per la Porta di S. Francesco ( giacché l'altra 
di S. Giorgio si era chiusa ) ed alloggiato in casa 
del Signor Canonico Don Gioanni Ghisolfi , vi pran- 
zò , trattato a spese del Duca , e se ne tornò la se- 
ra ai campo di Borgoforte . I Gallispani vedendosi 
prevenuti, fermaronsi all' Enza , e facevano scorrerie 
verso Boretto , e Gualtieri , senz' avanzarsi di più , 
mentre la provvida cura del mentovato Principe Eu- 
genio fece marciare a Novellara duemila Cavalli, e 
mandò a noi sei pezzi di Cannone da campagna con 
otto carri di munizione posta nel corpo di guar- 
dia , che si era formato in piazza sotto ali' arco 
posto di rimpetto al Duomo . Assicurato in tal mo- 
do il nostro Duca richiamò la sua Famiglia a Gua- 
stalla . 

Non ristettero le armi imperiali dal maggiormen- 
te dilatarsi . Su la fine dell' anno un ben condotto 
trattato fra il Principe Eugenio , e la Duchessa della 
Mirandola, fece sloggiar da quella Fortezza i Gallis- 
pani , ed entrarvi i Tedeschi . Quegli espulsi con- 
vogliati sino a Gualtieri , passarono sotto le nostre 

mu- 



z 4 o I STORIA 

mura la seconda festa di Natale assai ma! in arnese f - 
disertandone molti , che vennero a prender soldo so*4 
to le nostre insegne « Poscia giacche Brescedo as^^i 
veniva da' Francesi amoreggiato , e il Cardinal d' 
Etrè , e il Generale Conte Albergotti facevano gran- 
di promesse a Rinaldo Duca di Modena , aifin di 
trarlo dalla neutralità, che volea mantenere, t '.aci- 
do il Principe Eugenio , che l'Estense ooa cedesse 
a tante lusinghe , deliberò che si andasse ad occupa- 
re a nome dell' Lnperadore . Onde sui!' entrar del 
1702 riuovo anno 1702 , allestiti gli Alemanni ali' impresa 
piantarono il campo al Baccaneilo presso Guastalla 
il giorno 3 di Gennajo, unendovisi ventiquattro Com- 
pagnie di Cavalleria venute da Luzzara, e Reggio- 
Io , e poscia mille e cinquanta Fanti uscia da Gua- 
stalla, con quattro pezzi di cannone, le quali truppe 
seguite da! detto Principe , che di qui ripassando vi- 
sitò di nuovo i lavori , ebbero a patti Brescello , e 
lo munirono assai bene . Cercò il Principe di aver 
anche Parma, se non che il Duca se ne scusò, come 
colui , che la riconosceva dal Papa , e si dispose a 
mantenerla neutrale con pontificio Presidio . Nondime- 
no a Borgo S, Donnino., a Roccabianca , a Busseto 9 
a Cortemaggiore , portaronsi truppe tedesche a cercar 
quartiere d' inverno , mentre il Principe Eugenio sta- 
bilì il suo in Luzzara . 

Il Maresciallo di Villeroy condottier dell' Eserci- 
to 



LIBRO XII. z 4 i 

to GalKspsno , stabilitosi colla maggiore Uffizialùà fa 
Cremona, attendeva a passar lietamente il Carnevale, 
deliberato di non venir all' armi , che a stagione mi- 
gliore . Non così il Principe Eugenio % imperciocché 
sempre intento a cercar nuove occasioni di vittoria 
ora col braccio, or coli' astuzia, pensava ai mezzi di 
occupare anche Cremona . Sbucava nelle fosse di quel- 
la Città una chiavica , che mettea capo alia Parroc- 
chia di S. Maria nuova non molto alle mura lonta- 
na , per cui se introdotte si fossero persone coraggio- 
se con intelligenza di alcuno, tentar potevasi una im- 
presa ardita, e vantaggiosa. Guadagnato però il Pro- 
posto di quella Chiesa , e indottolo a tener mano al 
trattato, sì conchiuse di mandarlo ad effetto. Il dì z3 
stdccaronsi da Guastalla alcune genti , e i Bombardie- 
ri col Cannone carico a sacchetto , marciando a B re- 
scello , indi sul Parmigiano , e Piacentino , qua! se 
avessero dovuto recar battaglia al distretto Milanese 9 
come fingeva di esigere il Principe Tommaso di Vau- 
demom, cui sul Parmigiano ubbidivano le milizie Te- 
desche . E mentre con tali mosse a quella parte si 
volsero gli sguardi nemici , il Principe Eugenio passò 
tacitamente oltre Po con quattromila combattenti pres- 
so a Ostiano , dov' era maggiore il numero de' nemi- 
ci : ed ivi tenuto consiglio col Principe di Cornerei , 
e col Conte Guido di Staremberg, diede istruzione ai 
Capitani di quanto si dovea fare , e mandò al Vau- 
Tom. III. hh de- 



*4* ISTORIA 

demoni gli avvisi opportuni , acciò movendosi a tem- 
po accorresse al bisogno , Ciò iatto^ la notte prece- 
dente il primo giorno di Febbrajo ei passò l'Oglio , 
e si pose in vicinanza di Cremona . Ivi il Barone di 
Offman con altri animosi Uffiziali , e un competente 
numero di granatieri , scortato da fedeli guide , andò 
sotto le mura, e trovata la chiavica vi s'introdusse 9 
e venne ad uscir nella casa del Parroco dov' era as- 
pettato . Animato questo drappello dal buon successo 
si divise in due parti , Tuna verso Porta Ognissanti , 
1' altra verso Porta Margherita volgendo risolutamen- 
te il passo , e trovate le guardie dal sonno , e dalla 
ubriachezza prostrate , s'impadronirono dell' ingresso 
a forza , e dato il segno colle fumate agli estrinseci , 
e calati loro i ponti, introdussero i Tedeschi spinti 
dal valoroso Principe Eugenio , che s' impadronì delle 
dette Porte, ed occupò le principali strade, e il piaz- 
zale del Duomo . Dovea trovarsi quivi alla stess'ora 
co' $uoi il giovane Principe di Vaudemont , che men- 
tre fingeva di recarsi sul Milanese, sforzò la marcia 
per la parte di Busseto , ma non potè giugnere che 
tre ore appresso , a cagione delle strade rotte , e fan- 
gose. Adunque alzatosi grandissimo strepito nella Cit- 
tà , si cominciò una guerra tanto più fiera , quanto 
che T orror notturno non lasciava luogo ai soldati 
di vedere ciò che si facessero .. Il Maresciallo di Vii- 
leroy su le prime restò prigioniero , e poi condotto 

in 



LIBRO XII. 243 

in Germania. Il Marchese di Crenant, che difender si 
volle dall'impeto de' nostri, fu in maniera ferito , che 
non molto dopo morì . La fiera mischia durò ben 
quarantott'ore con molta strage, m cui perì tra gli 
Uffiziali Tedeschi il Baron di Mercy . Avrebbero avu- 
to i Francesi qualche soccorso altronde , se il Princi- 
cipe Eugenio non avesse con false spie saputo tener 
lontano il Marchese di Crequì , facendogli credere , 
che la Città era del tutto fin da principio caduta in 
man de' Tedeschi . Molto adunque fu combattuto, e 
rimossi poscia il Principe Eugenio gloriosamente al 
campo di Luzzara, mentre il Vaudemont fatti prigio- 
ni ijo Francesi, e sei Uffiziali, mandolli a Guastalla, 
e proseguì ad occupare Casalmaggiore , ed altre Ter- 
re del Cremonese, stendendo un Ponte sul Po a Tor- 
ricella per tener comunicazione col soggiogato Paese 
del Parmigiano. 

Ma le numerose armi Gallispane non rimasero 
a lungo prive di magnanimi Condottieri , perchè la 
Francia surrogò il Duca Giuseppe Luigi di Vandomo 
all' imprigionato Villeroy,- e il Re Filippo venne per- 
sonalmente a sbarcar a Napoli sull'entrare di Prima- 
vera , disposto a recarsi in Lombardia . Il Vandomo 
dopo gagliardi sforzi vinse il passo di entrar in Man- 
tova per dar soccorso a quel Presidio , che sostenea 
gagliardissimo assedio , e pose il piede in quella Cit- 
tà a' 24 di Maggio • Essendo molto superior nelle 

h k % for- 



244 ISTORIA 

forze, avrebbe potuto abbattere le trincee tedesche, e 
liberar il paese dal continuo saccheggio , che sofferi- 
va , e dalle estrazioni di grani « e bestiami che si 
trasferivano a Guastalla : ma una lettera del Re Fi- 
lippo , che lo esortava a soprassedere sino all'arrivo 
suo, volendo egli la gloria di aver liberato Mantova, 
fece eh' ei lasciò tempo ai nostri di dar il guasto a 
gran tratto di quel territorio , mentre qui si ristora- 
vano alla gagliarda le fortificazioni , e face v ansi pre- 
parativi di ostinata difesa . Sentendosi poi che il Re 
approdato a Genova, era disceso in Milano a' 18 di 
Giugno, e voleva accostarsi a noi, staccossi dal cam- 
po di Mantova una parte del Reggimento del Gene- 
ral Solari , e fissò le tende presso a Guastalla sul 
Po : nel qual tempo anche il Duca Vincenzio man- 
dò i Guastallesi ad' accamparsi al Crostolo , perchè 
guardassero alle mani di que' soldati sommamente 
rapaci .■ 

Calò il Re a Cremona , e tenuto consiglio di 
guerra volle , che l' Esercito in due colonne diviso , 
parte dal Parmigiano , parte dal Cremonese si acco- 
stasse alla volta di Brescello . Il Principe Eugenio 
sollecitamente venendo a noi , passò a scorrere il Par- 
migiano foraggiando , e ordinò intanto l'erezione di 
un forte al Ponte del Baccanello . I Guastallesi pros- 
sime conoscendo le scorrerie nemiche, furono a' 19 di 
Luglio esortati dal Duca Vincenzio a ritirare in Cit- 
tà 



LI B R O XI L 2 4 3 

tà 1 grani , il fieno , il bestiame , e quanto avevano 
nelle case di campagna . E intanto che il General 
Solali adunò a Brescello gran massa di gente 9 anche 
ne' contorni nostri si accamparono i Tedeschi in tal 
foggia . Un corpo di cinquemila persone tra fanti e 
cavalli si divise parte di là dal Crostolo , parte fuo- 
ri della Porta di S. Giorgio a' Cappuccini . Verso 
Desolo al Casino del Duca su la riva del Po si mi- 
sero altri millecinquecento fanti con quattro pezzi di 
cannone : e presso Luzzara in una vasta prateria sì 
accampò un buon numero dì Cavalli . Lungo il Cro- 
stolo sino al Magnano si facevano correr genti di 
continuo , e sul medesimo fu steso un ponte nella 
villa di S. Rocco per comunicazione con altro corpo 
di tre Reggimenti di corazze del Principe Eugenio 
mandati sotto la condotta del Marchese Annibal Vi- 
sconte fra il Crostolo, e il Tassone , dove questa due 
torrenti si congiungono in angolo. 

Cosi stando le cose 9 uniti si erano i nemici al 
Ponte di Sorbolo , e a' 16 dell'accennato mese venne 
al Duca di Vandomo talento dì attaccare la zuffa 
appunto con coloro i quali fra il Crostolo 5 e il Tas- 
sone erano schierati . 'Meglio non potrei descrivere 
quel fatto d y arme , che servendomi delle parole stesse 
del P. Sanvitale. „ In queir angolo , ( ei dice ) me- 
„ ditava il Principe Eugenio di alzare un Forte cam- 
„ pale per sei battaglioni di Fanti , e due Reggimen- 

» ti 



z 4 S ISTORIA 

„ ti di Dragoni alla guardia de' Ponti , che traversa- 
„ no quell'acque . Il posto era vantaggioso per natu- 
„ ra, poiché formava un triangolo , di cui i due lati 
5 , avevano per difesa gli argini e gli alvei stretti e 
5, alquanto profondi de' due fiumi . Il terzo lato este- 
„ so mezzo miglio in circa, dovea trincierarsi per 
„ chiuder la grande strada , e per coprire la fronte . 
3, L' aliare era confidato al Generale Conte d' Aus- 
55 berg, che stava in Guastalla . Ma difficoltato 1' in- 
5:> nalzamsnto delle trincee con debolissime ragioni , 
39 e' prolungato il lavoro sino a nuovo ordine , ne 
3, nacque la disfatta de' tre Reggimenti Alemanni • 
s , Poiché il Duca di Vandomo passata l'Enza , e ve- 
„ nino a Castelnuovo di Reggio , prese con essolui 
3, due ore dopo il mezzogiorno de' ventisei di Luglio 
3, duemila e piti Cavalli con ventiquattro compagnie 
5 , di Granatieri. Assistito da molta Generalità si avaa- 
33 zò verso Santa Vittoria . Intese nel viaggio da' di- 
3, sertori , e da' paesani , come sotto il Visconti non 
35 v' erano né fami , né Dragoni tedeschi , ma soli 
35 Corazzieri 5 onde determinò d' assalirli . Precedevano 
3, centocinquanta tra Gente d' armi , e Cavalleggieri 
3, francesi . Seguitavano quattrocento Carabinieri , ed 
3, altri settecento delia migliore Cavalleria con nove- 
3, cento Dragoni . I Granatieri marciavano di qua e 
5> di la sui fianchi. 1 Cesarei erano diciotto Squadro- 
s, ni , cioè milleottocento de'Reggimenti Cornerei , Dar- 

,5 mstat, 



LIBRO XII. z 4y 

, ? mstat , é Visconti 9 ma con i cavalli dissellati , e 
9 , sparsi al pascolo, fuorché le guardie ordinarie : fal- 
„ lo di notabile disattenzione del Generale Coman- 
95 dante , quantunque in altre occasioni , e prima e 
5? dopo siasi fatto conoscere molto applicato , e vigi- 
w lante . Ora però o mal servito dalle spie , che per 
9, altro pagava bene , o in altra maniera inganna- 
„ to , non avea le milizie com' era d 9 uopo appa- 
9, recchiato al combattere in tanta prossimità de' ni- 
9, mici. 

„ Il Duca di Vandomo , guadato il Crostolo , 
9, s' accorse coli' occhio che gli Alemanni erano mal 
9, parati, e però tra il Crostolo, e il Tassone schierò 
,„ i suoi in battaglia . Il Signor d' Albergotti con 
„ quattrocento Carabinieri , e seicento de' Dragoni di 
„ Lotrech ? e del Delfino , uniti a' Granatieri di Aver- 
„ gne fu comandato ad assalire la diritta tedesca, al- 
9, loggiata in terreno arativo tra il Crostolo e la 
„ gran strada . Esso Duca col rimanente della Caval- 
9, leria , e molti Granatieri si appigliò a combattere 
„ la sinistra distesa in ampia prateria vicina al Tas- 
9, sone , con avanti una cassina , che metteva nella 
9J strada suddetta . Con lui erano i Generali Conti 
5 , di Tessè , di Marsin , di Besons , de las Torres, e 
„ Crequi . I Granatieri guidati da Signori di Chami- 
„ lart e di Kercado , altri venivano ad oppugnar la 
9, cassina , ed altri avanzavano su gli argini de' due 

„ fiu- 



z 4 S I S T ORIA 

„ fiumi , per saettare a man salva colle scariche <3e 
9 , fucili i Corazzieri . 

S1 Colti gli Alemanni all'impensato accidente cor- 
3, sero celeremente a bardare i cavalli , ma perchè 
„ mancava lcrò il tempo di farlo, molti montarono a 
9 , ridosso senza sella , e senz' armi da fuoco per com- 
M battere colla sola sciabia . I Capitani schierarono le 
99 truppe alla meglio che poterono . Il Generale Vi- 
y, sconti introdusse nella cassìna alcuni smontati che 
59 la difendessero colie carabine per rattenere alquanto 
3 , T impeto nemico . Indi postosi alla testa della van- 
55 guardia col Conte di FaÌKestain ripresse coraggio- 
95 samente i primi assalitori . Anche quelli della Gas- 
„ sma si portarono con bravura . Ma espugnata <jue- 
55 sta da' Granatieri , ed aumentandosi il numero de' 
35 Francesi 9 che pugnavano con pari valore , dopo 
93 qualche tempo prevalsero • Il Duca di Vandomo 
9, entrato co' suoi nel gran prato caricò vigorosamen- 
93 te. Il Signor d' Albergotti con i Carabinieri, e con 
93 seicento Dragoni posti a piedi faceva impeto dall' 
99 altra parte , nel mentre che i Granatieri dagli ar- 
93 gini vibravano un fuoco impetuoso . I Corazzieri 
95 tedeschi battuti di fronte e di fianco , massime quelli 
9, che mancavano di armi da fuoco , si resero impo- 
93 tenti a difendersi , e però prima diedero addietro 9 
93 poi si voltarono in disordine verso il Tassone, che 
99 era loro alle spalle . Due larghi ponti di legno aju- 

„ ta- 



LIBRO XI f. 249 

tarono molti a salvarsi . Buona parte fa cac- 
ciata nel fiume , da cui però non era tanto ar* 
duo , massime a' soldati , il salire ali' opposta 

„ riva . Alquanti vi rimasero annegati , ed op- 

„ pressi dalla moltitudine di coloro , che si rove- 

„ sciavano loro addosso . Qualche centinaja si rese- 

„ ro prigioni a' Gallispani , i quali poco dopo 

„ guadagnati i due ponti , proseguircno ad incal- 

„ zare i fuggitivi . Allora fu che giunse in si c- 

„ corso de' Cesarei il Reggimento Erbeville , il dì 

„ cui Comandante smontata la metà de' Drago- 

„ ni 9 ordinò loro di tener indietro gli assalico- 

„ ri col fuoco de' moschetti . Con 1' altra metà 

„ egli stesso urtò colla sciabla alla mano contro 

„ de' Francesi . Anche il Conte Montecuccolo rac- 

„ colti parecchi de' suoi Alemanni corse ad unir- 

„ si con quelli dell' Erbeville . Il che pure fece 

„ con altri il Generale Visconti , rimesso a ca- 

„ vallo , dopo uccisogli sotto il primo , e dopo 

i, risalito dal fondo del fiume , ove era stato spia* 

9 , to . Il nuovo soccorso fermò gli aggressori , tan- 

„ to più che intesero da' prigioni , come il Prin- 

„ cipe di Cornerei chiamato in fretta accorreva 

„ con mille e cinquecento fanti . Ed era vero ; poi- 

„ che quantunque il Principe non fosse piena- 

„ mente stabilito da malattia sofferta , tuttavia 

„ all' annunzio de' suoi assaliti erasi posto a ca» 
Tom. III. iì „ vai*- 



zto ISTORIA 

„ vallo , e conduceva il Reggimento dì Starem- 
„ berg (a). 

£' verissimo , che il Cornerei avea preso quartie- 
re il giorno avanti in Guastalla , alloggiato in Casa 
del Signor Canonico Gicanni Ghisolfi ; e accordati? 
si il Bulifoa , e Airias Ripamonte in dire , che fos- 
se infermo . Che però sussista quanto narra quest'ul- 
timo Isterico ., cioè che al primo avxho di tal combat- 
timento monto con tanta fretta a cavallo , che potè le 
gambe ignude ne stivali , ma non potè far cosa alca- 
na , perche i Francesi già V erano ritirati ; non ho ar- 
gomento di crederlo . Il nostro Don Antonio Resta 
diligentissimo nello scrivere i suoi Diarj , dice che il 
Reggimento Staremberg giunse da Mantova a Gua- 
stalla appunto il giorno 26 ., e che con otto pezzi di 
cannone si uni al nostro campo vicino al Po . Narra 
quindi la rotta degli Alemanni , senza soggiugnere , 
che il Principe volesse movere queste gemi già stan- 
che per dar soccorso alla parte battuta • Non concor- 
dano gli Scorici neir assegnar il numero de' tedeschi 
uccisi : solo io trovo in alcune Memorie manoscritte 
nell'Archivio de' Padri Cappuccini, aver detto alcuni 

Uf- 



( a ) loc. eie. pag- »23. 



LIBRO XII. 2òi 

Uffiziali , che montò la perdita al numero di cinque- 
cento uomini , e di mille cavalli . Tutto il bagaglio 
di tende , armi , e cavalli restò sul campo in poter 
de' Francesi. Il Re Filippo, che stava a Castelnuovo, 
dov' era giunto poc' anzi col rimanente deli' armata 
volò al luogo della vittoria , e passeggiò lieto fra i 
cadaveri , e il sangue , godendo del trionfo de' suoi », 
il quale, -al dire di uno spregiudicato Francese, non fu 
poi sì grande come i Francesi stessi giusta il costume 
loro vollero decantarlo (a). 

I fuggiaschi Alemanni saccheggiarono in ritirarsi 
le ville di Camporainero , di S. Girolamo , e di Sola- 
rolo sul Guastallese , e vennero di qua dalla Botte , 
rompendo poscia tutti i Ponti esistenti su questo ca- 
nale dal Crostolo fino alla Secchia . Intanto i nemici 
mantenendosi nel posto acquistato, si stesero sul Mo- 
denese, e il giorno 29 costrinsero la Città di Reggio 
a darsi a patti, salvi gli Uomini, e i viveri degli abi- 
tanti, Correggio , e Carpi furono in seguito occupati 
da' medesimi , e lo stesso avvenne di Modena, d' on- 
de la Corte era precedentemente partita . L' ultimo 

del 



( a ) Let Francois suivant leur coùtume le fona e' etolt tres peti de chose . La Guer-. 

firent sonner fon haut cette action , et la. re d'Italie, ou Memoires du Comte D."... 

considererent comme le prelude de defaiie a Cologne chez Pierre Marteau 1707 

du Prime Eumene en Italie , quoiquc dans png, 475. 

li Z 



aòz ISTORIA 

del mese il Re fa accolto in Novellara dal Conte 
Cammillo Gonzaga , cui tenne un bambino a battesi- 
mo, facendogli imporre il nome di Filippo . Ed ecco 
ornai tutto circondato dall' armi Gallispane il territo- 
rio Guastallese. 

Se il Duca nostro voleva sottrarsi all' impeto 
della imminente battaglia , non occorreva che perdes- 
se pili tempo . Lasciato adunque il governo della Cit- 
tà al suo Auditor Generale, partì nell' accennato gior- 
no colla famiglia verso la Stellata, accompagnato 
dalla Cavalleria Tedesca , e passò quindi a Venezia . 
E colse bene la circostanza favorevole ? poiché iì se- 
condo giorno di Agosto il Re eoa buona parte dell' 
Esercito venne alla Parmigiana , onde por piede sul 
nostro, come avrebbe fatto rapidamente , se non bal- 
zava di qua dal Po il Principe Eugenio , che ne ar- 
restò il corso , facendolo fermare alla Torre della 
Testa . Questo accostarsi del Principe Eugenio alla 
volta nostra sgombrò la via del Mantovano verso 
Reggiolo, onde il Duca Ferdinando Carlo , cui ninna 
cosa pili stava a cuore , che il ricuperar col favore 
dell' alleanza il Paese nostro , venne il di appresso 
con diecimila Francesi alla Rattistona, minacciando ai 
Reggiolesi un tempo sudditi suoi 1' ultimo esterminio , 
se prontamente non lo accoglievano nella Terra. Era 
quel luogo senza presidio , e senza riparo . Il popolo 
intimorito , mosso piti da necessità che da amore ver- 
so 



LIBRO XII. 2ò 3 

so il Duca di Mantova , si sollevò contro i Ministri 
del Duca di Guastalla , e scacciando il Commissario 
Dottor Costantino Oioardi , diedesi all' ubbidienza 
del più forte . Reggiolo adunque ricuperato dal Man- 
tovano, e ingombrato da' Francesi , ruppe la comuni- 
cazione ai campi tedeschi di Guastalla, e Rorgoforte : 
onde luogo non avendo la parte di qua, che pili fos- 
se munito di Guastalla , qui pose il centro delle sue 
forze, e delle munizioni migliori, procurando eziandio 
di render Luzzara pili abile a resistere alle insidie , 
fortificandola per quanto si potè all' intorno, e chiu- 
dendone gl'ingressi . li General Solari , lasciati seicento 
Alemanni di guardia in BresceUo , venne col restante 
il giorno 14 a Guastalla , ove fermandosi egli in casa 
del Conte Caracci , mandò soccorso a Luzzara , giac- 
ché miravano i nemici a impossessarsene. 

Infatti giunti la seguente notte al Re Filippo rin- 
forzi, decampò dalla Testa , per accostarsi coli' Arma- 
ta a Luzzara , Precedette il Duca di Vandomo con 
ventiquattro compagnie di Granatieri , seicento Dra- 
goni , e altri quattrocento di pili grossa Cavalleria . 
Il Re seguillo , conducendo la colonna diritta , e il 
Conte di Tessè la sinistra . Vennero dalla parte di 
Reggiolo, e si avanzarono fin presso la Tagliata, cir- 
condando Luzzara, e disponendosi in ordine di batta- 
glia , mentre il Re prese albergo nel Palazzo della 
Tomba . La mattina adunque della gloriosa Assunzio- 
ne 



25 4 ISTORIA 

ne di Maria Vergine , videsi questo gran preparativo 
di armi, del quale avendosi già notizia in Guastalla , 
si erano fatti venir qui da Brescello nella medesima 
notte ottocento Dragoni . Qual fosse in allora Luzza- 
ra, e come fortificata, udiamolo dal Padre Sanvitale : 
Chiamasi Castello , ei dice , o Torri di Lupara quella 
piccola parte della Terra ad occidente verso Guastalla , 
ove sono la Chiesa Parrocchiale , ed alcune poche case . 
Non era pero allora attorniata da mura di soda fabbri- 
ca ; le quali per avventura vi furono a tempi antichi , e 
poi demolite . Vi restava un piccolo fosso con acqua , e 
dietro a lui qualche albata di terra ? e una gran Torre 
di robusta struttura , che dominava la maggiore strada 
di Lupara , e i campi d'attorno (a) . Entro il Paese 
stava con quattro compagnie tedesche il Barone di 
Hitendorf,- e seco rinforzava il Presidio il Capitan 
Sante Resta Guastaìlese , sovrastante alla Cavalleria 
del nostro Duca , cui ubbidivano in quella circostan- 
za ducento Luzzaresi ben in arme . Dalla parte di 
Guastalla con quindici velocissimi - Cavalli tedeschi 
cerse alla Tagliata per riconoscere il Campo ostile il 
Marchese Davia Bolognese , che in qualità di avven- 
turiere serviva l'Imperadore . E poiché vide il gran 

pe- 



( a ) loc. cit. pag. 125. 



L 1 B F O XII. %bb 

pericolo de' nostri, operò che l'artiglieria avvertisse il 
campo di Borgoforte a recar soccorso . Era però inu- 
tile lo sperar ajuto di là , mentre il Principe di Vau- 
demcftt aveva contemporaneamente attaccato colf arti* 
glieria quel posto ,• ed aveano molto che far que' te- 
deschi a difender se stessi; e il pili che riuscì loro, fa 
di salvar il Punte , che aveano formato sul Po , tras- 
ferendolo a Governolo, dove le cannonate non lo po- 
tessero infrangere • 

Ora il Re mandò suoi araldi sotto le mura eli 
Luzzara, chiedendo che si arrendesse; cui sendo strio 
negativamente risposto , incominciossi 1' assalto • Di 
sotto alla Terra , fra F argine maggiore del Po , che 
serve di strada per gire a Borgoforte , e l'altro argi- 
ne minore che piti avvicinasi al fiume , schierata fu 
F ala sinistra . Per traverso collocossi il centro della 
Fanteria coperta in parte da una boscaglia , e mes- 
colata da varj squadroni di Dragoni . L' ala diritta 
poi circondava dall'altra parte in qualche buona di- 
stanza il giro di Luzzara . La Cavalleria era qua e 
là divisa , ond' esser pronta a recar ovunque soccor- 
so . Là batteria incominciò a far i suoi colpi addosso 
a Luzzara , che vigorosamente si difendeva sperando 
un pronto ajuto . Infatti il Principe Eugenio , benché 
con forze minori , si avanzò dopo il mezzo giorno, e 
lasciato a guardia del bagaglio il Reggimento Viscon- 
ti , e gli Ussari , guidò la prima linea su gli argini 

del 



2b€ ISTORIA 

del Po , mentre il Princine di Cornerei conducea la 
seconda dalla parte del TabeIJano. Ed eccovi al pun- 
to di un nuovo fatto d' arme , che descriverò colle 
parole dtl diligentissinao P. Sanvitali . 

„ Al primo annunzio degli Alemanni vicini , il 

„ Duca di Vaadomo corse veloce ala testa dell' Ar- 

„ mata. Schierò le brigate di Piemonte , de' Vascelli, 

„ e dell' Isola di Francia ., dai Po sino al grand' argi- 

3, ne : vi frammischiò i Dragoni di Senettere, ed al- 

„ tri Milanesi , i quali proseguirono con diligenza a 

„ trincierarsi . Postò sopra .1' argine alcuni pezzi di 

„ cannone , e lungo 1' argine i fanti di Perchè , Fo~ 

„ rest, Grancei, Sault, Brettagna, ed altri. Il Signor 

„ di Bessons squadronò loro alle spalle la Cavalle- 

„ ria, Colonnello Generale, Momperoux , Ussez , la 

? , Bordage , Bourbon , Angiò , e due di Savojarai . 

„ Il Marchese di Crequì , e il Conte d' Estayn mise- 

„ ro in ordinanza la diritta di pedoni eoa novecen- 

„ to Dragoni a piedi del Delfino , di Lotrec , d' Es- 

„ trades 9 e con quattrocento Carabinieri fatti smon- 

„ tare dal Conte d' Aubeterre , perchè combattessero 

5, a piedi . Erano anch' essi sostenuti dalla Cavalle- 

„ ria , e specialmente da mille Gendarmi , alla testa 

„ de' quali si vedeva il Pie Filippo . Uffiziali Genera- 

„ li in copia si ripartirono qua e là . Alla sinistra il 

„ Conte di Tessè, il Conte di Medavì , il Signore di 

„ Langallaria, e l'Albergotti. Alia diritta il Conte di 

„ Mar- 



LIBRO XII. zòj 

„ Marsih, il Duca di Viileroi, il Marchese di Pralin, 
„ e l'altro di Mongon . 

„ Il Principe Eugenio dispose la sua diritta tra 
„ il Po e T argine grande contra al boschetto . Fer- 
„ mò il centro in faccia all'argine sotto al comando 
„ del Principe di Cornerei , e rivolse la sinistra verso 
„ Luzzara sotto la direzione del Generale Conte di 
5, Staremberg, e Principe giovane di Vaudemont. La 
„ Fanteria 9 e i Dragoni a piedi assalivano i primi . 
„ La Cavalleria li soccorreva , ed entrava nella mis- 
, 9 chia ove ne trovasse l'apertura . Il Generale Var~ 
„ ner piantò sull' argine pili abbasso varie artiglierie, 
„ che resero buon servigio „ Ordinò il Principe a tut- 
„ ti i capi della milizia , che non facessero scariche 
,, se non a pochi passi dell'inimico , perchè andassero 
„ sicuri quei colpi . 

„ Sulle ore ventitré e mezzo la Fanteria Aleman- 
„ na avanzò per sormontare il grand' argine , e di- 
„ scendere nell'accampamento Gallispano . Il Principe 
„ di Cornerei staccataci dalle file in avanti con trop- 
ù pò coraggio , per infervorare i suoi alla malagevo- 
„ le salita, fu de' primi, o forse il primo ad esser uc- 
„ ciso dalla seconda delle due archibugiate , che sea- 
„ gliate dall' argine lo colpirono , e quest' ultima lo 
5, passò tra il collo e il petto stendendolo incontinen- 
„ ti a terra . La morte di personaggio primario stor- 
„ dì e confuse gli Uffiziali de' primi battaglioni tede- 
Tom. III. kk „ sdii 



zò8 ISTORIA 

„ schi che la videro , e già cominciavano a dar in- 
„ dietro ; tanto pili che alcuni squadroni francesi ve- 
„ nivano loro di fianco . Ma i Generali Bagno , e 
„ Guttestein fattisi avanti con altri battaglioni li rin- 
„ corarono si fattamente , che da pili parti asceso 
„ l'argine ne scacciarono i Regi , e discendendo dove 
? , questi erano attendati si mescolarono con loro in 
„ certa distanza facendo tremendissimo fuoco. Il Prin- 
„ cipe Eugenio spinse nuovi Fanti e Dragoni ad af- 
„ forzare l'assalimento di là dall'argine ove si com- 
„ batteva con furiosissimo valore . Vacillavano i Fan- 
5 , ti francesi, e percossi dalla tempesta de moschettie- 
„ ri Cesarei davano indietro : se non che i Capitani 
„ ed Uffiziali minori delle due Corone tenendosi nelle 
„ prime file andavano fermando i vacillanti e li con- 
„ fermavano nel conflitto . Cadevano però in copia 
5) uccisi, e bisognava che ne sottentrassero de' nuovi . 
„ Sì perdevano alcuni posti , e poi si ripigliavano . 
„ Finalmente il Signor di Boineburg co' Danesi al 
„ soldo di Cesare , e il GeneraWBagni con altri Reg- 
„ gimenti ottennero di disfare con grave mortalità le 
„ brigade francesi diSault, di Grancei, di Perchè, ed 
? , alcuni corpi Irlandesi, collocandosi nel loro terreno, 
„ e costringendo altre brigade a rinculare con nota- 
„ bile perdita qualche cento passi verso Luzzara . 
„ Non avanzarono pili oltre , perchè temevano una 
„ seconda linea dietro la prima , che in verità non 

» vi 



LIBRO XII. z5 9 

„ vi era . Separarono però la sinistra GalUspana dal 
j, centro . Il Conte di Besons si tirò avanti colla Ca- 
,, valleria per rimettere i suoi . Ma la grandine degli 
„ schioppi alemanni l'arrestò , e lo rovesciò quante 
„ volte si rimise alla carica. 

„ Il Principe di Liectestein co 1 suoi Tedeschi ave- 
„ va superato gli aditi del boschetto , e travagliava 
„ ferocemente le brigade Regie di Piemonte , de Va- 
91 scelli, e dell'Isola di Francia. I due Colonelli Mar- 
5 , chese di Montandrè , e Conte di Renel erano stati 
„ ammazzati con assai Uffiziali 9 e poco mancò che 
„ quel corpo non andasse prigioniero . Il Signor di 
„ Langallaria colla voce e coli' esempio ebbe il meri- 
„ to di aggiungere animo a que' veterani Reggimen- 
„ ti mezzo distrutti , e di sostenerli sino alla notte . 
„ Il Principe di Liectestein rimase percosso con sette 
„ ferite. 

„ Era nata gran confusione nel centro Francese , 
„ ove accorso il Duca di Vandomo provvedeva al- 
99 lo sconcerto con ordini opportuni , e con far sot- 
„ tentrare alla pugna fresche milizie . Queste però 
„ erano costrette a cedere dall'urto spaventoso de- 
„ gli Imperiali fermissimi o di morire tutti o di su- 
„ perare . 

„ Meglio si maneggio sul principio la diritta 
„ Francese. Il Marchese di Criquì alla testa de' Dra- 
„ goni, il Conte d'Aubeterre co' Carabinieri a piedi, 

kk 2 „ ed 



zffo ISTORIA 

„ ed altri Generali colla Fanteria investirono la sinì- 
„ stra Alemanna ; e benché trovassero durissimo con- 
„ trasto, pure spinsero addietro qualche poco i Reg- 
v gimenti Nfgrelli, e Staremberg, come anche i Dra- 
„ goni del Principe, colla presa d'alcuni. Ma venuto 
„ a nuova carica il Generale Staremberg con I fanti 
„ urtò per fronte , e neil'istess'ora il Principe giova- 
„ ne di Vaudemont , e il General Visconti co'Coraz- 
„ zieri di Corbelli , di Darmstat , ed altri assalirono 
„ il fianco . Si combattette con estreme prove di va- 
„ lore, finché i Dragoni del Principe Eugenio, e qnel- 
„ li d'Erbeville entrati ne' Carabinieri ne fecero stra- 
„ gè , e i due Generali Vaudemont , e Visconti op- 
„ presserò parte de' Fanti, e de' Dragoni Francesi con 
„ mortale ferita del Criqui * Il Generale Starem- 
„ berg rotti altri pedoni ricupero il terreno perduto , 
„ e ne guadagnò di nuovo con alcuni stendardi ne- 
9 , mici (a). 

Sopravvenne la notte $ e non cessando la batta- 
glia si mescolarono le nemiche squadre senza saper 
quello , che si facessero . Il Conte di Tessè , e il Si- 
gnor di Percontal furono in pericolo di lanciarsi tra 
la Cavalleria Tedesca , credendola quella del loro Eser- 

ci- 



(O Sanvitali loc eie. pag. 127, 



LIBRO XII. isi 

cito.. Continuarono il fuoco le schiere tedesche , e al 
Generale Conte di Marsin sottentrato al Crequi fu 
ucciso sotto il Cavallo . Cominciò intanto il campo 
francese a dar addietro per non esser attaccato dall' 
arma bianca. Sospeso il fuoco ,- stette saldo il Princi- 
pe Eugenio nel sito guadagnato , e mando in fret- 
ta a Borgoforte , richiamando di là mille fanti a 
rinforzo della sinistra per la battaglia del dì se- 
guente. 

Il Duca di Vandomo ritirò al di sotto di Luz- 
zara l'Esercito suo , appostandolo contro la Porta che 
guarda verso Mantova, ove il grand' argine s'incur- 
va, e forma quasi un semicircolo avvicinandosi al Po . 
Nel picciol bosco oltre l' argine ricoverò la sinistra e 
parte del centro dell'armata , e collocò la diritta vi- 
cino all' arginello , che s'innalza di sotto la Chiesa e 
Convento degli Agostiniani , e ripiega verso il Palaz- 
zo della Tomba . Armate quindi alcune case , e alza- 
ti varj trincieramenti si prese un pò di riposo , ben- 
ché non senza stare in somma guardia , avendo spe- 
cialmente dormito il Duca di Mantova su la predel- 
la dell'Aitar maggiore della detta Chiesa , con poca 
paglia sotto . Il Re prese egli pure un pò di sollievo 
nel Palazzo della Tomba; indi su la mezza notte par- 
tì dal campo , e recossi a S. Benedetto , siccome ab- 
biamo dal Bulifon , Scrittore non sol coevo , ma pre- 
sente ai fatti , e seguace del Re $ onde non so come 

il 



26 x ISTORIA 

il P. Sanvitale potesse dire , che la mattina seguente 
montato a cavallo visitasse per ben tre ore la dritta, 
e la sinistra del campo nemico , con suo grande co- 
raggio, e pericolo. 

Ripigliate col nuovo giorno le armi si continuò 
a batter Luzzara dall' artiglieria francese , e il Princi- 
pe Eugenio seguì a scaramucciare non senza vantag- 
gio addosso al nemico , affin di sturbarlo dall'impre- 
sa . Egli si tenne vincitore abbastanza per aver tolte 
agli avversar] parecchie bandiere: ma Luzzara il gior- 
no T7, dopo aver fatto la miglior difesa, fu superata 
da' Francesi , costretta ad arrendersi a discrezione , ri- 
manendo la guarnigion prigioniera , e il Comandante 
mortalmente ferito . Ciò non iscoraggiò punto i Te- 
deschi estrinseci , che seguitarono fin il dì appresso a 
battere il nemico oppresso dalle nostre armi, e trava- 
gliato a un tempo dalla fame ; perchè gli Ussari Ale- 
manni , che stavano al Ponte della Testa, fermavano 
tutte le vettovaglie francesi. Però l'acquisto di Luzza- 
ra, ove a stanziar venne tosto il Re , fu con tanto 
dispendio de' Gallispani, che non seppero contarlo per 
un trionfo. Olire la perdita di tutto il campo , e ba- 
gaglio rimasero uccisi di loro , a detta del Bulifon , 
ben quindicimila uomini , laddove i Cesarei , ch'erano 
ih numero tanto minore , non ne perdettero che sei 
mila . E' però vero , che le relazioni dall' una , e dall' 
altra parte furono assai discordanti , come osserva il 

Mar- 



L I B R O XII. Z63 

Marchese Ottieri (<0; ma in queste cose à sempre 
parte la passion de' geniali . I Tedeschi ricchi di tan- 
te spoglie si ritirarono in Guastalla sulla sera , e col 
suono delle campane , collo sparo dell' artiglieria , e 
col far cantar nella Chiesa maggiore il Te Deum , si 
dichiararono vincitori . In Milano , in Parigi , ed al- 
trove si cantò vittoria pe' Gal/ispani , onde restò poi 
dubbio presso gli Scrittori 1' esito di questa batta- 
glia . Nondimeno se si vorrà giudicar dalle forze de* 
due Eserciti , e se attenderemo all' ingenua confes- 
sione del Bulifon , potremo col du Mont , e col Pa- 
dre Sanvitale ? al Principe Eugenio concedere la vit- 
toria . 

La mattina del 19 vennero i Gallispani da Luz- 
zara alla Chiesa della Tagliata posta un miglio pres- 
so Guastalla , ed ivi alzaron terra , e si fortificarono 
all'argine grosso del Po , su le cui acque in faccia a 
Luzzara stesero un ponte, affin di trarre di qua solda- 
tesche per assediare , e battere Guastalla . Alla visita 
del detto ponte recossi il Re la giornata seguente , 
mentre vi passò sopra il Duca di Mantova , il quale 
per essere sempre stato alla vita molle inclinato, non 
potendo più resistere ai disagi della milizia , volle 

tras- 



( a ) Istor. delle Guerre avvenute in Europa T. I. Lìb. 6 §. 23 . 



2(>4 ISTORIA 

trasferirsi a Viadana , indi a Casalmonferrato . Intan- 
to verso la sera dal campo Gallispano venne un 
Tamburino alle Porte di Guastalla con Lettere al 
General Solari . Fu introdotto da un Sergente cogli 
occhi bendati , e consegnò le Lettere ., il tenor delle 
quali era , che Guastalla si arrendesse al Re Filippo .. 
Il Generale rimandò il messo con risposta risoluta , 
che per non mancare dall' obbligo suo, volea difendere 
questa Città con tutto lo sforzo possibile . 

Frattanto i Tedeschi attendati dalla parte di Bor- 
goforte, si accostarono a Reggiolo , e vi entrarono , 
e con la batteria appostata la seguente notte si ac- 
cinsero a voler rompere il Ponte predetto . Nel qua! 
tempo il General Solari fece venir da Brescello due 
Cannoni da sessanta , onde accrescere 1' armamento 
delle nostre mura . Tardando i Gallispani a venir a 
giornata , non facevano altro che saccheggiare le no- 
sre Ville . Un corpo volante , che si trovò il giorno 
24 al Casino delia Carazza , mentre attendeva a bot- 
tinare, fu moko bene burlato da un ssrvo del Conte 
Persio Caracci, il quale fingendo di tener loro mano., 
spedi avviso ai nostri Tedeschi, i quali giunti, e ti- 
rati in casa dal servo , tagliarono a pezzij tutti que' 
ladroncelli . Ma se i Gallispani guastavano il nostro , 
non erano men solleciti i Tedeschi di minare l'al- 
trui paese . La sera dello stesso giorno T avventurie- 
re Marchese Davia uscito con dueento Cavalli da 

Gua- 



LIBRO XII. %6f> 

Guastalla, andò tra Reggio, e Parma , e fece prigio- 
ni due Corrieri , uno de' quali andava da Roma a 
Milano , l'altro da Parigi a Roma , e prese eziandio 
un Commissario dell'Armata Francese, tutti condu- 
cendoli a Guastalla . Più stravagante fu la risoluzione 
di quel coraggioso Signore , allorché presi a compa- 
gni i Colonnelli Dia-K , ed Ebergegni, scorse fino a 
Pavia , mettendo in contribuzione ogni Paese : indi a 
spron battuto recandosi alle porte di Milano , ebbe 
ardimento di sforzar le guardie , di entrar in Città 
con sessanta Ussari , ed altri quaranta Cavalli , e di 
gridare : Vìva U Inp erado re . A tanta animosità stor- 
dirono di maniera le guardie , che ninno oso di por 
mano alle armi ; e fu lasciato uscir libero , e senza 
nocumento ritornare al nostro campo . 

Ma già si avvicinava a Guastalla il campo ne- 
mico, e i Nobili della Città, e i Mercanti con quan- 
to si trovavano aver di migliore , chi a Parma , chi 
a Reggio si rifugiavano . Il giorno 27 furono le Gal- 
licane bandiere spiegate al Convento de' Cappucci- 
ni ; onde il Presidio usci frettolosamente ad incendiare , 
e minare un. Osteria , ed alcune case poste all'intor- 
no, e poscia entrò il dì appresso , e si chiuse. Men- 
tre adunque il Re Filippo se ne restò a Luzzara, per- 
tener fronte al Principe Eugenio , il General Francese 
di Vaubecourt con diecimila fanti , e cinquemila ca- 
valli circonvallò Guastalla , ed occupato il passo del 
Tom. III. Il Bac- 



zGG ISTORIA 

Baccanello, dispose Y artiglieria per battere le nostre 
mura. Era munita la Città di provvisione da bocca , 
ma scarseggiava di polvere, e di cannone, non aven- 
dosene che quattro pezzi . Tuttavia il Generale co- 
raggiosissimo non si perdeva di animo , e attese a 
ordinare quanto occorreva a difesa , compartendo le 
milizie parte all'artiglieria , porte ai lavori, parte ai 
luoghi d' onde osservar si potesse la direzion delle 
bombe , e andarne al riparo . Il centro dell'Armata 
nemica erasi posto -dietro all' argine fuori della Porta 
di S. "Giorgio ; la diritta era verso il Po al casino 
del Duca con un buon corpo avanzato sino al Bac- 
canello ; e la sinistra stava alla Pieve . Il giorno 30 
cominciò la scarica dell' artiglieria contro il baloardo 
detto delle Scuderie ■% ma quanto .di fuori si attende- 
va a bersagliarlo, altrettanto di dentro si travagliava 
alzando terra , mentre anche la poca nostra batteria 
faceva bene l' uffizio suo . La sera uscì dalla porta di 
S. Francesco un drappello animoso di soldati a far 
una salva di archibugiate addosso a coloro , che sta- 
vano al Baccanello, e rientròwposcia felicemente. 

Un altra batteria alzarono gli avversar) dalla 
parte del Po contro il baloaido Lojano, quello cioè, 
che ora sta .dietro alle caserme -, e incominciarono a 
bombardarlo a un ora di notte della sera del giorno 
31 . Il Generale astuto faceva trasferire or da uà 
lato , or dall' altro i suoi Cannoni , per far credere ai 

Fran- 



LIBRO XI L zSy 

Francesi di averne molti , e trattenerli dall' accostarsi 
troppo : aia togliere non poteva , che il fuoco- loro 
non fosse continuo dai due lati ; ne avea mezzo di 
guardarsi dalle continue bombe , che si lanciavano 
dentro, e da una impetuosa grandine di sassi, che i 
mortari facevano piovere su gli uomini , e* sulle case 
con terror grande, e danno del popolo desolatissimo, 
che cercò indarno al Generale la grazia di essere 
messo fuor delle porte . Su le schiere nemiche , le 
quali si accostavano , faceva tener vivo da' moschet- 
tieri un fuoco incessante, specialmente dal baloardo di 
S. Ferdinando : e ad impedir la breccia, dove mag- 
gior pareva il pericolo , alzò una grossa trincea , che 
dalla Porta di S. Giorgio stendevasi al baloardo del- 
le scuderie . Altri dalle Torri spiavano gli andamenti 
del campo; il che nocque a quella de' Padri Serviti ; 
perchè vedutosi di notte uscir da quella uno spira- 
glio di luce , fu presa di mira col cannone 9 e tron- 
cata per metà * con grandissimo danno di quel Con- 
vento . La stessa notte succedente al giorno quarto 
riattarono i Gallispani le loro trincee , perchè il Re 
venir voleva a visitarle , come fece la seguente mat- 
tina . Era seco Antonio Bulifon scrittore del Giorna- 
le dei Viaggio di quel Monarca, e narra, che aven- 
do voluto alzar lo sguardo a fiore delle trincee , cor- 
se pericolo di esser morto per una palla di moschet- 
to, che gli fischiò vicino al cappello. 

Il z Du- 



z€8 ISTORIA 

Durò ne' susseguenti giorni il fuoco sempre pili 
impetuoso fin a tanto che sotto gli occhi de' difen- 
sori cominciarono i nemici a lavorar le mine sotto i 
tre baloardi di S. Carlo , delle Scuderie , e della Ma- 
cina . Il Solari pertanto conoscendo di non poter a 
lungo resistere , sostenuto eh' ebbe il bombardamento 
sino alle ore diciotto del giorno 9 , fece segno all' 
Oste di voler parlare col Maresciallo di Campo , che 
in quel dì comandava agli attacchi , ed era il Signor 
di Vilpion . Però sospeso il battagliare , venne il So- 
lari alla punta del bastione , ed al Vilpion , che ac- 
costossi in compagnia del Signor di Chersi , e del 
Principe Pio , propose che si dessero vicendevolmente 
gii ostaggi, che si spedisse un armistizio, e si sospen- 
desse il travaglio de' minatori , che arresa si sarebbe 
la Piazza . Accettato il partito , gli ostaggi , che da 
Guastalla uscirono > proposero al Tenente Generale 
Vaudecour la resa a condizione , che uscir potesse il 
Presidio con armi e bagaglio convogliato fino a Bre- 
scello , e che si dovessero rifar i danni cagionati al 
Duca di Guastalla in questo assedio . A quest'ultimo 
articolo furono contrarj il Re Filippo , e il Duca di 
Vandomo . Si discussero alquanto dall' una e dall' al- 
tra parte le vicendevoli pretese , e finalmente restò 
capitolata la resa con patti molto onorevoli al Gene- 
ral Solari , il qual se non avesse saputo tener nasco- 
sta la pehuria in cui era di munizione da guerra, per 

cui 



LIBRO XII. 2S9 

cui non avrebbe potuto resister pili all'attacco, mai 
non avrebbe riportato tanto vantaggio . Ecco il tenor 
de' Capitoli, che furono allora stampati, 

\. Dimani alt Alba lasciera il Signor Conte Solari li- 
bera la Porta degli Approcci alle Truppe di S. M. 
Cattolica, e suoi Alleati. 

II. Sortiranno in due volte in termine £ ore 24 alla 

piìi lunga U Truppe di Fanteria Imperiale che si 
ritrovano in Guastalla con loro armi , bagaglio , 
tamburo battente, micchia accesa, e bandiere spie- 
gate con 24 cariche ognuno verso Trento per la 
via pili breve , passando il ponte che abbiamo sul 
Po a Lupara , andando alla Torre £ Oglio , a 
Castellucchio , a Rodego , alla Volta , & al Bor- 
ghetto . 

III. La Cavalleria e Dragoni di questa Pia^a sorti- 
ranno a piedi con loro armi solamente , restando 
li Cavalli in potere degli Ufficiali delle due Co- 
rone . 

IV. Per quello che tocca agli Ufficiali di Cavalleria 6* 
Infanteria di detta guarnigione sortiranno con loro 

J OD 

arme e bavaglio . 

V. Li Cavalli e Muli che attualmente si trovano in 

Guastalla , che sono stati pigliati in questa cam- 
pagna all'Armata del Re Cattolico, e suoi Allea- 
ti, saranno restituiti olii loro padroni* 

VI. 



zjo ISTORIA 

VI. Nel viaggio che farà la detta guarnigione sino al- 
lo Stato Veneto se le provvederti il pane necessa- 
rio al medesimo pre^o che lo comanda pagare il 
Re: e quando entreranno nel Veneziano se li da- 
rà il pane per quattro giorni, pagandolo parimen- 
te subito , e sen\a la minima dilazione lasceran- 
no dal canto loro una nota del pane che le farà 
di bisogno . 
VII. Per quello tocca all' equipaggio , che hanno in B re- 
scello le dette Truppe Imperiali , sì 'manderà un 
Capitano con 40 Cavalli per scortarlo da BresceU 
lo a Guastalla, mediante un Passaporto, che da- 
rà il Signor Conte Solari. 
Vili. Si permette al detto Signor Conte Solari di far 
venire dall'Armata del Signor Principe Eugenio li 
Cavalli , Muli , ed Equipaggi che si trovanxnno , 
li quali si uniranno colla guarnigione alla Torre 
d 9 Oglio , conducendo a questo efato Ji Passaporti 
necessarj . 
IX. // detto Signor Conte , tutti gli Ufficiali , e tutte 
le Truppe di Cavalleria , Dragoni , e Fanteria 
di detta guarnigione di Guastalla si obbligano in 
parola a" onore di non pigliar V armi , ne di fare 
niun servigio sotto alcun pretesto contro il Re o 
suoi Alleati sino al primo d'Aprile ij/03. 
&• In quanto agli ammalati il Signor Conte di Vau- 
becour si obbliga di farli condurre all' Esercito del 

Si- 



LIBRO XII. 231 

Signor Principe Eugenio il pììi presto che sarà 
possibile al numero di 500 tra feriti ù ammala- 
ti, li quali il Signor Conte Solari si obbliga pari- 
menti di farli passare a Trento , e che osservino 
esattissimamente come gli altri la parola di non 
servir contro il Re e suoi Alleati : e se vi fos- 
sero alcuni infermi o feriti , che non potessero 
uscir di Guastalla , saranno tenuti con special cu- 
ra , e dopo che saranno risanati & manderanno a 
Trento , dove si . tratteranno secondo le condizioni 
di sopra espresse . 

XI. Si dcrà alla detta guarnigione una scorta di òo 

Cavalli comandata da un Capitano Tenente e Fo- 
riere ? che la condurrà sicura sino al li confini del 
Veneziano, dove V accompagnerà un Trombetta con 
Passaporto per ritornare al suo Esercito , come pu- 
re al Capitano , Foriere , e òo Cavalli , accio ri- 
tornino per la medema strada , che averà fatto la 
detta guarnigione* 

XII. // Signor Conte Solari, e lutti gli Ufficiali del- 
la Guarnizione s obbligano a ritirar da Brescel- 
lo solamente V Equipaggio loro spettante , e nis- 
sun altro . 

XIII. Il Signor Conte Solari s obbliga lasciar un Ca- 
pitano in ostaggio, che resti col Signor Conte di 

Vaubecour , obbligandosi per garante , che non sor- 
tirà da £ re scello altro bagaglio , fuorché quello 

spet- 



zyz ISTORIA 

spettava a detti Ufficiali della Guarnigione di Gua- 
stalla , come pure sarà garante del ritorno delli 
carri , che si permettono olii paesani Guastallesi 
di poter dar agli Ufficiali , tanto per li loro equi- 
paggi; quanto per li feriti Ù ammalati. 

Adunque la mattina seguente su le ore 12 fu 
lasciata libera la Porta di S. Giorgio ai Granatieri 
Gallispani , ed uscì la guarnigione , che montava in 
tutto al numero di 1880 uomini . Entrò a prende- 
re il governo il Brigadiere Signor di Bar , che to- 
sto con lettere diede avviso al Duca , e alla Du- 
chessa di Mantova di quanto era avvenuto . Il Re 
venne , e cavalcò all' intorno della Città , e il Vau- 
demont al di dentro 9 restituendosi poi ambedue a 
Luzzara . Ma storditi rimasero i Vincitori , trovan- 
do Guastalla sì sprovveduta di vettovaglie , e assai 
pili di munizione da guerra , ed ammirarono la sa- 
gacia del General Solari , che con tanta sua riputa- 
zione avea ciò non ostante saputo difendervisi tanti 
giorni , e venir sulf ultimo a capitoli in modo da 
far creder al nemico di non essere ancora sfidato dal 
tenergli fronte . E veramente se rifletteremo alle cir- 
costanze , in cui trovossi il Generale , di non aver 
che quattro pezzi di cannone , di essere in una for- 
tezza non ancora dpi tutto munita di ripari , talché 
ebbe a chiamarla il Du Mont, una bicocca serica forti- 

fi- 



LIBRO XII. zj3 

fica^ionl esteriori, e serica palliate {a); e di non 
aver aitato soccorsi estrinseci , che distornassero dali 
attacco l'Esercito Galìispanò $ saremo costretti a con- 
fessare, eh' ei fece tatto quello, che mai poteva ope- 
rare un valoroso Soldato nel sostenersi in questa Cit- 
tà. Quanta ruina poi seco portasse la descritta guer- 
ra a tutti gli edifizj , alla campagna , agli abitanti , 
lascio pensarlo a chi legge , come pur qual fosse il 
dispiacere de' Guastallesi nel perdere il loro padrone , 
e il vedersi costretti a tornar sotto 1' ubbidienza del 
Duca di Mantova. 



( a ) Battaglie del Principe Eugenio pag. 50. 



Fine deW duodecimo Libro • 



om< 



III. mm ISTO 



ISTORIA 

GUASTALLA 



LIBRO TERZODECIMO. 



O 



ttenuta da'Gallìspani questa importantissima pìaz- 1703 
za , sorse lietissimo il Duca di Mantova , e fece al 
Re Filippo rappresentare le ragioni della Duchessa 
Consorte sopra di questo Stato , in conseguenza delle 
quali dichiarò il Re, ch'ella ne fosse legittima erede, 
e padrona . Allora fu spedito da Mantova il Conte 
Cesare Ardizzoni a prendere il possesso di Guastalla , 
Luzzara , e Reggiolo , e videsi girar un foglio stam- 
pato del tenor seguente. 

Avendo il Serenissimo Principe Ferdinando Carlo 
Gonzaga Duca di Mantova , Monferrato , Carlovilla , 
Guastalla Oc. ricuperato il possesso del Ducato di Gua- 
stalla, e delle due Terre di Lupara e Reggiolo , e lo- 
ro pertinente , dichiaro io sottoscritto Procurator Patri- 

m m 2 ino- 



zjG I S T O R I A 

montale di S. A. S. e protesto avanti Dio Ù al Mondo 
lutto , sìcome il detto Sere tris fimo Signor Duca essendo 
stato tempo fa di fitto , e mano armata con tanto suo 
discapito , e dannosissime conseguente spogliato di detto 
Ducato , e delle prenominate Terre ., di cui era padro- 
ne , e posseditore per molti legìttimi titoli fondati sopra 
ragioni sue particolari , e proprie , e r e spettiv amente so- 
pra altre della Serenissima Principessa Anna IsabeUa 
Gonzaga Duchessa di Mantova &c. sua Consorte , e Fi- 
glia Primogenita del fu Serenissimo Prìncipe Ferdinan- 
do Ter^o ultimo Duca di Guastalla , già Manifestate in 
Libro dato alle Stampe 9 ora valendosi di tutte e cadau- 
na delle sodette ragioni , come meglio possa esser spe- 
diente \ e di maggior profitto , si e servito della congion- 
tiira , che se li e presentata , non avendone potuto aver 
prima l'opportunità, e tanto in tiome suo proprio, quan- 
to come Marito della prefata Serenissima Signora Du- 
chessa sua moglie , si è reintegrato nel possesso effetti- 
vo , e naturale , come ha con l animo ritenuto il civile 
del sudetto Ducato di Guastalla , e delle mentovate 
Terre di Lupara , e Reggiolo , e di tutte le loro di- 
pendente , con offerirsi pronto , come sempie è stato a 
far tutto quello che spassionatamente sarà conosciuto e 
legitimamente determinato esser di razione, d'equità, e 
di convenienza, salve sempre le prime nostre ragioni, Ù 
altre dopo acquisite , e sen^a alcun pregiudizio delle me- 
desime . Di questo se ne fa la presente pubblica rimo- 
strati- 



LIBRO XIII. z 7 y 

strania , con mettere negli atti dell 1 infrascritto Notaro 
Camerale Sig. Antonio Maria Prandi , & alle Stampe 
questa dichiarazione e Protesta , accio non vi sia chi 
possa ignorale quali siano li giusti , savii , e regolati 
sentimenti di S, A. S. mio Sovrano , e Signore Cle- 
mentissimo . In fede &c. Data in Mantova questo dì . . . 
Settembre tyoz. 

Io Gio: Andrea Mediani Procuratore , e Patrimo- 
ni de di S. A. S. 

Antonio Maria Prandi Notato Camerale &c* 

Ora mentre diversi eran gli affetti de' Cittadini 
nel ritornar sudditi a Ferdinando Carlo , grandissima 
era là vessazion che provavano dalla insaziabile mi- 
litar ingordigia de' vincitori Gailispani . lì Gen ral 
del Cannone pretendendo di aver tutti i bronzi delia 
Città , minacciava di tirar giii da'le Torri tutte le 
Campane r apprestavasi a voler gittar dal suo piedi- 
stallo la bella Statua di Ferrante Gonzaga , e vanta- 
vi di voler -saccheggiar le case di ogni masserizia 
metallica. Tal fiera risoluzione portata con alterigia , 
che pareva inesorabile, costrinse la Comunità , ed il 
Clero a comporsi con quel crudo tMziale in duemila 
ducento cinquanta doppie , come dai pabblici Consi- 
gli risulta . Furono quindi imposte gravose tasse ai 
possidenti, mentre il giorno \G del detto mese al Du- 
ca di Mantova si giurò fedeltà. 

li Vaudccourt introdotta assai munizione in Gua- 
stai- 



zjS ISTORIA 

stalla , prese a stendere un Ponte sul Po , facendola 
attraversar il ghiarone o isola , che in mezzo alle ac- 
que giaceva in faccia a Guastalla , munendola dall' 
un capo , e dall'altro di ben intese trincee , ed argi- 
nando T isola intermedia in modo da potervi tener 
buon corpo di gente , che doveva tener legato il 
cordone da stendersi , incominciando da Reggio , e 
continuando oltre Po . Il Re passò sul detto Ponte 
il giorno 2 di Ottobre , allorché lasciò il Campo, e 
indirizzossi a Milano , per quindi imbarcarsi à Geno- 
va , e recarsi in Ispagna . Rimase quivi il Duca di 
Vandeano per sostenere 1' impeto de' Tedeschi , e fece 
fortificare le nostre mura , e perfezionar la tagliata 
all' intorno per un tiro di moschetto . Ma i Tedeschi 
frattanto vedendo sospeso 1' assedio di Bprgoforte, de- 
clinando a queste parti, sparsero lo spavento ne' Fran- 
cesi 5 che stavano in Luzzara , di modo che" minata 
il giorno ìo la Torre, o Rocca antica di quella Ter- 
ra, l'abbandonarono, e con cinquanta Cannoni da 
campagna passarono sul Cremonese, facendo ritirar in 
Guastalla n carri di munizione da guerra . Anche la 
Cca-albna, che stava qui di quartiere, ne' giorni 23 , 
e 24 fece , partenza , e andò parte a Lodi , parte a 
Reggio . 

Però a misura che i Gallispsni decampavano, 
vennero affollandosi sul Guastallesa i Tedeschi , de' 
quali unitosi un corpo di ben duemila alla Botte , la 

net- 



LIBRO XML z J9 

notte precedente il dì 28 , e steso su quel cavo un 
ponte , fecero che tutti que' pochi soldati, eh' erano 
qui rimasti, si ritirarono col bagaglio in Città , diser- 
te però lasciando pria le campagne . Il vagar de' Te- 
deschi , e l'aver il Principe E «genio preso quartiere 
alla Mirandola , diede agio agli alleati di rinforzar 
l'assedio a Borgoforte , e di averlo a patti, siccome 
poco dopo acquistarono eziandio Governolo • Doleva 
loro grandemente, che in Bresceilo tuttavia si mante- 
nessero i Tedeschi: il perche occupando prima il Du- 
ca di Vandomo Gualtieri coti due Reggimenti di Fan- 
teria Irlandese a nome della Regina Vedova d'Inghil- 
terra , che vantava su quel paese certe suq ragioni 
dotali, assicurò la comunicazione fra Guastalla, ed il 
campo, che sotto Bresceilo recar si voleva , Taìi pre- 
parativi scossero i vaganti Alemanni , seimila de' cjua* 
li comparsi a' 6 di decembre a Novelìara, si affretta- 
rono di rinforzar il presidio di quella piazza isolata , 
priva di comunicazione con altre onde sperare soccor- 
so . Intanto il giorno r 5 benché scendessero dal cie- 
lo dirottissime pioggie , uscirono due Reggimenti da 
Guastalla , passando con due mortari su l'Isola del 
Po in faccia a Bresceilo , d'onde quattro di appresso 
cominciarono il bombardamento . Ma tal flagello rice- 
vuto non fu già da' Tedeschi senza vendetta, perchè 
dirizzate ventiquattro bocche di Colubrina alle mu- 
ra di Viadana, posta sull'altra riva del fiume , ove i 

ne- 



2So ISTORIA 

nemici loro aveano quartiere , cosi presero a tormen- 
tarli, che per allora 4all* impresa si ritirarono. Radu- 
1703 nate fc rze maggiori si rinnovò l'attacco, entrato il 1703 , 
rispondendo sempre j Tedeschi con fuoco sì strepito- 
so 9 che inaumer&foili Francesi pcrivao sa! campo, e 
tanti erano i feriti trasportiti a Guastalla , che fu 
mestieri vuotar affatto i Conventi de' Religiosi per 
farvi altrettanti Spedali. 

In questo tempo il Duca richiamò il Conte Ar- 
dizzoni , e gii sostituì col titolo di Luogotenente Go- 
vernatore il Conte Persio Caracci , già dichiarato Ge- 
neralissimo delle Caccie Guastallesi . Si aperse il Car- 
nevale , e il Duca di Vandomo colla Uffizialità Fran- 
cese allegramente passavalo in danze, e conviti, men- 
tre i Tedeschi battendo le nostre campagne continua- 
mente molestandoci, tentarono ancora un tradimento, 
che se riusciva, recato avrebbe a Guastalla l'ultimo 
esterminio . Nel sotterraneo della Chiesa di S. Croce 
detta della Morte ., avevano i Francesi fatto magazzi- 
no della polvere ; e siccome dietro a detta Chiesa 
corrisponde un viottolo , che termina in se stesso, e 
non e punto frequentato , così mandarono essi perso- 
na pratica in Città , la quale dalle finestre di detto 
sotterraneo, introducendo la miccia sino ai barili, vi 
lasciò il fuoco , e fuggì . Fummo dunque in pericolo 
di tanta ruina il giorno 18 di Febbrajo , nel quale 
appostatisi i Tedeschi a Luzzara, attendevano sicura- 

men- 



LIBRO XI IL *8i 

mente l'esito della trama loro . Iddio nohdimeno vol- 
le salvarci , disponendo che il Sergente Maggior della 
Piazza nel visitar i posti giugnesse a questo in tem- 
po , che un solo palmo di miccia rimaneva ad arde- 
re . Venendo la Primavera crebbero le mosse militari • 
I Reggimenti Perigart , e Morange, fatte solennemen- 
te dal nostro Abate benedir le loro bandiere , andaro- 
no a S. Benedetto , dove il Duca di Vandomo fissò 
il campo nel mese di Aprile . Le varie scara'cnuccie , 
i piccioli villaggi occupaci , e simili altre azioni vegr 
gansi presso gli autori , che queste campagne tratta- 
rono di proposito. 

Perdette Guastalla nel giorno 21 di Giugno il 
Padre Maestro Giambatista Benamati de' Servi di Ma- 
ria, benemerito 9 come già vedemmo, della sua Patria, 
Era nato nel Marzo del 1630 . Vesti l'abito religioso 
in Guastalla nel 1647, e compi in Bologna colla pro- 
fessione i suoi voti . Le sue doti personali caro lo 
rendettero ad ogni maniera di persone ; onde il Gon- 
faloniere , e i Priori della Città di Pesaro nel 1664 
l'onorarono della loro Cittadinanza ; il Duca Ferran- 
te III. lo amò assai ; ed anche il Duca di Manto- 
va lo distinse , dichiarandolo suo Cappellano di ono- 
re . Oltre la sua Storia di Guastalla , pubblicò varie 
Operette Spirituali in diversi tempi , ricolme di sacra 
unzione , dalle quali rilevasi quanta fosse la sua pie- 
tà. Egli fu che diede regole, e capitoli alla pia Con- 

Tom. IIL nn gre- 



z8x ISTORIA 

gregazione dell'Arte de' Muratori , unita per sua ^xi^ 
ra ratino 1701 nell'Oratorio della Concezione setto 
l'invocazione di S. Marino Diacono -, e fece altrettan- 
to per l'unione de' Fornai , e Mugnai , adunata nella 
Chiesa di S. Croce sotto il padrochio di S. Vinocco 
Abate ; emulando in tal guisa lo zelo mostrato già 
da Don Francesco Avigni Maestro di Ceremonie di 
Monsignor Qainziani , e poi Canonico della nostra 
Cattedrale , che fin dal 1659 , avea nel Duomo fon- 
date similmente le compagnie de' Falegnami ', e Cal- 
zolaj, dando ai primi per protettore il Patriarca San 
Giuseppe , agii altri i Santi Martiri Crispino , e Cris- 
piniano. 

La Chiesa della Beata Vergine della Porta , già 
quasi finita quando il Duca Vincenzio lasciar dovet- 
te questa sua Città , fu intanto fatta terminare dalla 
Duchessa di Mantova Anna Isabella , a compiacenza 
della quale fu solennemente benedetta da Monsignor 
Abate il primo giorno di Luglio , intervenendo tutti 
i corpi secolari , e regolari con molta pempa , dopo 
che furono celebrati i vespri nel Duomo . Eccellente 
musica , orazion panegirica recitata il dì seguente , 
sparo di artiglieria , e macchina di bellissimi fuochi 
di gioja rappresentante la Fede in atto di calpestar 
l'Eresia , condecorarono la funzione veramente magni- 
fica, che fu l'ultimo atto pio della buona Duchessa : 
imperciocché in età di 48 anni cessò poi di vivere 

in 



LIBRO XIII. <i$ 3 

in Casale a' ré di Novembre di quest'anno, con pian- 
to de' Guastallesi , che 1' aveano veduta nascere , e 
grandemente la onoravano . Fu quindi il cadavere di 
lei recato a seppellire nella Chiesa de' Teatini di 
Mantova . 

Ma intanto correva il settimo mese , dacché Bre- 
scello era bloccato dai Gallispani . Ciò che far non 
potè T artiglieria usata con poco vantaggio contro 
quel munitissimo luogo , ottennesi finalmente con im- 
pedir a tal piazza l'avvicinamento di viveri , e di 
soccorso. Il Comandante Tedesco espose a' n di Lu- 
glio bandiera bianca , e furon dati il dì appresso gli 
ostaggi. Uscito esso Comandante pranzò fuor di Bre- 
scello col General Toralba Spagnuolo , e venne a 
trattar poi delle capitolazioni . Allora ducento Drago- 
ni, che stati erano al blocco, rimandati furono a Gua- 
stalla , giacché si credette non abbisognar più di te- 
ner genti su le armi : se non che non essendosi ac- 
cordati i due Comandanti , ritornaron le cose nello 
stato di prima , e tornar ' dovettero que' Soldati il 
giorno appresso al campo , sendo poi convenuto ai 
Tedeschi l'arrendersi prigionieri , e rilasciar Bresceilo 
in potere de' vincitori . In questo tempo i Tedeschi , 
benché poco fortunati in Italia, davano segni in Ger- 
mania di non voler.cedere , di modo che l'Arciduca 
Carlo figlio dell' Imperador Leopoldo fecesi in Vien- 
na coronare , e dichiarare Monarca delle Spa- 



ri n z gne 



z8 4 ISTORIA 

gne, come consanguineo del morto Re Carlo IL Parve 
poscia , che fosse per segregarsi dall' alleanza delle due 
Corone Vittorio Amedeo Duca di Savoja , allorché 
permetter non volle che le sue Truppe andassero al- 
la spedizion del Tirolo : e benché di ciò adducesse 
buone ragioni , non appagandosene punto gli alleati , 
fu ordinato dal Re di Francia secretamente al Duca 
di Vandomo il far arrestare tutti i Savoiardi , eh' era- 
no nell'armata . Comunicato l'ordine a S. Benedetto, 
a Reggio , e a Guastalla , vidersi qui nel giorno 29 
di Agosto alzati i ponti , e chiuse le porte della Cit- 
tà, e arrestati tutti gli Uffiziali , e Soldati Savoiardi, 
mentre contemporaneamente fecesi lo stesso per tutto; 
spargendosi voce , che ciò facevasi per essersi Vitto- 
rio Amedeo unito coli' Impero , coli' Ollanda , colla 
Inghilterra , e col Portogallo a danno de' Gallispani . 
Gli Uffiziali spediti vennero a Cremona ; e i Soldati 
si mescolarono cogli altri dell'Esercito . Se fosse an- 
che stato insussistente il sospetto, in cui erasi avuto 
il Duca di Savoja , bastava l'accaduto a farlo dichia- 
rare nemico . Tutta la guerra però nell'Ottobre si 
volse al Piemonte , e il Duca di Vandomo passan- 
do qui l'ottavo giorno di detto mese, si recò a quel- 
le parti con molte genti ; mentre a impedire, che gli 
Alemanni non si portassero colà in ajuto del Savo- 
iardo , si fece gran massa di Francesi in Guastalla , 
e in tutti i luoghi circonvicini . Fu steso un Ponte 

di 



LIBRO XIII. Z85 

di barche sul Po, é tirato un cordone sino a S. Vit- 
toria, e rinforzati vennero i presidj in ogni piazza. 

Non ostante però tali provvidenze , il Generale 
Conte di Staremberg , passando la Secchia, s' innol- 
trò co' suoi Tedeschi sul Carpigiano , mentre altri 
mossero da Ostiglia deliberati dì vincere la resisten- 
za de' nostri . La guarnigion Guastallese andò corag- 
giosamente alla volta del nemico la notte de' 23 di 
Decembre , e sostenne alla Secchia una picciola bat- 
taglia , la quale impedir non potè , che tremila Ca- 
valli Alemanni non si avanzassero verso Parma , e 
s' indirizzassero al Piemonte . Il Duca di Vandomo , 
eh' era tornato indietro per altre faccende , e si tro- 
vava a S. Benedetto , si studiò di voler raggiungere 
il campo nemico , e trattenerlo colle armi a mezza 
via : ma o cosi tarde furono le mosse , o per altri 
fini si ritennero le truppe per la strada , che i Te- 
deschi poterono senza impedimento proseguir il cam- 
mino ; giacché il primo giorno dell'anno 1704 tro- j~ 04 
vandosi il campo cesareo in marcia a Borgo S. Don- 
nino , a Busseto , e in que' contorni , in numero di 
diciottomila persone , con quattrocento carriaggi , e 
circa venticinque pezzi di cannone , giunsero appena 
a Guastalla i Francesi , che milantavano di volerlo 
raggiungere . Andatosene lentamente il grosso dell' 
Esercito , rimase tuttavia in Guastalla un gran nume- 
ro di Francesi comandati dai Generali Prellè , e San 

Fre- 



*8G ISTORIA 

Fremond , e vi si fermò II Signor di Brisac per riat- 
tare le fortificazioni . E siccome stavano i Tedeschi a 
Revere, e si aveva sospetto, che Rinaldo d'Esce Du- 
ca di Modena si fosse a' medesimi collegato dichia- 
ratamente, non si tralasciava da questa pme di pro- 
curar agli uni e all'altro molestia. Ma intanto i Te- 
deschi da quella parte guadagnavano , e tolsero la 
Mirandola al Duca Francesco Pico ribelle all' Impe- 
radere , confiscandola : con che fu tronco lo splendore 
di quella signoreggiarne Famiglia . Voleva il Signor 
dì Brisac recar ajuto al Pico; ma lo scioglimento del- 
le nevi montane nel Marzo avea così aliatati i con- 
torni delia Secchia , rovesciandone gli argini , che si 
rendeva impossibile il passaggio . Sforzò pertanto i 
nostri villani a far immensa distruzione di alberi per 
formar zattere , e alzar colle fascine in mezzo alle ac- 
que la strada , che fu ruina indicibile . Quando in 
mezzo ai travaglio giunsero all'entrar di Aprile pres- 
santissime lettere , che richiamavano tutto il campo 
francese in Piemonte ; talché lasciate le paludose rive 
di Secchia, tornarono i Soldati in Città, allestendosi 
alia partenza . Allora il Duca di Parma approfittan- 
dosi dell'odio concepito dai Francesi contro il Duca 
di Modena , suggerì loro , che prima di abbandonar 
questi posti , era necessario il distruggere la Fortezza 
di Brescello , acciò i Tedeschi pili non potessero rifu- 
giarvisi , e molestare il nostro paese . Collaudarono i 

Fran- 



LIBRO XI IL 28j 

Francesi il disegno; tua esponendo che la fretta, ond* 
erano chiamati, non lasciava loro campo di eseguire 
tal opera , si offerse egli stesso ad eseguirla : onde 
mandativi egli a' io dì Maggio tremila uomini de* 
suoi , fece estrarne V artiglieria , che passò parie a 
Mantova , parte nello Stato di Milano , e quindi 
smantellar tutta quella considerabile Fortezza, essendo 
d'allora in poi rimasto Rrescello luogo di assai mi- 
sera condizione , quando fin ai tempi de' Romani , 
de' Goti , e de' Longobardi era Città cospicua , e ri- 
nomata . 

Mentre Guastalla sgombra restò da' Francesi , 
che si condussero nel Settembre , e nell'Ottobre il lo- 
ro Ponte , e loro munizioni verso Mantova, il Duca 
Ferdinando Carlo , fermata già una Reggenza di sei 
Cavalieri , tra quali ebbe luogo il nostro Govemator 
Ardizzoni , pel buon regolamento delio Stato , era 
passato in Francia , ed avea conchinso novel trattato 
di Nozze colia Principessa Susanna Enrichetta di Lo- 
rena figlia di Carlo Duca d'Elbeuf, e nipote del Prin- 
cipe di Vaudemont, la quale condotta in Italia, scor- 
tata da quattro Navi Francesi , non senza riportar 
qualche molestia da un Armatore Inglese, che le per- 
seguitò , venne a Tortona , ove fu sposata a' io di 
Novembre . I Guastailesi dovettero mostrar segnali di 
allegrezza per tale avvenimento : però in una mac- 
china di lieti fuochi rappresentarono i trionfi dell'Amor 

A- 



%88 ISTORIA 

fecondo , mandandone attorno in istampa la descrizio- 
ne accompagnata da poetici componimenti in lode 
degli Sposi, per l'arrivo de' quali facendosi in Man- 
tova molti preparativi , trasferite furon colà da Gua- 
stalla alcune Statue di marmo , che ornavano lo Sca- 
lone del nostro Ducal Palazzo . Fu minor male per 
Guastalla il perdere queste per altro pregevoli antica- 
glie , di quel che sarebbe stato il vedersi trasferir a 
j'/qc Mantova tutto l'Archivio della Città , come all'entrar 
del seguente anno venne al Duca in capriccio di far 
eseguire * Il che però non accadde per i molti ma- 
neggi degli uomini del Consiglio , cui riuscì dì vince- 
re l'ostinazione del Duca , siccome appare dai Consi- 
gli della Comunità. 

Giunto intanto all'estremo de' suoi giorni a' 5 di 
Maggio il glorioso Imperador Leopoldo , e succeduto- 
gli il figliuolo Giuseppe I. , si riscaldò ne' Tedeschi 
l'inimicizia co' Francesi : per la qual cosa minaccian- 
do eglino vieppiù , e moltiplicando le forze di oltre 
Po , fu in queste parti ordinato , che sgombro il fiu- 
me di ogni maniera di barche, si unissero a legar un 
Ponte fra Guastalla , e Dosolo , il quale appena fat- 
to , fu per un ordine espresso venuto da Cremona 
a' 3 di Luglio totalmente guasto , temendosi che i 
Tedeschi , i quali precipitosamente venivano a que- 
sta volta , non se ne giovassero passando di qua . 
Tale annunzio intimorì i Francesi tornati già a pre- 
si- 



LIBRO XIII. z8 9 

sidiare Guastalla ; onde fu armata la Città , e tutta 
la riviera del Po per guardia contro i Tedeschi, che 
giunsero due miglia presso Viadana , e presero Mar- 
carla per forza d'armi ; e avrebbero forse fatto ulte- 
riori progressi , se il Po di soverchie acque ricolmo, 
non avesse in pili parti di qua e di là inondato il 
paese di Casalmaggiore 9 Viadana , Pomponesco , Do- 
solo , e Gazolo . Il pericolo della inondazione fu te- 
muto anche dai nostri ; ma furono tanto sollecite te 
cure del Conte Persio Caracci nostro Governatore 
succeduto all' Ardizzoni spedito fin dal principio dell* 
anno a Casalmonferrato , che non successe alcun 
danno . 

Menando i Tedeschi le mani, si rendettero molto 
temuti,, e varie prodezze fecero in Italia. Benché res- 
pinti fossero i corpi volanti , che si avanzavano or 
qua, or là, non si potè impedire però 9 che il grosso 
dell'Esercito nel Giugno del 1706 non valicasse l'Adi- 1706 
gè , benché anche il nostro Presidio Guastallese fosse 
andato a quelle frontiere affin di vietare tal passag- 
gio . Nel Luglio passarono i coraggiosi Alemanni il 
Po a Crespino , e a scorrer si diedero con molto fu- 
rore il Mantovano di qua : talché i circonvicini abi- 
tatori di Luzzara , e Gualtieri , riputandosi già preda 
di que'focosi Soldati, fuggirono tremanti a Guastalla, 
per metter le persone , e le loro più preziose sostan- 
ze in salvo . Non era pili Generalissimo delle armi 

Tom. III. 00 gal- 



a$o ISTORIA 

galliche il Duca di Vandonio , spedito dal Re nelle 
Fiandre; ma sebbene Luigi Duca di Orleans, il quale 
avvertito esservi appostati i Tedeschi sul territorio 
di Novellara , adunò ben tremila combattenti , ed a 
Guastalla condusseli . Una parte giunse a' 2 di Ago- 
sto, e si accampò all'Olmo , alla Pieve , a S. Giaco- 
pò, ed al Po , con otto pezzi di cannone: l'altra 
venne la mattina appresso accompagnandola lo stesso 
Duca di Orleans , che visitò subito la fortificazione . 
Il numero degli Uffiziali era assai grande, e superio- 
re ai disegnati quartieri : però con moltissima noja 
degli abitanti si presero gli alberghi per forza, come 
loro meglio parve . Alle mura della Città furono es- 
posti otto pezzi di artiglieria , ed altri ventisei con- 
dotti ne furono vicino al Po al Casino del Duca , 
dove steso un Ponte, si fecero indi passare tutti gì' 
infermi soldati, trasferiti all'Ospedale di Bozzolo, e si 
mando parte della truppa a Gazolo. 

Ma tutto questo apparato che giovò mai a' 
Francesi? I Tedeschi, occupato Carpi, attendevano a 
procacciarsi la conquista di R-eggio , e si avanzarono 
sino alla Botte, accampandosi alla Margonara , e ne' 
prati della Delfina . I Francesi stando sul luogo , e 
non movendosi , altro non fecero ,, che danneggiar il 
contorno delia Città , troncando infinita quantità di 
alberi sino alla Pieve, e alzando una trincea, che co- 
minciava dalla Chiesa del Baccanello, andava alla Pie- 
ve 



LIBRO XI li. a 9 i 

ve , e di là a' Cappuccini . Stavano essi ristretti in 
questo vallo , mentre gli Ussari Alemanni accampati 
oltre l'argine de' Panzi , depredavano il Guastallese , 
Reggiolese , e Luzzarese . Già il Principe Eugenio 
mandato aveva al Duca d' Orleans suoi Trombetti, e 
Tamburini con intimazione di ritirarsi da questo po- 
sto : e questi non arrischiandosi di porsi in atto di 
resistenza, e tenendosi mal sicuro, fece a' i y marciar 
le sue genti a Viadana , seguendole il giorno appres- 
so coli' artiglieria , e bagaglio. Passato ch'ebbe il Po, 
disfece il Ponte , e prese il viaggio di Cremona , ri- 
manendo in Guastalla uno scarso presidio di France- 
si , parte de* quali erano comandati dal Principe 
d'Arcourt Lorenese Parente della Duchessa di Manto- 
va , il quale infermo di vajuolo , mori due giorni ap- 
presso in Casa de' Marchesi Tirelli , dove alloggiava. 
Lieti i Tedeschi di aver senza sfoderar una spada ri- 
mosso dai contorni di Guastalla T Esercito nemico , si 
avanzarono, scorrendo liberamente sino alla Tagliata, 
e al Baccanello . Il giorno 23 si appressarono alla 
Porta di S. Giorgio , rubando venti capi di bestiame 
ai nostri villani , ridendosi di cinquanta Francesi usci- 
ti indarno per inseguirli. Occuparono Reggiolo, e mi- 
nacciando ferro e fuoco a que' terrazzani , li costrin- 
sero a somministrar loro cento carri di fieno , cinquan- 
ta sacchi di spelta , mille pali di legno , e cento uo- 
mini da travaglio per munir le trincee , che si fabbri- 
co z ca- 



2 9 i ISTORIA 

cavano intorno a Rolo i dove aveano il campo • Sep- 
pero quindi , che il giorno 28 passar dovevano vici- 
no a Guastalla 800 Prigionieri Alemanni scortati da' 
Francesi, che ii conducevano a Campagnola per farne 
scambio : pero mossi da licenza militare , o così dai 
maggiori Uffizìali contro la stessa lor fede eccitati , 
vennero ad appostarsi al noto passo , dove assalendo 
le scorte, tolsero loro di mano i prigioni, e quelle in 
mezzo alle armi pigliando , guidaronle prigioniere al 
campo loro . Tali erano i movimenti militari in que- 
ti nostri contorni , da' quali si argomentava la vicina 
perdita de' Gallispani , e la caduta irreparabile del 
Duca di Mantova. 

Infatti a Torino i dove l'armata dava di se stes- 
sa un fiero teatro , rotti furono i Gallispani dal Prin- 
cipe Eugenio il giorno 7 di Settembre con perdita 
grandissima di gente , e di artiglieria : onde non sa- 
pendo questi come provveder meglio alle cose loro, si 
ridussero tutti a procurar la difesa di Mantova , la- 
sciando in Guastalla il solo Reggimento di Monferra- 
to. Rimisero i! Ponte sul Po a Guastalla , e il dì 2 y 
vi posero a guardia due Galeoni armati : ma perchè 
sentivano essere grandissimi i progressi dell'Armi Au- 
striache dilatatesi a Milano , a Casale, a Novara, lo 
ritirarono tre giorni dopo pili indietro a Borgoforte . 
Gli audaci Alemanni erano intanto sempre attorno 
alle nostre mura a far qualche danno : il perche si 

mol- 



LIBRO XII 7. Zfj 

moltiplicavano le opere a comune difesa , e si attese 
specialmente a fabbricar una mezza luna , che guar- 
dasse la Porta di S : . Francesco «, Tali rimedj non ba- 
stavano però a guardarsi dai continui insulti : onde il 
Governator Conte Caraccf , e l'Auditor Mantovano 
paventando un improvviso assalto da tante milizie , 
che si venivano affollando, messe in salvo le pili pre- 
ziose cose nel Convento delle Cappuccine, ed imbarca- 
te le altre di più comune uso , si rifugiarono a Man- 
tova. Già il Principe d' Hassia Cassel con molti fan- 
ti , e cavalli ,• venuto era ad unirsi alle altre truppe 
tedesche , guadagnando paese ; s ad istanza del Mar- 
chese Luigi Gonzaga , possessor di molti beni ih Luz- 
zara , avea spedito buon numero di salvaguardie a 
quella Terra. Il giorno io di Ottobre fece poi mar- 
ciare l'Esercito Imperiale diviso in due colonne verso 
Guastalla per la parte di Reggiolo ,• e Luzzara . Alla 
Rotta, e in Camporainero si piantaron le tende, pas- 
sando ad un tempo a S. Vittoria un grosso corpo di 
Soldati, alloggiato prima a Novellara . Si videro ses- 
santa dragoni a suon di tamburi , e pifferi venir per 
la strada di S. Giorgio a Solarolo , e passar il Pon- 
te del Baccanello , per gire a Gualtieri ;■' mentre la 
notte precedente il giorno 12, lo stesso Principe 
con ottocento Corazze si pose alla Villa di S. Gi- 
rolamo . 

Il Presidio di Guastalla , veggendosi circondato in 

tal 



2 9 4 ISTORIA 

tal guisa, tentò di dar acqua alle fosse , ma gli ven- 
ne impedito dal nemico impadronitosi del Ponte del 
Baccanello , presso cui sono le chiaviche , onde trar 
l'acqua. Piìt non venivano in Guastalla vettovaglie , 
per la vigilanza degli assediatori , né vi era munizio- 
ne bastevole a difesa . Consigliaronsi adunque i Capi- 
tani di evacuar tacitamente la Fortezza , e presero a 
distruggere le palizzate , a far mine sotto alcuni La- 
loardi , per farli volar in aria nell'atto di partire , e 
a imbarcare sul Po tutto il loro bagaglio « Il giorno 
5 di decembre attesero il bujo della notte, in cui im- 
barcata f artiglieria , mandarono fuor della Porta di 
S. Giorgio le milizie senza batter tamburo , e le indi- 
rizzarono al Po . Le mine allora avendo ricevuto il 
preparato fuoco , rovesciarono con grande spavento 
il baloardo di S. Carlo , e il baloardo Lojano , onde 
i Dragoni Tedeschi, alloggiati ia un Casino posto al- 
la metà della strada, che guida a' Cappuccini, accor- 
ti di quanto accadeva , inseguirono alia coda i fug- 
gitivi, caricandoli di moschettate sino all'imbarco. 

Così evacuata un altra volta Guastalla dalle ar- 
mi Gallispane , e ritornando in balìa de' Tedeschi , 
sottratta videsi al dominio del Duca Ferdinando Car- 
lo , e prossima a ubbidire novellamente a Don Vin- 
cenzio suo legittimo Signore . Il Colonnello Conte di 
Tuy entrato con cinquanta Dragoni in Città, pose le 
guardie alle porte , e ne dichiarò interinalmente Go- 

ver- 



LIBRO XIII. z$b 

vernatore il Conte Francesco Caracci , consegnando- 
gliene le chiavi : e il dì seguente venne a presidiarla 
con cinquecento fanti il General Vetzel , partito a tal 
fine da Reggio . La nuova di tal cangiamento di co- 
se fu tosto per Cornerò spedita al Duca Vincenzio a 
Venezia dal Conte Giambatista Binarti , che al ritor- 
no del messaggero ebbe Patente di Agente Generale 
di tutto lo Stato , con autorità di creare il Governa- 
xor di Luzzara , e il Commissario di' Reggiolo . An- 
dò il Fisco a prender possesso di dette Terre , e il 
giorno iS radunatesi le tre Comunità nel baione 
del Ducal Palazzo , in presenza del Comandante del- 
le armi Cesaree , rinovellarono il giuramento di fe- 
deltà a Don Vincenzio , per la cui ristabilita for- 
tuna fu il dì appresso renduto a Dio solenne ringra- 
ziamento . 

Non sapendo i Tedeschi quanto tempo fosse an- 
cora per durare la guerra, cominciarono a risarcire le 
nostre minate mura , facendovi concorrere que' di 
Gualtieri, Pomponesco, Luzzara , Reggiolo , e Suzza- 
ra . Ma la Francia, che avea gittato immenso dena- 
ro in questa lunga inimicizia , e stanca sentivasi di 
sostener sì gran peso , applicossi 1' anno seguente a 1707 
trattati di concordia colla Potenza Imperiale , e a' 1 3 
di Marzo fu conchiuso in Milano , che le armi fran- 
cesi evacuato avrebbero tutta la Lombardia , rila- 
sciando a Cesare liberamente il Castello di Milano , 

Gre- 



2 5 <? ISTORIA 

Cremona , Mantova , Sabbioneta , e la Mirandola * 
Con queste, ed altre condizioni fu il giorno 20 pub<- 
blicata la pace . Fu però infausta questa concordia al 
Duca Ferdinando Carlo , esempio miserabile della pili 
lagrimevcle peripezia . Egli che avea tanto operato 
per la Corona di Francia , offerendole tutto il suo 
stato, la sua persona, le sue ricchezze; egli, senza di 
cui non avrebbero potuto le armi Gallispane divertir 
le loro forze in Italia , per ivi tener a bada un Ira- 
peradore , tanto che Francia assicurasse nella propria 
famiglia il Regno doviziosissimo delle Spagne ; egli 
lusingato da tante promesse , non fu punto considera- 
to in questa pace ; e parve esecrabile ai medesimi 
amici suoi , talché bocca non si trovò , che schiudes- 
se una voce , affinchè Cesare scusasse la sua ribellio- 
ne, e di perdono degnandolo, nel proprio stato vive- 
re lo fasciasse . Questa vittima infelice de' suoi sem- 
pre inconsiderati trasporti, conobbe altura quanto im- 
portato sarebbe eh' egli per tempo applicandosi a 
ben reggere i suoi Popoli , e le cose proprie , non 
avesse lasciato se stesso in balia di adulatori , d'inte- 
ressati Ministri , e di pessimi Consiglieri . Vide , ma 
troppo tardi, che il vivere, come egli avea fatto, sem- 
pre spensieratamente fra le crapule , e fra la pili fu- 
riosa libidine , non è ciò che genera ai Principi feli- 
cità ; mal potendo l'uomo abbandonato a simili vizj 
provvedere al proprio bene 5 anzi dovendogli succe~ 

de- 



LIBRO XIII. 2 9 y 

dere , anche umanamente parlando , ogni sventura . 
Non curato adunque da' suoi A mei , che indifferenti 
alla sua disgrazia lo abbandonavano ; non compiante! 
dai Sudditi , che sempre ne avearto abborrko il fre- 
no; mirato con trace aspetto dalla Imperiai Maestà , 
vicina a punirlo come fedifrago , e spergiurò ; abban- 
donò col pianto alfe ciglia l'avito Stato \ e rifugios- 
si a Padova . La Consorte insensibile al duolo di un 
Marito sì dissoluto , abbandonandolo in braccio a' 
suoi rimorsi, e alla disperazione , tcrnossene in Fran- 
cia , dove terminò poi i suoi giorni a' 1 9 di Decem- 
bre del 1710 nella Città di Parigi . Le Famiglie pili 
Nobili di Mantova, vedendo la Città abbandonata, 
spedirono ambasciadori al Principe Eugenio , sotto- 
mettendosi a lui colla maggiore umiliazione ; e fecero 
a quel famoso guerriero conoscere, essere sempre sta- 
to contro loro voglia, che la Patria si fosse a Cesare 
dichiarata ribelle. 

Così decampati i Francesi , e ridotto il Manto- 
vano alla soggezione dell' Imperadore , fu tolto nel 
Maggio da Guastalla il Presidio Tedesco . Il Duca 
Vincenzio toltosi colla sua Corte da Venezia venne a 
noi , e pranzato agii 8 di Luglio al suo Casino sul 
Po, entrò la sera in Guastalla tra gli evviva del Po- 
polo . Trovò spogliato il suo Palazzo di ogni sorte 
di arredi , onde gli convenne pensare a ornarlo no- 
vellamente . Mentre però assicurato nel suo dominio 

Tom. III. pp co- 



jt$$ ISTORIA 

cominciava a spirar aure di pace , e meditava accre- 
scimenti alle sue fortune , tolta gli fu da morte la 
Duchessa Maria Vittoria sua moglie il giorno 4 di 
Settembre, con suo grande rammarico. Si celebrarono 
solennemente le esequie di lei , in mezzo alle quali 
orò il P. Galanti da Novellara Cappuccino , e fu de- 
posto il cadavere della defunta nella Tomba de'suoi 
.maggiori ai Teatini ,. 

Meritava la fedeltà del nostro Duca di essere dall' 
Imperadore largamente ricompensata : il perchè essen- 
do già morto fin dai 24 di Aprile del 1703 Gian- 
fy : moz$co Gonzaga J)uca di Sabbioneja , Principe di 
Bozzolo , del cui dominio erasi il Duca di Mantova 
impossessato, deliberò d'investirlo della Città, e Prin- 
cipato di Bozzolo , del Marchesato di Ostiano , della 
Contea di Pomponesco, della Terra di Comessaggio ,, 
.non meno che di Rivarolo , Cividale , Isola Dovare- 
se , §. Martino dall' Argine , e giurisdizione di Canta- 
rana , con tutti i diritti annessi a detti luoghi ,, già 
posseduti dai discendenti di Gianfrancesco Gonzaga fi- 
gliuolo di Lodovico Marchese di Mantova , del- 
la cui prosapia io già trattai nelle mie Lettere 
sopra le Zecche di Sabbioneta , Bozzolo , e Pompone- 
sco . La nuova del formato Decreto giunse in Gua- 
stalla a' 21 di Maggio del 1708, e come rallegrò 
tutti gli amici di Don Vincenzio , cosi rattristò per 
modo Ferdinando Carlo , che in età di soli $7 an- 
ni 



LIBRO XIII. z 99 

ni travagliato dalla podagra , e pili dall' avversa for- 
tuna, e dagl'interni travagii, cessò di vivere in Pado- 
va il giorno 5 di Luglio . Narra il Muratori ,, essere 
corsa voce , che fessegli affrettata col veleno la mor- 
te: ma il solo tristo suo decadimento bastava anche 
troppo a farlo morire accorato . Dopo ciò fu segnato 
in Vienna a' 14 di Agosto il Diploma , con cui fu 
Dun Vincenzio investito di sì florido , ed ampio Pae- 
se (a). 

Il Duca di Lorena figlio dell' Imperador Ferdi- 
nando III. e di Eleonora Gonzaga di Mantova, pre- 
tese il Monferrato, come Feudo di ragion delle femi- 
ne di Casa Gonzaga , e loro discendenti : ma perchè 
1' Imperador Leopoldo per un Trattato degli 8 di 
Novembre del 1703 lo avea promesso al Duca di 
Savoja, che fu poi Re di Sardegna, venne il preten- 
dente acchetato con assicurazione di ricompensa cor- 
rispondente . Nel tempo stesso il nostro Duca fece 
rappresentanze delle ragioni , che aveva sul Ducato 
di Mautova, come l'unico , e il pili prossimo al ret- 
to stipite di quella Casa ; e dimostrò di essere chia- 
mato a succedervi , tanto in vigore delle Investiture, 
quanto in virtù della Pace di Ratisbona del 163 1 . 

Leg- 



( a ) Appendice N. XVII. 

PP 



S oo ISTORIA 

Leggesi stampata una bella Allegazione di un Giure- 
consulto anonimo , intitolata : In Mantuana Feudi Ju- 
ris Responsum prò Vincendo Gonzaga Duce Guascal- 
loe Qc* , ove pienamente si pongono in luce tali forti 
motivi , che furono ben intesi alla Corte Imperiale , 
ma non riportarono che promesse ; poiché trattandosi 
di uno stato considerabile, che si era incamerato, co- 
minciò 1' interesse del Fisco a tergiversare per non 
vederselo fuggir di mano . Ciò non ostante si spera- 
va così che fòsse fatta al nostro Duca giustizia , che 
la Nobiltà Mantovana , e spezialmente tutti i Signori 
Gonzaghi augurandoselo per sovrano , con atti di os- 
sequio , con visite , ed altri simili omaggi presero a 
cattivarselo . Frattanto andò il primo giorno di Set- 
tembre col Marchese Corrado Gonzaga suo Camerier 
maggiore, ed altri nobili a prender il possesso deno- 
minati Paesi oltre Po , e gli fu dato pur anche dal 
Conte Giambatista di Castelbarco il dominio del Du- 
cato di Sabbioneta a nome dell' Imperadore , comec- 
ché spedita non gli fosse stata ancora 1' Investitu- 
ra di quel Ducato , già destinatogli per sempre pili 
abbonacciarlo nelle sue pretese di tutto il Manto- 
vano . 

Oltre i due figli già nominati, aveva egli atte- 
nuto dalla Duchessa Maria Vittoria tre figlie . Una 
fu la Principessa Maria Isabella nata a' 24 di Marzo 
del 1680, che per mala affezione di corpo , e di spi- 
ri- 



LIBRO XIII. 301 

rito inabile rimase ad accasarsi : l'altra Antonia , che 
mori fanciullata a 1 28 di Giugno del 1685 : la terza 
Eleonora , venuta in luce a' 13 di Novembre del 
1686 . Su di quest' ultima , cresciuta essendo cosi Li 
fortuna di Don Vincenzio , fu posto l'occhio dalla 
celebre Famiglia de' Medici di Toscana in questi 
tempi ; mentre la sterilità della gran Pincipessa mo- 
glie di Ferdinando Ereditario di Toscana, minacciava 
l'estinzione di quella famosissima stirpe . Il Gran Du- 
ca Cosimo volendo tentar di provvedere , operò che 
il secondogenito Francesco Maria svestisse la già ot- 
tenuta Porpora Cardinalizia , e si ammogliasse , desti- 
nandogli la suddetta Principessa nostra per moglie , 
' onde cominciò a maneggiarne il trattato , perseve- 
randosi a farne parola vieppiù caldamente nel seguen- 
te anno , in cui fu accolto in Guastalla un illustre 170^ 
viaggiatore, qual fu Federigo IV. Re di Danimarca , 
venutovi da Modena a' 27 di Aprile , incontrato ai 
confini dal Duca con tutta la pompa. Ebbero l'onor 
di alloggiarlo i Signori Marchesi Tirelli , i quali con- 
servano ancora memorie del Regal Ospite , e il Du- 
ca diedegli in Corte la sera un solenne festino , in 
cui la destinata Sposa danzò col Re , che proseguì 
poi suo cammino verso Borgoforte, accompagnato dal 
Duca, e da' suoi Cavalieri. 

Intanto venuto il tempo di far il cospicuo pa- 
rentado, ricevute già dalla Principessa le felicitazioni 

co* 



3 oz ISTORIA 

comuni , giunse a Guastalla a' 28 di Maggio il Mar- 
chese Capponi, Inviato del Gran Duca , il quale co- 
me Procuratore del Principe Ferdinando fece le con- 
suete cerimonie, e dieile poi T anello il dì 30 di 
Giugno nella Cappella di Corte , alla presenza di 
Monsignor Cesare di Spilimbergo nostro Abate Ordi- 
nario. Dopo otto giorni di feste fu condotta dal Ge- 
nitore alia Stellata , ove allo sbarco ebbe incontro 
molta Nobiltà Fiorentina , che la guidò a quella Ca- 
pitale, entrandovi ella solennemente a' 13 di Luglio . 
Ma il rimedio per assicurar discendenza alla gloriosa 
famiglia de' Medici fu tardo , perchè il Principe toc- 
cava già i cinquant' anni , ed era di sì poca salute , 
che non giunse a compiere Tanno secondo delle sue 
nozze , lasciando vedova , e senza prole la Principes- 
sa, di cui verrà occasion di parlare altra fiata. 

Non evacuandosi mai la Città di Mantova dai 
Tedeschi , che a titolo di amministrazione tenevano 
tutto quello stato , proseguiva il Duca a far le sue 
istanze rappresentare all' Imperadore col mezzo del 
Conte Francesco Torresini suo Residente in Vienna . 
Le repliche delle sue troppo evidenti ragioni non 
lasciavano di far qualche breccia nelf animo di Cesa- 
re; onde ove non sapeva risolversi di concedere quan- 
to si desiderava, abbondante almeno mostravasidi en- 
comj , e di onori verso del pretendente , cui sotto il 
giorno 17 di Settembre spedì un Diploma pieno di 

elo- 



LIBRO XI IL 303 

elogj, e commendazion de' suoi meriti, privilegiandolo 
di poter usare il titolo di Serenissimo , come altri 
Duchi entro , e fuori d' Italia (a) ; e spedendogli 
eziandio a' 7 di Gennajo del 17x0 l'Investitura di 
Sabbioneta colla conferma de' Privilegi goduti dagli 
estinti Duchi di quella Città (£) . Gareggiò nel tem- 
po stesso per onorarlo la Repubblica di Venezia , as- 
crivendolo alla sua Nobil|à , ed al Consiglio in luogo 
del morto Ferdinando Carlo 9 e si sperava pure , che 
gli affari suoi migliorassero , e che vinta l'ostinazione 
de' Ministri Imperiali , dovesse Mantova in lui riave- 
re i suoi Duchi. 

Ma la morte dell' Imperador Giuseppe , succedu- 
ta a' 17 di Aprile del 171 1 5 fu a lui fatale ; poiché 
1' Imperadrice Eleonora sua Madre il governo pi- 
gliando a nome del tenero Nipote Carlo VI. , velie 
assumere direttamente anche il dominio di Mantova, 
sotto pene gravissime ordinando a quella Città e 
Popolo , che dovesse prestar giuramento di fedeltà 
alla Corona Imperiale : sicché quel Ducato , che si 
era fin qui considerato come cosa accordata dal Con- 
siglio Elettorale alla Casa d'Austria a titolo di am- 
ministrazione , passo ad essere risguardato come una 

prò- 



( a ) Appendice V. XVIII. 
( b ) Appendice N. XIX. 



304 ISTORIA 

proprietà dell' Impero (a) . Se ne riputò grandemen- 
te pregiudicato il Duca Vincenzio , il quale a' 14 di 
Luglio innanzi all' Elettor Palatino , uno de' Vicarj 
Imperiali , protestò nulli e insussistenti gli atti dal- 
la Imperadrice esercitati , ed avanzò le sue istanze 
a tutti gli altri Elettori , i quali risposero di non 
aver giammai perduto di vista le sue troppo giu- 
ste ragioni , e che ommess9 non avevano di darne 
al defunto Imperadore opportuno ricordo , siccome 
anche erano deliberati a non consentire giammai , che 
gli fosse recato verun pregiudizio in cosa di tanta 
importanza . Infatti unitosi il Collegio Elettorale a 
Francfort , e ricevutesi ivi le nuove istanze del Duca, 
fu a lui in data de' 24 di Decembre spedita la se. 
guente Lettera % 



SE. 



( 4 ) M«moire poiu le Dvic de. Guastalle pag. 4. 



LIBRO XIII. 3 o5 

SERENISSIME 



N, 



ecessarium duxìmus prasentibus hisce exponere S, M* V. C. 
illud quod ad Colle gium Elettorale Dux Guastallensis de Duca» 
tu MantuA , & quod ad ejus possessionem & acquisitionem con* 
vernit per Eegatum Comitem Fantoni dederit , recor damur equi' 
dem adhuc bene quam Sententiam nos prAsentes Elettores , & re- 
cettive nostri absentes, D. D. principales respettu S. C. M. b. m. 
& illustrissimA Domus Austriaca devenerimus , postquam vero 
tunc temporis simul mentio fatta est juris & prAtensionis Domus 
GuastalU ; & propte^ea Aquitas disquisitionis earumdem praten- 
sionum supra nominata beatissima memoria $. C. 3f. a nàbis & 
respettive supra nominatorum DD* nostrorum gratiosissimorum 
Principalium debita reverenti a exposita fu ere , ista discussi o vero 
nundum finita , quamvis eapropter apud Collcgium Elettorale de 
novo fuent fatta instantia V. C. M. non dàspliccbit Jsiam disqui- 
sitionem bene memorata Domus Guastalla jura & pratensiones 
quam primum ad manus sumere , & granosissime dignabitur 
cum Collegio Elettorali , quemadmod.um B. B. C, Leopoldus in 
causa hac principali feloni a nempe , dignatus fuit , ita quoque in 
hoc », ex ista causa proveniente , negotio conferre , & humillimo 
concilio ac consensu Domui Guastalla iterum illud restituere quod 
justitia & Aquitas postulant . Deus optimus maximus V, C* M. 
disquisitionem rei hujus maximi sani momenti & Ducatum con» 
spicuum concernentis benedittione ulteriori armorum suorum glo- 
riosissimorum compensabit : praprimis si durante ista disquisitione 
Domui Guastalla praserui bello valde depauperata alimenta tali 
domui digna gratisissime prastaret , id quod est de quo S*C»V»M. 
dili gemer & debito med» humiliter imploramus V» C M. bene dì» 
ttioni divina commendantes & permanentes V. C. M. &c. 

Tom. III. qq Fé- 



3o<? ISTORIA 

Fece il detto Collegio le istanze pih premurose 
mettendo in vista le sofferte calamità del Duca di 
Guastalla ,, i suoi fedeli servigi , i titoli , pe' quali 
Mantova se gli dovea ; ma non mmeavano malevoli, 
i quali con false ragioni studiaronsi -d'impedir la giu- 
stizia . Dicevano essere tale il delitto di fellonia di 
Ferdinando Carlo , che involti avrebbe anche i figli , 
se avuto ne avesse 5 di modo che il Ducato sarebbe 
in ogni maniera stato confiscato dall' Impero , senza 
obbligazione d'investirne un pili rimoto parente, corri' 
era il Duca di Guastalla , il quale se era successore 
di sangue , non veniva di conseguenza , che fosse an- 
che successore di eredità . E tali ragioni esposte con 
tutto l' apparato si fecero comparire nelle Memorie di 
fatto , e di ragione riportate negli Atti della Pace di 
Utrect . 

Vacava intanto la Chiesa Abaziale di Guastalla, 
per morte di Monsignor Cesare di Spilimbsrgo acca- 
duta fin a' 21 di Luglio dell'anno addietro ; quando 
trattatasi la scelta del successore , cadde questa nella 
persona di Monsignor Guidobono Mazzucchini Arci- 
prete di Bozzolo , che venne a prendere il possesso 
171 2 della nuova Dignità il giorno 14 di Maggio del 171 2. 
Pili che mai nel tempo stesso si dibattevano in Vien- 
na i punti di diritto allegati dal Duca . Egli chie- 
deva Mantova 9 e Carlo VI. lo tratteneva con onori- 
ficenze , destinandogli 1' insigne Ordine del Toson 

d' 



LIBRO XIII. 307 

d'oro, che gli fu recato dal Maresciallo di Thun a'14 
di Luglio . Tutto fanno seguente fu speso nel trat- 1713 
tar questa lite ; in cui tanto impegnaronsi gli Eletto- 
ri , ed altri Amici , che dopo varie discussioni , par- 
ve l'Impero deliberarsi di cedergli Mantova , a con- 
dizione però , che vi dovesse mantenere un Presidio 
Alemanno . Proposta a Don Vincenzio la cosa , ne re- 
sto ammirato , credendo pure che_ di giustizia gli si 
dovesse Mantova senza vincolo alcuno : onde incomin- 
ciò a tenere frequenti consigli co' suoi Ministri , che 
gì' inculcarono di prendere quel Ducato ad ogni pat- 
to ; sicuro di potersi col tempo disciogliere da ogni 
gravosa condizione . Egli ondeggiava su la risoluzio- 
ne , e ricorrendo ad altri per suggerimenti , trovò 
chi o per invidia , o per interesse privato , fomentò 
in lui la naturale ostinazione di voler le cose a suo 
talento , esortandolo a star forte nella richiesta , e ri- 
fiutare ogni condizion di Presidio . Gli fu fatto cre- 
dere , che l'impegno de' migliori Potentati era tutto 
rivolto a procacciargli favore ; e taluno de' Ministri , 
ch'ei teneva alla Corte Imperiale , o guadagnato, o 
ingannato, lo assicurava, che il tutto sarebbe andato 
a seconda • 

Un giorno trovandosi in Consiglio , e senten- 
dosi esortare dal Conte Giambatista Benatti , dal 
Conte Francesco Torresini , dal Conte Pacini , 
e da altri , a non esitare cotanto sull' accettar 

qq z Man- 



3o8 ISTORIA 

Mantova coli' accennata condizione , qual uomo com- 
battuto da contrarj pensieri , alzossi in piedi, e im- 
merso in profonda meditazione , stette si a lungo ta- 
cito , e cogitabondo , e insieme sì immobile , che i 
detti Signori ne rimasero stupefatti . Aspettavano eh' 
egli si riscuotesse 7 e parlasse; ma vedendo ch'ei non 
finiva di starsene in tal positura , sciolse con molta 
riverenza la lingua il Conte Benatti , chiedendogli 
cosa mai pensasse , e qual risoluzione volgesse nelf 
animo . Penso , ei rispose , s' io debba o non debba 
accettar Mantova con Presidio : al che ripigliando egli- 
no 9 che assolutamente pareva loro , che accettar la 
dovesse : ei con molta serietà trasse di tasca alcune 
Lettere di personaggi qualificati , che lo esortavano 
al contrario . I Consiglieri guatandosi allora 1' un l'al- 
tro, ne sapendo che dire , lasciarono che il Duca ri- 
solvesse a suo talento . Egli uscito dal Congresso spe- 
di la Stàfetta colla dura risposta , di voler Mantova 
per giustizia, libera di ogni gravame. Marciava a bri- 
glia sciolta verso Vienna l'irrevocabile messo, quan- 
do uno ne giunse con lettere di somma premura, le 
quali esortavano ad accettar il Ducato colle condi- 
zioni offerte, mentre non era pili possibile il far can- 
giar l'Impero di sentenza . Ma il dado era tratto . Il 
voler troppo , e il non badare al consiglio de' fidi 
suoi Cortigiani tolse al Duca in un punto la migliore 
fortuna . Venne infatti il tempo , in cui si conchiuse 

la 



LIBRO XIII. 309 

la Pace di Rastat fra Carlo VI. , e Luigi XIV. Re 
di Francia, stipulata a' 6 di Marzo del 1714, e l'Ar- 1714 
liccio XXXI. di quel Trattato troppo freddamente 
tocco le cose de' Principi Pretendenti d' Italia ; cosic- 
ché non fu punto costretto l' Impero a indennizzarli . 
Eccone le parole in apparenza favorevoli, ma sostan- 
zialmente inconcludenti : Per far gustare a? Principi, e 
Stati a" Italia i frutti della Pace tra V Imperadore , ed 
il Re Cristianissimo , sarà mantenuta esattamente la 
neutralità 5 ma sarà anche raiduta buona e pronta giu- 
stizia da S. M. Imperiale a Principi , o Vassalli delV 
Imperio per le altre Pia^e , Paesi , e Luoghi in Ita- 
Ha , che non sono stati punto posseduti da Re di Spa- 
gna della Casa d'Austria , e su i quali li detti Prin- 
cipi potrebbero avere qualche legittima pretensione , cioè 
al Duca di Guastalla , Pico della Mirandola , ed al 
Principe di Castiglione ; serica pero che ciò possa inter- 
rompere la pace , e neutralità £ Italia , ne dar motivo 
ad una nuova guerra. 

Alla novella di tali risultati fu il Duca preso da 
un forte rammarico , e rimase abbattuta la sua for- 
tezza . Avezzo a sostener coraggiosamente i colpi 
dell' avversa fortuna , si sforzò a dissimulare la piaga 
cagionatagli all'animo da un colpo troppo funesto 5 
ma non aveva ne 1' età , né il vigore di pili resiste- 
re . il peso della disgrazia improvvisamente l'op- 
presse il giorno 27 di Aprile con un colpo acer bis- 
si- 



3io ISTORIA 

simo di apoplessia , che dopo un' agonia di otto ore 
lo tolse dai viventi in età di ottani' anni , undici me- 
si , e dieci giorni , con gran dolore de' Sudditi, che 
fìglialmente lo amavano . Deposto il suo corpo nel 
consueto sepolcro ai Teatini , si celebrarono poco do- 
po le solenni esequie nel Duomo , e recitò una ele- 
gante Orazion funebre il Marchese Piermaria dalla 
Rosa Letterato Parmigiano . 

Fu questo Principe di grande statura , di aspetto 
grave , e severo , di altero animo , e piuttosto rigi- 
do , benché non senza clemenza ovunque il chiedesse 
ragione . Non piegò mai a cose , che importassero 
mollezza, o soverchio lusso,- onde ne lauti banchetti, 
né caccie , né giuochi giammai gli piacquero . La 
scherma in gioventù lo alletto grandemente , e diven- 
ne così eccellente maneggiator della spada , che po- 
chi a lui paragonar si potevano . Si dilettò di gene- 
rosi, e bei Cavalli; e fu amantissimo della cultura de' 
Fiori, sendone così vago, che oltre l'andarne sempre 
adorno , accettar soleva come cosa oltre modo grata 
il presente di un elegante mazzetto. Divenuto Sovra- 
no fu il terror de' viziosi , che mai sotto di lui non 
rimasero impuniti, avendo in cuore la massima ognor 
vera , che il non castigare i delinquenti è lo stesso 
che mortificar gì' innocenti , e volere la loro depres- 
sione . Soleva dire a' suoi Sudditi , che avessero cura 
delle case loro il giorno , mentr'egli vegliato avrebbe 

la 



LIBRO XIII. 3 u 

la notte a guardarli dalle insidie de' malviventi. E in 
fatti non vi fu Stato, che pili del nostro fosse a que' 
giorni privo di Ladri , e Malandrini ; e pochi , i qua- 
li fossero accusati di aver trasgredito gli ordini suoi , 
o avessero osato di perdergli il rispetto , vantar si 
poterono d'essere sfuggiti dalle sue mani. Co' buoni 
fu buono, e pose il colmo alla sua virtù , con essere 
pio, e religioso, come a Cristiano Principe si convie- 
ne . Un sol difetto però in lui notar voglio , ed è , il 
non aver fatto dar a' suoi Figli una migliore educa- 
zione • Ma forse degno di scusa lo rendettero le sue 
vicende, che negli anni pili teneri de' figli lo costrin- 
sero a menar vita privata . Quando poi crebbero , il 
troppo desiderio di conservarli , e tenerli guardati 
dalle insidie di coloro , da' quali temeva a' medesimi 
o ferro , o veleno , non gli permise giammai di la- 
sciar loro veder mondo : onde confinati in Guastalla, 
non poterono apprendere ne signorili costumi , ne 
massime di retto governo . A stringere tutto in po- 
co, fu saggio, cauto, prudente, giusto, e ottimo Prin- 
cipe , che vive ancora immortale nella memoria de' 
Guastallesi , i padri de' quali lo videro , lo ubbidiro- 
no , e ne commendarono a' figliuoli il nome , e le 
virtudi . 



Fine del terrodecimo Libro • 



3 l 3 
«J^ss-^ xg^xaJf^ v?*^^^ t «fV**' v^y <f*s*v , fe<3' ss*^ «-<3< 



APPENDICE. 



NUM. I. 

Dall' Archivio Segreto di S. A. R. 

An. 1558. 

Ferdinando I. Imperadore aumenta i Day 

di Guastali* a norma delle tasse 

di Borgoforte . 



A erdinandus divina favente clementia E- 
lechis Romanorum Imperator semper au- 
guftus &c. Recognoscmms per praesentes 
litteras noitras prò nobis & snecessonbus 
nollris futuris Romanorum Imperatoribus , 
ac Regibus , notum facientes universis & 
singulis . Tametsi nos proni propensique 
semper fuimus atqne etiamnum simits ad 
procurandum quorumlibet noitrorum j ac 
Sacri Romani Imperli subditorum Se fide- 
lium honorem commodum & utilitacem , 
quod ea res tum ad splendorem amplitù- 
dinemque Cesarea: noftrxXklsicudinis , ac 
Majeftatis , ad quatti Deus Opt. Max. prò 
summa sua bonitate nos evexic, maxime 
pe'-tineac , cum etiam innatse nortrs benì- 
gnicati consentanea exiftac . Tamen mens 
animusque nofter erga eos potissimum cle- 
raenter atòcitur , qui cum aiios gradu Si 
Tom. III. 



dìgnitate a majoribus dedu&a antecelknt , 
iisdem etiam fide , morii m houeftate Se 
prseclaris facinoribus egregìisque in Rem. 
pubJicam meritis prillare ituduerunt . Eos 
namque pra casteris quoque a nobis Se ho- 
norum ornamentis , Se gratiarum , privile- 
giorum , iibercatum , & praerogativarunì 
praemiis remunerari , Se cond^corari decer, . 
Proinde cum nobis animo obversarentur 
multa: egrsgia? , Se excellen-es animi dotes 9 
quibus Iliu. Don Cssarem de Gonzaga 
Principini Melfetta? & Ariani Ducem Coa- 
sanguineum noftfum charissimum ab Altis 
simo praeditum esse preclaro Principum 
Se magnorum virorum teftjmor.io accepi- 
mus ; item egregia obsequia qua: qucr.dam 
ejus pater Illu. Don Ferdinandus de Gon- 
zaga a juventute ad extremum usque vita; 
sus Serenissimo Se Potentissimo Imperatori 
Carolo Quinto fratri Se domino nol^ro 
charissimo , Nobis , Sacro Imperio , Se 
prauerea eciam Serenissimo Principi Domi- 
no Philippo Hìspaniarum & Anglise Regi 
Catholico nepoti noftro charissimo pacis 
& belli tempore in multis & diversis ma* 
gnis expeditionibus tam in Italia quam 
aliis provinciis maxima fide , fortitudine > 
animique conftantia , Se promptitudine cum 
magna sua laude } atque Reipublica: utili- 
tate ha&enus exhibuic , spretis ac pospo» 
rr sicìs 



314 



APPENDICE. 



sitis omnibus perìculis , Se propriarum fa- 
cilitatimi fortunarumque ttfcpendio & jaóhi- 
ra . Siquidem etiam anno preterito propter 
hujusmodi cjus conftantiam hoftes Caftrum 
Se Oppìdum ejus Guaftallam , quod maxi- 
mis impensis Se sumptibus prò defensione 
sua , Se Sacri Imperii , ac prarlibatì Sere- 
nissimi Ne'potis noilri commodo cantra ho- 
ftium Se adversariorum suorum conatus 
munire inftituerit magna vi aggrossi ma- 
chinis aneis vehemencissime quassarunt Si 
oppugnarunt , Se a prasidiariis valida eru» 
ptione facla , divina ope juvante , fortiter 
essi , repulsi , ac rejecìi , totani eam di- 
tionem & territorium longe lateque vafta- 
runt . Nos sane existiraavimus cum racioni 
Se aquitati , tum Cesarea noftra benigni- 
tati apprime consentaneum fore , ex quo 
Dei Opt. Maximi voluntate ipse Don Ferdi- 
nandus ex hac vita decessit priusquam a 
nobis eam quam optabac benignam remu- 
nerationem prò passis laboribus , pericu- 
lis , & darrinìs recipcre potueric , ut sal- 
terà in ipsum Don Casarem fi li uni ejus 
benignitatem noftram conferemus praserti4n 
cum is veftigia Se exemplum pacris se- 
quendo pari fide , observantia Se ftudio 
Nos , Sacrum Imperituri , Se di3um Sere- 
nissimum Nepotem noftrum cura universa 
domo noftra Auftrie colere dicatur , quo 
etiam eo minori negotio capta prò noftra 
Se Sacri Imperii utilitate munitio Guaftal- 
la absolvi Se perficì possit . Ita ex certa 
noftra scientia , Se matura deliberatione 
prahabita , authoritate & poteftat* noftra 
Imperiali eidem Illuftri Don Casari de 
fconsaga benigne concessimus, Se permisi- 



mus usque ad beneplacitum Se revocatio- 
nem noftram quod possit Se valeat pnfti- 
nutn suum datium quod in Caftro & Oppi, 
do suo Guadali* noftro & Sacri Imperii 
Feudo habet , augere Se extollere a stimma, 
qua hucusque exigi consuevit ' ad illatn 
quaiuitatem qua exigitur prò teloneis seu 
Dacils Caftri Burgifortis , quod eft in do- 
minio seu territorio Mantuano situm , pro- 
ut visis & cognitis utriusque datii modis , 
& conftitutionibus , persp«3aque eorum dif- 
ferenza per prasentes litteras noftras con- 
cedimi^ , Se permittimus , quin etiam ip- 
sum Se augemus Se extollimus . VoJentes 
Se de antedida authoritatis Se poteftatis 
noftra Cesarea plenitudine statuentes , Se 
firmiter decernentes , quod idem Illu.. Don 
Casar de Gonzaga , ejusque legicUni ba- 
redes , & successores di&urn Caftrum Se 
Oppidum Guaftail* possessuri deinceps us- 
que dum hanc noftram concessionem revo- 
caverimus , Se abrogaverimus in eodem lo- 
co possint Se vaieant ab omnibus Se sin- 
gulis qui terra vel aqua ibi transitici sunt 
telonea seu dacia eo ipso modo , ordine , 
Se quantitate exigere , petere , recipere , 
& habere , quo in diólo Burgoforte exigi 
Se recipi solent , & prout nobis per fide 
dignum impositionis , seu exaftionis illius 
extra&um , vel transumptum demonftratum 
fuit Sec. Deinde scatuimus etiam Se firmi- 
ter decernimus , quod idem Illu. Don Ca- 
sar de Gonzaga ejusque legitimi haredes , 
& successores poftìnt ac vaieant omnes Se 
singulos qui hujusmodi Datia , seu telonea 
in hunc modum per nos audla solvere Se 
pendere nolueriht , aut alioquin ea teme - 



APPENDICE. 



3 l $ 



re Se animo fraudandi prseteiire ausi f ite- 
rine , per detentionam , Se arreftationem 
honorum vel personarum , aliisque hone- 
ftis , solicis , Se licitis modis impune coer- 
cere , detinere , & punire , ac in eos id 
ftatuere , quod alii in tales teloneorum ac 
daciorum defraudatcres jure vel consuetu- 
dine queunt {lattiere in quo eis per Nos 
auc successores noftros Rornanorum Irnpe- 
ratores aut Reges nullum impedimentum 
exhiberi , sed pocius omnis favor Se ju- 
flum auxilium prseftare debebit . Promitti- 
nius insuper prò nobis Se successoribus no- 
fìris Rornanorum Imperatoribus Se R^gi- 
btis , quod donec hanc concessionem Se au- 
ttionem Datiorum Guaftallae prorsus revo- 
ceir.us & cassemus , dìcìum Illu. Don Cae> 
sarem de Gonzaga 8e ipsius successores in 
ejus usu & fruitione clementer tUtacuri & 
conservaturi simus , quemadmodum etiam 
ipsimet sine noftra & Sacri Imperii offen- 
sione propria auctoritate se conerà iftius- 
tnodì defraudantes Se contemptores hujusce 
gratis nostra defendere Se tueri poterunt. 
Siquidem illis ejus rei prò conservatone 
prsfatorum datiorum seu teloneorum dicìo 
modo per nos aucìorum per prasentes fa- 
cultatem Se potePcatem facimus . Non ob- 
ftantibus in prsemissis ullis legibus Impe- 
rialibus , conftitutionibus , flatutis munici- 
palibus , ordinationibus , privilegiis , aut 
decreti» , vel aliis quibuscumque tam prs- 
sentibus , quam futuris in contrarium fa* 
cientibus . Quibus in quantum huic gratise 
Se concessioni noftrse obstare videntur de- 
rogamus , ac sufficienter derogatum esse 
volumus , perinde ac %i in presenti noftro 



diplomate , & rescripto de ili ts special!» 
mentio fa&a esset . Quocirca mandamus 
etiam ac prscipimus serio , ac fitmiter 
universis Se singulis Ecclesiaftìcis , Se Se- 
cularibus Eleótoribus atque Principibus 
Archiepiscopis , Episcopis , Ducibus 9 
Marchionibus , Comitibus , Baronibus , Mi 
litibus , Nobilibus , Clientibus , Capita» 
neis , Vicedominis , Locumtenentibus , Gu- 
bernatoribus , Vicegerentibus , Praesidenti- 
bus , Prafeétis , Caftellanis , Recìoribus , 
Magiftratibus , Antianis , Vexìlliferis , Po- 
teftatibus , Civium -Magi/Iris , Consulibus 
Se omnibus denique noftris Se Sacri In. pe- 
rii subditis , Se fidelibus dilccìis in Italia , 
Se quibiiscumque Sacri Imperii terris Se 
ditionibus exiftenribus cujuscumque gradus 
ordinis , conditionis , Se dignitatìs fuerint , 
ut dictum Illu. Don Csesarem de Gonzaga , 
& legitimes ejus liberos hceredes Se succes. 
sores , qui prxfatum Caftrum Se Oppidum 
Guastalla tenebunt , Se possidebunt , in 
impositione , exacìione , Se perceptione 
memoratorum Datiorum Se teloneorum per 
nos suprascripeo modo ac ratione au&orum 
Se amplificatorum nullo colore aut prietex- 
tu turbare impedire aut moleftare conen- 
tur . Verum illos liac noftra gratia Se con- 
cessione libere ac pacifica uti , fruì , po- 
tiri , Se gaudere sinant , & ab aliis etiam 
idem fieri curent . Quatenus no/tram Se 
Sacri Imperii indignationein gravissimam Se 
mul&am centum Marcharum auri puri Fi- 
sco nofiro Imperiali & parti lassa: omnì 
spe venia: sublata ex sequo pendendam in- 
currere noluerint . Quam psnam temeranis 
violatoribus Se contsmptoribus hujusce no- 
t r 2 #r« 



3 iS 



APPENDICE. 



fìrrc concessionis ac gratin cerco infligen- 
dam fjrmiter decernimus vigore & teftimo- 
nio harum litterarum noftratum manti no- 
ftra subscriptarum , Se sigilli noftri appen. 
sione roboratarum . Qu» data sunt in Ci- 
vitace no/Ira Vienna 'die secunda Mensis 
Maiì Anno Domini millesimo quingentesi- 
mo quinquagesimo optavo, Fegnorum no- 
itrorum Romani Vigesimo ofìavo , aliorum 
vero trigesimo secundo . 

NUM. IL 

Da un MS. del Perito Francesco Laurend 
presso dì me . 

An. j$6i. 

espiteli tra i Duchi di Ferrara , e di Man- 
tova j intorno al dare scolo alle acque 
del Reggiano , di Brescello s 
e Caftelnuovo . 

V 

y olendo gì' Illuftrissimi et Eccellentissi- 
mi Signori Duca di Ferrara , e Duca di 
Mantova dar quel buon esito e ftabilimen- 
to al negozio dell' acque , secondo che ri- 
cerca la Itretta parentela , e la singoiar 
affezione , che è tra loro Eccellenze , sono 
dì comune concordia venute a ftabilire li 
seguenti Capitoli della maniera che saran- 
no. scritti qua da basso o 

I. Che loro Eccellenze si contentino che 
T Eccellentissimo Signor Duca d' Urbi- 
no abbia ampia autorità di partire , 



e terminar sempre ed in ogni caso 
tutti lì dispareri e differenze di qua- 
lunque sorte , che saranno espofte a 
Sua Ecc, da ciascheduna delle parti 
intorno alla Bonificazione delle parti 
degli Eccellentissimi di Ferrara , e 
Mantova , ed altri interessaci fra Sec- 
chia ., e P Enza , inceso che averà es- 
so Eccellentìssimo d' Urbino le ragio- 
ni che gli fossero addotte di qualsi- 
voglia modo , tanto per loro Eccel- 
lenze , e per conto loro , quanto per 
qualunque altro interessato senz' altra 
forma di giudizio . 
II. Di più che li detti Eccellentissimi di 
Ferrara e Mantova danno ampia au- 
torità ali' Eccellenza d' Urbino , che 
nelle cose che per la dignità sua non 
potrà vedere possa conilituire chi gli 
parerà per simil conto , e ciaschedu- 
no debba sempre fìar contenco e ta- 
cito di quanto Sua Ecc. averà deter- 
minato . 
v III. Che T Illuitrissimo ed Eccellentissimo 
Signor Duca di Ferrara abbia da far 
mettere il Croftolo in Po dì sopra 
a Guaftalla per il territorio suo di 
Brescello , ed esso Croftolo sia argi- 
nato , e cavato di tal maniera , che 
sia abile , e sufficiente a poter softe- 
nere il carico delle acque chs passe- 
ranno per esso , ed anco quelle del 
Po quando rigurgitassero all' insù , 
quali argini e cavo sieno fatti al giu- 
dizio di due periti da esser eletti 
uno per 1' Eccellentissimo Signor Du- 
ca di Ferrara , e 1' altro per 1' Eccel- 
le n- 



APPENDICE. 



3 l J 



lentissimo Signor Duca di Mantova : 
ed in caso di discordia si elegga 
I' Eccellentissimo di Urbino per il 
terzo , come quello che per tutti i 
rispetti debb' esser confidente all' una 
ed all' altra parte ; e Sua Ecc. abbia 
autorità poter conftituire chi gli pa- 
rerà per simil conto . 

IV. Che medesimamente esso Eccellentis- 

simo d' Urbino o chi da Sua Ecc. sa- 
rà conftitusto possa conoscere l' utile 
e benefizio che sia per rsultare a 
tutti li flati dell' una e deli' altra Ec- 
cellenza e degli Inreifssati , e da es- 
so utile ed onefto ratare tutta la spe- 
sa che respertivamente possa toccare 
a paesi e territorj sudditi sì per uti- 
le delle bonificazioni , come anco per 
la sicurezza delle innondazioni , fab- 
briche , cavi , ed ogni alerà qualun- 
que cosa che occorresse fare , come 
anco per la manutenzione d' àrgini , 
alvei , ed ogni altro Cavo che fosse 
necessario . 

V. Quanto all'acque torbide che vengono 

dall' Enza 1' Eccellent ; ssimo di Ferra- 
ra le abbia da far accomodare di 
modo , che non gli diano /aftidio , 
ne impedimento a far gli argini , e 
cavo del Croftolo . 

VI. Quanto all' acque torbide , che ven- 

gono dall' Enza ordinariamente , che 
non passino sotto '1 Croftolo per an- 
dare alla Parmigiana , ma si bene le 
ftraordinarie , come sariar.o le innon- 
dazioni , rocta deh* Enza , o cosa si- 
mile accidentale . 



VII. Tutte le acque chiare e piovane che 
non potranno andare al Croftolo , che 
esso Eccellentissimo di Ferrara abbia 
a farle andare , e similmente quelle 
che potranno andare in 1' Enza ve 
1' abbia a far andare di modo che 
non dannifichino li paesi . Ma quelle 
che non potranno andare né nell'uno , 
né nell'altro luogo, che passino sot- 
to il Croftolo alla volta della Parmi- 
g.ana , facendo far i Begoni sotto il 
Croftolo nelli luoghi , ove sarà più a 
proposito dì larghezza , ed in nume- 
ro che possano supplire a scolar 1« 
acque di maniera , ehe il paese di 
sopra il Croftolo , e di sotto non ab- 
bia a patire in modo alcuno , e che 
le sodette acque vadano unite o sepa- 
rate come parrà all' Ecc. di Urbino . 

Vili. Quanto alla larghezza de' Cavi , che 
s' abbino da fare a sufficienza , e non 
di più per far quella manco spesa 
che sarà possibile . 

IX. Che s' abbiano a levare tutti gì' impe- 

dimenti che si vedessero che fossero 
per fturbare , o impedire che le valli 
di BresceUo o di Caftelnovo non si 
potessero asciugare per far il Crofto- 
lo cosi su quello di Guastalla , quan. 
do ciò sia di soddisfazione dell' III. 
Signor D. Cesare , come su quello di 
Mantova . 

X. Che giunto che sarà il Canalaccio alli 

confini del Signor Duca di Mantova 
sia in facoltà di S.E. di farlo condur- 
re ove sia manco suo danno, cavato 
arginalo nel modo che sarà giudicato 

da 



3& 



APPENDICE. 



da periti , purché faccia il medesimo 
effetto di scolar, quelle acque come 
se andasse alla Parmigiana, affinchè 
"bisognando cavarlo si cavi , e niinuen* 
dosi per conto del Canalaccio , o d* 
altre acqoe che vengono dallo Stato 
dell' Eccellentissimo di Ferrara , si 
contribuisca p^r la raca della spesa 
che si farà per cavarla . 

XI. Che si facciano li argini dell' Enza 

dove non sono , e buoni , concorren- 
do alla spesa tutti quelli che saran- 
no obbligati . 

XII. Che s' abbia a dir e*ito alle acque 
pioventane , e sortuose per buona via 
a soddisfazione dell' Eccellentissimo di 
Mantova sì per qualsivoglia , purché 
vadano a basso con cavi sufficienti in- 
tendendosi deli' acque del Paese di 
Reggio, Brescello , e Caftelnuovo . 

JKIII. Che in quello mezzo che si lavore- 
rà V Eccellentissimo di Ferrara abbia 
a far accomodare il Croflolo , che 
non dia failidio ali* opera , o se ne 
vada sparso per i confini di Guaftal- 
la e di Novellara , se così si conten- 
teranno que' Signori : ed in caso che 
occorresse in quello mezzo Sua Ecc. 
abbia da farlo accomodare , che non 
dia danno ad alcuno , o si lasci an- 
dare per dove va di presente quando 
cresce . 

XIV. Che s' abbia da trovar esito all' ac- 
que pioventane o sortiva , che saran- 
no dentro gli arginelli della valle di 
Brescello, e l'argine maeflro del Po i 
il qual faccia il medesimo effetto di 



scolare dette acque e con non più 
spesa che si terminava di fare secon- 
do il disegno di mandarle alla Ta- 
gliata , e questo esito s' abbia da fa- 
re a giudizio de' periti compresi nel 
terzo Capitolo . 

XV. Che non facendo 1' Eccellentissimo di 
Ferrara il Crogiolo nel termine di tre 
anni sì che corra in Po nel modo che 
dice il terzo Capitolo , che princi- 
pieranno subito levati gì' impedimenti 
che si contengono nel nono , li quali 
non si abbiano da movere per turto 
il mese di Maggio susseguente dell' 
anno 1562 , e quello termine delli 
tre anni s' intenda salvi li giudi im- 
pedimenti , rimettendosi al giudizio 
dell' Eccellentissimo d' Urbino , possa 
1' Eccellentissimo di Mantova senz' al- 
tro fare serrare i cavi , che si saran- 
no fatti fare siano dì qualunque sor- 
te , ed in tal caso s' intenda essere 
annullata ogni capitolazione fatta so- 
pra ciò col predetto Eccellentissimo 
di Ferrara . 

XVI. Che 1' Eccellentissimo di Ferrara , e 
V Eccellentissimo di Mantova si con- 
tentino sempre , che 1' Eccellentissimo 
di Urbino , o uomo deputato da detta 
Eccellenza , nascendo disparere tra 
chi si sia , che dee contribuire a 
quella spesa , o sopra la qualità de- 
gli argini , o tra chi ha da contri- 
buire alia manutenzione , e sopra ogni 
altra differenza spettante a quella bo- 
nificazione , vi possa giudicare so- 
pra , ed ognuno debba ftare tacito , 



APPENDICE 



3 l 9 



e contento di quanto avrà determi- 
nato . 

XVII. Che tutte le spese necessarie per il 
benefizio di quello bonificamento , e 
per T esecuzione di quello che si sa- 
rà convenuto , s' abbiano a fare delli 
denari degP interessati , delli quali 
denari se n' abbia da render real con- 
to da quelli , che metteranno , o fa- 
ranno mettere in esecuzione quest'ope- 
ra a tutti li detti interessaci , e che 
T una e 1' altra Eccellenza unitamente 
abbia da far opera , che tutti gii in- 
teressati contribuiscano alla rata . 

XVIII. Che per tenere 1' Eecellntissimo di 
Ferrara , che le Capitolazioni fatte 
con i Conti di KovelJara gli sieno 
fiate più utili di quella , che si trat- 
ta con 1' Eccellentissimo di Mantova 
per la molto maggior spesa che v'ab. 
bia d' andar a farla , e per il bene- 
fizio che presume che debba resultar 
allo flato dell' Eccellentissimo di Man- 
tova , lasciando da^, parte il danno 
che tiene che dall' altro lavoro ave- 
ria potuto ricevere , esso Signor Ec- 
cellenrssimo di Ferrara intende , che 
T Eccellentissimo di Mantova non so- 
lo contribuisca a quella spesa, che 
guidamente , secondo il suo giudizio 
tiene che gli dovria toccare ; ma d' 
alcuna cosa d' avantaggio , conforme 
all' or.eilo , e al dovere , con che si 
rimetterà al giudizio dell' Eccellentis- 
simo d' Urbino . 

XIX. Che per tenere 1' Eccellentissimo di 
Mantova , che 1' aderire a quefto ac- 



cordo che si tratta con 1* Eccellentis- 
simo di Ferrari sia per portar mag- 
gior spesa e dar maggior gravezza 
alli suoi Sudditi , ed assai pui di 
quello che non avria facto in far la 
reparazione già incominciata per aver 
a conferire a tana eavi ed argini 
con manco suo utile , lasciando da 
parte il danno che teneva che fosse 
per ricevere lo Stato dell' Eccellentis- 
simo di Ferrara , e d' altri Interessa- 
ti , esso Eccellentissimo di Mantova 
intende che gli sia fatto vantaggio 
nel ratare le spese quanto comporte- 
rà V oneflà , di che si rimetterà al 
giudizio del Signor Duca d' Urbino . 
XX. Che si abbia da scrivere al Signor 
Don Cesate per gli Eccellentissimi di 
Ferrara , e di Mantova , che essendo 
{labilità fra loro Eccellenze la capi- 
tolazione della quale se gli manda 
copia , che Sua Ecc. si contenti ap- 
provare essa Capitolazione per V in- 
teresse suo, e contribuire per la sua 
rata , rimettendosi alla tassa si avrà 
da fare per il Signor Duca d' Urbino 
o deputato da Sua Ecc. conforme all' 
utile che ne riceverà , e che medesi- 
mamente permetta , che il Dosso di 
San Giacomo si possa tagliare , e ca- 
vare di modo , che l'acque della val- 
le di Brescello possano scolarsi per 
far il Croftolo , e andar alla volta 
della Parmigiana , e se oltre di que- 
llo impedimento ve ne fosse qualch* 
altro sul paese di Sua Ecc. si possa 
levar via , ed ancor si contenti Sua 

Ecc. 



320 



APPENDICE. 



Ecc. e prometta che I' acque delle 
vaiti dì Reggio ed altre chiare he 
torni comodo al Sig. Duca di Ferra- 
ra di mettervi , scolino e passino per 
li suoi contini , e quelli ài Novella- 
ra alla via della Parmigiana , ed an- 
co che si contenti che sul suo si fac- 
cia un condotto che camini dalia Fos- 
sa di Roncaglio , e vada nel iatiio 
del Po , che s' è senato , il qual ab. 
foia da dar esito ali* acque della val- 
le , e a servir in caso che il erotto- 
lo rompesse dalla banda verso Gua- 
flalla quando sarà Fatto , il qual ca- 
vo abbia una chiavica alla uscita al» 
la Bocca del Po , o dove bisognerà 
nel ramo del P. , affine che quando 
crescesse il Po non entrasse nella 
valle . 

XXI, Che medesimamente per li suddetti 
Eccellentissimi di Ferrara e di Manto- 
va s' abbia a scrivere ali 5 Eccellentis- 
simo di Parma , e pregar Sua Ecce!, 
contentarsi di contribuire alia spesa 
per la rata dell'utile e benefizio che 
sarà per risultargliene dalla effettua- 
zione della Capitolazione presente . 

XXII, Che quefti Capitoli per esser fatti 
senza Dottore si debbano intendere a 
buona fede, e secondo si conviene fra 
parenti ed amici > rimossa ogni sofi- 
fìica interpretazione . 

XXIII, Che 1' Eccellentissimo ài Ferrara 
per compiacenza dell' Eccellentissimo 
di Mantova si contenti di scriver pre- 
gando li Signori Interessati , che vo- 
gliano dar a M. Pellegrino Mi.cheli 



quel tanto gli fg promesso p«r i/tra* 
nunto pubblico succede»! la bonifi- 
cazióne noli' ìftromento sodetto . 

Buprascripta Capicula sunt ea , quae 
sunt in [nftrumento rogato per nos Bapci- 
ftam Sarachum , & Marcum Anconium de 
Maj'*lis die vig".simo rnensis deembris an- 
ni millesimi quingentesimi sexagesimi pri- 
mi &c. ita atteftor ego Maicus Antonini 
Majolus Norarius Rogacus de predi&o ln- 
ftrumento , una cum Magnifico D. Baptifta 
Saracho . 

-NUM. III. 

Dal Trattato sulla materia dei Confini fra 
S. M. 1' Imperatrice Regina d'Un- 
gheria , e il Sig. Duca 
di Modena . 

An. i$66. 

Conversioni per il Cav» delti Baite . 



[. -Oi 



I. •O'i domanda per il Signor Cornelio 
Bentivoglio in nome dell' Eccellentis- 
simo Signor Duca di Ferrara una Boc- 
ca , larghezza d' otto brazza il netto 
nella fìrada di Roncaglio , appresso 
alia Casella , o lì vicino , venti o 
venticinque pertiche , dove più le 
piacerà , facendo fare un Begone sot- 
to il Croftolo , con 1' lisciare a ca- 
po , le quali non abbiano mai a ser- 
rar* per Acque pioventane , o sor- 
tilo- 



APPENDICE. 



3*t 



tuose , il qual Begone s' abbia da fa* 
re alii spese , per la parte <T esso 
Sig. Duca di Ferrara , ed abbia d' 
avere nell' avvenire V usc'ta libera . e 
perpetua , semprecchè non vi vadino 
altre Acque , che pioven'anc , e sor- 
tuose , il qua! Begone sia fatto con 
due Bocche , ed in caso che svinas- 
se , e vi andassero altre Acque che 
-sortuose , e pioventane , possa il Si- 
gnor Cesare Gonzaga far -serrare con 
un Cavedone il Cavo , ma riccncio 
che sia il Begone , sia obbligato a 
farlo aprire subito . 
IL Che il Cavo, per lo' quale avranno 
da passare F acque , che andranno 
per detta bocca sia di larghezza d' 
otto brazza nel fondo , il qua! Cavo 
s' abbia a fare , per linea diretta , 
alle spese, per la parte del Signor 
Duca di Ferrara , ed imboccar alla 
Parmesana , e la. terra , caverà si 
getti fuori di qua , e di là del Cavo 
in foggia d 1 argine , con tre brazza 
di refìara da ogni banda , e con la 
scarpa da ogni banda d' ogni due 
brazza uno . 
SII. Che s' abbia da fare un Begone alla 
Bresciana sotto il Tassone , di lar- 
ghezza di quattro brazza di netto 
coli' Usciare' a capo , le quali non si 
abbiano mai da serrare per acque 
pioventane, e tortuose , ed cgni volta 
che vi andassero altre acque , che 
pioventane , e sortuose , sia in liber- 
tà del Sig. Duca di Mantova , e del 
Sig. Don Cesare , e delli Signori Con- 
Tom. III. 



ti di Novellara a poterlo serrare , e 
rovinando detto Begone si possa far 
serrare con un Cavedone per il Signor 
Duca , e li Signori suddetti il Cavo 
predetto , e dovendosi rifare , debba 
rifarsi alle spese , per la parte del 
Sig. Duca di Ferrara , con quello » 
che subito rifatto , e riconcio sia le- 
cito ad esso Sig. Duca di Mantova , 
e soprannominati Signori a far apri- 
re subito il Cavo , e tornarlo nel ter- 
mine di prima , e tutto senza sorte 
alcuna di pregiudizio dell' Eccellen- 
tissimo Sig. Duca di Ferrara , in cui 
podefeà Ita dì poter rifar sempre il 
Begone , casacche rovinasse . 
IV. Che il Cavo s'abbia da fare per li 
fini di Novellara, e Guaftalla ,1 sin- 
ché dureranno , e tornerà più comodo 
al Sig. Cesare, ed a detti Sijnori 
Cooti , -e poi per quello del Sig. Du- 
ca di Mantova , o per li Contini , se- 
cando più piacerà a Sua Eccellenza 
ad andare alla Parmesana , di lar- 
ghezza quattro brazza nel fondo , col 
buttare ha. terra , che si caverà da 
ogni banda in foggia di Argine con 
la sua -scarpa d'ogni due brazza uno , 
con due brazza ài Reitera d' ogni 
banda . 
V. -I quali suddetti Cavi siano liberi , ne 
vi possano essere messe dentro acque 
di sorte alcuna , né impedimento di 
qualsivoglia sorte , ed i Ponti , che 
vi anderanno sopra , abbiano da esse- 
re larghi otto brazza di netto , cioè 
quelli del Cavo della Casella, e quel* 
ss li 



J22- 



APPENDICE 



li d Ila Bresciana quattro , da' quali 
Fonti , per la Parte del Sig. Duca di 
Ferrara non se n'abbia da sentire gra- 
vezza alcuna . 

VI. Che li due Cavi suddetti s* abbiano 

da fare , e mantenere alle spese , per 
la parte del Sig. Duca di Ferrara , 
senza pregiudizio però delle ragioni , 
che ha la Comunità di Reggio , e 
quella di Brescello , se ve ne sia col 
Sig. Don Cesare , per Ja parte , che 
toccherà a Sua Eccellenza , e sia in 
libertà d' esso Sig. Duca di farvi la- 
vorar semprecchè vi piacerà , con li- 
cenza però di chi sarà il Territorio , 
sopra il quale s' avrà a lavorare , 
che non glielo possa negare , e gliei' 
abbia da far subito , non allargando- 
sì , né rimovendosi detti Cavi dalla 
detta sua prima forma , intendendo 
pero il tutto senza sorte alcuna di 
pregiudizio della Giurisdizione di nin- 
no d?gP Interessati , e che s* abbia 
da dimandare a detti Interessati la 
licenza , quanto più anticipatamente 
sarà possibile , se vi sarà tempo . 

VII. Che sia in libertà delli sudditi dei 
Sig. Duca di Ferrara di andare a le- 
vare gì' impedimenti , se fossero po- 
sti in detti Cavi , i quali impedimen- 
ti s' intenderanno persi , e condennati 
quelli , che ve li porranno , dalli Mi- 
nifìri delle Terre , nel Territorio del- 
le quali si troveranno , e le confisca- 
zioni s' intenderanno essere de' Signori 
di detta Terra . 

VIII. Che il Sig. Cornelio in nome del 



Sig. Duca ài Ferrava , si contenta > 
che si possa fìoppare affarti le due 
bocche della Casella , e della Scalo- 
pia > che sono nella Strada di Ron- 
cagli , acciò V acqua del Croccio , 
e del Tassane non pai possano anda- 
re a danno del Paese di Guaftalla , e 
del Sig. Duca di Mantova , e ppssano 
li Uomini di Gusfialla arginare le (In- 
cinto Bio'che di Terreno , che sono deU 
la Giurisdi\ione della Comunità di Reg- 
gio j con protestarsi però , che non 
consentendo il Sig. D. Cesare alla prc 
sente Capitolazione , s' abbiano , e s' 
abbia d' aprire , e ritornare nel pri- 
mo termine con le due Bocche sud- 
dette , come gli Argini delle duecen- 
to Eìolche di Terreno sopraddetto , e 
così promette il Sig. Duca di Manto- 
va in Ccds di Principe di farle tor- 
nare con efretto . 
IX. Che in caso che 1' Eccellentissimo Sig. 
Duca di Mantova ritrovasse , che i 
suoi Suddita fossero gravati di mag- 
gior spesa di quello , che fosse con- 
veniente , che in quel caso s' abbia 
da ricorrere all' Eccellentissimo Sig. 
Duca d' Urbino , che abbia .da giudi- 
care se i Sudditi dell' Eccellentissimo 
Sig. Duca di Ferrara , vi abbiano da 
conferire per alcuna parte , e così 
per il contrario , se esso Eccellentis* 
simo di Ferrara pretenderà lesione , 
s' abbia parimente a ricorrere al Giu- 
dizio del Sig. Duca d' Urbino , riser- 
vandosi il Sig. Duca di Mantova ter- 
mine sino a Pasqua di Risurrezione 

pros- 



APPENDICE. 



323 



prossima avvenire se si vorrà valere 
di quello Capitolo , con dimandar le- 
sione , e casocchè nel sopì addetto 
tempo Sua Eccellenza non si risolva 
di domandarla , s' intende nullo il pre- 
sente Capitolo , cesi per la parte d' 
esso Duca di Mantova , come per la 
parte d' esso Sig. Duca di Ferrara , 
recando però fermi gli altri soprad- 
detti , e sottoscritti Capitoli . 
X. Che per il Scolare delie Valli , al che 
si possa fare il Cavo della Casella , 
e della Bresciana , e necessario leva- 
re il Soft gno della Parm sana , e le- 
vando tal Sostegno , si du danno a 
Reggiolo , essendo detto Molino , per 
la maggior parte dell' Illultrissimo 

• Sig. Don Cesare , V Eccellentissimo Sì- 
gnor Duca di Mantova conviene in 
quefto che darà conto al predetto Si- 
gnor Don Cesar;- di quefìo , e della 
Capitulazìone {labilità , acciocché ne 

• manda il Consenso , e promette al Si- 
gnor Cornelio , che per tutto il Mese 
di Maggio prossimo avvenire , se ne 
avrà la risoluzioue , a tal che si pos- 
sa perficere 1' opera designata , e ria- 
bilita , per li presenti Capitoli, e 
non mandando il predetto Don Cesa- 
re il consenso nel tempo suddetto , 
promette Sua Eccellenza a fede di 
Principe , e di Signore di far aprire 
le Bocche della Casella , e della Sca- 
lopia , e ritornarle nel termine dì 
prima, insieme con V argine delle due- 
cento Biolche nominate neir ottavo 
Capitolo . 



XI. Che passato il suddetto tempo sia in 
facoltà del Signor Duca di Ferrara di 
far dar principio a lavorare , e met- 
tere in esecuzione quanto si contiene 
ne' suddetti Capitoli , facendolo pri- 
ma sapere al Signor Duca di Manto» 
va , il quale abbia subito a mandare 
suoi Uomini a designare , e fiabi'ire , 
ove avranno a farsi li Cavi suddetti , 
conforme a quanto intorno ad essi si 
dice nel secondo , e quarto Capitolo 5 
e non mandando Sua Eccellenza , sìa 
in podeftà dell' Eccellentissimo Signor 
Duca di Ferrara di far fare l'opera, 
venuto però anche il Consenso del Si- 
gnor Don Cesare . 
XII. Che occorrendo controversia alcuna 
tra le Parti , perchè 1' una si sentisse 
più aggravata dell' altra , o altrimen- 
ti , per occasione della presente Ca- 
pitolazione , 1' Eccellentissimo Signor 
Duca d' Urbino , e suo Deputato ab» 
bia da terminarla . 
Dat. in Mantova li 17 ....,, \%C6. 

Io Francesco Gonzaga Conte di No- 
vellata, come Mandatario dell' Illuftrissimo 
Signor Duca di Mantova mìo Signore af- 
fermo quanto si contiene ne* sopradetei Ca- 
pitoli . 

Concordat cum Originali &C. 
Franciscus Tabonina Cancellarius Con- 
gressi^ prò Sacra , Casarca , Regia Maje- 
fiate &c. 

Peregrinus Cremonini Cancellarius Con. 
gressus pio Celsitudine Sua Serenissima. 



NUM. 



3U 



APPENDICE. 



NUM. IV. 



Dal MS. del Ferito Francesco Laurenti . 

An. 1570. 

Cafìtj£i inseriti nell" Iftm mento della Boni fu 
cagione della Bresciana a benefico dilla 
Città di Reggio , rogato dai Signori Mar- 
cello Cofla , e Davide Pratonieri sotto 
li 17 Novembre 1570, 

I. J_Ja fattura del Cavo della Bresciana si 
farà incominciando dalla Via di San 
Giacomo , e* da detta via andando in. 
giù verso il Cavo deli' Illuforissimo Si- 
gnor Cornelio Bcntiroglio sino aUa 
Parmigiana ; e que-fto quanto prima 
si potrà . Ma però per tutto il mese 
di Novembre prossimo s' abbia a fare 
sin dove si potrà , salvo il guitto im- 
pedimento , talché T acque della Bre- 
sciana si potranno scolare in detto 
Cavo , e tutto ciò a spese dell' Illu- 
itrissimo Signor Don Cesare predetto , 
quale prometterà di far detto Cavo , 
« con effetto lo farà nel modo e for- 
ma secondo che per la Capitolazione 
approvata e confermata dagli Illuftris- 
simi ed Eccellentissimi Signori Duchi 
di Ferrara le di Mantova si contiene» 
talché le acque possano scorrere già 
senza impedimento alcuno . Ripiglierà 
ancora in se la manutenzione perpe- 
tua di detto Cavo dalla sua Chiavica 
ìafrascritta in giù sino alla Parmigia- 



na , tenendo il Cavo sul suo debito 
livello , ed anco netto da canne e da. 
pavere . 

II. Che sia in facoltà del detto Illuftrissi- 

mo Signor Don Cesare far fare una 
Chiavica di pietra con le lisciare di 
legno dove è 1' argine del Croftolo 
vecchio , o al diritto della Via di 
San Giacomo sul dritto del Cavo , di- 
larghezza , e di altezza per ogni ver- 
so di brazza quattro , la qual stia 
sempre aperta , ne per qualsivoglia 
^cs*sa s'abbia a serrare se non per 
causa di rottura d' argini che si fa- 
cessero in quello di Reggio o per al- 
tre acque , che siano contro le sudet- 
te Capitolazioni : e detta Chiavica: 
s' abbia a fare nel fondo, del Cavo , 
il qual fondo sia almeno brazza uno 
e mezzo sotto il fondo delle due chia- 
viche della Bresciana a giudizio de 5 
Periti : e da lì in giù il Cavo abbia 
il suo debito livello , e se per caso 
si rompesse alcun argine della detta 
Chiavica in giù, sia tenuta Sua Ecc. 
far subito serrare detta rottura , e 
cavare il Cavo , sin che 1' acqua del- 
la Bresciana sia sul suo debito li- 
vello . 

III. Che il sudetto Cavo sia libero , né 

vi possa esser messo dentro impedi- 
mento di qualsivoglia, forte , e in ca- 
so che per rottura d' argine su quello 
di Reggio rientrasse in detta Brescia- 
na acqua di qualsivoglia sorte , sia 
in facoltà di S. Ecc. di- far serrar i! 
cavo > e la chiavica , qual non sì 

pos* 



APPENDICE 



525 



possa aprire sin che non sarà presa 
detta rottusa , e serrare I' altre ac- 
que , eccetto le pioventane , e sortilo- 
se , conforme alle Su dette Capitola- 
aioni . Ch« in tal caso S. Ecc. sia- te. 
mita far aprire subito detta Chiavica 
e sia anco in facoltà alli Reggiani 
apriila , se così si contenta Sua Ecc. 
per scoiare 1' a;:que della Bresciana 
delle rotture o spargimento , quando 
interpellato che sarà il Podestà di 
Guaftalla , o Console , o Massaro de- 
gli Uomini di Guaftalla , non ande- 
rà , o manderà subito ad aprirla . 

IV. Che sia in faeckà delli Reggiani , che 

così si contenta Sua Ecc. di poter ad 
ogni sua requisizione andare e caval- 
care dietro a detto Cavo per ved-sre 
se vi fosse impedimento alcuno , per 
il quale fosse impedito il corso dell' 
acqua . 

V. Che si daranno a S. Ecc. per gl'Inte- 

ressati Scudi quattromila! ducento d' 
oro , dico n. 4200 per la fattura , e 
mantenimento sudetto , cioè cinque- 
cento Scudi d' oro n. 500 nella cele- 
PVazion del contratto, Scudi duemila 
alla Fefta di S. Michele di Settembre 
dell' anno J571 , ed il refto che sarà 
Scudi mille settecento «ella Fella di 
San Michele di Settembre 1572. , ed 
anco si darà a S. Ecc. ftara centoses- 
santa di calcina ad ogni-sua volontà . 



NUM. V. 

Dall' Archivio segreto di S* A. R. 

An. 1570* 

Massimiliano 11. Itnperadore dichiara ir.chiu- 
dersi ne' Day di Gnajlalla anche quello 
del Sile , e conferma /" aumento a nor- 
ma Jc' Day di Borgoforte , da non re- 
vocarsi mai che per gravissime cagioni . 



M. 



.aximìlianus Secnndus divina favente 
clementia Ele&us Romanorum Imperator 
semper Auguftus &c. Recognoscimus per 
presentes Litteras noftras prò nobis & sue» 
cessoribus noftris futuris Romanorum Im- 
peratoribus , ac Regibus notum facientes 
untversis , ac singulis . Exìftimamus no» 
bis inter alias curas quas in hac Impe- 
riali Celsitudine , Se sublimiate > ad quara 
Dei Optimi Maximi benigna voluntate as- 
sumpti suthus , nos jugiter suftinere opor- 
tet , non poftremam esse debere , ut quos 
non solum illuftris generis ac famili* ve» 
tuftate, & nobilitate, verum etiam vitae , 
morumque honettate , aliisque excellenti- 
bus animi d;>tibus , ac prxclarissimis in 
Rempublicam mentis Deus ornavit , eos- 
dem & nos Divina: Majeftatis sua; exem« 
pio benignitate r.oftra Cesarea prosequa* 
rnur , Se quo majore fide Se observantia. 
illi Divos Praedecessores noftros , ac Sacrum 
Remanum Imperium demereri ftuduerunt , 
tanto uberioribus Se nos graciis , benefì- 

ciis , 



3*<? 



APPENDICE. 



ciis , ac ornamentis illos condecoremus . 

Ideoque merito sane rcuionem habemus 
cum rnukarum pra?ftancissimarum virtutum , 
quiltis Don Cacare m ex ÀSarchionibus de 
Gonzaga Principerà Mdfefca: , Se Ariani 
Ducetti , Principini ac Consangiiineum no- 
ftrum charissimnm ab Altissimo praedù 
tum esse novimus , cuna praclarissimorum 
obstquioium , qua Pater ipsius Illa, quon- 
dam Don Ferdinanda Marchio de Gonza- 
ga Piinceps Meifetta & Dux Ariani pacis 
bellique tempore Divo quondam Imperato- 
ri Carolo Quinto augufta memoria pa- 
trio , & sccero noftro observandissìmo , et 
Sacro Romano Imperio in multis acque di- 
vers:s memorabìlibus expedicionibus tam in 
I-calia , quam in aliis Psovincits summa fi- 
de , fortitudine , animique conftantia pra-» 
ftitit , acque ipse quoque Don Casar nobis 
ac Sacro Imperio eadem promptitudine 
praftare poterit atque debebic , prouc huc 
usque nullam occasionem nos demerendi 
pratermisit , adeo ut dignùs sic cui Mu- 
nificentiam noftram Casaream ac benignarti 
animi propensionem insigni quopiam argu- 
nienco declaremus , exemplo majorum no- 
ftrornm , qui. in ipsum Don Casarem , Se 
pranominatum quondam ejus parentem noti 
vulgaria beneficia contulerunt , & inter 
alia superioribus annis quondam Serenis- 
simus & Potentissimus Princeps Dominus 
FèrdinandUs Ele^us Romanorum Imperàcor 
Augufta memoria; Dominus & parens no- 
fler observandissimus prafato Don Casari 
ex singulari gracia usque ad beneplacitum 
& revocationem ftffajaftacis Sua benigne 
concessic facultatem Se poteftatem prilli. 



num Ditium , qnod eatenus prò omni ge# 
nere rerum ac mercium ex ; ^i consueverat 
in Caftro & Oppido Guaftall» a nobis & 
Sacro Romano Imperio in feudum depen- 
dente augendi Se extollendi ad quanctea- 
cem Se modum Teloneorum seu Datiorum 
Caftri Burgiforcis in agro , seu dominio 
Mantuano sili, quo facilina captsm ibidem 
prò commodo tam Sacri Imperii quam ip- 
sius Casaris municionem di&i Caftri Se Op. 
pidi Guaftalla absolvere Se perficere pos- 
sìc , sicuci nianifefte cognoscimus ex Re- 
scripto ejusdem Divi Genitoris noftri <ie- 
nique edico , quod daturn fuit in Civitace 
noftra Vienna die secunda Mensis Mai 
Anno Domìni millesimo quingentesim» 
quinquagesimo otfavo . Pofìea vero exigen* 
cibus id mericis ipsius Don Casaiis idem 
Serenissirnus qrondam parens nofter hujus- 
modi concessionem , qua: f a £a fuerac ad 
beneplacitum , Se revocabiliter , in viginci 
annos clemencer ftabilivic , & confirma- 
vic , assecurando , & certos reddendo ip- 
sum Don Casarem ac legicimos haredes 
Se successores ejus dlcìum Caftrum & Op- 
pidum possessuros , quod hujusmodi gra- 
cia & conecssio per vigiliti annos firmi Se 
valida esse debeac , tiec ad cujiisquam ìn- 
scanciam , vel requisteionem quocumque 
colore seu pracextu revocari , cassari , auc 
abrogar! possic , & quod ipse Don Gasar , 
& haredes ac successores ejus antediiti ea 
elapsis quoque illis viginti annis ulcerius 
frui & poti ri queant , quam din a Maje- 
ilate sua Se Successoribus su fs expresse 
non revocaretur acq.ie abrogacetuf , prouc 
apparse ex Diplomate desuper conferò , 

quod 






quod datimi fuit in Oppido InsprugK die 
tertia Mensis Aprilis Anno Domini millesi- 
mo quingentesimo sexagesimo tertlo . Cura 
vero nobis saspe fatus Illu. Don Gasar ad 
praessns humjliter supplicaverit , ex quo 
Agentes sui rati memoratala Divi Genico- 
ris nortri cencessioneni s:;pcr diuo aug- 
mento Datii Guaftalla referendam essa ad 
omics cujuslibet generis merces quse tran- 
seunt per locum Burgifbrrfs , Se prò qui- 
bus ibi Dacium exigicur , ita prò iisdem 
etiam G-uaftall? tantumaioda Dati nomine 
exigeretur , Se 'per consequeas in ei i:l- 
dem includi Datium Salis , jam caeperint 
prò Sale quoq; quod per Guaftallam trans, 
vehitur datium exlgere , nec quisquam huc 
usque se se tali exaclione gravatimi esse 
quaulus sit , ut dignaremur Iiujusmodi exa- 
ftionem Salis ratam gratamque habere , Se 
expresse etiam de novo ipsi Don Cesari 
concedere . Idcirco ncs benigna memoria 
repetentes cum paternas tam proprias ip- 
sms virtutes , ae egregia merita humilli- 
mis éjus precibtis gratiose annuendum du- 
xirnus . Ttaque ex certa nolìra scientia 
ànimoque bene deliberato , ac sano acce- 
dente Consilio , audoritate no/tra Cesarea, 
Se de ejjasdem poteilati* plenitudine pre. 
dicìo Illu. Don Casari benigne concessimus 
& permisimus , ac vigore presentili m con- 
cedimi^ Se permittimus , quod ipse Don 
Cesar Ariani Dux Se Melfetce Princeps ' 
ejusque legitimi haredes & successores di- 
cium Cafìrurn Se Oppidum Guaftalle pos- 
sessuri , possint ac valeant in eodem loco 
Guaftalle hujusmodi Datium seu Teloneum 
Salis , quod di&us Cesar ha&enus a suis 



A P P E N D 1 C E. 

Officiariis exadum esse , ac etiam num 



usque dum nane noftr-am coucessionem re- 
vocaverimus , Se abrogàverimus , ab oriqÌ- 
bus ik singulis , qui terra ve! aqua ibi 
transitati sunt exigere petere , recipere , & 
habere . Quam tanaen revocationem "e ab- 
rogationem tam hujus noitri Privilegi! ,,' 
qua in ejus quod a Divo quondam Impera* 
core Ferdinando colendo: memorile domino , 
Se genitore nofìro observandisslmo Anno- 
Domini millesimo quingentesimo quinqua- 
gesimo ocìavo concessimi eft , ex hoc tem- 
pore Se deinceps in perpetuimi non aliter 
a nobis Se suecessoribus noftris nisì ex ju« 
jftis legitimis oc evidentibus causis fieri de- 
bere declaramus , Se tenore pr aesenti ura de 
novo elargimur ., damus , atque concedt- 
mus . Volentes Se aucìoritate noftra C*sa-/ 
rea firmìssime ftatuentes Se deccrnences , 
quod idem Jllu. Don Cesar de Gonzaga , 
Se prefati ejus legitimi hxredes Se succes- 
sores possint ac valeant omnes Se singulos, 
qui hujusmodi Datium seu teloneum solve- 
re Se pendere noluerinc , aut alioqui id 
temere, Se animo fraudandi preterire ausi 
fuerint , per detentionem et arreftationem 
honorum rei persoriarum , aliisque bone- 
tti s solitis Se licitss modis impune coerce- 
re , detincre , Se punire , ac in eos (la- 
tuere , quse aiii in te'oneorum Se datiorum 
defaaudatores jnre vel consuetudine ftatue- 
re queunt , in quo eis per nos aut succes- 
sores noftros Romanorum Imperatores aut. 
Reges nullum impedimentum- exhiberi , sed 
potius omnis favor , Se juftum auxilium 
preftari debebit . Promittimus insuper prò 

no- 



3*8 



APPENDICE 



nobis Se successoilbus noftris Rouianorum 
Imperatoribus , & Regibus , quod don-.c 
kanc concessione»! & gratiam noxlram ju- 
fìis legitimis & evidentibus de causis pror- 
sus revocemus Se cassemus di&um UIu. 
Don C*sarem de Gonzaga & ipsus Succes- 
sores in ejus usu & fruitione dementar 
tutaturi & conservaturi simus . <ìuemad- 
modum etiam ipsimec sine noftra & Sacri 
Imperii offènsteme propria authoritate se 
centra iftiusmodi defraudatores , Se con- 
temptores hujusce grati* noftra defende- 
re , & tueri poterunt . Siquidem ìllis ejus 
rei prò conservatone pr*dicli Dacii ,* seu 
Telonei per presentes facultatem & pote- 
ftatem facirnus . Non obftantibus &c. Quo- 
circa mandamus &c. Datum in Civitate 
noAra Imperiali Spira die decimaquarta 
Mensis O&obris Anno Domini millesimo 
quingentesimo septuagesimo, Regnorum no- 
ftrorum Romani & Hungatici ottavo , Bo- 
hemici vero vigesimo secuudo f 



NUM vr. 

DairArchivio del Convento di S. Francese» 
di GuftaUa . 



An. 



57 1 - 



77 Santo Pontefice Pio V. soppresso il Mo~ 
nifìero delle A^ofti'àane approva. V ere- 
zione di quello de ì Minori Osservanti ic 

Guajìalla . * 

Diletto filio nobili Viro Casari Gonzaga: 

Domino in temporalibus Terrs 

•Guaftali* Nullius Diec. &c. 

-PIUS PP. -V. 



Di 



ileéle fili nobilis vir saluterai & apo- 
flolicam benedittionem . Inter estera cor- 
dis noftri desideria illud sinceris affettibus 
atnplettimur , ut Monafteria & alia pia lo» 
ca a Chriitifidelibus imlituantur , in qui- 
bus etern* beatitudinis amatores in humi- 
litatis spiritu & pacis amoenitate Altissimo 
i'amulatum recidere valeant , piisque fide» 
lium prasertim virorum votis id devote 
exposeentium favorem apoftoiicum libenter 
impartimur . Cura igitur diebus prateritis 
nobis supplicasses , ut visitari facere cu- 
raremus quasdam Moniales Ordinis Santti 
Auguftini exiftentes in quadam domo aper- 
ta Terra Guaftalla nullius Diec. cujus do- 
niinus in temporalibus exiftis , nos tuis 
precibus inclinati mandavimus diletto filio 
Inquisitori Piacenti* . Ordmis fratrum Pre- 
dicator. ut dittas Moniales & doraum visi- 
ta- 



APPENDICE 



5*9 



taret & de carundem Monial : um vita , mo- 
ribus , Se quartate nobis referret . Qui 
quidem Inquifitor poftquam eafdem viiitaf- 
fet , Ip^as reftringer.das eiTe , Se ad veram 
Regularis Obfervantiae normam reducen- 
das , nec non in aliquod Monafterium di- 
di Ordinis claufum trans ferendss effe cen- 
fuit , ac poftea de noftra licentia ipTa 
Moniales translatx fuerunt ad quoddam 
Monafterium Caftrinovi Parmen. feu alte- 
rius Diec. ejufdem Ordinis Saniti AuguftU 
ni expenfis tuis , qui in translacione Se prò 
fubventione earundem Moni ali um transla- 
carum finn mani trecentoram Scutorum , ul- 
tra bona mobilia, et biada, et vinum 
magni valoris de tuo erogarli . Ctim autem 
ipfa domus , in qua dìCix Moniaies habita- 
bant , vacua rematisene, tuque itidem nobìs 
luiroiliter fupplicaii fcceris , ut prò tua 
devotione dicìam donuim ac quedam alia 
bona ad diclas moniales tunc spe&antia 
concedere vellemus , Se in ipfam dornum 
Fratres Ordinis Sanati Francifci de Obfer- 
vantia intredacere pofles , quibus tu prò 
tua singulari devotione , qua in erga Di- 
vum Franciicum geris, paratus es conftrue- 
re Ecclesia™ , Se Monafterium in di&o lo- 
co tuis sumptibus Se expensis . Nos tuum 
pìum Se religioium erga didimi Ordinem 
animum Se zelimi in domino plurirnutn 
commendantes motu proprio non ad tuam 
vel alter in s prò te nobis super hoc obla- 
to petitionis inftantiam, sed ex certa noftra 
scientia , ac de apoftoliese poteftatis ple- 
nitudine , Ordinem , ft2tum, fbrmam , no- 
men , & eiTentiam reguiares perpetuo in 
dicìa domo au&oritate apostolica tenore 
Tom. III. 



prafentium supprimimus & extinguimus , 
ac domum Se bona hiijufmodi tibi ad hoc 
ut Mcfnafterìum & Ecclesiam ac alia in- 
frafcrip.a ùant concedimus , tibique in eo* 
dem loco Monafterium una cum Ecclesia 
fub invocatione Sancì: Francìsci Se S acri- 
Aia , Campanili , Cimiterio , Clauftro , 
dormitorio , refeTtorio , cellis , hortis , 
hortaliciis & aliis otììciis ac partibus Se 
locis ad Monafterium hujufmodi n^ceftariis 
Se opportunis ad inftar aliarum d.-moriun 
seu Monafteriorum di&orum Fratrutti con- 
fimi , Se edifkari Gaciendi , ac Sacriiìi« 
prò ipsiu" dote Se manutentione eenfum ex 
diclis tertis seu bonis valoris nonirrg. ino- 
rimi voi circa > anni vero redditus erigiti- 
taquìnque Scatomm ad Uvcllum concedi 
soliti 1 ; applicanti! , Se appropriane; , : ■ e 
non ipsis Fratribus poftquam diSum I - 
nafterium coaftru&um Se edirleacum fueric 
inhabitandi , ac diiìarum terrari m , seu 
honorum ratione dióti cenfus pofteiuotiem 
propria au&oritate libere apprehendendi Se 
perpetuo retinendi , cenfumque praedicliun 
in proprios cìàx Sacriftis usus Se utilità- 
tem diocefani loci , vel Moniaiium oiim 
in di&a domo habitantium , aut cujufvis 
alterius licentia defuper minime requisita 
convertenti , aliaque super pramiiiììs , Se 
circa ea neceffaria quomodolibet & oppor- 
tuna faciendi gerendi Se exercendi licen- 
tiam Se facultatem concedimus , Se impar- 
timur , seu domimi proedicìam in Monafte- 
rium erigimus , Se inftituimus , ac eidem 
Monafterio poftquam ere&imi fuerit , et il- 
lius Guardiano et Fratribus prò tempore 
exiftentibus quod omnibus et singulis pri- 
1 1 vi- 



33° 



APPENDICE. 



vilegìis et exerftptionibus , pntheminentiis , 
antelatiouibus , ec indultis aliis domibus ec 
monaiieriis ac fratribus ejufdem Ordinis 
in genere vel in specie concdlìs , ec con- 
cedenùis , ac quibus illi de jure vel con- 
fuetudine utuntur potiuntur et gaudent , 
ac uti potili et gaudere pofiìnt et debeant 
indu.'gcmus , decernentes pramitTa omnia 
et singula , et pra;fentes liueras , ac in eis 
contenta quaecumque nullo umquam tem- 
pore quovis qua;sito colore vel ingenio , 
etiam quia loci Oidinarius seu alii in 
prsemiùìs intereffe halentes feu habere 
praetendences ad id vocati non fuerint , 
aut aliis subreptionis vel obreptionis vi- 
tio , seu nullitatis , aut intentionis noftrs 
defecì'u notar i impugnari , aut sub quibus- 
vis revocationibus sufpensionibus limic£iio- 
nibus derogationibus per nos seu succefìo- 
res nofìros etiam Cancellaria apoiìolicaì 
regulas ex quibufvis causis prò tempore 
etiam motu et scientia ac poteftate simili- 
bus etiam ad Imperacoris , Regum , Regi- 
narum , Ducum , et .aliorum Principum 
infìantiam editis vel edendis eomprehendi 
non poffe sed semper ab illis exceptas $ 
et quoties illae emanabunt toties in prifli- 
mira ftatnm refiicutas et de novo con- 
ceflfas , sicque per quofcumque judices et 
commiflarios quavis aucìoritate fungente? 
etiam caufarum Palati! apostolici Audito- 
re* kt S. Rem. Ecclesia Cardinales subla- 
ta eis et eoriuvi cuilibet quavis aliter ju- 
dicandi àt interpretanti facultate , ac au- 
doritace judìcari , et deltiniri debere , ac 
irritum et inane si secus super his a quo - 
quam quavis aucìorvtate sciénter vel igno- 



ranter contìgerit accentari . Quo circa Ve- 
nerabili Fratn Epifcopo Mantuano , ec di- 
letto filio Caufarum Cari* Camera Apo- 
stolica? Generali Auditori seu ejus vices 
gerenti per apostolica scripea motu slmili 
mandate!» , quatenus ipsi vel alter eorum 
per se vel alium seu alios prxfentes liete— 
ras et in eis contenta ubi et quando opus 
fuerit ac quocies pto parte ma fuerint 
requisiti solemniter publicaùtes , tibique 
in praemiffis eificacis defensionis presidio 
atfìftentes faciaj.t auftoruate noftra te pr«- 
miifis omnibus et singulis juxta praefencunu 
jcontinentiam et tenorem pacifìce frui et 
gaudere . Non permittentes te a quoquara 
quomodolibec indebite moleftari , pertur- 
bai , aut inquietari , contradicìores quos- 
libet et rebelles , ac praemiflis non paren- 
tibus per censuras et psnas ecclesiafticas 
aliaque opportuna juris remedia appella- 
tione pofposita compefeendo , nec non le- 
gitimis super his habendis servatis pro- 
ceffibus illos cenfuras et penas ipfas 
incurriffe declarando , et eas etiam itera- 
tis vicibus aggravando , invocato etiam 
ad hoc si opus fuerìc auxilio brachii se- 
cularis . Non obftante fel. record. Bonifacii 
PP. Vili. pradecefToris noftri quatenus 
opus sic , qua cavetur exprefTe ne cujufvis 
Ordinis Mendicancium profeflbres locum 
ad habitandum recipere , seu recepta mu- 
tare pra;fumanc abfque Sedis Apcflolicas 
licentia speciali , et de prohibitione hu- 
jufmodi expreffa mentione facienda , ac 
noftra de non tollendo jure quesito et aliis 
apoftolicis conititutionibus et ordinationi- 
bus ac ordinis Sa adi Auguftini, illiufque 

su- 



APPENDICE. 



33i 



Supìrioribus' et perfonis sub quibufcumque" 
tenoribiìS specia!:s et specifica et expreffa 
non autem per claufu'as generales idem 
importantes mencio , feu quxvis alia ex- 
preilio h abenda , a ut aliqua aiia exquisita 
forma ad hoc servanda foret illorum te- 
nores prafentibus prò exprefiìs habentes , 
illis alJter in suo robore permanfuris , hac 
vice dumtaxat fpecialiter et expreflfe de- 
tegamus , contrariis quibufcumque , aut 
si akquibus communiter vel divisim ab 
eadcm sit Sede indultum , qnod interdici 
sufpendi veì excommunicari non poffint 
per litteras apoftolicas non facientes ple- 
nam et expseflam ac de verbo ad verbum 
de indulto hujuimoui mentìonem . 

Dat. Roma 5 apud Sanctum Petrum sub 
annulo Pifcatoris die VII. Novembris 
M.D.LXXI. Pontificatus noitri anno- sexto . 
Car. Glorierius . 

NUM. VII. 

Dall' Archìvio del Conforzio di Guaitalla . 

An. J574. 

Bolla di Papa Gregorio XIII. per V ere\:one 
del Meme di Pietà in GuzftaLU . 



G. 



regorjus Epiicopus Servus Servorum 
Bei ad perpetuam rei memoriam . Inter 
cetera cordìs noftri desideria ad ea liben- 
ter itttendimus per qna: loca pia e~rigun- 
rur Chi iftique pauperibus , qui in egetta- 
te laboiant subvenitur 3 et votis- Chrifiifi- 



delium quorumcxmque praffertirn Confra- 
trum Confraternitatum canonie e inflituta- 
rum , qua ad id tendere conspiciuntur 
etiam libenter amuiraus , eaque favoribus 
prosequimur opportunis . Cum itaque sicut 
exhibita nobìs nuper prò parte dilcftorum 
filiorum Cafaris Gonzagha domini in tem- 
poralibus Terra; Guaftall» Nullius Dioc. 
ac Universitacis ejufdem Terree , et Con- 
fratrum Confraternita tis Sancufiìmi Corpo- 
ris Chriftì Confortii nuncupati in dìcia 
Terra rìte iniìicuta peticio - continebat , 
quod cum Confraternitas ipsa inter aliu 
bona quamplures terrarum bubulcas sibi 
per diverfas ejufdem Terra perfonas ad 
pios ufus relicìa poflìdeat , ac in Terra 
pradicìa , iiliufque difhittu quamplures 
utriufque sexus miferabiles et admodum 
indigences perfona adfunt , qua ut aliquod. 
in suis necefiìtatibus relevamen sufeipiant , 
ad infatiabiiem Hebraorum in difta Terra 
degentium fenoris voraginem recurrere co- 
guntur , quo efficietur , nisì de opportuno 
al'iquo provisionis remedio defuper brevi 
provideatur ut pauperes et ìndigentes per- 
sona Hujufmodi ufurario Hebraorum teno- 
re confumpea ad totalem fuor uni honorum 
amirlìonem deve ni arte ► Et sicut eadem pe- 
titio subjungebat si ex Tevrarnm bubulcis 
hujufmodi , qua numero qninqnaginta exi* 
fiunt , quindecim quarum valor summam 
tricentorum ducatorum auri de camera in 
citea no» excedunt venderentur , et alie- 
narentur , ac ex pecimiis inde provenien- 
tibus unus Mons Pietatis in eadem Terra 
et aliquo iilius loco eifdem Cafari , Uni- 
versitari et Confratribus beneviso perpetuo 
tt a eri- 



33* 



APPENDICE. 



erigeretur , et inititueretur , illique sic 
eredo ac inftituto pecunia ex eifdem quin- 
decim terrarum bobulcis ut prarfertur alie- 
nandis recipiende perpetuo applicarencur 
et appropriarcntur, et miferabilftìus et ìn- 
digentibus perfonls prsefatis sub pignori. 
bus ad inilar alioram Montami hujufmarfi 
ad ratiortem duorum prò centenario annua- 
tim rmituarentur , ìpsique Confratres ejns- 
dem Mentis adrnìniftratores inftituerentur , 
et depntarentur , ex hoc profeto mifera. 
bilium , e: indìgentium perfonarum earun- 
dem comrrrodhati illarumque paupertati 
sublevatùmi ejufdem Monti» conferv adoni 
«t arrgménto , Faaiofifcjtie eornndem He- 
br'sontm abolitioni pluriimrm confi. leretur . 
<")uare prò parte Ctffaris , Universitatis et 
Confrar.ri;m pradifirorurri nobis fiùc hmr.ili- 
ter supplicatu-m , qnatentrs eoram pio desi- 
derio hac in parte annuere aliifque in pi\~- 
miflrs opportune previderer" de benrgnìtate 
apofìoli'. a dignaremur . Nos i gì tur qui 
parperum caìamitatibus libentcr catn a 
nobrs petitur soccurrimirs , eofdcrm C&fa- 
rem, et* Confratres , ac Unrversitàtem , il- 
liufque singulares perfonas quibufvìs ex- 
cdnrmnnicationis sìifpensionis et interdici:! , 
aliifque ecclesiaiticis setnerrtiis cenfuris et 
psnis a jure rei ab nomine quavis occa- 
sione vel causa latis , qnibus quomodoi:- 
bet rhnodati exinunt ad effectum prafentìutti 
iiumtaxat cotafccjirendam harum ferie ab- 
folventes et- abfolutos fore cenfentes hu- 
jufraodi supplicationibus inclinati , Confra- 
tribus prafatis ut quindccim tevrarum bu- 
feulcas hujufmodi perfora seti perfonis me- 
liorcm cchditi&nem efiìcere volenti bus .... 



- predo perpetuo vendere 

et alienare , ac quaxumque Inftrumentà 
defupcr necefTaria et opportuna celebrare 
et celebrar! facere libere et licite vallai t 
liceneiarti et facultatern apoftolica auriori- 
tate tenore prssfentium rmparrimnr . Mon- 
temque unum Pietatis in eadem Terra et 
loco eifdem Caefari , Un: Versi tati et Con- 
fratnbus bene vifo ad inilar alìorum Ur- 
bis et Civiratum ac Terrarum Status Ec- 
clesiaitici pietatis Montium perpetuo eri- 
gimns et initieuimus" , illique sic erecto et 
inftituto pecunias ex quindecim bubuica- 
rum hujufmodi alienatione provenientes si- 
miiitcr ex nunc prout ex tunc pottqnam 
recept.2 fuerint perpetuo applicamus , et 
appropriami^ , nec non ìpsius Confrater- 
nitatis Co;;fratres sic erecìi Mentis perpe- 
tuos Adminiiiracores etiarn perpetuo conlli- 
tuimùs et deputamus , illifque ut pecunias 
prxfatas miferabilibus et indigentibus per- 
sonis hujufmcdi' ad rationem duorum prò 
quolibet centenario tantum annuatim mu- 
tuare , proventufque inde percipiendos in 
prsfati Montis impenfas tantum convergere 
ac ejufdem Monti» ipsins Terrse adraini- 
ftratoribug prò tempore exiitentibus prò fe- 
lici ejufdem Montis regimine , gubernio , 
direzione , et manutentione qued quaecum- 
que Statata Ordinationes et Capitala eis 
bene vifa , facris tamen Canonibus et Coti- 
ciiio Tridentino non contraria , et aliter 
licita et honefta et ab Ordinario loci ap- 
probanda condere et facere , iìlaque sic 
condita et fatta in roelius reformare , mo- 
derari , corrigeré , ampliare et de' novo 
condere libare et licite valeant earundem 

te- 



APPENDICE. 



333 



tenore prafentrum similicer indulgemus . 
Dicerneutts C* faterà , Uirversuatem , et 
ConTraires prsfatos super pram;flis a quo- 
quam quavis auciontace moleitaii pertur- 
biti aut inquietar! ntflla&enus poife , irri- 
tum quoque et inarfe si secus super his 
a quoquam qivàvis au&oricate fcienter vel 
ignorante r contigerit attemptari . Perfona- 
rum , qua bubulcas ut praefertur lcgarunt 
voluntstes in et quoad hoc quatenus opus 
sic faivis tamen piis causis prò quibus re- 
Ji&a fuerunt auóìoritate pradicìa commu- 
tando . Non obitantibus vo'untate priori , 
ac conftitutionibus et Ordinationibus apo- 
flolicis , ceteriique contrariìs qmbufcum- 
que . Volu mus auttm quod fru&us ex pe- 
cuniis pradi&is ad raticnem duorurn prò 
centenario tantum ut prafcrtur percipiendi 
in impenias ejufdem Montis eonvertantur . 
Nulli ergo omnino hominum liceat hanc 
paginam nofìia abfolutionis. impartitionìs , 
erectionis , inilitutionis , applicationis- , 
appropriationis , conititutionis , deputatio- 
DÌS , indulti, decreti, comutationis , et 
vo'untatis infringere , vel ei aufu temera- 
rio ccntraire . Si quis autem hoc attem- 
ptare prafumpferit indignationem omni- 
potentis Dei , ac beatorum Petri et Pauli 
apofìolorum ejus se noverit incurfurum . 

Dat. Tufcuii anno Incarnationis domi- 
nica millesimo quingentesimo septuagesimo 
quinto , Kalendis Man* , Pontificatus noftri 
Anno secundo . 

L. y%i Plumbi . 



NUM. Vili. 



Dall' Archivio Abaziale di Guaftalla . 

An. 1 5 S 5. 

Bolli d'i Papa Si/lo V. per la fonda\ione 

dell' Abà\ia , e delia Collegiata 

di GuajlalU'. 



s, 



'ixrus Epifcopus , Servus Servorum Dei , 
ad perpetuam rei memoriam . Jn suprema 
ApoftoKcaÉ Dignitatis specula mentis licet 
imparibus Divina difpositione conflituti , 
ad Ecclesiarum quarumlibet decus , venufia- 
temque augendum , ac illarum Statum 
feelieiter dirigendum , nofìra sollicitudinis 
aciem diligenter intendimus , piafert;m , 
cft in ìli i s , ac in eis divinis Ofrìciis insi- 
flentibus Perfonis h;nor magis accrefeat , 
Dìvinus Cultus rlorcat , & excitetur devo- 
no , animarumq; desiderata salus prove- 
niat , sicuti confpicimus in Domino falu- 
briter expedire . Cum itaque , sicut acce- 
pimus , Archipresbyteratus ruralis Sanili 
Pèrri prope , & ext a muros Oppidi Gua- 
ftalla , Nullius D'cecesis, Provincia Me- 
diolanensis , quem quondam La] ina Pepe- 
ravius difìi Archipresbyteratus Archipres- 
byter , dum viveret , obtinebat , per obi- 
tum ejufdem La'ii , qui extra Romanam 
Curiam de Menfe Martii proxime tranfa- 
ciò diem clausit extremum , vacaverit , & 
vacet ad prafens f & sicut exhibita Nobis 
nuper fnit prò parte Diletti Filii Ferdi- 
nandi Gonzaga Principis Melphi&ensis , & 

di- 



334 



APPENDICE. 



oidi Oppidi in temporalibus Domìni , No- 
"bilis Viri pctitio continebat: Diledi Filii 
ejufdem Oppidi Incoine , quarnm anima- 
rum cura prò tempore exìftenti Archipres* 
bytero didi Archlprcsbyteratus- ìncumbic , 
non sine magno in cono modo prsfertim no- 
durno tempore , cum portis clausis Oppi- 
dum ipfum euftòdiri soieat , Sacramenta 
Ecclesia il io a inde cum ufus venit p«tere 
poffint , intra vero idem Oppidum per qu. 
Csfarem etiam Gonzagam Principerà Mei- 
pkiD -on<cin , Se prcedidi Oppidi in tempo» 
ralibus: Domi nu ai ,. pia devotione dudum 
©Jiiii Ì\iadata fuerit Ecclesia Sancii Petri 
sine cura , acque ab eodem Cafare con- 
eruis ornaraentis , Se paramentis Ecclesia- 
fìicìs , ao suppelledilibus ad Divinimi 
Gukum necei'ìariis magni fice inftruda , Se 
ÌH perpetuimi snnuis redditibus ad vaio- 
rem quadnngentorurn Scutornm auri de 
>3.~n ; - albi a Dea coilans , qui inter ali- 
qttOS Cappellano* .Prssbyteros , seu. Cleri- 
e os Ss cu la: ts ad nutum Patr onorimi prò 
tempore fxifUntiurn ,• videlieep aldi Caafa- 
iì'z , Se suorum Succcuorn in ceputari 3c 
piomovtri solitos, prsedid? Ecclesia in 
divinis prò tempore infervientes diitribui 
confuevtrint , dotata extiterit prò parte 
ejufdem Ferdinand! aflerentis se pradidi 
Cafaris natem cxJftere , Nobis fui (Te hu- 
militer supplicatum , quatenus Archiipres- 
laytteracujn pradi&ujn supprimere , v.V 3x- 
tffloguere , ac Eccksiam praedidam in Col- 
legisaam ,. Se Parcchialem , Se in ea duas 
Dignitari y nec non sex Canonicatus , Se 
totidem Pr&bcndas ,, <ta*s Pon.iones Man- 
sionarias nuncupccas , ntc non -.;;iam Sa.- 



criftiam , ac Ecclesiam Arcliipresbyteratus 
ruralis hujufmodi extra didum Oppidum 
conltitutam , apud quam ipsi Archipresby- 
teri rurales , qui prò tempore fucrunt , 
residere soliti , ac aliam eìdem Archipres. 
byteratui annexam , etiam ruraler» Eccle- 
siam Sardi Roclii Campi-Rainerii Tcrrito- 
rii didi Oppidi , in Parochiales Ecclesia» 
Audovitate Apoiìclica perpetuo erigere , 
Se infticuere , nec non dido Ferdinando , 
Se poj& iliius obitum , didi Oppidi in 
tempocaliteiS Succerforibus in perpetuum 
prò tempore futuri»-, Jufparronaru» , Se 
praef:ntandi ad omnes Canonicatus , Se 
V'rxbttid&s. r ac Porcicnes , Se Sacnùiarrr 
prad:dam Perfonas idoneas , cum prò tem- 
pore vacarent , similiter perpetuo referva- 
re , concedere r Se augnare , atque in prae- 
miMis opportune providere de benigniate 
Apostolica dignaremur . Kos igitur , qui 
dudnin inter aLia voluimus , quod petentes 
Eeneficia Ecclesìaftica aliis uniri teneren* 
tur exprimere verurn annuunv valorem r et- 
iam Beneftcii , cui aliud uniri peteretur , 
secuacli.m communem aiìirnationem , alio- 
quìn unio ivn valeret ,. Se seraper in unio- 
nibus commifiìo fieret ad partes , vocatis ,. 
quorum interiiffet ; didam Ferdinandum a 
quibufvis exeommuuicatìonis , suipensio- 
nis , & interdidi , aìiifque Ecclesiaììic;s 
sententiis , cenfuris , & pcenis a jure , vel 
ab hniniiìe quavis occasione , vel caufa 
iati? , si quibus quomodojifost; innodatus 
exidit , ad etik&wà prafentium dumtaxat 
coafequendum , harum ferie abfoiventes , 
Ite abfolutum fore cenfc.ntci , n^c non 
union em , annexioflejn , Se incorporatio- 

nem. 



APPENDICE 



■3$ 



ttem de dìàa. Ecclesìa Sa&i Rochi eidem 
Archipresbyteratui suppretfb , quavis au- 
tìoritate faclas harum serie perpetua diffol- 
ventts , liujufmodi supplicacionibus incli- 
nati , Archipre&byteraaim rura'em pradi- 
ihirtt , qui inibi Dignitzs ruralis cenfemr , 
Cuique cura etiam Jurifdidionahs imminet 
animarum , sicut prafertur , vel alias quo- 
vifìnodo vacantem , dumtnodo tempore Da- 
ta: prafentium , non sic in eo alicui jus 
specialicer quasitum , cum annexis , ac 
juribus , Se pertineutiis sui:, dieta Au&o- 
ritate tenore prafentium perpetuo «uppri* 
mimus , & extinguimiis ; ipfamque Eccle- 
siam Sancii Petri , amotis ab eadem in 
perpetuimi CappeL'anis pradi&is , in 
Collegiata™ , & Parochialem Ecclcsiam 
sub invocatone cjufdem Sancii Petri cum 
Sigillo , Arca , feu Capfa Communibus , 
nec non Fonte Baptifmali , aliifque Colle- 
giatis , & Parochiaiibus insignibus , & in 
ea Abbatiam Sacularem , qua inibi prin- 
cipalìs > & de qua cum prò tempore va- 
cabit per Romauum Pontificem prò tem- 
pore exiftentem provùleri , Se difnoni de- 
beat , prò uno iilins Abbate , qui ibidem 
Caput aliorum exiftat , ac inibi perfona- 
lem residentiam faciat , & unum Archi- 
presbyteratum prò uno Arcliipresbytero , 
qui ibi inferior Dignitas exiftat , Se ance 
omnes alios immediate polì; ipfum Abba. 
tem Stallum in Choro , Se locum in Capi- 
tulo habeat , cuique cura animarum Paro- 
chianorum intra muros Oppidi exiftentium 
ìmmineat , & applicata cenfeatur , nec 
non sex Canonicatus , Se totidem Praben- 
das pio sex Canonicis , & duas sine cura 



Portiones Mansìonarias nuncupandas prò 
totidem Porcionariis Mansionariis nuncu- 
jpandis , ac unam Sacniìiam prò uno Sa- 
crila , qui oinnes sinc ex gremio Capita- 
li , Se una cum Abbate pradiclo , insilimi 
Capitolimi faciant , Se conllicuant ,• ac in 
eadem Collegiata Ecclesia horas Ca;:c;:i- 
cas , Se alia divina Officia juxta provi- 
dam eorumdem Abbatis , Se Caputili Or- 
dinationem defuper faciendam , celebrent , 
& ipsi Collegiata Ecclesia in divinìs , Se 
aliis , qua in ipfa occurrerint , juxta pra- 
diclam Ordinationem perfonaliter defervi- 
re teneantur ; nec non supprem* Archipres- 
byteratus i St Sancii Rochi Ecclesias prsc 
diclas in Parochiales Ecclesias cum Fonte 
Baptifmali , Se aliis Parochiaiibus insi- 
gnibus per illarum singulos RecloreS re- 
gendas , Se gubernandas , ita ut de iiiis , 
cum prò tempore vacabunt , Perfuuis ido« 
neis per concurfum , ac juxta formam 
Concilii Trideuiini libere ceflantibus rc- 
fervationibus , Se afFsclionibus Apoftolicis , 
excepta prima vice , provideri debeant , 
Se in qualibet ex pradiclis Ecclesis extra 
idem Oppidum conititutis , ut prsfcrtur , 
proprii Reclores curam animarum , Inco- 
larum , Locorum & Territorii pradicfcorum 
extra prafacum Oppidum habkantium , 
prò ut quifque singulis Ecclesiis pradi&is 
vicinior Se propinquior erit , exercere , & 
sua quifque Ecclesia in Divini* defervire 
teneatur , Aucloritate Apofìolica , Se te- 
nore prafentium sine ^alicujus prajudicio 
perpetuo erigimus , Se infticuimus ; ac Pa» 
rochialibus Ecclesiis hujufmodi prò il!a. 
rum Dote , & illarum Reclorum prò tem« 

pò- 



33$ 



A P P E N D ì C E 



pore exiftentium congrua subftenratione , 
singulis singulas waiòris quwrtftta^kica Seu. 
tonfai pradictorum ex fru&ibus didi sup- 
prciìì Archipresbv e- «ttt afììgn:indas Por- 
tiones in tot -Propri la.ibuS , Se Bonis ùa- 
bihbus ad rfddi.tuiv, quirujuaginta Seuto- 
rum hujufmodi judicio Ordinarli viciniori» 
af rendenti-bus , ultra emolumenta , Se alia 
jura incerta , ac ctiam commodam habi- 
tacionem prò utroque Redore; Menfe ve- 
ro Capitulari ejj&fdem Collegiata Ecclesìa 
prò iilius Abb3tia , Arohiprcsbyteratus , 
Canonicatuum , et Prabendarum , ac Por- 
tionum , et Sacri Ria hujufmodi Docibus et 
Redditibus annuos pradidos per didum 
Cafarem olim , ut prafertur , donatos , et 
conceffos , ac propterea quidquid ultra 
duas Portiones Redorìbus pradidis affi- 
gnandos supererà ex fructibus , redditibus» 
et proventibus hujufmodi fuppreffi Archi- 
presbyteratus , qui demptis d-uabus Portio- 
nibus pradidis ad valorem annuum sex- 
centorum Scutorum similium afeeudunt , 
Audoritate Apoltolica , et tenore prafen. 
tis , similiter perpetuo applicamns , et ap. 
propriamus ; ita ut ex eifdem sicut ap- 
plicatis frudibus Abbatia quidem ufque 
ad trecentum , Archipresbyteratui eredo 
ii>que ad centum , singulis vero Canonica- 
tibus et Prabendis singulaque ad sexagin- 
ta , ac singulis Porti onibus singula ad 
quadraginta , et Sacriftia demum fupradi- 
ótis , reiiquam qua: etiam ad quadraginta 
Scutorum similium valorem annuum afeen- 
dant portiones , quarum mediecas diftribu- 
tiones quotidiana? cenfeantur ; et non nisi 
per prsefentes , et Divinis Officiis ptrfona- 



litèr iatereflentw lucrati, et p«ncipì pof- 

S ne , di.ìribui , ec aLÌgnari debeant ; reli- 
quì vero fruii us , r.iidtus, et provemul 
Ecclesia: Collegiata; applicando hujufmoii 
circiter centum , et vigniti Scutorum sinU 
lium valorem annuum confi, ituentes , ica di- 
vidanoli- , ut ex ì Ili s sexaginta in reftau- 
rationem dieta Collegiata; , ac ilhus Or- 
namentorum , seu Paramentorum Ecclesia- 
fticortwn empcionem , et prò aliquot Pue- 
ris Clericis eidem Collegiata; Ecclesia; de- 
se; vientibus , et alios ufus prò div ni Cui» 
tus manucentione in dicla Collegiata Eccle- 
sia necetTarios , alia vigiliti alieni Perfona 
Ecclesiaitica , qua; in ipfa Collegiata Ec- 
clesia Verbum Dei predice. , ac decerci 
alia alteri , qui extra didimi Oppidum si- 
mili miniere fungatur : Campanario , qui 
pulfandi Campanas curam habeat , alia 
decem , nec non Dìfpenfatori , qui com- 
muniter Captarli ncgotla gerat , reliqua 
viginti Scuta aunuatim solvi debeant . Pra« 
terea eidem Ferdinando , et poft iilius obi- 
tum , ejus in temporalibus Dominis Oppiai 
h-ujufmodi suceefforibus in perpetuimi prò 
tempore futuris , Jufpatronatus , et pra- 
fentandi ad omnes Canonicati^ , et Pra- 
bendas , Portiones , ac Sncriiliam hujufmo- 
di Perfonas idoneas , cura prò tempore 
quibufvis modis simul , vel succeflìve , et* 
iam apud Sedem pradidam vacabunt , et- 
iam in hac prima vice Romano Pontifici 
prò tempore exiftenti ad praefentationem 
hujufmodi inftituendas similiter perpetuo 
refervamus , concedimus , et aflìgnamus ; 
quodque vere et proprie Jufpatronatus , 
et prafentandi hujufmodi ex fundatione, 



APPENDICE 



33 y 



et dotatione dici , et "ceriferi , et alias , 
quam ad praefentationem hujufmodi de di- 
ftorum Patronorum confenfu de illis fa- 
ciendam , ColJationes , Provisiones , et 
quaevis alia: Difpositiones nulla; , irrita; , 
et invalida; sint eo ipfo , ac millum ètiam, 
coloratura titulum praebeant , ita ut in re- 
liquis Abbatia ipfa Dignitas principali^ 
libera cenfeatur , ipfamque Collegiata m 
Ecclesiam , illiufque Capitulum , Miniftros, 
infervientes , res , et Bona quuecumque ad 
illam specìantia , ab omni , & quacumque 
Superioritate , Visitatone , Correzione cu- 
jufcumque Epifcopi , et Ordinarli Vicinio- 
ris , prout tpfuhl Oppidum , et Territo- 
rium ejttfque Ecclesia femper exemp-ae , 
ac Nullius Dioecesis prxdidae extìterunc , 
ita etiam impoftérum similicer exemptas , 
immunes , et liberas fora , et fub noùrae 
et diZae Sedis protezione immediati rece 
ptas pariter perpetuo decernimus : ac tam 
Abbaci prò Rocchetto, et Almutia ex pel- 
libus Dollìs nuncapacis , Mitra, et Bacillo 
pastorali , ac Pontificalibus insignibus , 
quibus olim diZi Archipraesbyteratus sup- 
prefli Archipresbyteri , qui prò tempore 
fuerunt , et novillìme etiam diZus Laelius , 
dum viveret , ex antiquo privilegio Apo- 
ftolico , etiam ab immemorabili tempore 
pacirlce obfervata confuetudine utebatur , 
etiam uti , et Jurifdidionem Ordinariati! , 
ac quasi Epifcopalem in ipfo Oppido , 
et illius Territorio , ac eadem Collegiata , 
aliifque Ecclesiis , et Locis quibufcumque 
facris , et profanis , quibus Laelius , et alii 
Archipresbyteri praediZi illius Praedeceffo- 
res exercere confueverint , in omnibus , et 
Tom. HI. 



per omnia libere , et licite exercere , 
quam Archipresbytero , et Canonicis prò 
tempore exillentibus , quod ipsi quoque 
Almutiis ex similibus pellibus , ac demum 
ipfa Collegiata Ecclesia, illiufque Abbas , 
et Capitulum hujufmodi honoribus , et 
Privilsgiis , Exemptionibus , Immunitati- 
bus , Libertatibus , Prseeminentiis , Favori- 
bus , Cratiis , Prorogatavi* , Concefiloni» 
bus , ac Indulcis , quibus alia; illarum Par» 
tium Collegati, earumque Abbates , et 
Capitula , Dignitatefque obtinentes , et 
Canonici , aiiseve Perfona; , ac etiam quo-' 
ad ipfum Abbatem tantum , quibus diZi 
suppreifi Archipresbyteratus Archipresby.' 
teri , qui haZehus fuerunt , de jure co:» 
fuetudine , v:l privilegio , ac alias quo- 
rnodolibet , uti , potili , et gaudsre potue- 
runt , aut poterint in futuruin , in omni» 
bus , et per omnia aeque principali ter , et 
perirle , ac si illis in specie conce fui 
fuilfent , uti , potiri , et gaudere , quod. 
que Abbas , et Capitulum hujufmodi , 
quandunque Statuta , et Ordinationes , lici- 
ta tamen , et honeiìa , ac Sacris Canoni- 
bus , et itili Concilii Decrec»s non con- 
traria , prò salubri direzione , ac profpe- 
ro regimine , ac itatu diZae Ecclesia Col- 
legiata; , iìiiufque Perfonarum , et rerum 
cujufvis , licentia defuper minime requi- 
sita , condere , eaque prò temporum , ac 
rerum qualitace mutare > alterare , corri- 
gere , et in totum abrogare , aliaque de 
novo condere libere , et licite vaieanc 
auZoritace , et tenore praefentis pariter 
perpetuo concedimus , et indulgemus ; Non 
obftantibus voluncate noftra praediZa , et 
u u La- 



338 



APPENDICE 



Lateranensis Concilii noviflìme celebrati 
uniones perpetuas nisi in cas^bus a jure 
fieri pjarnaìfJSs , pmhibentis , aliifque Con- 
fticutionibus Apoliolicis contrai-iis quibus- 
Cumque : Aut si aliqui super p:ov?sioni- 
l»us sibi facieijdis de hujufmodi vel alii» 
Bcneficiis Ecclesiafticis in illis parcibus 
speciales , vel generales dici* Sedis , vel 
Legatorum ejus Licteras impetratine, et- 
iam si per eas ad inhibitionem . referva- 
tionem , Se decreEum , vel alias quomodo- 
libet sic proceffum , quas qnidem Litte- 
ras , Se Procefius habitos per eofdem , ac 
inde fedita qusecumque ad di&um suppres- 
sum Archipresbyteratum , volumus non 
estendi ; sed nullum per hoc eis , quoad 
aflequutionem Beneficiorum aliorum pra?ju- 
dicium generari , & quibuslibet aliis Pri- 
vilegiis , Indulti» , Se Litteris Apoftolicis 
communicer aut divisim ab eadem sit Se- 
de indultum , quod ad receptionem vel 
provisionem alicujus minime teneantur , Se 
ad id compelli aut quod interdici , sus- 
pendi , vel exeommumeari non poffinc : 
quodque de hujufmodi vel aliis Beneficiis 
Ecclesiafticis ad eorum Collationerh prò-. 
visionem , praefentationem , auc quamvis 
aliam difpositionem conjun&iin vel .sepg,- 
ratlm spe&antibus , nulli valeac provider 1 
per Litteras Apoftolicas non facientes 
plenam & expreifam ac de verbo ad ver- 
bum de Indulto hujufmodi mentionem , et 
qualibèt alia diàx Sedis Indulgentia ge- 
nerali vel fpeciali cujufcumque cenoris exi- 
ftac , per quam prxfentibus non expreffam 
vel totaliter non infertam effe&us earum 
impediri valeat quomodolibec vel differri ' 



Se de qua ejufque toto tenore habenda sit 
in noftris Litteris mencio specialis . Volti» 
nms autem quod propter suppreflìonem Si 
extin&ionem pra:dictae Ecclesia Arehipres- 
byteracus fupprefli hujufmodi , debir.s non 
frauditur obfequiis ; ùd ejus congrue sup- 
portentur onera confueta . Nos enim ex 
mine irritum , Se inane decernimus si se- 
cus super bis a quoquam quavis aucìori- 
tate scienter vel ignoranter contigerit at- 
tentare . Nulli ergo opinino hominum lì- 
ceac hanc paginam noftrae abfóh;tionis , 
diflolutionis , suppreffionis , extincìionis , 
ereftionis , inftitutionis , applkationis , ap« 
prepriationis , refervationis , concefììonis , 
aflSgnationis , Decretorum concellìonis , Se 
Indulti, ac voluntacis infingere vel ei 
aufu temerario comraire . Si quis aucern 
hoc attentare prsfumpferit , i r a ; gnatio- 
nem Omnipotentis Dei , ac Beatorum Petri 
Se Pauli Apoftolorum ejus se noverit in- 
curfurum . 

Datum Romaj apul Sancìum Petrum , 
Anno Incarnationis Dominici Millesimo 
Quingentesimo O&uagesimo Quinto , No- 
nis Novembris , Pontifccatus nofiri Anno 
Primo . 



*JUM. 



APPENDICE. 



339 



NUM. IX. 

Dal Tettato sulla materia dei Confini fra 

S. M, T Imperatrice Regina , e il 

Sig. Duca di Modena . 

An. i$%9- 
Conversioni e Capitoli Hsguardanti la Parmi- 



giana. ) 



e la Chiavica al Bondanello 



G, 



T Interetfati Sudditi del Sereniflìmo Si- 
gnor Duca di Ferrara , che scolano P Ac- 
que de' suoi Terreni per la Parmegiana , 
« Canal della Moglia nel Fiume di Sec- 
chia al Bondanello , si sono convenuti con 
i Mantovani di far la parte loro , una 
Chiavica » che detti Mantovani dicono 
fare al Bondanello , e far la porzione lo- 
to , che le toccherà , per cavare detta 
Parmegiana , e Canal della Moglia , per 
detta Chiavica , li suddetti Intereflati han- 
no pagati a' Mantovani a buon conto Scu- 
di seicento , cioè Reggio duecento , Ca- 
ftelnuovo duecento , e Brefcello duecento , 
desiderosi perpetuar sempre a scolare li- 
beramente li suddetti suoi Terreni senza 
contraddizione alcuna , sono venuti a qua- 
tti Capitoli sottoferitti , quali anderanno 
aggiunti agi' altri , con Mantovani . 

I. Che i Mantovani non portino impedire 
il corso alle Acque suddette" in mo- 
do alcuno , né con Navi , salvo 
però T ufo della Navigazione , pur- 
ché tettino aperte le Chiaviche , per 



11 modo , die è nelli Capitali pte« 
senti difpofto , né con Molini , o al- 
tra forta d' impedimento , che forte 
pofto in detto Cavo , o Chiavica per 
pefeare , o per qualunque altra cau- 
fa si sia , ma retti sempre libero il 
corfo alle acque , quando potranno 
scorrere in Secchia , e possano gì' 
Intereflati suddetti andarci a levare , 
ed aprire , quando vi forte ro podi li- 
beramente , e di propria autorità sen~ 
za incorrere in pena alcuna , e quel- 
li , che metteranno tali impedimenti , 
o s> opporranno in modo alcuno , ca- 
dano in pena di Scudi cento , né pe- 
rò s' intenda che il Sereniflìmo Signor 
Duca di Ferrara acquifìi Giurifdizio. 
ne in detta Parmegiana . 
IL Che i Mantovani abbiano a guardare 
detta Chiavica , facendola serrare nel 
tempo delle Piene di Secchia , quan- 
do V acqua di Secchia voleffe correre 
in detto Cavo , e similmente farla 
aprire subito quando 1' acqua del Ca« 
vo potrà scorrere in Secchia , e quan- 
do li Mantovani in tal cafo non lì 
apriranno , portano li suddetti Inte- 
reflati andarla ad aprire aucloritate 
propria , senza che cadino in pena 
alcuna . 
III. Che nìuno di qual flato si sia in det- 
to Cavo delia Parmegiana , o Canal 
della Moglia , o altro Cavo , che 
sgoli le dette Acque , porti metter 
Canape , o Lino per macerare , sotto 
pena di Scudi cinqnanta per volta , 
e tutto quello , che vi metteranno sia 
uu a le- 



340 



APPENDICE. 



lecito ad ogn' uno levarlo , senza in- 
correte in pena alcuna , e cadauno 
possa accufare quelli , che averanno 
meni cali impedimenti , ed abbino la 
terza parte della pena , il recante 
la Camera Ducale di Mantova , o di 
quel Principe che forte Padrone della 
Giurisdizione . 

IV. Che niuno pofta tagliare , o far ta- 

gliare alcun Argine per sgolare suoi 
Terreni in detta Parmegiana , o Ca. 
rial suddetto , e quelli , che vi 
avranno da sgolare , si facciano le 
sue Chiaviche di pietra , e non le 
farendo gli sia proibito il sgolarsi , 
ed ogni volta che tagleranno detti 
Argini per sgolarsi , cadino in pena 
di Scudi cento , e quefto per non of- 
fendere il Cavo suddetto , e quando 
non si saperle V. Autore di tal fatto , 
s' intenda il Padrone di chi sarà il 
luogo tagliato , e pagheranno la sud- 
detta pena alla suddetta Camera , co- 
me sopra, ed il terzo all' Accusa- 
tore . 

V. Che la prefente Capitolazione non 

s' intenda pregiudicare in parte alcu- 
na ad altre Capitolazioni , che s'han- 
no con Mantovani , _ma rimangano 
nella fermezza loro intieramente , ec- 
cetto in quelle parti , che potettero 
effere contrarie alla preftnte Capito- 
lazione , in modo però che totalmen- 
te derogaffero alle prefenti ec. 
Di Ferrara li 15 Aprile 158?. 
Concordat cum Originali &C. 
Francifcus Tabonina Cancell.arius Congres- 



si prò Sacra , Carfarea , Regia Ma- 
jeftate &c. 
Peregrinili Cremonini Cancellarius Con- 
gretfus prò Celsitudine Sua Serenis- 
sima . 

NUM. X. 

Da un MS. del Perito Francesco Laurenti 
presso di me . 

An. 1604. 

Capitolazioni stabilite tra il Serenissimo Si- 
gnor Duca di Mantova , e il Serenis- 
simo Signor Duca di Modena nuova- 
mente sopra la Bonificazione di Guaftal- 
la a di li Settembre 1604. . 



X romette il Signor Duca di Modena 3 
che i Sudditi suoi caveranno & argine- 
ranno in laudabil forma sino al ponte 
delle Rotte il Fattone et Canalazzo nello 
Stato suo , et quando il Conte di Novel- 
lara vorrà cavare , et arginare nel suo 
territorio il Canallazzo , e ricercherà il 
Governatore di Reggio , che vi faccia 
concorrere i Sudditi di S. A. che godono 
beni in quello Stato ve li farà concorrere 
per la rata loro . 

Il che prima fatto si convengano po- 
feia le suddette Altezze , che i Sudditi 
loro pagheranno la parte sua alla rata 
de' terreni che scolano per la Chiavica 
del Bondanello , perchè si pofla far le 
porte verfo Sechia alla fudetta Chiavica 

per 



APPENDICE. 



34« 



per poterle serrare con li travi comoda- 
niente , stando che di prefente nel tempo 
de' crescenti di Sechia quando vengono 
di notte le acque feorrono nel Canale 
della Parmigiana , e della Moglia atter- 
randola , si che poi con li travi mala- 
mente si può ferrare $ dove che ferrando- 
si le porte i travi pofeia si poffono met- 
tere comodamente ? non venendo impediti 
dal corfo delle acque . 

Contentandosi ancora di far pagare , 
acciò si faccia un annuo livello per man. 
tenere travi , cavi , porte , et per pagare 
il Cu (lode di detta Chiavica , che averà 
cura d' aprirla et ferrarla a'.tempi debiti : 
il fare ec levare il qual Cuftode toccherà 
al Signor Duca di Mantova dando sul 
suo , et sentendone maggior danno d' ogni 
altro , effendo i fuoi terreni , e de' suoi 
Sudditi più bafii ; che però farà sempre 
S. A. quando le sarà facce collare , che 
quegli vi sarà non farà il debito suo • 

E perchè gli altri Intereifati della 
Bonificazione sentono anch' ellì benefizio 
del fabbricare le suddette porte , del man- 
tenervi il Cuftode già detto , perciò il 
suddetto Sereniamo Signor Duca di Man- 
tova , come quello è padrone della giuris- 
dizione di detto loco promette , che cias- 
cuno di quelli , che scolano per erta 
Chiavica pagheranno la loro rata , altri- 
menti S. A. farà lor giuftare li < avi , 
Chiaviche , e Begoni per li quali scolano 
i loro terreni nella suddetta Parmigiana e 
Moglia , come anco se non volcffero con- 
correre a' cavamente infraferitti . 

E perchè detto Canale della Moglia 



e Parmig : ana sono molto interrati per le 
torbide di Sechia si convengono le sud- 
dette Altezze far contribuir unitamente al- 
la spefa vi anderà a ricavarli di prefente 
i Sudditi loro , e mantenerli sempre rica- 
vati quaudo sarà neceifario conforme al 
comparto altre volte fatto per il numero 
delle bioiche loro , ogni volta che neli' 
ifteffo tempo si farà 1' infraferitto allonga. 
mento dei Canale del Molino di Reggio- 
Io , dovendo nel cavar dotti Canali della 
Parmigiana Se Moglia portar la terra so- 
pra li argini . 

Et perchè si giudica divertendo la 
Brefciana , Se mandandola sul territorio di 
Guastalla sarà giovevole a tutta la Bonifi- 
cazione , quando pò te (fé sortire effetto co- 
me si spera , perciò si tralafcia per ora 
di effettuarlo quando si conofeerà poterlo 
effettuare , e che le parti si convengono 
del modo , e delle condizioni . 

Di che eflendosi propofto modo di di<* 
vertire la Folta Marcia nel territorio dì 
Gualtieri , e mandarla in Po , o nel Cro- 
ftolo su quel di Guaftalla , si convengono 
ancora le suddette Altezze far contribuire 
alla suddetta spefa così i Sudditi loro di 
sopra del Croiìoio , e di sotto , come an- 
co Novellara , Guaftalla , e Reggiolo per 
la parte che ne sentono utilità , sebbene 
tal diversione si farà su quello di Gual- 
tieri o di Guastalla . 

E perchè il Canale delia Molina di 
Novellar* , e Reggiolo scorre contiguo al- 
la Parmigiana per poco spazio di perti- 
che conforme all' obbligo già de' Signori 
Cattanti, le suddette Altezze si conven- 
go- 



34* 



APPENDICE. 



gono farlo allongare & arginare , che non 
si spanda , facendo mandar a basso sino 
al porto di Ruolo dove sboccherà nella 
Parmigiana , facendo contribuire ciafcun 
alla rata per quefta sola volta ; e nell' 
avvenire detto Canale sia cavato & argi- 
nalo da quelli che poifederanno prò tem- 
pore il Molino di Reggiolo , promettendo 
il Signor Duca di Mantova , che chi sa- 
rà padrone di detto Molino terrà detto 
canale in catta sin dove sboccherà nel- 
la Parmigiana , ne sarà tagliato in 
effa . 

Promettendo di più detto Signor Du- 
ca di Mantova , che quando bifognaffe 
intaccare nell' argine dalla parte di Man- 
tova per dar 1' esito a detto Canale del 
Molino , et alla Parmigiana , la quale 
dovrà effer nel fondo di brazza ventidue 
sin al suddetto Porto di Ruolo , e d' indi 
a baffo di brazza ventiquattro , cavando 
però detta Parmigiana contigua a detto 
Canale per la linea retta , si contentarà 
si poiTa far , cafo non ne folte a fufiìcien- 
za , come anco mentre si troverà esito li- 
bero di mandar in Secchia separatamente 
detto Canale del Molino senza pregiudizio 
de' Sudditi suoi , li darà esito per lo Man. 
tovano , pagandosi però da tutta la Boni- 
ficazione ogni interefTe e danno a chi si 
sia , che poteife seguire per tal diversio- 
ne , come anco ogni proprietà , che per- 
ciò si spendente da qualsivoglia interes- 
sato . 

Convenendosi ancora , che nelle par- 
ti , nelle quali ì preferii Capitoli non 
saranno contrari agli ancichi , stiano fermi , 



et si oiTervino quelli , ne perciò t'intenda 
novazione alcuna . 

Che ftabiliti et sottoscritti che saran- 
no i preferiti Capitoli dalle sodette Altez- 
ze , si procuri pofeia sieno ancora sotto* 
scritti dall' Eccellentillimo di Guaftalla > 
e dalli Signori di Novellara . 

NUM. XI. 

Dall' Archivio segreto di S. A. R. 

An. \6iq. 

Ferdinando II. Imperadore erìge la Signori* 
di Guaftalla in primogenitura . 



JT erdinandus Secundus divina fkvente cl<- 
mentia elecìus Rortianorum Imperator Sem- 
per Aguftus . 

Dopo aver confermato tutti gli antecedenti 
Privilegi conceduti dagli altri Impera- 
dori alla Casa di Guaftalla , e dati 
nuova Inveftitura a Don Ferrante II t 
Gonzaga y così prosegue J 
Prseterea cimi idem D. Ferdinandufr 
Princeps Melfettse animo suo revolvens , 
atq; considerans nec e re Sacri Imperli 
effe , nec bono publico , ejufdem Caftri , 
8c Opidi , nec paci Succetfbr. suorum ul- 
latenus conducere , si forte feudum praeno- 
minatum cum pertinentiis , privilegis , Se 
juribus supraferiptis aliqua voluntate , dis- 
posinone , inftitutione , feu quacunq. alia 
caufa in plures heredes , & partes ali- 
quando dividi contingeret , imo plurima 



APPENDICE 



343 



inde facile sequi , Se orirì pofle incommo- 
da , ac impedióienta , qua: ucillcaci Sac. 
Rom. Irrperij , & ejufiem Feudi , Caftri , 
Se forcali ti j bono regimini , acque augu- 
mento ob$lTe pefu-nt ; Se quamvis Illu- 
ftris. D. Ferdinandus pradi&i Suplicantis 
Avus hujus feudi in ejus familia piimus 
acquisiccr , Cafarem Primogenitum fuura , 
haredemq; utilem in hoc Feudum intro- 
duxerit , & ipfe Cxfar ab Augufta meni. 
Imperatore Ferdinando inveftiturani , de 
ipfo Feudo , & Caitro tamqtiam Primoge- 
ni tus , Se hares ucilis obeiauerit > sicq: 
deinceps per muLas Anteceifor. noitror. 
Invcfticuras a dicco Cafare , Se ab ipsius 
Èlio Ferdinando supplicante cbtentum fue- 
rit ; ad tollendam t2men omnium dimdior. 
caufam , qua inter rllios , quos habet plu- 
res etiam temere oriri pellet , Nobis re*, 
verenter , humillirneq; suplicaverit , ac prò 
bono pacis , & ut predici um fenda m , ac 
fortalitiu.i? cum pertinentìjs , juribus , Se 
privilegijs supradictis poft ipsius mortem 
re&ìus , ac steurius a pofteris suis defen- 
di , Se gubernari poifit : Nos tanquam Ro- 
manor. Eleyìus Imperator , Se ipsius feu- 
di supremus Dominus pradicìum feudum 
in ejus Patrem D. Cafarem tanquam Pri- 
mogenitum , & haredem univerfalem rite > 
Se reóte , Se in ipfum Suplicantem succedi- 
ve devenitfe dignaremur declarare , Se in" 
ter ejus filìos , Se hxredes utriufej. fexus 
ex eo legitime defeendentes in inflnitum 
jus primogenitura obfervari debere , Se 
quatenus opus sit pranominarum feudum , 
Se Caftrum eum omnibus pertinentìjs , & 
juribus in primogenituram ordine , quo in- 



fra erigere , facere , & de novo etiam ex» 
preffe con'tituere , Se poft ìllius mortem 
eodem ordine ipsius Primogenico , seu Pri- 
mogenita invefticuram dare , arq; concede- 
re , in personamq: ipsius Primogeniti , seu 
Primogenita orcnia , Se sìngula privilegiaji 
co;,. ..'Kones , Se indul a , ut saprà inarca , 
vel qu do > Se p: s- 

iifjribus suis competendo, 
confirmare , approbare , Se innovare pari- 
ter dig.iaremur . Nos ùaq: caufas iprxdì- 
das aniiio p.erpendentes , ac infup :r at- 
tenda nt:es , quam benigne sub uno tantum 
remore , & moderatore , ut Nobis per te- 
ftes fide d'gnes compertum e;t , pradi&uo| 
Caftrum , Se fortalitium , ac opidum acce- 
perit incremeutum , ac in dies magis , ac 
magis accepturum confidente» , non solum 
humilima ejus petitioni inclinaci , qui de 
Sac. Rom. Imperio ob suam , suorumq: An- 
teceifor. fidem , Se obfervantiam , Se pra- 
clara servitia , Se merita erga ipfum , Se 
Divos Anteceif>res Noitros , Se inclitam, 
Domum Noftram Auftriacam tam beneme- 
ritus eft , ut Nobis liquido conftat , cu- 
jufq: fidei 5 Se virtutis etiam ejufdem De- 
feendentes ftrenuos amulatores fore confi- 
dimus , verum etiam prò utilitate Sac. 
Rom. Irtiperij , Se pranominati feudi , for- 
talitij , & Caltri , Se prò concordia inter 
ipsius Defeendentes confervanda , prò bo- 
noq: pacis Illulìres q. Cafarem Gon- 
zagam , Ferdinandumq:-ejus filium Supli- 
cantem in pramemora.o feudo Guadali* , 
ejufq: pertinentijs omnibufq: juribus ad 
ipfum feudum , Caftrum , Se Opidum spe- 
cìantibus , deque Nobis , ac Sac. Rom. 

Im- 



344 



APPENDICE. 



Imperio dependentibus hucufq. jure Pri- 
mogenitura , Se hareditatis rite , Se rette 
succdìiiie motu proprio , ex cerca noftra 
sciencia , Se cum caufae cognitione , animo 
bene deliberato , fano accedente Consilio , 
deq. Noftra; Cesarea? poteftacis plenitudine 
declaravin.iìs , & declaiamus . Infnper eif- 
dem motu , feientia , & poteftatis plenitu- 
dine jus primogenitura inter liberos , po- 
iteros , & defcehdentes suos legitimo ex 
matrimonio natos , aut nafcituros utriufq. 
sexus in infinitum ordine , quo aupra , du- 
rante tali ipsius suplicantis linea obfer- 
vandum declaravimus , Se declaramus , Se 
quatenus opus sit , supradi&um feudum , 
& Caftrutti cum omnibus pertinentijs , Se 
juribus ordine pradicto in primogenicuram 
de novo expreffe erigimus , facimus , Se 
conftiuilmus , Volentes , Se hoc Cafareo 
JEdi&o Noftro firmi ter sancientes , & de» 
cernentes , ut poftquam ds. D. Ferdinan- 
da Dei voluntate ex humana vita hac 
decefferit , liberofq. legitimos , Se natura- 
les mafculos , vel feeminas ex legitimo ma- 
trimonio defeendentes poft fé reliqwerit , 
tunc filius ejus Primogeniti^ , qui de jure 
ad succefììonem feudi habilis reputabitur , 
hocq. e vivis sublato ejufdem Primogeniti 
Primogeniti^ Mafculus legitime natus , de- 
ficientibufq: si Primogenitis succedat , & 
fnccedere habeac , & debeat Secundogeni- 
tus mafculus legidmus , atq: ejufdem fe- 
cundogeniti Primogenitus mafculus legiti- 
mo quoq: Thoro procreatus , illud idem 
intelligendo de tertio , Se quarto , ac ul- 
terius genitis perpetua serie donec , et 
quoufq: linea ipsius Marchionis Ferdinand! 



suplicantis duraverit lege Primogenitura 
semper in his falva. Deficienti vero li- 
nea hac mafculina in feudo poftmodum 
quoq: succedane , Se fticcedere debeanc fi- 
liae ipsius Ferdinandi Primogenita feemina 
legitimo quoo. connubio ort* , & piane 
modo , Se forma primogenitura , qua su. 
pia jam de ipiis filiis mafculis diótum , 
declaratum , fancicum eft , ita tamen quod 
reliqua ipsius bona in hac primogenitura 
declaratione , ac ioftìtutione non iiitellu 
gantur comprehensa , sed ex iis ta.n cs- 
teris filijs legitimis , Se naturalibus , quam 
etiam filiabus de conveniente suftentatio- 
ne , Se dotatione prò arbitrio suo prof pi- 
cere poflìt , quibufquidem sic difpositis , 
Se fuo tempore prattitis decernimus fé cu li- 
do , tertio , Se ultenus genicos , Se ab eis 
defeendentes una cum filiabus quietos , & 
contentos effe debere ex certa noftra feien- 
tia , Se Cafarea poteftate eifdem de este- 
ro pérpetuum sii enti um imponentes &c. 

Dat. in Civitate noftra Vienna die 
vigesima ocìava Mensis Aprilis Anno Do- 
mini millesimo sexcentesimo vigesimo , Re- 
gnorum noftrorum Romani primo , Hunga- 
rici fecundo , Bohemici tertio . 
Ferdinandus . 

L. % S. 



NUM. 



APPENDICE. 



30 



NUM. XII. 

Dall' Archivio Segreto dì S. A. R. 

An. 1.621. 

Guastalla è dichiarata Ducato Imperiale dalT 
Augujìo Fadinando II. 



F. 



erdinandus S a cundus divina favente cle- 
menti? eleóh.s Romanorum imperator sem- 
per Auguftus &c. Ad perpetuarti rei me- 
rroriam agnofc'nus , & notum facimus te- 
nore prafent um universis . Cum ad fplen- 
dorem , & amplitudine™ Cafareae Majefta- 
tis illufìrandum magnopere pertineat , ut 
exemplo Dei opt ; mi maxi mi , cujus nutu , 
& grana ad ceismidinem hujus Imperiali? 
Solii sumiìs exaitati , iis , qui non solimi 
generis antiquitate , & nataiium prehemi- 
nentia , f?d etiam morum integritate heroi- 
cis vircutibus , prxclarifque in Rempubli- 
cani mtritis caeteros antecelkre v ; dentur , 
gratiam , & csefaream noitram b nefìcen- 
tiam quovis loco , Se tempore benigne inv 
pertiamus , & quo conftantius illi in Itu- 
diis & a&ionibus Pr ncipe viro dig us per- 
feverant , ac de nobis & de Sacro Rom. 
Imper. bene mereri nituntur , eo m-joribus 
quoque beneficiis , Se honorum pramiiis a 
munifìcentia noli r a Imperiali decorentur . 
Cumque ab ilio summo dignitatis faftigio , 
in quo divini Numinis providentia nos lo- 
cavi e , quasi e sublimi specula res geltas , 
& fidem Principum , Se noftrum Fidehum 
confpicarnus , inter csteros nobis occurrit 
Illuitris Ferdinandus ex Marchionibus de 
Tom. Ili, 



Gonzaga Melfetti Princeps Confanguineus 
oofter chantiìmus , qaem cum primis di* 
gnum ex ftimamus , ne beneficenti»; noiìrae 
signum aliquoì peculiare ad fai -xa'caio- 
nem experistur : ideo ad pr^fens ipfum 
dignitate madore ampli ficandum , decori ì- 
dumque duximiis , qui cum calis Av: Ne- 
pos sic , cujus virtutis , Se rerum geftarutn 
memoria non modo in utraque Sicilia , 
Hecruria , Infubria , f«d Se Africa , Ger- 
mania , Gal-lia , BaJgio , tam in expu» 
gnandis Se tuenais fo talitiis , quam re- 
gendis , & moderandis Provintiis omnium 
bonorum appropatione cehbratur : cujus* 
que non diffimilis fìlius Csfar Marchio de 
G' nza^a immatura morre prxrep:us , in- 
gens omnibus sui desiderimi reliquie , nac 
ipfi Ferdinandus Nepos indignimi se tan- 
tis tmalibus exhibeat ; qui cum erga Sa- 
crimi Rom. Imperium intemerata fide , Se 
alacri obedientia ad omnia noftra , & Au- 
guit-tilìma* Domus noftrae obf quia uti ha 
denus a quamplur bus annis promptum se 
paratumque re ipfa exhibuit , ita dein- 
ceps quoque una cum Liberis suis in eo- 
dem fidei , atquc devotionis yamite con- 
stanter se perfiveraturum polliceacur , erit 
quasi currenti calcaria addere si ipfum 
novis honoritws extollendum , acq:ie exor- 
nandum su fc i pi anms . Poitquam ita que 
ipfe Feudum Guadali* maximis laboribus, 
Se impens^s cune Terram minibus circum. 
cinóhim , Se templis , aliifque sumptuosis , 
Se elegancibus aedirìciis ornatum , verum 
etiam habitatoribus concurfu miriflce au- 
dum , Si decoratum a nobis , Se Sacro 
Romano Imperio recognofeat , illud ipfum 
xx ad 



34<? 



APPENDICE. 



ad dign'tatem , ae titulum Ducatus Impe- 
rialis omni tempore duraturum clementer 
erigere, & exaltare decrevimus. Motu 
proinde proprio , ac ex certa noftra scien- 
tia non per errorem aut improvide , sed 
animo bene deliberato , 2c sano Noftro- 
rum , & Sacri Imperii Fidelium accedente 
Consilio , eaque qua fungimur au&oritate 
Casfarea , & de Poteftatis noftrs Impena- 
lis plenitudine ; In Nomine Dei omnipo- 
tentis a quo omnis Principatus , honor , Se 
dignitas promanat , ipfum Feudum noftrum 
Guaftalle , cum tota ejus Ditione , Se Ter- 
ritorio , omnibufque pertinentiis in ve- 
nirti Imperialem Ducatum , & tale Sacri 
Romani Imperii Feudum , quod d gnita- 
tem , ac titulum Ducatus Imperialis per- 
petuis futuris temponbos obtineat erigi- 
mus , Se sublimamus , ipfumque Ferdinan- 
elum , ejufque haeredes , Se defeeudentes 
utriufque sexus in infinitum ex legitimo 
Matrimonii feedere ortos , Se brituros or- 
dine tamen Piimogenitur* , prout latius 
in Privilegio noftro Ca?fareo eidem con- 
aesso fub die vigesima oftava Apnlis an- 
no millesimo sexcentesimo vigesimo viderc 
eft a nobis , noftrifque in Imperium suc- 
cefloribus Romanorum Imperatoribus , Se 
Regibus rite inveftitos , & in fjur.ur.um in- 
veftiendos Duces Guaftalls fecìmus j crea- 
vimus , & txalcavimus , & alinrum noftro- 
rum ac Sacri Rom. Imperii Ducum nume- 
ro , castui , & confortio aggregavimus , 
prout per prsfentes erigi mus , sublima- 
mus , exaltamus , facimus , creamus , Se 
aggregamus . Decernentcs , Se hoc noftro 
Csfareo edióto firmiflfime ftatuentes , uc 



pofthac in p rp;tuum di&um Feudum Gua» 
ììallae cum torà ejus Ditions , Se Territo- 
rio , omnibufque ejus p-Ttinentiis prò ve» 
ro Imperiali Ducatu habeatur , teneatur , 
Se reputetur ; ìpfeque Ferdinandus , ejus- 
que heredes Se defeendentes in infinkuTO 
legitimì Primogeniti , modo , atque ordin» 
quofupra in eodem Ducatu succefiTuri , vir« 
tute hujus noitraj Ereftionis , sublimano» 
nis , & exaltationis Duces Gualtallae ap» 
pellentur , Se nominentur , Se ut alii Du« 
ces Sacri Romani Imperli reputentur , Si 
ab omnibus , & singulis cujufcumque g'ra- 
dus , flatus , ordinis , conditionis , ac du 
gnitatis extiterint tam in scriptis , quam 
viva voce , aut alias quotiefci/.mque <Sc 
quomodolibet illorum mentio facienda eric 
honorentur , salvis tamen , Se in suo ftatu 
permanentibus antiquis , Se genu'nis eorur» 
titulis , Se dignitatibus ab eorum majori- 
bus quomodocumque acceptis , & aquisi- 
tis . Volentes infuper , ut omnibus » Se sin- 
gulis honoribus , dignitatibus , prorogati- 
vi* , exemptionibus praeeminentiis , lib rta* 
tibus , juribus , privilegiis , insignibus ; 
gratiis , indultis , regalibus , Se aliis qui- 
bufeumque in judicio , & extra in omni- 
bus rebus ftatibus , Se causis tam spiritua- 
libus , quam tetti poralibus Ecclesiafticis , 
Se prophanis , seflìonibus , ac alias ubi- 
que , Se in locis omnibus gaudere uti , ac 
frui pollìnt, & debeant , quibus alii no- 
ftri , ac Sacri Rom. Imperii Duces , Se 
prgfertim quondam Vefpasianus Gonzaga 
Dux Sablonetae ejus Ferdinand! Cognatus 
per idem Romanum Imperium , & ubique 
locorum , & terrarum in dandis , Se reci- 
di en» 



APPENDICE 



34y 



pi- ndis iurìbus , con ferendifque ac sufci . 
piendis Feudis , ac in aliis omnibus, & 
SÌhgults ad hujufmodi Ducatum ftacum , & 
condicionem sp.-ctantibus gaudent , utuncur, 
friu.ntur , & pociuncur , ac ha&enus gavi- 
si , usi , Se potici sunc , Se idem Vefpasia- 
nus si cciam nunc viverec gaad^rec, Se 
fruerecur quomodolibet confuetudine vel 
jure . Ec «e ipse Illuftrillìmus Ferdinandus 
Guaftallse Dux , ec Melfecce Princeps sin- 
gularem propenfe voluntatis noitrae bene 
volentiam , qua eum benigne completti- 
mur , magis , ac magis teftacam habeac 
motu proprio , ex cerca sciencia , ac ani- 
mo bene deliberato sano accedente Consi- 
lio , deque Cafareae potefìatis nofìrse ple- 
nitudine , non modo ipsi , & succeflbribus 
suis in infinitum Primogenitis legitimis or- 
dine quo supra omnia , & quaecumque Ro- 
mani Imperii Regalia , & quae in titulo 
quae sint regalia continentur cum juribus , 
& omnimoda poteftate ea exercendi in di- 
&o Ducatu Guaftallae conceflìmus , Se con- 
cedimus , verum etiam eidem & Succeflori- 
bus ejus modo atque ordine quofupra in- 
dulsimus , ec elargiti sumus prouc tenore 
prafentium concedimus indulgemus , et 
elargimur plenam , et amplam facultatem, 
et poteftatem noftro , et Suceflforum no- 
ftrorum Romanorum Tmperatorum , ac Re- 
gum nomine vice , et loco perfonas Iegiti- 
mas tum generis nobilitate et vetuftate in- 
signes , tum vita morumq. honeftate , ac 
vìrtute praeftantes incra dominiì sui termi- 
no* conltitutas , earumque haeredes , et di- 
scendente legitimos Comitatus , Nobilita- 
lis , et Equeftris Dignitatis titulo , nomi- 



ne , honore , et dignitate condecorandi , 
ac veros Comites , Nobiles , et Equitas 
auratos faciendi , et creandi . Decernentes , 
ec hoc noltro Cafareo editto firmiflìme fta- 
tuentes , quod Comites , Nobiles > Equites 
aurati sic creati , fa&i , et nominati ab 
universis , et singulis cujufvis gradus , fla- 
tus , ordinis , et conditionis exticerint , ce 
si R-gali , et Ducali , aut Pontificali di- 
gnitate , et eminentia fulgerent , Comites , 
Nobiles , et Equites aurati tam in scri- 
ptis , quam viva voce nominari , appella- 
ri , haberi , reputari , et honorari , omni- 
bufque illis honoribus , dignitatibus , prae- 
rogacivis , exemptionibus , praseminenciis , 
libertatibus , juribus , privilegiis , insigni- 
bus , gratiis , indukis , regalibus , Pt aliis 
quibufeumque in jurifdictione et extra in 
omnibus rebus , itatibus , et causis tam 
spiritualibus , quam temporalibus Ecclesia- 
fticis , et prophanis , ac seflionibus , et 
alias quibufeumque in omnibus Iocis , uti , 
fruì , et gaudere debeant , ac poflìnt, qui- 
bus alii noftri , ac Sacri Imperii Comites , 
et Nobiles , et antiquiflìmae et digniffima 
profapiaj , nec non Equites aurati per uni- 
verfum Romanum Imperium , et ubiq; lo« 
corum , et terrarum utuntur , fruuntur , 
et gaudent confuetudine , vel jure . Prsce- 
rea di&o Illufìriflìmo Ferdinando Guaftal- 
ìx Duci , ac Haeredibus , et Succefforibus 
suis ordine quofupra in sic praefaco Duca* 
tu Guaftalls , eifdem motu , Consilio , 
scientia , et potefiate nec non aucìoritatt 
noftra Caefarea , ec de ejufdem poteftati» 
plenitudine dedimus conceflìmus , et indul- 
simi , et per praefentes damus , concedi- 



348 



APPENDICE. 



mus , et indulgemus facilitatene , potefta- 
tcm , et au&oritntem vice nomine ce toco 
noftro naturales , baftardos , manferes , no 
thos , inceftuofos copulative , ve! disjun- 
Ctive , feu alio quovis modo ex illicito , 
et damnato coitu procreatos , er procrean- 
dos mafculos , et fccminas quocumque no- 
mine cenfeantur , viventibus , vel mortuis 
eorum Paientibus Ic^itimare ( Illuftrium 
tamen Principimi , Comitum , Baronurr Fi- 
li s exceptis ) eofque , et eorum qucmli- 
Let ad omnia , et singula jura legitima re- 
Altiere , et i educere omnemque genitura 
Itiaculam penitus abokre , ipfos refìituen- 
do , et habihtando ad omnia , et singula 
jura suceflìonum hxrediratem bonorum pa- 
rernen m , et maternorum eriam ab inte- 
laiato , cognatorum , et agnatorum , et ad 
Lonores , dignitates , ac singulos legicimos 
a3us tamquam legiiime natos , obje&ione 
prolis illegit'ma? prorfus quiefeente , et ut 
ipforum legitimacio utfupra facla , mox 
ita habearur , et teneatur , ac si fieret 
cum omnibus solemnicatibus juris , quarum 
defccìus specialiter auftoricate noftra fup- 
pleri volumus . Dumodo tamen legitimatio- 
nes hujufmodi per eos facienda: non pr«e- 
judicent 'n succefììon.m fìliis et defeenden- 
tibus legitìmis , et naturalibus , sintque 
ipsi supradi&o modo legusmati de fami- 
lia , agnatione , et domo parentum suo- 
rum , atque arma , et insignia eorum de- 
ferre pofììnt , et valeanc , ad f.mnefq; aftus 
legitimos , officia , jura , honores , et di- 
gnitates tam Ecclesialticas , quam saecula- 
res utì veri legitimi admtttantur . Infuper 
prsdifto Uluitritfìmo Ferdinando , Haredi- 



btifque , et 'Succeflbribus ejus Jegitimis mo- 
do , atque ordine qao supra Primogentu- 
rar poteftatem eifdem motu , fcientia , et- 
plenitudine pote(tat;s omnimodaque 'acuì 
tate , et au&oritat? damus creandi Tabel- 
leones seu Notarios publicos , et Judices 
Ord nanos in tupraii&o Ducatu , qui sint 
idonei , et in l'tteratura surneienter exper- 
ti cum piena Potevate ad Tabelhonacus , 
et Judicacus officium pertinente , recepto 
tamei, ab ipsis prius debito juramento , 
quo saiffte promittant se fore Sacrofan&JC 
Romana' Ecclesia , ac Sacro Romano Im- 
perio , Remanorumque Imperatoribus , et 
Regibus fidcles , scripuirafque per ipfos 
in publica forma redigendas omni ventate 
confcribere , nihil maTt'ofe addendo , vel 
immutando , et in Causis Hofpitalium , Vi- 
dimimi , et Orphanorum , aliifque omni- 
bus ofScium Tabeilionatus , et Jud>catus 
sincere abfque omni frauda , dolo , vel si- 
mulatione exercere velie . Non obiìantibus 
in omnibi* , et singulis pramiffis quibuf 
cumque pnvilegiis , inveftituns , conceflìo- 
nibus , et litteris , quae quibufeumq; perfo- 
n ; s Ducali qu>qu? digmtate fulgencibus , 
et maxime Ducibus Mediolani , et quibus- 
vis aliis Civitatibus , ec Dominiis a Divis 
Romanorum Imperatoribus , et Regibus 
pred ceflforibtis noitris , vel a nobis con* 
ceflae fuerint , vel quas in futrurum conce- 
di contigerit sub quacumque forma verbo- 
rum , et cum claufulis derogatoriìs , et 
derogatoriarum derogatoria , nec non qui- 
bufeumque 1 egibus , ftatutis , decretis , et 
coufuetudinibus , et aliis quibufeumque in 
contrarium facientibus , ctiam si tal. a fv 

rent , 



APPENDICE. 



549 



rent , de quibus me mio spec'alis require* 
rettir : quibus omnibus , et sing lis ea hic 
prò si fficienter specialiter, et individue 
exprtfii , et de verbo ad verbum infertis 
habentes eifdem mocu , icientia , et pote- 
vate derogamus , et derogatum effe volu- 
mus , et decerriimus , et illa quatenus su- 
pra per nos ipsi IIluftHffimo Duci Ferdi- 
nando concefììs in totum, vel prò parte 
obftarent , vel obftare poffent irrita, et 
inania èffe volumus , defe&us quoslibet 
tam/juris quam fa&i si qui in omnibus , 
et pingulis praemiìììs quoquo modo interve. 
*:i(fe comperti fìierint , eadem no(ira Cae- 
farea aucìoritate supplentes . Qux claufu- 
Ja obftantium omnium derogatoria, et quo- 
rumlibet defeftuum suppletoria in omni- 
bus , et qiubufcumque locis habeatur prò 
apposita , et de verbo ad verbum inf-rta 
ubicumque opus fuerit , ad hoc ut omnia , 
et singula in profetiti noftro Caefareo di 
plomate ipsi Illuftriffimo Ferdinando , et 
Hsredibus et Succeflbribus ejus ordine quo. 
fupra conceffa , et defcripta integre , et 
piene suum sortiantur erTe&um : noftris ta- 
men , ac Sacri Romani Imperii in praedi- 
Civ Ducatu , direcìo Dominio , et superio- 
rìtat= semper salvis . Quocirca serio , et 
expreffe mandamus universis , et sìngulis 
EL&oribus , aiiiique Sacri Imperii Princi- 
pibus Ecclesiaflicis . et Saerularibus , Ar- 
cbiep fcopis , Epifcopis , Ducibus , Mar- 
chionibus , Comitibns , Baronibus , Mil'.ti- 
bus , Nobilibus , et Ignobilibus , Clienti- 
bus , Capitaneis , Vicedominis , Prsfecìis , 
Magiftratibus , Procuratoribus , Offi lalì- 
bus , Quasitoribus , Civlura magiftris, Judi. 



cibus , Confulibus , Regum Hervaldus, Ca- 
duceatoribus , Civibus , Municipibus , ac 
omnibus denique noftris , et Sacri Imperii 
Subditis , et Fidelibis diesis, cujufcum- 
que flatus , gradus , ordinis , dignicatis 
conditionis , aut pre seminentiae fuerint , ut 
antedidìum Illuftriflìmum Ducem Ferdinan- 
dum , dicìofque ejus Haredes , et defcen- 
dentes primogenitos , et priinogenitorum 
prinv genicos in eodem Ducatu Guaitallae 
succeffuros in infinitum ex hoc tempore in 
futurum Duces Guaftalls nominent , repu* 
tent , honorent , ipfofque d'chs privilegiis 
juribus , honoribus , dignitatibus , liberta- 
tibus , insignibus , regalibus praeeminentiis, 
cxemptionibus , praerogativis , gratiis , et 
indultis libere, pacifice, ac sine omni im- 
pedimento , et molcftatione gaudere , uti , 
frui , et potiri s>nant , nec aliquo pac~ìo 
in ìis impediant , feu perturbent , sed po- 
tius tueantur , màuiiceneanc , et defendant , 
ac contrarium non faciant , nec fieri pro- 
curent , vel permittant quovis modo , qua- 
tenus noftram , et Sacri Imperii indigna- 
tionem graviflìmam , ac centum Marcha- 
rum auri pori mulótam , prò dimidio Im- 
periai' Fisco , seu erario noftro , prò re- 
liqua vero parte injuriam palli , seu p aflfo- 
rum usibus , cottesi qupties contraventum 
fuerit , irremiffibiliter applicandam evitare 
voluerint ; Harum teftimonio Litterarum 
manu noftra subfcripcarum , & appensione 
Sigilli noftri Impcrialis sub aurea Bulls5 
typario municarum , 

Datum in Civitate uoftra Vienna die 
secunda M^ns'is Julii Anno Domini millesi- 
mo sexcentcsimo vigesimo primo , Regno- 
rum 



3$o 



A P P END ICE. 



rum noflrorum Romani secundo , Hungarici 
quarto , Bohemicì vero quinto • 
Ferdinandtis . 

Ad JVlandatum Sacra Cafare* 
Majeftatis proprium 
Hermanus Queftenbergh . 

NUM. XIII. 

Da un MS. del Perito Francesco Laureati 
presso di me . 

An. 1624. 

Altri Capitoli ri sguar danti le Bon>jlca\wni . 

Di fuori . 
Al Signor Comitfario di Reggìolo . 

Di dentro . 
Il Presidente , e Maeftrato Ducale . 



M. 



.olto Magnifico Signore . Dovendosi ca- 
vare V alveo dove hora va il Canalino in 
•secutione delli Capitoli fatti fra gli In- 
tereffati d' elfo Canalino , V. S. farà far 
il comparto sopra le Terre di detti Tnte- 
refiati per imporre la spefa , et farà efe- 
guire , quanto è fiato convenuto in detti 
Capitoli , che saranno qui inclusi , con 
che a V. S. si raccomandiamo . D. 
Mantova alli 23 Decembre 1624.. 

Gio: Francefco Tarabusi . 
Domenico Torre • 



Tenor Capitulorum de quibui in diàtii 
Litteris . 

Noi sotrofcrivtì Intereifari tra il Ca- 
naMno , e la Parmigiana Territorio di Reg- 
giolo dichiariamo, chr quando a noi sarà 
Concerto effo Canalino per noftro scolo ci 
obbligheremo per la noftra parte cavarlo 
e mantenerlo per 1* avvenire , e si concen" 
tiam che vi si scolino dentro le acque 
che sono tra la Brefciana , confili di Gua« 
fìalla , Novellara , e Correggio , che sono 
dell' Ecrellenriflìmo Sig D, Ferrante Gon- 
zaga con quefti patti che seguono . 

Primo. Effo Eccellenuilìmo Signore sarà 
obbligato conferire per la sua parte delle 
dette valli et terreni al cavamento e man- 
tenimento d' effo scolo , e far fare dinanzi 
alla Botte una Chiavca con la sua Tra- 
vata sicura con sopra una cafetta , alla 
quale si pofTa sicurar» ente tener serrata ; 
e la chiave di quella habbia da ftar in 
mano d'uno di noi intereffati , e quello 
habbia d' aver autorità di aprire e ser- 
rare detta Travata a suoi tempi conforme 
li patti che seguono . 

Secondo , che dette valli non s> pos- 
ano scolare sino che 1' acqua del scolo 
non sia ad un segno prefiflo , quale si do- 
vrà fare sul fatto , e s' habbia da fare , 
che quando P acqua sarà a detto segno 
le Terre di noi Intertfiati pofTano effere 
scolate . 

Terzo , che quando le dette Valli sì 
scoleranno , non habbia da efTere più alta 
1' acqua in detto scolo del fondo delli 
terreni di noi interefTati , di modo che no» 

ne 



APPENDICE. 



3$ l 



ne riabbiamo a patire alcun danno né per 
«orcja d' argine , o alerò . 

Quarto . Quando le valli s' anderanno 
Scolando se sopragiongefle pioggia , che 
subito si vedrà crefeere detto Canale , in 
tal cafo si dovrà serrare la Travata delle 
dett< valli , et non 1' aprire sino che l'ac- 
qua non sia tornata al suo segno . 

Quinto , che quelli intereffati , che 
in detta spefa non vorranno conferire non 
pollano scolare in detto scolo con suoi 
terreni . E così ec. 

Io Ferrando Gonzaga accetto , e pro- 
metto quanto di sopra , salve le ragioni 
della Bonificazione . 

lo Girolamo Cattaneo accetto , e pro# 
metto quanto di sopra per la mia parte 
come intereflato . 

Io Francesco Valenti accetto , e pro- 
meto quanto di sopra come interreflato 
per la mia parte . 

Io Ferrante Corno accetto , e pro- 
metto per la mia parte come intereflato . 

Io Valeriano Gianorsi accetto , e 
prometto quanto di sopra come interes- 
sato . 

Io Dionisio Preti accetto , e promet- 
to quanto di sopra . 

Io Gio: Battila Mantovano accetto , 
e prometto quanto di sopra per la mia 
parte come intereflato . 

Io Girolamo Aragona accetto , e pro- 
metto quanto di sopra per la mia parte 
come intereflato . 

Exemplurn supraferiptarum Lìtterarum 
Se Capitulorum in eis nominatorum extra- 
£kum fuit fidelitcr ab eorum originali pe. 



nes me existente sub die 25 Dec.mbris 
1624 manu mea nihil addito , vel diminuì 
to quod senfum mutet , seu inteHecìum va- 
riet prout atteftor ego Notarius inirascri- 
ptus , in quorum &c. 

Ego Petrus filius egregii D. Caefaris 
Mantuaj pubblica imperiali auvioricate No- 
tarius , ac Notarius Terra? Se Caitri Re- 
gioli Mantuae supraferiptis omnibus inter- 
fui , et rogatus publice & libere fcripsi 
Se autenticatone qua utor me subfcripsi» 
salvis &c. 

NUM. XIV. 

Pa41' Archivio Abaziale di Guaftalla; 

A.n. 1626. 

Pnvilegj conceduti da Papa Urbane Vllh 
all'Abate di Guaflalla . 



u, 



rbanus Pp. VIII. ad perpetuam rei 
memoriam . Romanus Pontifex , univeifalis 
Ecclesia? Regimini Praspositus , ad singula- 
rum quoque Ecclesiarum Statum respi- 
ciens Insignes Ecclesias , earumque Praia» 
tos , & Antiftites specialibus favoribus , Se 
praerogativis libenter exornat , prout Loco- 
rum , Se temporum ratio poitulat , ac alias 
confpicit in Domino falubriter expedire , 
Hinc eli: quod Nos volentes Dilectum Fi- 
lium Vincentium Lo ; anum moiernum Se 
prò tempore exìftentem Abbatem Secula»' 
ris , & Collegiata: Ecclesia? Terra? Guaftal- 
1« Nulhus DiacesiS Provincie Mediolanen,- 

sàs , 



pz 



APPENDICE 



sis , qui , ut di&us Vincentius aflferit , 
ufum Mitra Se Baculi Paftoralis habet , Se 
in pradicìa Guaitalla ac aliis forfan ab ea 
dependent bus Terris , & Locis Jurifdiaio- 
nem quasi Epifcopalem ex concezione 
Apoftolica exercet , amplioribus honoris , 
& prerogativa ornatibus insignire , didum- 
que Vincentium a quibufvs exeommunica- 
tionis , sufpensionis , & interdi&i , ahifque 
Ecclesiafticis sententiis , cenfurìs , & pcenis 
a jure , vel ab homine quavis occasione , 
vel caufa latis , si quibus quomodolibet 
innodatus ex'ftat , ad efFedum prafentium 
dumtaxat confequendum , harum ferie ab- 
solvences , & abfolutum Tore cenfences ; 
supplii ationibus illius nomine Nobis super 
hoc humiliter porre&is inclinati , de vene- 
rabilium Fratrum noiìrorum S R. H. Car- 
dìnalìum Sacris Ritibus P apositorum Con- 
silio , eid-m Vincent-o , moderno , & prò 
tempore exiftentibus dieta Ecclesia Abba- 
tibus , ut habitum violaceum in Terris , 
Se Locis sua Spiritualis Jurifdicìionis dum- 
taxat , deferre , illoque uti , nec non in 
Ecclesia pradi&a in quibufeumque solem- 
nibus actibus , celebrationis Mifiarum , Se 
divinorum Oificiorum tantum , folemnern 
Bened'ttionem cum omnibus Insignibus 
Pcntificis fupra Populum , quando aliquis 
Epifcopus , vel Antiites aut Sedis Apo- 
ftolica Legarus , vel Nuncius , aut alius 
Pralatus superior praf,ns non fuerit , vel , 
si aliquis eorum prafens fuerit , ejus ex- 
preffus ad id accedat afTenfus , impende- 
re ; Se infuper quafeumque Jurifdi&ionis 
sua hujufmodi Ecclesias sanguinis , vel fe- 
minis effusione pollutas , aqua tamen prius 



ab aliquo Catholico Antiftite , gratiam , 
Se Communionem Apoftoliea Sedis haben- 
te , benedi&a , reconciliare libere , Se li- 
cite poffint Se valeant , Apnftolica Aucìo- 
ritate tenore prasentium concedimi» , & 
indulgemus : non obftantibus Conftitutioni- 
bus , Se Ordinationibus Apoftolicis , cate- 
rifque contrariis quibufeumque . 

Datum Roma apud S. Petrum sub 
Annulo Pifcatoris die xin. F?brua*ii 
MDCXXVI. Pontificati;* noltri Anno 
Tertio . 

NUM. XV. 

Dall' Archivio delle Monache Agoftinìane 
dette di S. Carlo . 

An. ió2d. 

Breve di Uranno Vili, per V erezione del 
Moni fiero di S. Carla . 



u, 



rbanus Epifcopus Servus Servorum 
Dei . Dile&o Filio Vicario Venerabilis Fra- 
tris noftri Epifcopi Mantuan. in spirituali- 
bus Generali salutem & apoltolicam bene- 
didionem . Inter univerfa opera divmx 
placita Majeitati fundare Se dotare Cceno- 
bia , in quibus fapientes Virgines & ali» 
honeita M :lieres sui sexus fragilitatem ef- 
fugere , ac flores honoris , fructufque ho- 
neftatis confequi valeant , non modicum 
reputamus , cum in iis divinis laudibus 
glorificetur Alcillìmus , ac per innoc?nris 
vita merita gloria aterna beatitudinis acqui* 

ra- 



APPENDICE. 



3-">3 



fatar , Se propterea p' ; s des dei -is perfo- 
I devotarum q; a affettane Ccenobia 

ìpfa fundare & dotare , n-s benignos Se 
fàvorabiles exftibemus . Sane prò parce di- 
I ìlii Nobilis Viri Ferdinand Gonzaga 

Ducis Guaftalla Nullius Dioc Provincia 
M-ediolahen. nobis nuper exhibita petitio 
concinf-bac , quod ipfe alhs prò ejus pio 
charuatis et religionis zelo cor.sidei ans in 
loco Guaita! te hujufmodi , qui fatis numa- 
rofo popolo refertus eit, nullum adhuc Mo« 
naftennm in quo ingenua Virgines spretis 
hujus siculi illecebris Christo Sponfo ac- 
censis lampadibus obviam ire , eique vir- 
gìnicatem suam d;care et illìbatam confer- 
vare , ac gratum sub suavi Religionis , et 
Claufur* jugo famulatum exhibere valeant, 
inftitutum exiikre : et licet varia a d ver- 
sis Chrutifideiibus in ultima aut aliis eo > 
rum difposnionibus Legata ad eum effe- 
fìum fa et a reperiantur , illa tamen ob eo- 
rum cenni tate m , ac uti infufficientia incol- 
lerà remansilfe , et adbuc de prafenti re- 
manere , propcereaque Virgines pradicìas 
vel a Religionis proposito desistere , seu 
prò eo adimplendo a propria patria cum 
gravi Parentum et Confanguineorum fuo- 
rum dolore recedere et alio se transferre. 
His igitur atque alits rationibus et causis 
adducius , ac fpirituali Virginum Religio- 
nem hujufmodi ingredi volentium cortimo- 
dicati confulere cupiens , quafdam ades in 
forma Monafterii cum Clauftro , refe&o- 
rio , dormitorio , ccemkerio , cellis , aliif- 
que earum membris et officinis cum inee 
rion quoque et exteriori Ecclesia ingenti 
ipsius Ferdinand! Ducis impenfa conitru- 
Tvm. III. 



ótas prò Monafterio Monialium Ordinis 
San:vi An°uit.ini fub eifdem quasi regula 
et confi rutionibus in M > ìafeerio Monia- 
lium San&i Andrea Neapolitan ejufdsm 
Ordinis servari foluis acque a felicis re- 
cordacionis Gregorio XIII. et Sixco V. Ro- 
man Ponti fteibus prxdeceflbribus noftris 
approbatis deftinavit , ac prò ipsius Mo- 
nalteni et Monìalium in eo prò tempore 
futurarum congrua suftentatione et manu- 
tentione ultra Ltgaca jam ut piaferur re» 
licìa , ac iasittLul ad mille Scuta Monetai 
Mantuan. vel circiter in sorte principal 
afeendencia redditum annuum perpetuum- 
tutum et securum septingentorum Scuto 
rum similium , illumque in censibus sexi 
li vellis annuis super bon : s ii.abJibi.TS a pe- 
riculo fluminis Padi tutis et liberi s ac 
frucìiferis longe excedentibus quantitatem 
cenfuum seu livellonim prafdiclorurn cibi 
in executione praf.ntium fpecificandis , et 
a te approbandis , habita ratione anguftia 
territoni luti loci , quod et inundationi 
pradich fluminis obnoxium exiliit , et inde 
sapius bona Ecclesiaftica ob non celerem 
reparationem notabiìiter deteriorata ac 
nonnumquam in totum deperdita fuitfe com- 
percum eli , allignare , ipfamque Ecclesiam 
sacra Se profana suppelle&ili prò hac pri- 
ma vice abunde init-uere paratus eft Cum 
autem sicut eadem pestio subiungtbat fun- 
datio vlonafterium hujufmoii in pradicto 
loco plurmum util's Se fru&uofa futura , 
Se ex ea divinus cultus Se pia opera in- 
crementum cum diài loci ornamento , ac 
illius incoiarli m spirituali confolatione con» 
jun&um sufcepcuri sint : quare prò parte 

yy e j u ^* 



3*4 



APPENDICE 



ejufdeii) Ferdinandi Ducis nobss fui* lmmi 
liter fupplicatu vi quatenus piae Se laudabi- 
li ejus intentioni benigne annuere , acque 
in lupra Se infrafenptis opportune pro- 
videre de ben gnicace apollolica dignare- 
mur . Nos igicur qui pio noitri paltoralis 
oflìcii debito pia & ad animarum salutem 
tendenza opera ubique procurare Se pro- 
movere tenemur , pradirtum Ferdinandum 
Ducem fpecialibus favoribus Se gratiis po' 
fequi volentes , & a quibufvis exeommu- 
nicationis fufpensionis Se interdirti , aliis- 
que Ecclesiaiticìs sentemiis , cenfuris Se 
pccnis a jure vel ab homine quavis occa- 
sione vel causis si quibus quomodoiibet 
innodatus exiftit ad effertum praefentium 
dumtaxat confequendarum harum ferie ab- 
folventes , Se abfolutum fore cenfentes hu- 
jufmodi supplicationibus inclinati , ex v >- 
co Congregat'onis venerabilium Fratrum 
noitrorum Sanata Romans Ecclesia? Cardr- 
naliiim negotiis Regularium preepos i co.ru m » 
Difcretioni tua: , cum sicuc pradirtus Fer- 
dinandus Dux aiTerit Venerabilis Fracer 
Epifcopus Mantuan. Ordinarius Vicinior 
ex ; flat , per apoltolica fcripta mandamus , 
quatenus prardirtas a;des , si ut praefertur 
unt , vel poflquam fnerint dcb.ta claufu- 
ra munita: in Monaflerium Monialium Or- 
dinis Sancii Auguilini prò propriis ufu Se 
habitatione unius Abbacina: , ae faltem 
duodecim Monialium Se trinai Converfarum 
prò hac prima vice ; ita ut subdurtis ra- 
tionibus reddituum Se expenfarum Monafte- 
rìi ubi libentius & concludenter conilite- 
rit extare salcem annua Scuta sexaginta 
dici* Moneta: Mantuan. prò quahbet Mo» 



nlali poffit augeri numerus ad tnginta Mo- 
niales , a : progredisce tempere facilitati-^ 
bus dirti Monalìerii aurtis , ac re felicicer 
succedente augeri amplius praedirtus nume- 
rus poìlìt , dumodo ille Monialium videli- 
cet quadraginta , ac Converfarum orto n^in 
excedac , qua omnes inibì juxca ìaftitut» 
regularia dirti Ordinis rccpi et adiiitti 
ac in earum ingrcfTu eleemosinam dota* 
lem . Moniales videlicet nongentarum Se 
quinquaginta , Converfa: vero ducencori\rn 
Scutorum ejuidem Moneta: , vel edam nv{- 
nus quoad ipfss Converfas , quatenus Mo\. 
nallerio ita expedi re vifum fu eri t dotes 
prò temporum tamen qualitatibus & ip- 
sius Monalìerii facultatibus judicio mfra- 
fcriptorum Confervatorum , Se quoad ipfas 
Moniales moderandas Se reducendas , ultra 
utensilia ad earum singularum Cameras 
Se perfonas quomodoiibet necefìfaria Se re- 
quisita , exceptis iis , qua: prasiirtus Fardi, 
nandus Dux , & ejus fuccelfores in vini 
infrafenpti indulti nominaverinc , refperti- 
ve solvere , atque habicum per Moniales 
Monaftenorum ejufd:m Ordinis geftari €o~ 
litum fufeipcre , et anno probacionis eia» 
pfo profelTìonem in manibus earum Abba- 
tini prò tempore exillentis emittere , per- 
petuamque claufuram , ac quoad fieri po- 
terit ritus , mores , confuetudines , regula- 
ria^tte inflituta prasdirti Ordinis , Confti- 
tutionefque eis in ingreifu prsfcribendas 
servare , divimfque laudibus et ofiiciis in- 
sillere , nec quicquam nisi in commune 
polfidere , sed tam ipsae , quam ejufdern 
Monalìerii proprietates et bona univerfa 
mobilia et immobilia prsefencia et futura 

cu- 



APPENDICE. 3 bò 

cujufcumque quantìtat's , generis , speciei putacis mille et ducent Sciita paria an- 

et naturae exiftentia quoad spiritualia vi- nuatim cxcedec . Nec non omnia alia et 

delicet , sub Abbacis prò tempore exiften- quaecumq. cenfus redditus livellos jura ob- 

tis secularis et Collegiata ac insigms Ec- ventionos et emohimenta tam per ipfum 

ck-sia Sancii Pctri d di loci ; quo vero ad Ferdinandum Ducem quam quofcumque 

temporalia et sub ipsius Abbacis, ac trium Chnftifideles in perpetuum vel ad tempus 

aliorum proborum , et spc&atae fìdei vi. V el simul vel fucceflìve prò aug;i>ento bo- 

rorum , duorum videlicet quorum alter Re- norum ili :us , ac Abbatiflae et Monialium 

ligiofus ex:i;at a ò cto Ferdinando , et e- praed ; &arum seu alicujus earum ìntuieu et 

jcs succefìoribus Gnaitallae Ducibs , ter- cont.mplatione per viam Teftamenti , Co- 

tiique a dikcns filiis Universitate , et Ho- dicillorum , donacionis et inter vivos et 

minibus di&i loci sub nomine Confervato- caufa mortis , seu alterius cujufcumque 

rr.m ipsius Monafterii deputandorum , cum diPpositionis , et in elemosinane vel alias 

g'.ibemio , regimi e , adminiftratiune , cor- quomodocumque , licite tamen, donanda 

reSion?, visitatione et superioi itace vive- aflìgnanda et eroganJa ex nunc prout po- 

re et subjacere debeant & teneantur : Ita ftqi.am donata afliguaca et erogata fue 

tamen ut Confervatores seculares hujufmo- rint ; ita quod si ilabilia in pracdicto 

di in regimine et adm.'niftratione praedi- Territorio extiterint , ftatim ab ipsis Con- 

cìis nisi quoad temporalia se immifcere fervatoribus praeter praedicli fluminis pe- 

nuliatenus valcant , aucìoritate noltra , sine ricalimi vendi , illorumqu^ praetnm in 

tamen alicujus praejudicio perpetuo erigas cenfus seu livellos ut praefcrtur tutos et 

et inftituas , illique sic erecìo et inftituto securos conveiti et reinveftiri debeant .. 

prò ejus dote , ac commoda Abbatiflae , Abbatiflae , ac Monialibus 

feu Prioriflae , Monialiurnque hujufmodi praediclis corporaiem realem et acìua!em 

fuftentatione , atque onerum illis incum- illorum omnium , ac jurium et pertinencia* 

bentium supportatone , ultra pia Legata ru m suoruni quorumeumque poifeiìionem 

jam ut praefertur reli&a , quae ipfe Fer- p S r se , vel alium , seu a'.ios earum , et 

dinandus Dux per se vel alium seu alios fcfa nov i Monafterii nomine propria au- 

abfque alicujus Judicis decreto vel Supe- cioncate libere apprehenJere , ec appre- 

rioris licentia exigere et colligere , exa- henfum de ratione retinere , fruóìus quo- 

cìaque et collecìa in censibus seu livellis que , redditus, prov-ntus , jura , obven- 

annuis perpetuis prò novo Monafterio hu- tiones , & emolumenta ex eis provenien- 

jufmodi reinveftire valeat perpetuimi red- t j a q u a>cumque percipere ..." 

ditiim annuum septingentorum Scutorum , 

qui cum Legaiorum supraferiptorum ac & i n communes di&i novi Monafterii ufus 

doti uni ab ipsis Monia'ibus seu Puelhs hac & utilitaiem convertere cujufvis 

prima vice recipiendarum fru&ibus c«m- defuper requisita 

yy i Se 



3 Ò6 



A P P E N D I C E. 



Se perpetuo applicare , & ap^iopnare . 
Et infupcr eidem novo Monah?no, illiuf 
que Abbacina , & Momalibus ut omnibus 
ecsingulis pi ivilegiis facultatibus , libercati- 
bus , immunitat'bus , exempti «rrbus , pras- 
rogauvis , praem nentiis , am lacion.bus , 
conctlLonibus , induìtis , favoribus , & 

grat :s quibufcumque generalibus 

qua n specialibus prò San^i Andrea? ac 
quibufeumque aliis Monafìeriis praedicH 
Ordinis , eorumque AbbaciiTis , Prioriifis 
ac Monialibus in genere vel in specie Se 
per viam simplicis communionis , ac alias 
quomodoiibec concefiìs , Se impolterum 
concedendis , ac quibus illa & illse de ju- 
re , ufu, privilegio, vel consuetudine , aut 
alias quomod'dibet utuntur , fruuntur , po- 
tiuntur Se gaudent , ac uti , fruì , potiri , 
Si gaudere poffunt Se poterunt in futu- 

rum : . . . . illa sunt in ufu , 

nec revocata , nec sub aliqua revocatione 
comprali enfa , minufque Sacris Canonibus 
& Concilii Tridentini Decretis , regulari- 
bufque inftioutis di&i Ordinis contraria 
uti , fruì , potiri , Se gaudere poflint Se 
valeant , non folum ad eorum initar , sed 
pariformiter , ac «que pure , Se abfque 
ulla prorfus diff rentia in omnibus Se per 
omnia , perinde ac . . . si illa .... novo 

secare Se expreffe conceffa effent, indulgèas. 
Nec non Abbaùffae , Se Moni ah bus praedi- 
&js fiatata ; ordinationes , capitula, Se de- 
creta prsedi&i Monafterii Sanili Andeoe ac- 
cepeandi , & illis se conformandi , scu 
alia quomodocumque ad earum Se novi 
Mciialteni , illiufque perfonarum rerum Se 



bonorum remporalum curam regìmen gu- 
bernium , dire&ionem , Se adminifli atio- 
nem , ac M mialium praedittaruai receptio- 
nem , admilììonem , atatem , qualitatem 

«..-.. ìnltrucìionera 

Se difciplinam , ac modani Se formata re- 
ciracionis divinorum orheiorum premunì , 
oratvonum , Se aliorum surf agiorum prci- 
nentia , ac alias utlia & n-ceffana , lici- 
ta tamen Se honefta sacrifqne Canonibus , 
Se Inft tutis regulanbus Ordinis hujui'modi 
minime contraria , ac per prò tempore 
exiftentem diótas Ecclesia Abbate m prius 
esaminanda Se approbanda faciendi Se e- 

dendi , ac quoties prò 

qualitatis au alias expedire videbitur im- 
mutandi , corrigendi , moderandi , ac in 
meli us reformandi , ac Se alia ex integro 
prxviis examine & approbatione hujufmo- 
di , ac per Abbatiffam Se Momales ac alias 
perforas prscdi&i novi Monalterii tirmiter 
Se inviolabiliter sub penis in eis inftigen- 
dis obfervanda Se adimplenda condendi * 
Nec non eidem Ferdinando Duci prò Mo- 
nialium in pra-ióto novo Monafìerio prò 
tempore introducendarum felici direzione , 
ac in ritu , moribus Se regulanbus inititu- 
tis initru&ione , quatuor Moniales , videli- 
cet dilccìas in Chriito filias Hoir.nsiam 
de Machellis , Mariani IVlag .alenam de 
Fabris , I tabellari Cceleilem de Sangeor- 
giis , Antoniarnque Onentem de Machia- 
vellis in Monafteno Saniti Homoboni Bo- 
nonien. Ordinis Sanati Aguftini expreffe 

profeffas , vitaeque integritate ' 

laudata? • 

de Ordinarii Bononien. Se Superiorum suo- 

rura 



APPENDICE. 



&j 



rum licentia educendi : ita quod ille sic 
educcrdae per earum Confanguineos , gra- 
vefque Matronas affociari , & ab uno Mo- 
nafterio ad aliud parte oris velata , & 
cimi ea modeftia quas Sponfas Chriiti de- 
cet abfque diverticulo recìa tendere , nul- 
liblque , nisì caufa hofpith , ac nonnisi 
apud honeftas perftnas pernoctari , sicque 

iranslatse 

obfeivantiam donec aliquae 

ex alumms habiles ad regendum novum 
huj'jfmodi Monafterium aibitrio , & pru- 
denza pra:di3:i Abbacis redditse fuerint , 
Jicet annos profeffionis ad regimen & prx- 
lationem requisitos nondum impleverinc . 
Iftis vero ad regimen habilibus faciìs cune 
ilio: vel ad propri uni Monafterium rem itti ; 
vel uti Religiofa: in eodem novo Mr-nafte- 
rio professe de eorum confenfu ltabilri 
polli nt . Eidem quoque Abbatiffie ipsius 
novi Monafterii officii suis Monialibus di- 
ftribuendi 8c concedendi , & si ita videbi- 
tur expedìre iiias in eifdem Officiis finito 
tempore ad illa gerenda & exercenda pras- 
fixo servatis servandis semel tamen tantum 
polì: finitum teinpus illorum officii hujufmo- 
di confirmandi , nec non & locum in eo. 
dem novo Monafterio a Monialium celHs 
prorfus divifo & separato , in quo Puellse 
feculares honeftas educationis caufa , ac 
fub earundem Abbatiflae Se Monialium cu- 
ra & gub-rnio morari , atque in bonis 
moribus & do&rina: Chrift anse rudimentis , 
aliifque laudabilibus & suo sexui conve- 
nientibus operibus et exercitiis inftrui et 
erudiri poffinc et valeant designandi . Mo- 
nialibus quoque eifdem Musicam prò can- 



tu firmo percipiendo per annum vel mi- 
nus arbitrio ejufdcm AbbanlTaz prò tempo- 
re exiftentis a Magiftris ab ea deputandis 
difeendi . Item eidem AbbatiiTas errorurn 
leviorum ac mediocrium panas condonandi 
vel minuendi , nec non le&os ad eam for- 
mar) qua; cornino Jior ei videbitur , modo 
religiofam formarci non excedant augenidi , 
e d^m quoque matutinum , et alias horas 
Canonicas prasveniendi vel recardandi spa- 
tio unius horae , dummodo tempus ab Ec- 
clesia servatimi non praetereat . Infuper 

bis in anno aliquam mnocentem 

relaxationem Monialibus permittendi , et 
convivium modeste exhibendi , atque ri- 
gorem relaxandi et mitius agendi cum va- 
letudinariis et debilibus et senibus , in 
prsbendìs cubitus , et vi&us commod tati- 
bus ; eifdemque indulgendi ne matutinis , 
aliifque horis et Chori orationibus inter- 
sint , pariterque circa Chorum difpenfan- 
di cum illis , quae officiis et minifteriis 
neceflariis detinentur : dummodo numerus 
Monialium Choro sufriciens semper ?uper- 
sit . Ac tam ipsi Ferdinando Duci egro- 
tantibus cum suis filiabus Monafter um una 
cum Medico ac filtrimi Cellas et Cubicu- 
la ingredienii atque visitandi et alloquen- 
di , quod et : am dile&ae in Chrilto filiae 
Duaflae de Sablon^ta ipsius Ferdinand! 
Ducis Sorore , nec non et prò tempore 
exiftenti Ducilfae Guaftallae una cum Puel- 
lis , seu Mulierib is earum servitiis delti- 
natis bis singulis mensibus abfque alia li- 
centia ipfum novum Monafterium ingre» 
diend: , illiufque Ceilas ec Cameras ìnvi- 
sendi , a e Monialium alloqi.eiidi , dummo- 
do 



&8 



APPENDICE 



do tamen in eodem novo Monafterio non 
pernoétentur . Denique eid.m Ferdinando , 
«j nfque Sacceflbnbiis Guaftallae ducibus 
p ro tempore exiftentibus duas Puellas in 
Moniales praedi&i novi Monafterii abfque 
lilla dote , vel dutis subsidio aflumendis , 
perpetuis futuris temporibus nominandi , 
et ahqua earum defunga itatim aliam in 
ejus Iocum subrogandi . Capellanum quo- 
que ad Ferdinand.' Ducis et succefforum 
praedicìcfnm nutum amovitilem , qui Mis- 
sam n prav ditti novi Monaiìefii Ecclesia 
qaotidie cekbret . Confeffor tamen iliius 
Monialium non exiftat cum falario quin- 
quaginra Scutori;m aureorum praedi&ae 
Moneiae ultra praedldos annos redditus 
»ovo Monafterio mfupra alfignandos * 1 
vendorum deputandi . Pratterea diào Ab- 
bati nunc ac prò tempore exiilenù Coi 
fefìortm non solum ex Secularibus Sacer- 
dotale, sed etiam ex Regularibus , ut 
jpsi prò temporum et perfonarum qualità- 
te mehus et utJius vifum fuerit neminan" 
di , et eligendi , ac removendi . Qui qui» 
de;n ConfeiTor ditìarum Monialium Con- 
feffiones excipiat , et Ecclesialìica eifdeni 
Sacramenta cum pari Scutoi-tim quìnqua- 
ginta ejufdem Mon' tae stipendio minifiret 
plenam liberam et omnimodam poteitatem, 
facultacem et aucìoritatem eadem au&ori- 
tate nofìra similiter perpetuo concedas , et 
indulgeas . Demum Ferdinando et Succeflo- 
ribiìs eifdem , aiiifque jus et caufam ab 
eo prò tempore habituris jufpatronatus 
henonficum ejufdem novi Monaderii et il- 
Iius Ecclesiae ; ita quod ipsi omnibus et 
singulis benoribus praerogativis , praehe- 



mimntiis, privilegiis , facultatibus , cae- 
remoniis , et gratis tam spiiaualibus q^am 
remporalibt.s , quibus Monafteriorum et 
Ecclesia um , ac locorum secularium , et 
regulaiium quorum umque veri et primae- 
vi Fondatore de jure , ufu , confuetudine, 
aut alias quorttodolbet utuntur , fruun- 
tur , potiuntur et gaudent , ac uri , frui , 
potiri , et gaudere poffint et poterunt quo- 
modolibet in fu tur ih in omnibus , et per 
omnia parifbrmiter , et aeque principali. 
ter , ac abfque ulla prorfus d^fferentia 
uti , frui , potiri , et gaudere , libere et 
licite valeant et deb?ant panter perpetuo 
concedas et aftìgnes . Nos enitn s ere&io» 
nem , iuftitutionem , appUcationem , ap- 
propriationsm , aliaque prae-i ifla per te 
vigore praef j ntium fi°ri contigert ut prae- 
fertur ex nunc prout poftquam facìra fue- 
rint illa ac praefentes litteras semper va- 
lida et efficacia fore et effe , suofque ple- 
narios effectus sortiri et obtinere ,• sicque 
per quofeumque judices ordinarios et de» 
legatos quavis au&oritate fungentes , etiam. 
Caufarum Palatii Apoftolici Auditores , ac 
Sancìae Romanae Ecclesiae Cardinales jtidì- 
cari & definiri debrre ac qu ; dq;id secus 
super bis a quocumque quavis auctontate 
scienter vel ignoianter c^ntigerit attenta- 
re , ìrritum et inane decernimus . Non ob- 
fìancibus quibufeumque apoitolicis ac in 
synodalibus , et Provineialibus , univerfali-. 
bufque Conciliis editis vel edendis speeia- 
libus vel generalibus Conftiiutionibus et 
Ordinationibus hiijufmodi etiam juramen» 
to , confìrmatione apoU lica vel quavis 
firmitate alia roboratis , itatutis , et con» 

fue- 



APPENDICE 



3^9 



fuetudinibus , caeterifque quibufcumque . 

Da,. Rem* apiid San.cam Mariam 

Majorem Anno Incarnationis Dominici Mil- 

ltsimo sexcentcsimo vigesimo sexto , 

Quinto Oclobris , Pontificatila nofìri anno 

quarto . 

L. %i S. Plumbi . 

NUM. XVI. 

Da Foglio imprefìb . 

An. itipz. 

V Imperador Leopoldo mette in possesso Don 

Vincenzo Gov.\cgt di Guaftalla , 

Lu\\ara , e Reggwlo . 



JLjeopoldus Divina favente Clementia Ele- 
éhis Romanorum Tmperator semper Augu- 
ftus , ac Germania: , Hungarias , Bohemi* , 
Dalmati* , Croati* , Sclavoni* , Rex , 
Archidux Auftri* , Dux Burgundi* , Scy- 
rìx , Carinthi* , Carniol* , Se Wirtember- 
g* , Comes Tyrolis ; Noftris & S. R. Imp. 
fidelibus dilectis N. N. Feudi Noftri Impe- 
riai is Ducati) fq. Guaftallensis , nec non Do- 
minorum Reggioli , & Luzzara , Pretori» 
bus , Judicibus , Juftitiarih , & OrBciali- 
bus quocunq. nomine cenfeantur , & uni- 
versis di&orum Feudorurn Noftrorum , Se 
appartinentiarum Subditis , & Incolis , 
Gratiam Noftram Cafaream , *t omne bo- 
num . Non ignotum vobis eft , quod licet 
co.ìcìrmationem pacìoruin Dotalium inter 
Sereniliimum Mantu* Ducem , & Duciflam 
Guaftallenfem Annam Ifabellam ejufdem 



Conjugem , A: no Millesimo sexcentesimo 
septr.agesimo primo initorum , non aliter 
nisi cum hac exprelTa conditicene decreve« 
rimus , ut vidslic.t cafu quo Agnati Gua- 
fìallae Duci superviverent , fieret compen- 
sati o correfpondens uni , alterive iLorum 
ad fucceifòres transicura , a No'jis dicer- 
minanda , refpechi habito ai omnes cir- 
cumftant arum qualitates , cum adhortato- 
riis Noitris ad prxdi&um Ducam , ut ante 
caufiim mortis Ducis Guadai!* cum pro- 
ximioribus Agna:is amicabiliter ita co.ive- 
niret , ut omnibus qu* oriri poflfent con- 
troversiis praveniretur ; Sereniilimus t?<m?n 
Mantu* Dux , neque in vita d'itti D.tcis 
Guaftallensis , neq; poft iliius obitum de- 
claraverit quomoio , quando Se qui bus 
mediis praca&am condliion ~m adimplere 
velkt , quin potius negle&a expreti'e ta- 
men conditionaca compenfatione , prxdj,- 
óhim Ducatum occupaverit ; moenia forta- 
litii dejecerit , quavis pr*tiofa , Vafaq; 
argentea , una cum mobilibus suppelL-ai- 
libus , tormentis bellicis , omn q; apparatu 
militari , exinde fjcum Mantuam abJuxe- 
rit , adeo ut Gualtallenfes Agnati , ornni 
• reditu , Se fubsidio hactemis d^fìituti , 
suinìna egeilate vivere coafei fuerint . 
Cum igttur adminiitranda , ad quam ex 
obligatione uauneris Noftri Cafarei tene- 
mur , JulHtia dictarnine , nec non conti- 
nuis Marchionis Vincentii precibus , aliifq; 
intercellìonibi'.s commoti , itacuerimus , ut 
ab Eodem Ducatus Guaiìalla , Dominio» 
rumq; Reggioli, Se Luzzara potTeflìo tam- 
diu occup tur , atq; ad.niiiit. atio cum re- 
ditibus , Se emolumeacis Eidem cedane , 



$Go 



APPENDICE. 



donec a Serenìflìmo Mantuse Duce , memo- 
rato Marchiani , Ejufdemq; fucccflforibus 
correfpondens Ducatui Guallallensi , fìat 
compenfatio , & jutta reliquarum pra?ten- 
sionuni tribuatur satisfa&io . Idcirco Vo. 
bis omnibus Se singulis diitri&e , serio , & 
fub graviiiìma? indignationis Cxfarese , aliis- 
que poenis in refiavtarios , acque inobe- 
dientes Imperii fubditus ftatutis , praxi- 
piendo mandamus , quatcnus praefatse re- 
iticLtcioni , immiifìoni , & redintegracioni 
Vos nulJatenus opponacis , neminemque 
prater Nos in snpremum Dominum , & 
Vadallum Noilrum Marchionem Vincetium, 
recognofeatis , Eund°m in poflVtrionem re- 
cipiacis , prò viribus defendacis , Ejufdem 
mandatis adamuflìm tamdiu obediencimme 
pareatis , donec aliud a Nobis decifum , 
decretumque fueric ; Quemadmodum , eura 
in fir.em , Vos omnts , & singulos a Jura» 
niento SereniiTimo Maritila? Duci pradtito , 
hifee clemencer abfolvimus , fub prxdiótis 
quoque pamis fìrmiter Vobis inh^bentes , 
ne Eidem ufque admodo dicìam aliam 
Noltram ordinationem obtemperetis , aut 
ullum tributum , cenfum , ac reditum pen- 
dati . Fatturi in eo , quod fideles No- 
ftros , & Imperli fubditos decet , quod- 
que a Vobis in primis , juxta fidei , de- 
votionis , & obedientias Nobis promiffae 
{tudium , Se Juris exigenram , executio- 
nemque feria? , & expretfa? , ac Jultiflìmse 
voluntatis Nottra? Caefarea?, omnino expe- 
CÌamus . Harum teitimonio litcerarum , 
quarum trsnfumptis , candem quam origi- 
fiahbtis fid^m adhiberi volumus . Qua? da- 
bantur Laxemburgi die quarta mensis Maii 



Anno Millesiino fexcentesimo Nonagesimo 
secundo , Regnorum Njftrorum , Roma- 
ni trigesimo quarto , H «ngarici trige- 
simo sepcimo , Bohemici vero trigesimo 
sexto . 

Lopcldus 
Locus Sigilli >$4 Imperialis 
Vidit Leopoldus Guillielmus Comes in 
Kinigsegg . 
Ad Mandatum Sacrae Caefareae 
Majeftatis proprium • Luteo 
Dolberg . 
Concordac cum Originali exiftente pe- 
nes lllultritììmum Dominum Aldobraiuii- 
num Comitem de Turco , Comrnda- 
rium Dilegatum a Sua Sacra Cefarea 
Majeftate . 

Franciscus Cattaneus Nocarius &c. 
Jacobus Gallesius Notarius &c. 
Hac die Veneris 22 Augnili i6>>2. 



NUM. 



APPENDI 

NUM. XVII. 



361 



Da foglio impreffo . 

An. 1708. 

V Imperador Giufeppe I. invefle D. Vincenzio 

Duca di Guaftalh del Principato 

di Bo\\olo ec. 



*J ofephus Divina favente Clementia ele- 
ù.us Romanorura Imperacor femper Augii- 
fìus ec. Ad futuram rei memoriam agno, 
fcirtius , & vigore praefeutium notum fa- 
cimus universis ; Cum demiffe Nobis ex- 
poni curaveric Sereniflìmus Vincentius Dux 
Guaftallae Confanguineus , Se Princeps No- 
fter Charifììmus , quali ter IUuftrirTimtis 
quondam Princeps Joannes Francifcus Mar- 
chio de Gonzaga Dux Sabloneta , Prin. 
ceps Bozuli , Se Comes Pomponifci de 
Civitate , Se Principati Boznli , Marchio- 
natu Hoftiani , Comhatu Pomponifci ac 
terra Comifladii , Item de Caftro Riparo- 
li Foris , Villa Cividalis , Infula Dova- 
riensium , Caftro San&i Martini ab agge- 
re & Jurifdidione Cantaranae ona cum 
Rocchis , Villis , aquis currentibus , Se 
ftagnantibus & pertinentiis suis , meroque , 
Se mixto Imperio ac omnimoda Jurifdictio- 
ne , gladii pt teliate , juribus praeminen- 
tìis , praerogativis , gratiis , privilegiis , 
indultis , coucefììonibus Se facultatibus qui- 
bufeumque a Domino Genitore , ac Prae- 
deceflbre noftro Colendiflìmo Romanorum 
Imperatore Leopoldo gloriosiflìmae mems- 
Tom. III. 



riae fub die decima Maji Anno millesimo 
sexcentesimo septuagesimo tertio ultimo 
inveftitus fuerit , juxta tenorem Diploma- 
tum Imperialium subinfertorurn . 
Ommiflìs etc. 
Ac deinde Illuftnflìmus Princeps Jo- 
annes Francifcus Marchio de Gonzaga die 
vigesima quarta Aprilis Anno millesimo 
septigentesimo tertio sine relida prole ma- 
scula obierit , liumillime Nos cxorando , 
cum ille proximus Agnatus antedi&i Joan- 
nis Francifci Marchionis de Gonzaga , 
adeoque legitimus in di&is feudis fuccertor 
sic , ac Nos ut fidelem Imperii Principem, 
& obedientem Vaflallum decet , in supre- 
mum atque dire&um Dominum suum reco- 
gnofeere , Nobifque debitum ac solitum fi- 
delitatis juramentum aliaque praeftanda 
praeftare desideret , ut ipfum augùilae me- 
moriae Praedeceifcrum noftrorum Romano- 
rum Imperatorum , Se Regum exemplo de 
dicto Principatu , et Civitate Bozuli , 
Marchionatu Hoftiani , Comitatu Pomponi- 
sci , Terraque Comiffadii , Item de Caftro 
Riparoli Foris , V'Ha Cividalis , Infula 
Dovarensium , Caftro Sancti Martini ab 
Aggere et Jurifdictione Cantarénae , cutn 
omnibus juribus , privilegiis , gratiis , ho- 
noribus , dignitatibns , praeeminentiis , no- 
bilitate , poteftate , libertate , ec auctori- 
tate , mero , et mixto Imperio , omnimo- 
daque jurifdictione et gladii poteftate , 
necnon et aliis facultatibus olim Illuftri 
Julio Caefari et ejufdem Majoribus per 
Divos PraeJeceflores noftros auguftiflìmae 
memoriae conceflìs , dictoque Joanni Fran- 
cifeo de Gonzaga confirmatìs clementer 



$6% 



APPENDICE 



invertire , atque ctiam jus perpetua primo- 
geniturae , aliaque privilegia prae nferta 
benigne laudare , ec approbare dignare- 
mur . Nos sane benigna ratione hablta non 
solum summae fidei , obfervantiae , ec sin* 
cerae devotionis , plurimorumque egregio, 
rum obfequiorum quibus ifta Illuftris fa- 
milia Marchionum de Gonzaga divos Prae- 
deceflbres noftros Romanorum Impera tores , 
ac Reges , et Sacrum Romanum Imperium 
quequo tempore coluit , et demereri ftu- 
duit verum etiam singuiaris , quam ipfe 
Guaftallae Dux Vincenùus Nobis Jiac belli 
temperiate per Italiam adhuc graffante , 
memorato divo quondam Genitori noftro 
NobifquC in omnibus occasionibus com- 
monftravir. , seque deinceps quoque inde- 
fciTe commonftraturum fpoponderit , humil- 
limis ejufdem precibus clementer annuen- 
dum duxerimus , uti vigore praefentium 
annuimus . 

Ac proinde ex certa feientia , animo 
bene deliberato , sano accedente consriio , 
et de Imperialis noftrae poteftatis plenitu- 
dine , memorata privilegia per omnia , et 
in omnibus confirmantes praedi.cìum Vin* 
centium Ducem Guaftallae : reeepto ta- 
men prius a Procuratoribus , et Ablegaco 
Suo , Noftris sacrique Imperii fidelibus di- 
lecìis Francifco de Turresinis , et Adamo 
Ignatio Nobili ab Heunifch , Consilii no. 
fìri Imperialis Aulici Agente sufficiente 
ad id mandato inftruftis debito , et con- 
fueto fidelitatis juramento : de memorata 
Civitate et Principatu Bozuli , Marchiona- 
tu Hoftiani , Comitatu Pomponifci , ac 
Terra Comifladii , nec non de Caftro Ri* 



parolis foris , Villa Cividalis , Infida Do- 
variensium , Caftro Sadti Martini ab Ag- 
gere , et Jtirifdiccione Cantaranae , una 
cum Rocchis , Villis , A quis currencibus , 
et ftagnantibus , et pertinentiis suis , cum 
mero , et mixto Imperio , ac omnimoda 
Jurifdi&ione , gladii Potevate , Juribus , 
Praeeminentiis , Praerogacivis , Gratti» , 
Privilegiis , Indultis , Conceflìonibus et Fa- 
culcatibus quibufeumque , quae in praein. 
sertis Litteris latius continentur , invefti- 
vimus et infeudavimus , prout vigore 
Praefentium clementer Inveftimus , et In- 
feudamus , nec non omnes , et singulas 
Grati as , Libertates , Indulta , Facultates , 
et Concessiones , et alia quaecumque in 
supradidis Privilegiis exprafla , et con- 
tenta approbamus , confìrmamus , ac 
quatenus opus sit , de novo concedimus ; 
Volentes , et exprefle indulgentes , ut prae- 
di&us Guaftallae Dux Vincentius poflit , 
et valeat in praenominatis Civitate , et 
Caftris , et Locis ea facere , et ftatuere , 
quae Nos ipsi aliique Romanorum Impe» 
ratores ac Reges facere , ac ftatuere pof- 
fent , tum etiam ut caetera omnia , et 
singula praemifla rata , valida , firma ac 
perpetua sint , et cenfeantur , atque ab 
omnibus ad quos spe&at , inviolabiliter 
semper obferventur , supplentes ex certa 
noftra scientia , et authoritate quofeumque 
defecìus tam juris quam fa&i , si qui in 
praemiflìs interveniflent aut quovis modo 
intervenire dici , vel allegari porfent : 
Non obftantibus in contranutn facientibus 
quibufeumque , etiam si talia forent , d« 
quibus in praefentibus specials , et ex* 

pref- 



APPENDICE 



3^3 



pretta mencio fieri deberet ; Quibus omni. 
bus , ec singiilis quatenus obftarent , et 
obliare quoquo modo pottent , prò hac 
vice dumtaxac derogamus , ec surììcienter 
derogacum ette volumus per praelentes , 
No/tris camen , ec Sacri Romani Imperli , 
ac aliorum quorumcunque juribus in prae- 
miflis omnibus , ec singulis semper salvis , 
et iJlaesis ; Hac etiarn condicione adjetta , 
quod predicìus Vincencius de Gonzaga , 
Dux Sablonecae , Princeps Bozuli , ec Co- 
mes Pomponifci , uci , ec omnes vigore 
supradi&ae primogeniturae perpetuae in 
memoraci s Principacu , Marchionatu , Co- 
micatu , Caftris , Locis , Villis , jurifdi" 
tìionibus , et percinenciis quandocumque 
succetturi , dum , et quotiefcumque cafus 
tulerit , a Nobis aut a Noftris in Imperio 
succettoribus Inveftiturae hujus renovacio- 
nem de novo pecere , et recipere tenean- 
tur . 

Nulli ergo omnino hominum cujufcun- 
que Scacus , Gradus , Ordinis , Condicio- 
nis , Dignicacis , aut praeeminenciae exi- 
flac , liceac hanc noftrae Invefticurae , 
concettionis , confirmacionis , primogenicu- 
rae , supplecionis , derogationis , Decreti 
voluntatis , et gratiae , paginam infrin- 
gere , aut ei quovis aufu temerario con- 
traire . 

Si quis autem id attentare praefum- 
pferit , is praeter No/tram , et Sacri Ro- 
mani Imperli indignationem gravillìmam , 
ac poenam quinquaginta marcarum auri 
puri , toties quocies concravencum fuerit , 
fé noverit ipfo faóto , incurfurum , qua- 
rum rhedietatem Fifco Noitro Caefareo 



fraudis Vindici , reliquam vero partem 

injuriam palli usibus decernimus applican* 

dam . 

. Harum Teftimonio Litteiarum manu 

noftra subrcnpcarum , et sigilli noitri Cae- 
sarei appensione munitarum , ac Data rum 
in Civicace noftra Viennae die decima 
quarta nusis Augniti Anno Domini mille- 
simo sepungentesimo odiavo , Regnorum 
noltrorum Romani vigesimo , Hungarici 
vigesimo secundo , Bohemici vero quinto » 

Jofephus . 

Vr Frid. Car. Com. de Schonborn. 

Ad Mandatum Sacrae Caes. 
Majelt. proprium . 
Petrus Jofephus Dollberg. m. p. 

NUM. XVIII. 

Da Foglio impretto . 

An. 170?. 

Privilegio conceduto dalV Imperador Giufep- 

pe I. al Duca di Guajìalla di poter 

ufar il titolo di Serenijfimo . 



X 



«| ofephus Divina favente Clementia ele- 
cìus Romanorum Imperator semper Augu- 
flus etc 

Illudrilfimo Vincentio Duci Guaftal- 
Iae, et Sablonetae, Principi Bozuli , Mac- 
chioni de Gonzaga , et Oltiani , Corniti 
Pomponifci , Confanguineo , et Principi 
Noftro Cariflìmo , benevolentiae , gratiae- 



U * 



3&4 



APPENDICE 



que Noftrae Caefareae affetìum , et omne 
bonum . 

Sicuti rerum humanarum ordo id po- 
fìulare videtur , ut h^ncribus etiam , ac 
dign iratibus inter homines certus conftet 
modus , acque idcirco in conferendis iis 
praerogativarum titulis , qui ad Auguftae 
Majeftatis Noftrae incommunicabilem , ac 
inacceflìbilem sublinvtatem proxime acce- 
dunt . Noftram quoque liberalitatem certis 
termini? circumfcnbere aequum cenfea' 
mus , ne dignitates , et praerogativae emi- 
nenciores suam vilefcere incipiant frequen- 
tiam , sed excelfum quid piani , atque in- 
solitum in eo eluceat , qui ad subhmiorem 
Principum gradimi afpiret , ita ea non 
minus eft Imperatoria? Majeftatis Noftrae 
munificentia , ut si insignia Domus cujus- 
dam principalis de Nobis , Divifque An- 
teccefionbus Noftris Romanorum Impera- 
toribus , sacroque Imperio, ac Auguila 
Noftra Auftriae Domo merita jure id sibi 
flagitare cenfeantur , eam quam Divinae 
benignitatis cJementia Nobis elargita eft , 
honorum , honorumque , ac praerogativa- 
rum difpeniendarum , an plam potefta- 
tem , ac faeultatem ad ejufdem Divini 
Numinis exemplum in eam affluenter deri- 
vare Nobis in primis volupe sit « 

Cum iraque notiffima sit omnibus gen- 
til Gonzagianae vecuftas , et claritudo , 
ac Nos fide dignis hiftonarum , aliorum- 
que documentorum Tsftimoniis compertum 
habeamus, inter omnes ab eadem Defcen- 
dentes singulari in Nos , Sacrumque Ro- 
manorum Imperium , et Augufta-m Do- 
mum Noftram Auftriacam fidei , ac devo- 



tionis conftantia praecelluifì'e Guaftallae 
Duces quorum primus fuit Fcrdinandus de 
gloriosi Aimo PracdecelTore Noitro Roma- 
rioruth Imperatore Carolo Quinto ob prae- 
ftitam eidem in bellis, terra, marique , 
feliciter geftis operam , tam praec'are 
meritus , ut aureo veliere decoratus , non 
modo di<fti Praedecefloris Noftri exereitui 
imperaverit , sed poftea etiam Pro-Re* 
Sicliae , et tandem Neapoli Concilii fla- 
tus Praefes conftitutus fuerit : Is quinque 
poft fc reliquit filios ftudiositììmos pacer- 
nae virtutis aemutos , eaquepropter illu- 
ftrioribus etiam oflìtiis , et dignicatibus 
omatos , siquidem primogeniti!? Don Cae- 
far iti Ducatu Mediolanensi supremi equi, 
tum Magi Ari munere laudabiliter funótus : 
secundogenicus vero Don Francifcus in 
Cardmaliutn numerum aflumptus eft : Ac 
Don Andreas tertiogenitus navalis Exerci- 
tus Caefarei Capitaneus Generalìs in ex- 
peditione conerà Gerbas Regi Hifpania- 
rum Philippo Secundo summopere se com- 
mendatum reddidic . Quarto quoque geni- 
nitus Don Joannes Vincentius Ordinis Me- 
litensis Eques Turcarum piraticam foititer 
repreflìt , atque a Summo Puntifice Gre- 
gorio Decimotertio Patrum Purpuratorum 
coctui aferiptus fuit : Quinto denique ge« 
nitus Don Oftavianus Bellator celeberri- 
mus Infulam Melitenfem a Turcarum in- 
vasione liberavit , exortis in Belgio tu- 
multibus Hiipaniarum Regi Lovanium re- 
cuperava , atque ab eodem in Galliam 
ire jufius , Regem Carolum Nonum ex 
grav.lìimo , quod eidem è Calviniftis immi- 
nebat periculo eripuit ; Is plures habuif 

fi. 



APPENDICE 



3<?5 



filios sub signis Auguftae Doimis Auftria- 
cae ad confpicua quoque milicaria olficia 
prove&os Ferdinandus secundus Guaftal- 
lae Dux prenominati Don Caefans filius , 
qui Caroli Archiducis Auftriae filiam 
Margaritam Hifpaniarum Regi Philippo 
tertio defponfacam Madricum duxit , sutli- 
ptuosiilìmo magnìficentiillmoque inftruftu 
se compofuit , a modo di&o Rege aureo 
.veliere donatus , et ex Hifpania reverfus 
a Romanorum Imperatore Ferdinando fe- 
condo Pro-avo Noitro Colendìlììmo Coni- 
milTarii Imperialis Plenipoten'iarii in Ita- 
lia munus obtinuit , nihilque non egit , 
quod tum ad exadam juftitiae adminillra- 
tionem , tum authoritatis Cefareae , Ju- 
riumque Imperli confervationem facere 
potuit : Hutc in Ducatu Guattallae suc- 
ceffit Caefar secundus ad aducendam ex 
Hifpania Sponfam Ferdinando Regi Hun- 
gariae deltinatam ele«5his , quem in finem , 
et si omnia propnis sumpcibus quam 
splendidiflime apparaverit , iter tamen 
propter peftem , qua tunc temporis tota 
fere Italia iufeda erat , inire nequivit , 
atque ita in Aula Caefarea supremum 
diem obiit : ejufdemque Frater Don Vin- 
centius compluribus miliciae gradibus e- 
mensis , non modo Galitiae , et Principa- 
tui Cataloniae , qua Pro-Rex , et Guber- 
nator summa cum laude praefuit , sed et- 
iam a quondam Imperatrice Eleonora huc 
vocatus inter Conciliarios Arcanos Roma- 
norum Imperatoris Leopoldi Genitoris No- 
flri Colendiflìmi locum adeptus eft : mi- 
nus tamen diuturna fuit ejufdem in hac 
Aula commoratio , dum enim Siciliae Rc- 



gnum tunc a Gallis infeftaretur , illuc 
cum Pro-Regis , et Praefe&i rei maritimae 
legati potevate milTus , sola uominis , ac 
valoris sui fama hoftes ad receptum coe- 
git , et Regnum priftinae tranquillitati re- 
flituit , eoque nomine a Rege Hifpania- 
rum Carolo secundo piae recordationìs 
ad Consiliarii Status , et tandem ad Prae- 
sidis Iudiarum Officium promotus fuit . 
Ferdinanda» tertius Dux itidem GuaftaU 
lae , et si ad r eitaurandam rem familìa- 
rem à PraedecerToribus suis in praenarra- 
tis occasombus non nihtl ad anguftias re- 
daftam Domi detentus fuerit , nihilominus 
pecuniam Subminiftrando Auguftae Domui 
Auftriacae commodis efricaciter infervi vit : 
nec non Fratrem suum Don Vefpesianum , 
qui virtute sua praefe&uram rei mariti 
mae in Ora Aadalusiae confecutus eli , in- 
Rpgis Hifpaniarum servitio collocavit . 
Cumque praeterea grata memoria recola- 
mus insigne fidei , et coitantiae exemplum, 
quo di'ecìio tua omnibus Iirperii Vaflallis , 
cum perpetua Nominis sui gloria praeivit , 
quippe quae copiis Noltris opem ferendo 
ad profperos , quos hactenus propitiante 
Numine expe'ti sumus , belli in Italia 
eventus , quantum in se fuit , Sincere con- 
tulit , mmium vero au&a Gallorum poten» 
tia , feuda , poffeilìones , omnemque sub* \ 
ftantiam hofti in praedam permittere ma* 
luit , quam s vel minima infidelitatis macu- 
la nocari : Ac porro benigne consideremus 
ambos Dile&ionis tuae Filios paterna ve- 
ftigia alacriter calcare , infuperque per. 
pendamus Dilertionem tuam non folum 
Ducatibus Guaitallae , et Sablonetae , nec 

non 



3<?<? 



APPENDICE. 



non Bozuli Principali , ncque Pontificis , 
neque ullius cujufvis Principis in Italia , 
aut extra : ( salva Noftra , ac Sacri Im- 
perii Miperioritate ) poteftati obnoxiis 
dominari , sed etiam mine caput effe Fa 
miliae Gonzagianae quam splendidiftìmis 
Arragon'ae , Poloniae , et Neapolis Re- 
gimi , Palatini quoque , et Brandenburgici 
Elccìorum : Sabaudiae itidem , Lotharin» 
giae , Hetruriae , et Mutinae Dueum con- 
nubiis illufìratam , immo , et Auguftae 
Domui Noftrae affmitatis vinculo colliga- 
tam effe confìat , faciendum Nobis duxi- 
mus , ut tot , tantaque merita praecipuo 
quodam Munificentiae Noftrae Caefareae 
Symbolo , quod Dilecìioni tuae ejufdemque 
pofteritati nunquam intermorituro honori , 
et ornamento sit , condecoranda suscipe- 
remus . 

Ac proinde motti proprio , ex certa 
scientia, animo bene deliberato noftro. 
rumque , et Sacri imperii fidelium dilecìo- 
rum accedente Consilio eaque qua fungi- 
ìmir au&oritate Caefarea , et de ejufdem 
plenitudine , Invocato Dei Omnipotentis 
Nomine , a quo Principati^ omnes , et di- 
gnitaces promanant , Dilecìioni tuae , ejus- 
demque legitimis haeredibus mafeulis in 
Ducatibus Guaftaliae , ac Sablonetae , nec 
non Prii.cipatu Bozuli in infinìtum succes- 
suris Ducibus , concedimus, et elargimur , 
ut deinceps a Nobis, Noftrifque in Sacro 
Imperio succefforibus Romanorurn Impera- 
toribus , ac Regibus Sereniflìmi Duces : 
( quod Italice ) Altezza , et Germanice 
Durchleuchtig fonat : ) perpetuo pollhac 
praedicemini , appellemini , nominemini , 



et compellemin i , Vobifque ex omnibus 
Noftris , Noftrorumque in Sacro Romano 
Imperio succefforum Nobis , et Auguftae 
Noftrae Domili Auftriacae subjeiìorum Re- 
gnorum , Provinciarum , ac ditionum , 
Cancellariis quotiefeunque , sive voce vi- 
va , sive scripto compUandi, aut alias 
dilecìionis Vefìrae , eorumdemque mentio 
facienda erit , titulus , nomenclatio prae- 
dicaturn , ac digìiitatis vocabulum Serenis- 
simorum : Italice Altezza , et Germanice 
Durchleuchtig , detur , tribuatur , infcri- 
batur , prò ut eum in finem modo memo» 
ratum benignae Mentis , ac voluntatis No- 
ftrae Caefareae affecìum dicìis Noftris Can. 
celiar iis per Caefarea Decreta jam ftri&i 
mandavìmus , et ìnjunximus . Decerncntes 
porro, ac flrmiter ftatuentes , quod omni- 
bus, et singulis gratiis , libertacibus , ho- 
noribus , dignitatibus , prerogativis t fes- 
sionibus , exemptionibus , juribus , et im- 
munìtatibus in Sacri Romani Imperii con- 
ventibus quibufeunque , citra contradicìio- 
nem utamini , fruamini , atque potiamini y 
quibus alii noftrì , et Sacri Imperli Sere- 
ninomi Duces , et Principes uruntur , fru- 
untur , et potiuntur de confuetudine > vel 
de jure , 

Quapropter Noftris t et Sacri Imperli 
EleSoribus , atque Archiepifcopis , Mo- 
guntino , Trevirensi , et Coloniensi , utpo- 
te per Germaniam , Galliam , Regnumque 
Arelatenfe , ac Italiam Archi-Cancellariis, 
Cancellariarum Adminiilraoribus , et Se- 
cretariis praefentibus et futuris , nec mi- 
ntis etiam caeteris Noftris, et Sacri Tir pe- 
rii Elecìoribus , Pnncipibufque Ecclesia* 

fti- 



APPENDICE 



3<?J 



flicìs , et Secularibus , Archiepifcopis , 
Epifcnpis , Ducibus , Mirchionibus Co- 
mitibus , Baronibus , Miiitibus , Nobilibus , 
Clientibus , Gubsrnatoribus , Capitaneis , 
Vicedominis , Pracsidibus > Praefe&is , 
Caftellanis , Re&oribus , Locumcenentibus , 
Ofiicialibiis Regimi : Heroaldis , Caducea- 
toribus , Magiftratibus , Consulibus , Bur- 
gimagiftris , Poteftatibus , Jtidicibus , Ci- 
vibus , et generaliter omnibus Noftris , et 
Sacri Romani Imperii , Regnorumque , ac 
Provine arum Noftrarum haereditariarum 
subditis , ac fìdelibus dilectis cujufcunque 
flatus , gradus , dignitatis , ordinis , vel 
conditioms exiftant , serio , fnmiterque 
mandamus , ut , cum universi , singulique 
tum praedicìi praefercim tres Principes , 
Elecìores , Archi-Cancellarii , aliique Can- 
cellarli , Adminiftratores , et Secretarli , 
saepenominatae Dilectionis tuae , ejufdem» 
que legitimis haeredibus mafeulis in prae- 
dicììs simul Ducatibus , et Principatu in 
infinitum succefluris Ducibus , et Princi- 
pibus praedi&um predicatimi , ac digna- 
tìonis , vocabulum Sereniflìmorum ( quod 
Italice Altezza , et Germanice Durchleu- 
chtig sonat ) : ex omnibus Cancelariis 
Noitris , succefforumqne Noftrorum tribui 
sedulo curent , nec minus etiam omnibus , 
et singulis gratiis , libertatibus , exemptio- 
nibus , felfionibus , in Imperii Sacri , tum 
univerfalibus , quam particularibus con- 
ventibus , aliifque honoribus , et privile- 
giis Vobis eo quo in fuperioribus habe- 
tur , modo vigore hujus Noftri Diploma- 
tis competentibus pacifice , quiete , et si- 
ne prorfus impedimento , aut moleftia , 



uti , frui , potiri , atque gaud;re sinant 
adeoque Vos iis omnibus defendant , con- 
fervent , et manuteneant , et alios ne quid 
in contrarium attentenc , vel moliantur , 
prò viribus impediant , et prohibeant . 
Siquis autem praefens Edittum hoc No- 
ftrum Imperiale tranfgredi , vel aufu quo- 
piam temerario violare conatus fuerit , is 
praeter graviflimam noftram , ac Sacri 
Imperii indignationem , centum marcarum 
auri puri mul&am Fifco , feu erario No» 
Uro Imperiali , ac injuriam paffi , vel 
pafTbrum usibus ex aequo pendendam se 
noverit ipfo facìo , toties , quoties contra 
hanc ncftrae conceflìonis , liberali tatis , ec 
grariae immunitatem facìum fuerit , irrerh- 
miiììbiliter incurfurum . Harum testimonio 
Litterarum Matm Noftra subfcriptarum , 
et Sigilli Noftri Caefarei appensione rnu- 
nitarum . Quae dabantur in Civicate No- 
ftra Viennae die vigesimafeptima Mensis 
Decembris , Anno Domini Millesimo Se- 
ptingentesimo Nono , Regnorum Noftro- 
rum Romani vigesimo primo , Hungarici , 
vigesimo tertio , Bohemìci vero quinto . 
fofephus . 

V. Frid. Car. Com. de Schonborn etc. 

Ad Mandatimi Sacrae Cefareae 
Majeftatis Proprium 

Petrus Jofephus Dolberg m. pr. 



NUM. 



3<S8 



APPENDICE. 



NUM. XIX. 

Da foglio impreffo . 

An. 1710. 

Giufeppe I. Imperadore invefle Don Vincen- 
zio Duca di Guaflalla , del Ducato 
di Sabbioneia . 



*J ofephus Divina favente Clementia Ele- 
&us Romanorum Imperator scmper Augu- 
ftus ee. 

Agnofcimus , et notum facimus teno- 
re praefentium universis , quod cum nobis 
Serenirtìmus Vincentius Dux Guaftaliae 
Confanguineus et Princeps nofter Chariffi- 
mus humillime exponi curaverit , a Geni- 
tore ac Fraedecefiore noftro Colendiflìmo 
Divo Leopoldo Romanorum Imperatore 
gloriosiflìmae memoriae q. Illuftrifiimum 
Principem Joannem Francifcum Marchio- 
nem de Gonzaga de fortalitio , ci-vicate et 
Ducatu Sablonetae die decima quarta Julii 
Anno millesimo sexcentesimo Septuagesi- 
mo tertio inveftitum fuifife juxta tenorem 
Diplomatis subièquentis . 



JLjeopoldus Divina favente Clementia Ele- 
cìus Remanorum Imperator semper Augu- 
stus ec. 

Agnofcimus , et notum facimus teno- 
re praefentium universis , quod cum nobis 
Illuftriflimus Nofter , et Sacri Impem fi- 
delis dilecìus Joannes Francifcus Dux Sa- 



blonetae , Princeps Bozuli humillime ex- 
ponendum curarit , a robis fratri quon- 
dam suo Duci Ferdinando juxta singula- 
rem quandam conventionem sexta Martiì 
Anno millesimo qningentesimo nonagesimo, 
et quarta Julii Anno millesimo quingente- 
simo nonagesimo primo inter tum tempo- 
ris contrahentes initam , atque ab Impe- 
ratore Rodulpho Secundo confirmatam , et 
sub omnibus condì ti onibus in di&a con- 
ventione expreffis , in eventum fcilicet quo 
Ifabellam Duciflam Sablonetae , et Princi- 
pem Hoitil'ani sine omni prole mafcula e 
vivis decedere contingeret , et quandoqui- 
dem ipfa sibi "succefforem , ne haeredem 
fuum declarari , eundemque adhuc se vi- 
vente ad praefcindendam anfam omnibus 
fcandalis , et malis , quae tempore mortis 
suae in contrariutn cafum fubfequi pofle 
verebatur , inveftiri petierat fortalicium 
civitatemque , et Ducatum Sablonetae , 
cum omnibus , et singulis ejufdem pertì» 
nentiis in feudum Nobile et hononficum 
ea piane forma , qua quondam Vefpesia- 
nu-s Dux de eodem inveftitus fuit , die vi- 
gesima septima Aprilis Anno Superiore 
millesimo Sexcentesimo Septuagesimo pri- 
mo benigne , clementerque conceduta fuis- 
se , cujus Inveftiturae tenor sequitur in 
haec verba * 



fceO- 



APPENDICE. 



3$9 



JLieopoldus Divina Favente Clementia 
Eleftus Romanorum Imperatot semper Au- 
guftus etc, 

Agnofcimus , ce notum facimus teno- 
re praefenrium universis . Quod cum nobis 
Illuftriilìmus nofter , ec Sacri Imperli fide- 
li» dile&us Ferdinanda Dux Sablonetae , 
Princeps Bozuli humiìhme exponendum 
curarit , a nobis ad digninatis Imperiali» 
faftigium ere&is , Patri quondam suo Du- 
ci Scipioni juxta singularem quandam con- 
▼entionem Sexca Marcii Anno millesimo 
quingentesimo nonagesimo , et quarta Julii 
Anno millesimo quingentesimo nonagesimo 
primo inter tum temporis contrahences ini- 
tam , atque ab Imperatore Rodulpho Se- 
cundo confirmatam , et sub omnibus con- 
ditionibus in d'età conventione , expreflìs , 
in eventum feilieet , quo Ifabellam Ducif- 
fam Sablonetae , et Princ'pem Hoftiliani 
sine omni prole mafcula e vivis decedere 
contingeret , et quandoquidem ipfa sibi 
succeflorem , ac haeredem suum declara- 
ri , eundemque adhuc se vivente ad prae- 
scindendam anfani omnibus scandalis , et 
malis , quae tempore mortis suae in con- 
trarium eafum subfequi pelle verebatur , 
inveftiri petierat , Fortalitium Civitatem- 
que , et Ducatum Sablonetae cum omni- 
bus , et singulis ejufdcm pertinentiis in 
feudum nobile , et honorificum ea piane 
forma , qua quondam Vefpasianus Dux de 
eodem inveftitus fuit , die quarta Junii An- 
no millesimo sexcentesimo sexagesimo be- 
nigne Clemen:erque concedimi fuiffe , eujus 
inveftitura tenor sequitur in hacc verba - 
Tom. III. 



JLeopoldus Divina Favente Clementia 
Elecìus Romanorum Imperator se.nper Au- 
guftus etc. 

Agnofcimus et notum facimus tenore 
praefentium universis quod cum nobis II- 
luftriffimus nofter , et Sacri Imperii fide- 
lis dileàus Scipio Dux Sablonetae , Prin 
ceps Bozuli humillime exponendum cura- 
rit , a Divo quondam Imperatore Ferdi- 
nando Secando Domino Praedeceffore , et 
Avo noftro Colendiffimo auguitiffimae me- 
moriae sibi juxca singularem conventionem 
quandam sexta Marcii Anno millesimo 
quingentesimo nonagesimo , et quart a Julii 
Anno millesimo quingentesimo nonagesimo 
primo inter cuna temporis contrahentes ini- 
tam , atque ab Imperatore Rodulpho Se- 
cundo confirmatam , et sub omnibus con- 
ditionibus in dieta conventione exprellis , 
in eventum scilicet , quo Ifabellam Ducif- 
fam Sablonetae , et Principerei Hoftiliani 
sine omni prole mafcula e vivis decedere 
contingeret , et quandoquidem ipfa sibi 
fucceflorem ac haeredem fuum declarari , 
eundemque adhuc fé vivente ad praefein- 
dendam anfani omnibus scandalis , et ma- 
lis , quae tempore mortis suae in contra- 
rium cafum subfequi pofìe verebatur , in* 
veftiri petierat , fortalitium civitatemque , 
et Ducatum Sablonetae cum omnibus , et 
singulis ejufdem pertinentiis in feudum 
nobile et honorificum ea piane forma , 
qua quondam Vefpasianus Dux de eodem 
inveftitus fuit , die decima fexta Junii An- 
no millesimo fexcentesimo trigesimo sexto 
benigne clernenterque concetfum fuiffe , 
a a a cu- 



3J° 



APPENDICI*. 



cujus Investitura tenor sequitur in hac 
verba . 



X erdinandus Secundus Divina favente eie- 
mntia elecìus Romanorum Imperator scra- 
per Auguftus &c. 

Recognofcimus & notum faelmus te- 
nore preferitami universis, quod cum nobis 
Illuftrifllmus nofter , Se Sacri Imperii fide- 
^is dilecìus Scipio Princeps Bozuli humili- 
ter expofueric , feudum noftrum Imperiale 
Sabloneca nunc Ducatus titulo gaudens , 
fu iffe , Se effe feudum nobile Se honorifi- 
cum ; cujus succeflio ad solos mafculo 
percineac , demine supplicando , guando- 
quidem Antonius quondam Aloysii Dux 
Mondragonis , & Princeps Hoftiliani , cu- 
jus pater , acque Macer (:tit:) Ifabella Du- 
ciffa Sabloneta , & Princeps Hoftiliani ad- 
huc vivens ex singulari convention ìnter 
ipfos , & quondam patrem , ac patruos 
dicci Scipionis inica , Se auchoricate Impe- 
riali poftmodum confirmata in dicìo fetido 
Se Ducacu Sabloneta sub cercis condjcioni- 
bus in prelibata conventione expreius suc- 
cefferant, deque eo inveititi fueranc , jz.ni 
pridem nulla prole mafcula , fed filia uni- 
ca ( tit. ) Anna Caraffa Superflue relicìa , 
ex hac vita decefferic , neque spes sic ex 
pranominata Duciffa Ifabella, ob ejus già-; 
V2m staterai , aliam prolem nafei poffe 
acque ideirco di&i feudi Si Ducatus suc- 
ceflio ad se prafacum Scipionem Princi- 
pem Bozuli tanquaiu proximiorem Agna- 
tiim vi cam comunis Juris feudalis , quam 
Invefìiturarum aque recentium , acque an- 



tiquarum , ncc non Se ex lege supramemo* 
raca convencionis , aliifque de Causis spe- 
dare d/gnofeatur , ut se in eventum prali- 
batum quo dieta Duciffa Ifabella sine pro- 
le mafcula dectdat, ad hoc ut Scandali* > 
Se tnalis , qua tempore mortis sapedicì* 
Duciffa Ifabella subfequi poffent , nisi ad- 
effet invefticus succeffor , anfa praripia- 
tur , & quia ipfamet Duciffa Ifabella suc- 
cefforem sibi declarari petac , ex nunc 
prone ex cune de di&o feudo forcalftio , 
civicace , & Ducacu Sabloneca omnibuf- 
que , Se singuUs ejufdem percinenciis juxca 
formam Invefticura quondam Vefpesiano 
Duci concetta Clementer invertire , omnia- 
que , & singola privilegia , pa&a , Se 
conventiones ea conditione Se declaratione 
quod suparititi Duciffa Ifabella Jura om- 
nia sua salva , Se iJlafa refervencur , ac- 
que hac inveftitura in evencum obicus 
ejufdein Duciffa Ifabella plenum effe&um 
sorciri debeac , benigne sibi confirmare di~ 
gnaremur . Nos re in Consilio noftro Im- 
periali aulico diu multumque deliberaca , 
habitaque benigna racione cum egregia fi- 
dei , Se Devotionis , quam patres , Se ma- 
jores ipfaque adeo tota fam'lia prafati 
Consiliarii noftri arcani , Camerari! , & 
oracocis ordinarli anceceffoàbus noftris Ro- 
manorum Imperacoribus , & Regibus sem- 
per singularem in modum comprobare eni- 
xa fuic , quamquam cum fracres ejufdem 
Aloysius , Hannibal , Ss Camillus , in di- 
versis fun-ftionibus , Se Commiifionibus ca- 
flrensìbus , cum ipfe eciam prafacus Scipio 
in prelibato Officio oracoris noflri ordina- 
rii ad gr acara sacìsfacìionem noftram eciam- 

num 



APPENDICE. 



3J l 



mim conteftari , Se comprabare non desi- 
fìuiit , quamque in pofterum etiam qua- 
v.fdata occasione saoediàus Scipio Prin- 
ceps Bozuli comprobare poteri e ac debe- 
bit , actento eciam quod pradicìa Duciffa 
Ifabella jam nunc tempeftive succeflorem 
ad quem poli obitum suum sape memora- 
tum feudum & Ducatus de Jure spe.tet , 
declarari petìrrit , in preces prasfati Sci- 
pioni» Principis Bozuli Clementer annuen- 
dum , ipfumque ac ipsius defeendentes le- 
gitimos : ( preftito nobis per ipsius Procu- 
ratorem ( tic. ) Joannem Petrum Petru- 
cium sufficienti ad hoc mandato inftru&um 
nomine , loco Se in animarci ipsius debito , 
& confueto fidelitatis , obedientiae , & ho- 
magii juramento : ) in eventum prxnara 
tum ex nunc prout ex tunc de dicìo feu- 
do , fortalitio , civitate , Se Ducatu Sa- 
blonetae cum Territorio , jtiribus , & perù- 
ncntiis suis cum mero , Se mixto Imperio 
ac orhnimoda Jurifdictione , gladii poteva- 
te Se aliis facultatibus , Se concelfionibus 
noftris , Se Predece-fforum noftrorum juxta 
formam priorum Inveftiturarum , ac prat- 
fertim ejus , quae saepedictae Duciffe ifabel- 
la ultimo superdi&o Feudo Se Ducatu con- 
ceda fuit : ( quam , Se quas omnes hìc 
prò infertis haberi volumus : ) in feudum 
nobile , Se honorifìcum clementer inve- 
ftiendum duxerimus , prout adeo prasfen- 
tium tenore ex certa scientia , animoque 
bene deliberato ex plenitudine auctoritatis 
noftrae Imperialis inveftimus , nec non om- 
nes , 8e singulas gratias libertates , indul- 
ti , facultates , concefììones Se alia quse- 
cumque privilegia , paci a , convencìones , 



& renunciationes , & renunciationum con- 
firmationes in quondam Vcfpesiani Ducis, 
Sablonetat , Se predecefiforum ejus ac suc- 
cefforum favorem per divos quondam Fri- 
dericum , Maxiinilianum primum , Carolum 
Quintum , Ferdinandum primum , Se Ma. 
ximilianum , ac Rodulphum Secundos , 
Mathiamque Romanorum Imperatores , Se 
nos ipfos conceffas , Se confirmatas appro- 
bamus , conùrmamus , ac parimodo quate- 
nus opus sit , de novo concedimus . In« 
dulgentes eidem Scipioni Principi Bozuli , 
ejufque Iegitimis defcendentibus succeffori- 
bus , quod poiTint , Se valeanc in nomina* 
to Ducatu , & ejus Territorio ac pertinen- 
tijs ea facere , qux nos , Se Romanorum 
Imperatores ac Reges facere poffumus , 
salvis tamen noftris , Se Sacri Romani Im- 
perij , nec non aliorum quorumeumque ju- 
ribus , ac nominatimi padis convencis su- 
pra-allegatis sexta Martij anno millesimo 
quingentesimo nonagesimo , Se quarta Julij 
anno millesimo quingentesimo nonagesimo 
primo inter tum temporis contrariente? 
inltis in suo vigore permanentibus . Haruni 
teftimonio Litterarum manu noftra subfcri- 
ptarum , Se Sigilli noftri . Cxfarei appen- 
sione municarum , qua: dabantur Lincij de- 
cima sexta Junij anno millesimo sexcente- 
simo trigesimo sexto . 

Nunc porro nobis prsdicìus Scipio 
Dux Sablonetse humilìime supplicarit , ut 
quando quidem Divina ad spirante gratia 
ad Majeftatis Imperialis supremum fafti- 
giurn erecti simus , Nofq; ipfe in supre 
mum , Se immediatum acque directum D« 
catus Sablonetae , suumque Dominum reco- 
a.0. a. 2 eno- 



3JZ 



APPENDICE 



gnofcere , nobifque debitum ac solitum fi 
delitatis juramentum , aliaque prseltanda 
praeiìare desideret , ipsi praedicata.n lnve- 
ftìturam renovare , atqiie prsefatum Duca- 
tum Sablonetac de novo in feudum benigne 
concedere dignaremur . Nos benigne ratio- 
ne habita cum egregia; fida Se devotionis, 
quam pr.ter , & majores , ipfaque adeo to. 
ta familia prasfati Scipionis Ducis Sablone-' 
ta: antecefloribus nofìris . Romanorum Im- 
peracoribus , & Regibus semp r singularem 
ir. modum comprobare enixa fuit , quam- 
que tutti fracres ejufdem Aloysius , Hanni. 
bai , Se Camillus in divergisi fun&ionibus , 
Se Ccmmiflionìbus Caftrensibr.s tura ipfe et- 
iam prsfatus Scipio, in Officio oratoris 
Cesarei ordinarli ad gratam satisfaftionem 
Divi Prxdecessoris & Pacr's noftri conte- 
flati sunt , nobisque etiamnum comprobare 
non desiftunt , & quam in pofterum etiam 
quavis data occasione Saepe d ictus Scipio 
Princeps Bozuli comprobare poterit ac de- 
bebit , re quoque in Consilio noftro Im- 
periali aulico a tempore prima; Inveftitu- 
rs; eidem Scipioni concessa; mature delibe- 
rata , in preces prxfati Scipionis Ducis 
Sabloneta; Se Principis Bozuli in hunc qui 
srquitur modum clementer annuerimus , ip- 
saimque ac ipsìus descendentes legitimos ) 
praeftito nobis per ipsìus Procuratores An- 
tonium Calori & Petrum Viso de Moyle- 
vau consiliarium noftrum , Se ad Aulam 
noftram Carsaream Agentem suficienti ad 
hoc mandato inftructos nomine loco & in 
animarti ipsius Scipionis debito , Se con- 
sueto fidelitatis , Obedientix Se homagii 
Juramento in eventum prxnarratum ex 



mine prout ex tunc de dicto feudo , for- 
talitio , Civitatis , Se Ducatu Sablonetac 
cum territorio , juribus Se pertinentiis suis, 
cum mero Se mixto Imperio ac omnimoda 
jurisdict'one gladij poteftate Se aliis facul- 
tatibus ac concessionìbus noftris & Prade- 
cessorum noftrorum tanquam de feudo no- 
bili • & honorifico juxta formam priorum 
Inveftiturarum ac praesertim ejus , qua; sae- 
pedicta; Ducissae Isabella; ultimo superdicto 
feudo Se Ducatu concessa fuit ( quam , & 
quas oir.nes hic prò insertis haberi volu- 
mus : ) de novo Clementer inveftiverimus , 
prò ut tenore prxsentium ex certa scien- 
tia , animoque bene deliberato & de ple- 
nitudine authoritatis noftra; Imperialis eua* 
dem inveitimus , nec non omnes Se singu- 
las gratias , libertates , indulca , facili- 
tate» , concessiones , Se alia qusecumque 
privilegia , pacìa , conventiones , Se renun- 
ciationes , & renunciationuin confirmatio- 
nes in quondam Vespesiani Ducis Sablone- 
tae & Prsedecessorum ejus , ac successorum 
favorem per Divos quondam Fridericum , 
Maximilianum primum , Carolum quintum , 
Ferdinand-i m primum , & Maximilianum , 
ac Rodulphum secundum , Mathiamque , 
& Ferdinandum secundum Romanorum Im- 
peratores concessas & confìrmatas appro- 
bamus , confirmamas * ac pari modo qua- 
tenus opus sit , de novo concedimus , in- 
dulgentes eidem Scipioni Principi Bozuli , 
ejusque legitimis descendentibus successori- 
bus , quoo 1 possint , Se valeant in nomina, 
to Ducatu & ejus territorio ac pertinen 
tiis ea facere qua; nos , & Romani Impe- 
ratores ac Reges facere p' ssumus sic ta- 

mcn 



APPENDICE. 



3J3 



8ien qucd hec noflra Invefticura non ali- 
ter nec alio modo intelligi debeac , quam 
quatenus prefatns Dux in processa Judi- 
cialicer inlticuto piene , & sufScienter pro- 
baric ac demonitrarit , quod vigore predi- 
&orum pa&orum , Se Iniìrumentorom sex- 
ta Martii Anno millesimo quingentesimo 
nonagesimo : Se quarta Junij Anno mille- 
simo quingentesimo primo inter tum te;n» 
poris conrrahentes initorum , & a preliba- 
to quondam Imperatore Rodulpho Secun- 
do inelyte recordationis conHrmatorum 
casus successionis evenerit, feu.lumque ad 
«e devolutum sic , ac tum deinde reliquas 
in iisdem padis , Se I n lì: rum enti s contentas 
conditiones sua ex parte adirnpleveric , 
salvìs noftris sacr'que Romani Imperii & 
aliorum quorumeumque juribns , quibus 
jper hanc Inveftituram noitram , Se prio- 
rum Inverciturarum confirmationem nulla- 
tenus prejudicare intendimus . Harum ce- 
ftimonio Literarum manus noftre subscri- 
pt ione , Se Sigilli noftri Cesarei appensio- 
ne munitarum qua dabantur in civitate 
noftra Vienne quarta Junii Anno millesi- 
mo sexcentesimo sexagesimo . 

Nunc porro Nobis predichis Ferdinan- 
«lus Dux Sablonetse humillime supplicarit 
ut quandoquidem Predicto Patre suo Du- 
ce Scipione nunc fatis fun&o ipse eidem 
iu dicìo feudo & Ducatu successene , nof- 
que in supremum , Se immediatum acque 
dire&um ejusdem Ducatus Sablonete suum- 
que Dominum Recognoscsre , nobisque de- 
bitum ac solitimi fidelitatis jtiramentum , 
aliaque preftanda preftare desideret , ip- 
si pradicìam Inveflituram renovare , at- 



que prefatum Ducatum Sablon?te de no- 
vo in feudum benigne Concedere dignare- 
mur . Nos benigna ratione habita cum 
egregie fidei , Se devotionis , quam majo- 
res , ipsaque adeo tota familia prefaci 
Ferdinand! Ducis Sablonete Antecessoribus 
noftris Romanorum Imperacoribus , Se Re- 
gibus semper singularem in modum com. 
probare enixa fuic , quamque tuoi Patrui 
ejusdem Aloysius , Hannbal , Se Camillus 
in diversis fun&ionibus Se Commissionibus 
Caftrensibus tum ipse etiam pater Scipio 
in officio ora:oris Gesarei urdinarij ai 
gratam sàtisfa&iohem Divi predecessoris 
Se Patris aoftri concertati sirnc & quam in 
potìerum quavls data occasione sepius di- 
óhis etiam Dux Ferdinaudus comprobare 
poterit ac debbit , re quoque in Consi- 
lio noftro . Imperiali Aulico mature deli- 
berata , in preces ejusdem in hunc qui 
seqii'cur modum Clemente* annnerimus , 
ipsumque ac ipsius desceiidentes legicimos 
premito nobis per ipsius procuracores illu- 
ftrem , Se Magnificimi noftrjm sacrique 
Imperii fi de lem dile<5tum Consilìarium Itn- 
perialem Aulicum , & Ducatus noftri Ca- 
rinthie Hereditarium Pincernam , Capita- 
neum provincialem & Camerarium Sigis- 
mundum Helfridum Comiteui a Dietrich- 
ftein , Se Honorabilem dolìum noftrum Sa- 
criq; Imperii fidelem dik:óhim Bonavcntu- 
ram Gisgonium I. V. D. Consiliarium no- 
ftrum , & Comicem Palatinum acque ad 
Aulam noitraui Cefaream Agencem suffi- 
ciente ad hoc mandato inftructcs , nomi- 
ne loco Se in animam ipsius Ducis Ferdì- 
nandi debito & confueto fìdelitatis , obe- 
a a a 3 dien- 



374 



APPENDICE. 



dientia: Si homagii juramento in eventum 
pramarracum ex mine prò ut ex tunc de 
ditto feudo , fortalicio , civi;ate & Duca» 
tu Sabloneta: cnm territorio juribus Se per- 
tinentiis suis , cimi mero & mixto Impe- 
rio ac oranimoda jurifdittione , gladii po- 
teftate , Se aliis facultatibus ac concefiio- 
iiibus noftris , Se PradeceiTorum noftrorum 
tanquam de feudo nobili Se honorifi-o 
juxta formatti priorum Invefìiturarum ac 
prasertim ejus Suepedltts D m e : fi as Ifabe!!^ . 
ultimo superd ; tto feudo & Ducatu conceffa 
Fatt , quam & quas omnss hic prò infer- 
jis haberi volumus , ) de novo Glementer 
tnvefìiverimus , prout tenóre prafentium 
tx certa scientia animoque bene delibera- 
to , Se de plenitudine aucìoritacis noftrx 
Imperiaiis eundem inveftimtis , nec non 
omnes Se singuJas gratias , libertates , in- 
diata , facultates , concelfiones , Se alia 
«juacunque privilegia , patta , conventio- 
nes , Se renunciationes , Se r. j nunciationum 
confirmationes , in quondam Vefpestani 
Ducis Sablonetse , Se Pradectfìorum" ejus , 
ac siicceflorum favorem per Divos quon- 
dam Fridericum , Maximilianum primum , 
Carolum quintum , Ferdinandum primum , 
& Maximilianum , ac Rodulphum" fecun- 
dum , Mathiamque , & Ferdinandum se- 
cundum Romanorum lmperatores conceflas, 
Se coniìrmatas , approbamus , confirma- 
i u:s , ac pari modo quatenus opus sit , de 
novo concedimus , indulgentes eidem Fer- 
dinando Principi Bozuli , ejufque legiti- 
mis defcendentibus . .succefforibus ,1 quod 
poflìnt Se valeant in nominato Ducatu et 
ejus territorio ac pertinenti» ea facere , 



qua nos et Romani lmperatores ac Reges 
facere poiTumus , si; tanjén quod hatc no» 
ftra Investitura non alicer , nec alio modo 
intelligi debeat , quam quatenus praefatus 
Dux in proceffu Judicialiter ^nftituto pie» 
ne & sufficienter probarit & demonftrarit , 
quod vigore pradittorum pattorum , Se 
Inftrumentorum sexta Marti j Anno mille- 
simo quingentesimo nonag^simo , & quar- 
ta Junii Anno millesimo quingentesimo no- 
nagesimo primo inter tum temporis con- 
trahentts initorum , Se a prelibato quon. 
dam Imperatore Rodulpho Secundo incly» 
tx recordation : s confirmatorum cafu» fuc- 
ceflìonis evenerit , feudumque ad se devo- 
Iutum sic , ac tum deinde reliquas in iis. 
dem pattis Se In finimento comentas con- 
ditiones sua ex parte adimpleverit , Sai- 
vis noilri sacrique Romani Imperii , Se 
aliorum quorumeumque juribus , quibus 
per hanc Iveftituram noftram , «Se priorum 
Inveftiturarum confirmationem nullatenns 
prajudicare intendimus . Harum teftimonio 
Literarum manus noftrae subscriptione & 
Sigilli noftri Casfarei appensione munita» 
rum , qu-T dabantur in Civitate noftra 
Vienna die vigesima Septima Aprilis An- 
no millesimo Sexcentesimo Septuagesimo 
primo . Regnorum noftrum , Romani deci- 
mo tertio , Hungarici decimo sextn , Bo- 
hemici vero decimo quinto . 

Nunc porro Ncbis praedittus Joannes 
Franciscus Dux Sablonetx humillime sup- 
plicarle ut quandoquidem profitto Fratre 
suo Duce Ferdinando nunc fatis funtto , 
ipse eidem in ditto feudo Se Ducatu suc- 
eeiferit nofque in supremum & immedia- 
ti! m 



APPENDICE 



37* 



tum atque direttimi ejufdem Ducatus Sa- 
blone:« , suunque Dominum recognoscere , 
nobisque debitum ac solitum fidelitatis ju- 
ramencum , aliaque prxftanda prillare de- 
sideret , ipsi prsdidam Inveftituram reno- 
varc atque prafaru.n Ducatum Sablonetae 
de novo in fendimi benigne concedere di- 
gnaremur ; Nos benigna racione habica 
Cura egregia (idei , & devocionis , quam 
majores , iusaque adeo tota famiiia prs- 
fati Joannis FrancUci Ducis Sablonetae an- 
teceiforibus noftris Roraanorum Imperato- 
ribus & Regibus semper singularem in 
modum comprobate enixa fuit , qnamque 
tum patrui ejufdem Aloysius , Hanniba! , 
& Camiilus in diversis fun&ionibus Se 
Commi filoni bus Caftrensibus tum ipse et- 
iam pater Scipio in Officio oratorìs ordi- 
nari Cesarei ad gratam sacisfaòtionem 
Divi Prstdecessoris 3c Patris noflri conte- 
ntati sunt , & quam in pofìerum ssepius 
didus etiam Dux Joannes Franciscus qua- 
vis data occasione comprobare poterit ac 
debebit , re quoque in Consilio noftro Im- 
periali Aulico mature deliberata , in pre- 
ces ejusdem in hunc qui sequitur modum 
Clcmenter annuerimus , ipsumque ac ipsius 
descendenfs legitimos : ) N prasftito nobis 
per ipsius Procuratores noflros , sacrique 
Imperii fideles dilecìos Joannem de Lilio , 
& forni , ac Honcrabilem dottimi Dona. 
venturara de Gisgoni I. V. D. Consilia- 
rium noftrum , Comitem Palatinum atque 
ad Aulam noftram Cxsaream Agtntem suf- 
ficienti ad hoc mandato inftruttos nomine , 
loco , & in animam ipsius Ducis Joannis 
Jrancisci debito , Se consueto fidelitatis , 



obedientis , & homagii juramento in even- 
tum praenarratum ex nunc prout ex tunc 
de dicto feudo , forcavi: ti o , civitate et 
Ducatu SablonetcE cum tcrritTrio , juribus 
et pertinentiis suis , cum mero et mixto 
Imperio, ac omr.imoda jurisdittione , gì a- 
dii poreftate et ali i s facultatibus ac con- 
cedioiiibus noilris , & Prsdeceflorum no- 
ftrorum tanquam de feudo nobili et hono- 
rifico juxta formam priorum Investitura* 
rum ac prxsertim ejusque sape di&ae Du- 
ciflfs [sabellae ultimo super ditto feudo , 
et Ducatu conceda fuit : ( quam et quas 
omnes hic prò insertis haberi volumus : ) 
de novo Clementer inveiìiverimus , pro- 
ut tenore presentami ex certa scientia , 
animoque bene deliberato , et plenitudine 
authoritatis noltrae Imperialis eundem in- 
veftimus , nec non omnes , et singulas gra- 
tias , libertates , Indulta , facultat^s , con- 
ceflìones , et alia quzeumque privilegia , 
patta , conventiones , et renunciationes , 
& renunciationum confìrmationes in quon- 
dam Vespesianì Ducis Sablonetae et Pr«- 
decessorum ejus ac successorum favorem 
per Divos quondam Fridericum , Max'mi- 
lianum primum , Carolum quintum , Fcr- 
dinandum primum , et Maximilianum , ac 
Rodulphum secundum , Mathiamque , et 
Ferdinanjum Secundum Romanorum Impe- 
ratores concessas et conrirmatas approba- 
mus , confirmamus , ac pari mado quate- 
nus opus sic , de novo concedirnus , in» 
dulgentes eidem Joanni Francieco Principi 
Bozuli ejusque legicimis descendentibus , 
successoribus , quod poflìnt et valeant in 
nominato Ducatu et ejus territorio ac per- 



3& 



APPENDICE. 



tinentiis ea facere , qu* nos et Romani 
Imperatores ac Reges facere possumus , 
sic tamen quod ha-c noftra NlVtfftitura non 
aliter , nec alio modo inielligi debeat , 
quam quatenus praef'anis Dux in processi! 
Judicialiter inftituto piene et sufficienter 
probarit , et demonftrarit , quod vigore 
•pracdittorum pattorum et Ihftrumentorum 
sexta Martii Anno millesimo , quingente- 
simo nonagesimo , et quarta Junii Anno 
millesimo quingentesimo nonagesimo primo 
inter tum temporis contrahentes initorum , 
et a prelibato quondam Imperatore Ro- 
dulpho secundo inclyraj recordationis con- 
firnmorum , casus successionis evenen't , 
feudumque ad se devolutum sic , ac tum 
deinde rcljquas in iìsdem pacìis , et In- 
ftrumentis contentas condiciones sua ex par- 
te adimpleverit . Salvis noftris sacrique 
Romani Imperii et aliorura quoriimcumque 
juribus , quibus per hanc Inveftituram no- 
ftram , et priorum inveftiturarum confir- 
mationem nullatenus prajudicare intendi- 
mus . Harem teftimonio Literarum manujì 
noftra subscriptione et Sigilli nòftri Casa, 
rei appensione munitarum , qua; dabantur 
in civitate noftra Vienna: die decima 
quarta Julii Anno Domini millesimo sex- 
centesimo septuageeimo tertio Regnorum 
noftrorum , Romani decimo quinto , Hun- 
garici decimo nono , Bohemici vero deci- 
mo septimo . 

Ac porro Illuftriflìmum Principem 
Joannem Franciscum IVJarchionem de Gon« 
zaga die vigesima quarta Aprilis Anno 
millesimo Septingentesimo tertio sine prole 
mascula e vivis dececisse , nos proinde 



supplicate* orando ut quemadmodum ille 
ditti defuntti Ducis Joannis Francisci pro- 
xiinus Agnatus et succefT>r sic nosque in 
stipremum et immediatum atque direttimi 
ejusdem Ducatus Sablonet* , euumque Do- 
mi mirti fcecognoscere , wobisque debitum 
ac solttum ftdelitatis juramentum , aliaque 
pra-ftanda prsftare desideret , ipsum de 
prgfato Ducatu Sabloueta; ber.igniflìme in. 
veltire dignaremur . 

Nos benigna ratione habita cum egre. 
già: fidei & devotionis , quam , tum ipse 
Vince-.tius Guaftalla: Dux , tum majores 
illius , ipsaque adeo tota familia Anteces- 
soribus noftris Rorranorum Imperatoribus 
& Regibus singularem in modum coni pro- 
bare enlxa fuit , ipseque Dux Vincentius 
etiam in pofterum quavis data occasione 
comprobare poteric ac debebit , in preces 
ejusdem in hunc qui sequitur modum Cle- 
menter annuerimus , ipsumque ac ipsius 
destferrdentés Icgi imos s ) praeftito nobis 
per procuratores & Ablegatum suum , no- 
ft:os s sacrique Imperii fìdeles diletto* 
Franciscum de Turresinis , & A damma 
Ignatium Nobilem ab Heunisch Consilii 
noftri Imperialis Aulici Agentem , suffi- 
ciente ad hoc mandato inftruttos , nomi- 
ne , loco Se in animam ipsius Ducis V'incen- 
di debito Se consueto fidelitacis , obedien- 
tiìc , & homagii juramento : ) de ditto feu. 
do , fortalitio , Civitate & Ducatu Sablo- 
netae cum territorio , juribus , Se pertinen- 
tiis suis , cum mero Se mixto Imperio ac- 
omnimoda jurisdidione gladii poteftatc Se 
aliis facultatibus ac conceflìonibus noftris 
et Ptedecessorum noftrorum tanquam de 

fai- 



APPENDICE. 



3JJ 



feudo nobili et honorifico juxta formarti 
priorum Invefìiturarum , ac prasertim ejus, 
qua; quondam Ducissae Isabella; super di- 
éìo feudo et Ducatu concessa fuit , quam 
ce quas omues hic prò insertis haberi vo- 
lumus : Clementer inveftiverimus , prout 
tenore praesentium ex certa scientia animo, 
que bene deliberato et plenitudine autho- 
ritatis noftr* Imperialis eundem invefti- 
mus , nec non omnes , et singulas gratias , 
Jibercates , indulta , facultates , conceffio- 
nes et alia quaecumque privilegia , pa&a , 
conventiones , et renunciationes , et renun- 
ciationum confirmaaiones in quondam Ve- 
spesiani Ducis Sablonetac et Prsdecesso- 
rum ejus , ac successorum favorem Divos 
quondam Fridericum ,^ Maximilianum pri- 
mum , Carolum quintum , Ferdinandum 
primum , et Maximilianum , ac Rodul- 
phum secundum , Mathiamque , et Ferdi- 
nandum secundum Romanorum Imperato- 
res concessas et confirmatas confirmamus , 
ac pari modo quatenus opus sit de novo 
concedimus , indulgentes eidem Vincendo 



Duci Guaftalla; ejusque legitimis descen- 
dencibus successoribus , quod possine et va- 
Ieant in nominato Sabloneta; Ducatu et 
ejus territorio , ac pertinentiis ea facere , 
quae nos et Romani Imperatores ac Re- 
ges facere possumus , salvis tamen no. 
fìris , Sacrique Romani Imperii , et alio« 
rum quorumeumque juribus , quibus per 
hanc Inveftituram noftram , et priorum 
Invefìiturarum confirmationem nullatenus 
pra;judicare intendimus . Harum teftimonio 
literartim manus noftrae subscriptione et 
Sigilli noftri Cesarei apprensione munita- 
rum , quae dabantur in civitate noftra 
Vienna; die Septima Januarii Anno Domini 
millesimo septingentesimo decimo , Regno- 
rum noftrorum , Romani vigesimo , Hun- 
garici vigesimotertio , Bohemici vero quin- 
to etc. 

Josephus 
V. Frid. Car. Coni, de Schonborn. 

Ad Mandatum Sacra; Ca;s. Majeftatis 

proprium . 

Petrus Josephus Dolberg. m. propria . 



Fine del Tomo Tcr\o 



UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA 




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